Cosa c’è all’interno di ogni forma, racchiuso in ogni fattezza,
che la complessa modernità ci impedisce di cogliere, come risorsa
segreta, muta eloquenza, del senso intimo delle cose, dell’uomo,
della natura e del nostro tempo? Del dialogo fra interno ed esterno,
la pittura di Raffaele Boemio ci dice che ogni sorta di forma altro
non è che un confine sottile tracciato tra una superficie e
un’altra. Ancora che, tutto ciò che ha un esterno, come per un
epiderma ha anche un sottostante derma, fra loro saldamente connessi
e che, nel tempo assieme evolvono, assumendo forme diverse, a
proteggere il corpo dall’azione del tempo. “Ci sono giorni di
silenzio, a volte mesi dove nulla nel mio studio accade, poi qualcosa
succede. Questa pittura racconta, emette suoni, si dispone d’un
tratto come in un equilibrio perfetto, inatteso, prendendo forma, e,
a me svelando o quasi, sogni e visioni e il senso intimo delle cose”.
Tanto basta, a dare la misura della fertile produzione artistica di
Raffaele Boemio e di quanto il tempo della creazione sia per
l’artista un tempo d’attesa. E’ una costante che lo
accompagna da sempre nella sua decennale produzione, - fin dagli
esordi - ed è significativo di come per lunghi anni Boemio si sia
dedicato al tema del ready made, (la pratica del riuso), che evolverà
poi in un maturo ready dead. Raccogliere dal nulla, nel suo studio,
ogni sorta di oggetto o di materia desueta, per lo più di scarto,
che porrà a sedimentare per lungo tempo, per indagarne il
significato e il mistero della forma, fino a coglierne -come per
Morandi- la forza immanente, insita e inseparabile delle cose, fra le
cose e al loro interno, che innesca un processo lento di migrazione e
di inquieta attesa. Boemio estrae, -ma sarebbe meglio dire astrae-
le forme dal loro abituale circuito di senso, sottraendole alla
banale visione e ripresentandole sotto una nuova vita. Dotato di
olfatto, distilla le essenze più segrete, riassorbendole nel colore
e nella luce della sua pittura, come profumi millesimati, sospesi
sulla tela come nell’aria in segni leggeri, di toni cromatici
velati, impercettibili e volatili allo sguardo. Ne “fa uscire la
cosa” scriverà Jean-Lui Nancy - come in un rito di ostensione -
“dalla sua semplice apparenza per metterla in reale presenza”.
Accade per legni, ferri, pietre, radici di piante, guaine di bitume,
che sono liberati dal loro valore oggettuale, dall’essere e dal
peso della forma. Una resurrezione del corpo che migra, per mano
dell’artista, verso un mondo altro. Le opere in questi anni
raffigureranno una poetica dell’oggetto e, al tempo stesso, una
poetica del silenzio. Migrazioni che avvengono con lievi variazioni
cromatiche, in questa ultima stagione prevalentemente limitate al
monocromo, restituendo, attraverso un processo di trascendenza, la
quinta essenza dell’immanenza. È una pratica complessa,
fantastica, a cui si sottopone Boemio, che Paul Klee, nelle sue
lezioni al Bauhaus, (1922-23) teorizzò, richiamando il pensiero
goethiano, delle “energie primarie della figurazione che plasmano e
articolano la forma”, mostrando, inoltre, in alcuni recenti opere,
come Boemio sappia disporre di una strutturata capacità del vedere e
del sentire, che ripropone al nostro tempo, come pratica possibile
per ritrovare le ragioni del guardare le cose del mondo,
riscoprendone il significato più intrinseco. Negli ultimi anni, il
campo di ricerca è ancora più stringente sui temi della visione.
Una persistente linea taglia le sue
opere, come a ricordare un orizzonte. Un segno che si dispiega fra
natura e pittura, come detto in precedenza, incline allo scambio fra
epiderma e derma. Un crescendo che mostra della sua maturità
d’artista il saper cogliere “nelle zone del proprio essere” la
realtà e la forza intrinseca della forma, delle cose che il suo
sguardo penetra, e che, come in un viaggio immaginario sono destinate
ad abitare atmosfere di inediti, quanto surreali, paesaggi
fantastici, che si spalancano come finestre, varcando la soglia del
suo studio. Questo “portare alla luce” forme e figure dal rimando
onirico, scavare nell’ombra dell’esistenza della natura e
dell’umano, possiede un autentico senso del rivelare quel dinamismo
interno, un microcosmo di verità e segreti che solo il silenzio sa
custodire. Come nell’anima.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA
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