1) Pietro, come e quando nasce la tua creatività di artista visivo?
- La memoria mi porta ai primi disegni di animali marini ricopiati dalle enciclopedie dell’esploratore Jacque Cousteau che mi madre mi regalò a 8 anni, sono sempre stato curioso, ma da ragazzino ero molto introverso, proprio questo ha alimentato in me l’esigenza di trovare un linguaggio alternativo, disegnare era naturale per me, mi faceva sentire protetto. Con gli anni la mia insicurezza ha lasciato il posto alla consapevolezza. L’arte mi ha coinvolto profondamente in questo lungo viaggio che ho intrapreso ignaro della destinazione.
2) Quali sono state le tappe più importanti che hanno caratterizzato la tua produzione artistica?
- Il periodo che ha caratterizzato il mio percorso artistico è senz’altro quando ho realizzato la serie degli (IMPAGLIATI), opere materiche realizzate con canneti intrecciati che venivano fuori dalle tele come scultore, la personale “VISIONI” tenuta a Palazzo Allocca di Saviano e curata da Carmine Ciccone includeva questa serie, la mostra ebbe un notevole successo e mi hanno avvicinato a diverse nuove correnti ed artisti che hanno in seguito influenzato la mia spasmodica ricerca artistica, intima e personale.
3) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
- Tra i progetti futuri ci sono, una personale a Ischia nel periodo di maggio, per l’occasione presenterò una selezione di opere dell’ultimo periodo, a seguire la stessa personale sarà ospitata a Milano.
4) Cosa ti aspetti, dal punto di vista emotivo, da questa esperienza al MAV?
- Sono già carico, quello che mi stimola di più è poter performare con artisti che stimo, sia a livello umano che artistico, sarà un sodalizio sincero. Credo che sarà qualcosa di mistico e trascendentale.
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