sabato 28 marzo 2026

Il Teatro delle Arti si trasforma nella Welton Academy: Antonello Ronga porta in scena "Carpe Diem - L’attimo fuggente"




Domenica 29 marzo, alle ore 19:30, il sipario del Teatro Delle Arti di Salerno si alzerà su uno degli appuntamenti più attesi della stagione: "Carpe Diem", l'adattamento teatrale del celebre film cult "L’attimo fuggente", prodotto dalla Compagnia dell’Arte per la rassegna Versus.


Sotto la regia di Antonello Ronga, che vestirà anche i panni dell’iconico professor John Keating, lo spettacolo non si limita a una trasposizione fedele della pellicola originale, ma propone una rilettura profonda e contaminata. L’obiettivo è riportare al centro della scena la poesia, l'arte e la bellezza come uniche passioni capaci di rendere davvero vivi gli esseri umani.


La grande novità di questo allestimento risiede nell'italianizzazione del percorso poetico. Grazie alla consulenza della professoressa Serenella Sforza, i giovani allievi della Welton Academy non scopriranno solo i classici d’oltreoceano, ma si emozioneranno con i versi immortali di Leopardi, D’Annunzio, Foscolo e Montale. Un ponte culturale che rende la vicenda ancora più vicina alla sensibilità del pubblico nazionale, senza dimenticare il monito senza tempo di Lorenzo de' Medici sulla giovinezza.


A sottolineare la ribellione emotiva dei protagonisti sarà una colonna sonora graffiante e iconica: dalle note dei Led Zeppelin e dei Doors fino al sinfonismo moderno dei Verve, in un crescendo che accompagna i ragazzi dal "guscio" dell'istituzione scolastica fino all'esplosione delle passioni e, infine, al confronto con il dolore della tragedia.


Accanto ad Antonello Ronga, sul palco saliranno cinque giovani attori di grande talento, supportati da interpreti di provata esperienza come Massimiliano Palumbo (nel ruolo del padre di Neil), Cinzia Ugatti e Fulvio Ferrentino.

 


 


Particolare cura è stata dedicata all'allestimento scenico, nato dalla collaborazione con gli studenti del Liceo Artistico "Sabatini-Menna" (Progetto PCTO). Dopo un lungo lavoro di ricerca e oltre cinquanta bozzetti, è stata scelta una scenografia evocativa dove la "caverna" dei poeti estinti resta idealmente sempre presente, suggerendo che l’intera storia sia, essa stessa, pura poesia.


"Carpe Diem non è solo uno spettacolo, è un invito a guardare il mondo da prospettive diverse, a salire sulla cattedra per non fossilizzarsi sulle convinzioni imposte" – spiega il regista Antonello Ronga – "Vogliamo parlare ai giovani e ricordare a tutti l'importanza di essere fuori dalla massa, di coltivare il dubbio e la sensibilità."


Lo spettacolo, scritto da Antonello Ronga, e che lo vedrà in scena al fianco di Cinzia Ugatti, Massimiliano Palumbo, Carmine Dello Ioio, Peter  Zobel, Gerardo Guarnieri, Andrea Mauro e Dario Stella, rappresenta un momento di alta formazione teatrale e umana, pronto a conquistare il pubblico salernitano prima di intraprendere un tour nelle scuole per il prossimo anno.

 

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Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito

A cura di Nadia Bastogi
Forte Pietro Leopoldo I, Forte dei Marmi (LU)
27 marzo - 27 settembre 2026
Mostra promossa da Comune di Forte dei Marmi e Fondazione Villa Bertelli
In collaborazione con Fondazione De Vito

 


 

Le opere della Fondazione De Vito in mostra a Forte dei Marmi: un omaggio al Seicento partenopeo.

Dal 27 marzo al 27 settembre 2026, il Forte Pietro Leopoldo I (Piazza G. Garibaldi 9A, Forte dei Marmi, Lucca) ospita l'esposizione Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito, promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Fondazione Villa Bertelli, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell'arte moderna a Napoli. La mostra è curata da Nadia Bastogi, storica dell'arte specializzata sulla pittura del Seicento e direttrice scientifica della Fondazione De Vito.

Dopo il successo ottenuto nei musei francesi Magnin di Digione e Granet di Aix-en-Provence e nel Museo Diocesano di Napoli, un corpus significativo di dipinti della Fondazione De Vito viene presentato per la prima volta in Toscana. Solo un limitato nucleo di opere era stato, infatti, esposto nella mostra Dopo Caravaggio a Prato, che aveva chiuso anticipatamente per la pandemia.

L'esposizione non intende offrire una panoramica esaustiva del Seicento partenopeo, ma ripercorrere l'evoluzione della pittura napoletana dopo la svolta determinata dalla presenza a Napoli di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio tra il 1606 e il 1607 e tra il 1609 e il 1610, attraverso le opere raccolte da Giuseppe de Vito, collezionista e studioso di questo periodo artistico.

Con la presentazione di 39 dipinti esemplari dei maggiori protagonisti del "secolo d'oro", viene tracciata una sequenza cronologica che va dai primi interpreti del naturalismo caravaggesco, agli altri artisti che, successivamente, si mostrarono pronti a rielaborarne il linguaggio in forme più orientate verso il classicismo e il barocco.

Un racconto del Seicento napoletano visto attraverso la lente del collezionista, la cui peculiare figura può essere approfondita dal visitatore, anche attraverso l'esposizione di documenti inediti e altri materiali.

«Il visitatore si troverà davanti a un racconto chiaro e coinvolgente, che permette di comprendere il ruolo centrale di Napoli nel Seicento come grande laboratorio artistico, dove il linguaggio caravaggesco viene accolto, trasformato e rielaborato in forme di straordinaria forza espressiva. Portare a Forte dei Marmi un progetto di questo livello significa ampliare l'attrattività del territorio e confermare che la cultura rappresenta una componente centrale delle politiche pubbliche e della visione futura della nostra comunità», scrive il sindaco di Forte dei Marmi Bruno Murzi.

«Il percorso espositivo restituisce una lettura storicamente fondata e criticamente aggiornata di uno dei momenti più alti della cultura figurativa europea, valorizzando al tempo stesso la figura del collezionista e rendendo visibile il lavoro di studio e di approfondimento che ne è alla base. Con questa mostra, e con il percorso culturale costruito nel tempo all'interno del Fortino e di Villa Bertelli, emerge con chiarezza come la cultura e l'arte stiano assumendo un ruolo di primo piano nella vita della città, affiancandosi in modo strutturale alla sua vocazione turistica», aggiunge il presidente della Fondazione Villa Bertelli Ermindo Tucci.

«Giuseppe De Vito è stato collezionista rigoroso formando una raccolta, rara per coerenza e qualità, in conseguenza delle sue analisi ("comprava per studiare e studiava per comprare"), nonché mecenate della ricerca storiografica, archivistica e fotografica, anche con la Fondazione da lui espressamente dedicata alla promozione, sostegno e valorizzazione dell'arte moderna a Napoli soprattutto fra le nuove generazioni. A questo indirizzo intende attenersi la Fondazione De Vito proseguendo nell'itinerario già intrapreso dal fondatore, cercando, nei limiti dei propri mezzi, di incentivare la collaborazione con altre istituzioni culturali, nella certezza che la mostra organizzata a Forte dei Marmi rappresenterà un ulteriore tassello nell'analisi critica del secolo d'oro dell'arte napoletana», conclude il presidente della Fondazione De Vito Giancarlo Lo Schiavo.

La collezione di Giuseppe De Vito (Portici 1924 - Firenze 2015) è oggi conservata nella villa di Olmo, presso Vaglia (Firenze), nella sede della Fondazione che porta il suo nome e quello della moglie Margaret, costituita nel 2011 per promuovere lo studio dell'arte moderna a Napoli.

Sono presenti, fra le altre, opere di Battistello Caracciolo, iniziatore del naturalismo caravaggesco a Napoli, Jusepe de Ribera, Francesco Fracanzano, Paolo Finoglio, Giovanni  Ricca e il Maestro degli Annunci ai pastori, sino a Massimo Stanzione, Aniello Falcone, Micco Spadaro, Bernardo Cavallino, Andrea Vaccaro, Antonio De Bellis, non trascurando i protagonisti della svolta di metà Seicento verso il Barocco, Mattia Preti e Luca Giordano, e i principali esponenti del genere della natura morta napoletana quali Luca Forte, Paolo Porpora, Giuseppe Recco, Giovanni Battista e Giuseppe Ruoppolo, che ne costituiscono un nucleo altamente rappresentativo.

Il percorso della mostra, progettato dall'architetto Marco Francesconi, si sviluppa secondo uno svolgimento cronologico, che consente, tuttavia, di evidenziare anche l'indicazione di legami e corrispondenze tematiche, suggerendo relazioni fra artisti e opere, documentando l'affermarsi di generi diversi e portando l'attenzione su soggetti cari alla cultura e alla religiosità partenopee, al fine di consentire una narrazione più articolata della scena napoletana del Seicento e di evidenziare gli interessi del collezionista.

Una prima sezione documenta l'influenza a Napoli delle opere di Caravaggio e l'affermarsi della corrente naturalista con dipinti degli artisti che per primi recepirono il portato del luminismo caravaggesco e la sua nuova interpretazione dei soggetti sacri, e con la determinante presenza dal 1616 dello spagnolo Jusepe de Ribera. Nella seconda sezione, un gruppo di tele, realizzate tra la metà degli anni Trenta e gli anni Cinquanta del Seicento, documenta la vivacità e la molteplicità di presenze artistiche della scena napoletana e i modi peculiari nei quali artisti di formazione naturalista recepirono varie influenze, dovute anche alla presenza di pittori di diversa provenienza attivi nei maggiori cantieri artistici della città. Fra queste opere un nucleo testimonia anche l'affermarsi, verso la metà del Seicento, di una produzione di quadri di "figure in piccolo", richiesti dal collezionismo privato, con rappresentazioni di martirii di santi, ma anche di episodi di cronaca contemporanea o scene profane. Un altro nucleo ci permette invece di focalizzare soggetti con protagoniste femminili, molto presenti nella devozione partenopea. La terza sezione è dedicata alla Natura morta, genere che a Napoli ebbe una peculiare affermazione di matrice caravaggesca con la formazione di una vera e propria scuola di pittori che riscossero grande successo, ben oltre l'ambito partenopeo. L'ultima sezione documenta gli sviluppi verso il barocco, avviati dalla metà del Seicento con l'arrivo in città di Mattia Preti nel 1653 e l'affermazione di Luca Giordano, artisti di grande fama, entrambi rappresentati in collezione con opere importanti.

Uno spazio della mostra è, infine, preposto ad illustrare la personalità di collezionista e studioso di De Vito, la sua partecipazione alle mostre degli anni Ottanta sul Seicento napoletano, i rapporti intrattenuti con musei, istituzioni culturali, studiosi, galleristi e la creazione del periodico Ricerche sul '600 napoletano, attraverso l'esposizione di documenti e materiali in gran parte inediti che possono essere posti in rapporto con le opere.

La presentazione della mostra in un territorio come quello della Lucchesia, che offre notevoli testimonianze della pittura seicentesca di matrice caravaggesca, a partire dalle opere di Pietro Paolini, Simone del Tintore, Pietro Ricchi e Girolamo Scaglia, aggiunge interesse all'esposizione che, anche attraverso un programma di iniziative collaterali, potrà favorire nei visitatori la scoperta della pittura caravaggesca locale e stabilire confronti con quella di ambito napoletano.

Patrocinata dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Lucca, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, l'esposizione è realizzata con il sostegno di Mutua BVLG, Fondazione Banca del Monte di Lucca e Live Emotion Group srl.

La mostra è accompagnata da un catalogo (Pacini Fazzi, 2026) a cura e con il contributo critico della storica dell'arte Nadia Bastogi, con i saluti istituzionali di Bruno Murzi, sindaco del Comune di Forte dei Marmi, Graziella Polacci, assessora alla Cultura del Comune di Forte dei Marmi, Ermindo Tucci, presidente della Fondazione Villa Bertelli, Giancarlo Lo Schiavo, presidente della Fondazione De Vito, e Angela Acordon, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara.

Per informazioni, orari e biglietti: T. +39 0584 787251, T. +39 0584 280292, www.villabertelli.it.


Opere di: Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello, Bernardo Cavallino, Carlo Coppola, Antonio De Bellis, Jusepe de Ribera, Giovan Francesco De Rosa detto Pacecco, Aniello Falcone, Paolo Finoglio, Luca Forte, Francesco Fracanzano, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, Luca Giordano, Maestro degli annunci ai pastori, Paolo Porpora, Mattia Preti, Giuseppe Recco, Giovanni Ricca, Giovanni Battista Ruoppolo, Giuseppe Ruppolo, Giovanni Battista Spinelli, Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro.

 

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Dalla BITESP a Discover Italy: prosegue la promozione turistica internazionale del Comune della Spezia. Oltre 40 incontri B2B in agenda nella due giorni di Sestri Levante



 

La Spezia, 27 marzo 2026 - Dopo il grande successo della BITESPBorsa Internazionale del Turismo Esperienziale 2026, svoltasi alla Spezia dal 23 al 25 marzo, prosegue l’impegno del Comune della Spezia nella partecipazione ai principali appuntamenti dedicati alla promozione turistica internazionale del territorio.

La terza edizione della BITESP ha visto la presenza di circa 60 operatori turistici del comprensorio ALA e 30 buyer internazionali selezionati, protagonisti di un’intensa giornata di incontri B2B il 23 marzo. I buyer sono giunti da Armenia, Austria, Cina, Germania, Kazakhstan, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, confermando l’interesse crescente verso il turismo esperienziale, sostenibile e legato alle eccellenze culturali e naturalistiche della Spezia e del territorio ligure‑apuano.
La manifestazione è poi proseguita con due fam trip, il 24 e 25 marzo, dedicati alla scoperta di borghi, paesaggi, produzioni tipiche ed eccellenze culturali dell’Area Ligure Apuana.

Sulla scia di questo risultato, il Comune della Spezia è ora protagonista della decima edizione di Discover Italy, uno degli appuntamenti B2B più rilevanti per l’incoming internazionale, organizzato da Guida Viaggi e in programma il 26 e 27 marzo all’ex Convento dell’Annunziata di Sestri Levante.

L’edizione 2026 riunisce circa 100 buyer internazionali altamente profilati e oltre 100 seller italiani, con migliaia di incontri pre‑schedulati destinati a generare nuove opportunità di business e a favorire relazioni commerciali durature.

In questo contesto, il Comune della Spezia partecipa con un proprio desk ufficiale, rafforzando ulteriormente la propria presenza nelle reti professionali del turismo.
L’agenda del Comune della Spezia  propone oltre 40 incontri B2B nelle due giornate, un’occasione strategica per promuovere la città, i suoi musei, le sue esperienze e il suo ruolo di porta d’accesso al Golfo dei Poeti, alle Cinque Terre e all’entroterra.

 

“La nostra città, negli ultimi anni, è diventata una meta sempre più apprezzata e scelta dai turisti di tutto il mondo – dichiara il Sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini – e il recente successo della terza edizione della BITESP ha dimostrato il forte interesse per le esperienze turistiche legate alla cultura, alla natura e alle eccellenze locali del comprensorio ligure‑apuano. Come Amministrazione riteniamo fondamentale continuare a far conoscere e promuovere il nostro territorio, che con le sue tante sfaccettature è capace di soddisfare le esigenze di un pubblico eterogeneo. La partecipazione ad eventi come Discover Italy rappresenta dunque un’opportunità preziosa, che si somma alle molte azioni messe in campo,  per consolidare La Spezia come destinazione turistica internazionale e continuare a generare ricadute concrete sull’economia locale.”

“La partecipazione del Comune della Spezia a Discover Italy – dichiara l’assessore al Turismo Maria Grazia Frijia - rappresenta un passo fondamentale nel percorso di promozione turistica che stiamo portando avanti con strategia e continuità. Dopo l’eccellente riscontro della BITESP, essere presenti a un appuntamento così rilevante ci permette di consolidare relazioni internazionali, presentare la nostra città a buyer altamente qualificati e rafforzare la visibilità della destinazione sui mercati esteri. La Spezia ha un potenziale straordinario, fatto di cultura, mare, musei, borghi e natura: portiamo tutto questo nei principali hub del turismo per attrarre nuovi flussi e creare ricadute positive per l’economia locale. Continueremo a lavorare con determinazione affinché la nostra città sia sempre più riconosciuta come una meta attrattiva, contemporanea e accogliente.”

 

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IL NUOVO COMITATO SCIENTIFICO DEL CAMeC – CENTRO D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA ALLA SPEZIA

  




La Spezia, 27 marzo 2026 – A un anno e mezzo dall’apertura del nuovo CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, a seguito dell’attivazione del partenariato pubblico-privato non istituzionalizzato tra il Comune della Spezia e Fondazione Carispezia, e a pochi giorni sia dal finissage della mostra “Fotosintesi. Fotografie dalla Collezione di Carla Sozzani”, che ha registrato oltre 6000 visitatori, sia dall’inaugurazione della prossima mostra, a cura di Elena Volpato, “Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea” (apertura al pubblico venerdì 11 aprile, visitabile fino al 13 settembre), il CAMeC presenta il nuovo Comitato Scientifico che ne guiderà le scelte artistiche e culturali, ringraziando Antonio Grulli per aver accompagnato il CAMeC negli ultimi mesi.

Il comitato scientifico del CAMeC è presieduto dal professor Gerhard Wolf, Direttore del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max Planck Institut e membro dell’Accademia delle Scienze e delle Lettere di Berlin-Brandeburg a cui si deve il riallestimento della Collezione permanente del CAMeC con un percorso espositivo innovativo che ha coinvolto una selezione di oltre 200 opere tra quelle presenti nei fondi del museo. Una figura di grande caratura che ha permesso il primo vero rilancio dal punto di vista artistico e culturale del CAMeC nel suo nuovo corso.

Accanto a lui il Comitato Scientifico è composto da autorevoli figure con diverse competenze, che contribuiranno a valorizzare il CAMeC nel panorama museale nazionale e internazionale: Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione di Palazzo Strozzi a Firenze, Francesco Guzzetti, professore associato di storia dell'arte contemporanea all'Università di Firenze, Giuseppe Iannacone, avvocato e collezionista, ha fondato la Fondazione Giuseppe Iannaccone con l’obiettivo di sostenere i giovani artisti e promuovere progetti culturali con una significativa ricaduta sociale, Giulia Lecchini, un’architetta italo-britannica, fondatrice dell’associazione Friends of CAMeC e coordinatrice del Comitato Scientifico CAMeC, Mirjam Varadinis è​​ Curatrice presso il Kunsthaus di Zurigo e Elena Volpato, conservatore e curatore presso la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.

“Il CAMeC rappresenta oggi uno dei pilastri della crescita culturale della città della Spezia e il percorso intrapreso, a seguito della partnership tra Comune e Fondazione Carispezia, sta dando risultati concreti e significativi. – dichiara il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini - La costituzione di un Comitato Scientifico di così alto profilo conferma la volontà di investire con determinazione nella qualità e nell’autorevolezza della proposta culturale, rafforzando il ruolo del museo nel panorama nazionale e internazionale. Ringrazio Antonio Grulli per la sua collaborazione nei mesi scorsi mesi e rinnovo i miei ringraziamenti a tutte le professionalità coinvolte che continueranno a rendere il CAMeC una realtà sempre più dinamica e attrattiva, capace di coinvolgere il pubblico e valorizzare il patrimonio artistico contemporaneo.”

“La nomina del Comitato Scientifico rappresenta un passaggio importante nel percorso di consolidamento del CAMeC come punto di riferimento culturale per la città e per il territorio. – dichiara il Presidente di Fondazione Carispezia Andrea Corradino – La presenza di personalità di alto profilo conferma la volontà condivisa, da parte del Comune della Spezia e di Fondazione Carispezia, di investire nella qualità della proposta culturale e nella solidità della ricerca, rafforzando il ruolo del museo nel panorama nazionale e internazionale. Fondazione Carispezia continuerà a sostenere, in un’ottica di collaborazione e responsabilità condivisa, progettualità capaci di generare valore culturale per la comunità e opportunità di partecipazione, con particolare attenzione alle nuove generazioni. In questa prospettiva, il CAMeC si conferma un’infrastruttura culturale strategica, capace di favorire relazioni, conoscenza e apertura verso il contesto nazionale e internazionale.”

"La formazione del Comitato Scientifico, con i suoi sette autorevoli membri, rappresenta il passaggio più importante nel percorso, intrapreso nel 2024, per la valorizzazione del CAMeC e delle sue collezioni. Questo organismo è un punto di incontro tra competenze scientifiche, visioni e sensibilità diverse, unite dall’obiettivo comune di valorizzare il patrimonio artistico e promuovere la ricerca contemporanea – dichiara Giacomo Bei, presidente del comitato tecnico – L'elevato standing del Comitato Scientifico offrirà guida autorevole e stimolo critico, contribuendo a orientare le scelte culturali del museo e ad accrescere il dialogo con il panorama nazionale e internazionale”.


 



Presentazione di Gerhard Wolf

Gerhard Wolf è direttore del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max Planck Institut dal 2003 e membro dell’Accademia delle Scienze di Berlino. Ha insegnato storia dell’arte all’Università di Treviri e come guest professor in università internazionali. I suoi interessi spaziano dall’arte globale e transculturale alle ecologie e teorie dell’immagine. Ha co-curato mostre importanti e pubblicato saggi su temi artistici, tra cui il più recente “Aby Warburg, Firenze e il laboratorio delle immagini” (2023).


 



Presentazione di Arturo Galansino

Arturo Galansino è Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi a Firenze dal 2015. Storico dell’arte, manager culturale e curatore, si è formato a Torino, Milano e Parigi, conseguendo un dottorato in Storia dell’Arte e Critica presso l’Università di Torino e completando i suoi studi presso l’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi. Prima della sua nomina a Palazzo Strozzi, ha maturato un’ampia esperienza internazionale in prestigiose istituzioni culturali come il Musée du Louvre di Parigi, la National Gallery e la Royal Academy of Arts di Londra. Nel corso della sua carriera ha curato e co-curato importanti mostre tra cui Leonardo da Vinci. Painter at the Court of Milan (National Gallery, Londra, 2011-2012), Giovan Battista Moroni (Royal Academy of Arts, Londra, 2014-2015), In the Age of Giorgione (Royal Academy of Arts, Londra, 2016), Moroni: The Riches of Renaissance Portraiture (The Frick Collection, New York, 2019), Paris Bordon 1500-1571. Divine Painter (Museo Santa Caterina, Treviso, 2021). A Palazzo Strozzi ha ideato e realizzato numerose mostre, ponendo al centro un dialogo tra arte contemporanea e contesto storico-architettonico. Tra le principali si ricordano Ai Weiwei. Libero (2016), Marina Abramović. The Cleaner (2018), Tomás Saraceno. Aria (2020), Jeff Koons. Shine (2021), Olafur Eliasson: Nel tuo tempo (2022), Anish Kapoor. Untrue Unreal (2023), Anselm Kiefer. Fallen Angels (2024), Tracey Emin. Sex and Solitude (2025), Beato Angelico (2025). Autore di numerosi saggi e pubblicazioni accademiche, è membro di comitati scientifici e di valutazione per istituzioni e fiere internazionali, tra cui Frieze Masters, la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la Fondazione Ferragamo e la Fondazione Ferrero.
 

 



Presentazione di Francesco Guzzetti

Francesco Guzzetti è professore associato di storia dell'arte contemporanea all'Università di Firenze. È membro dei comitati scientifici dell’Archivio Ennio Morlotti, della Fondazione Anna e Giulio Paolini e del Museo Medardo Rosso. Laureato e dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è stato borsista di ricerca in varie istituzioni internazionali (CUNY Graduate Center, New York; Center for Italian Modern Art, New York; Bibliothèque Kandinsky, Centre Georges Pompidou, Parigi; Harvard University; The Magazzino Italian Art Foundation, Cold Spring, NY; The Morgan Library & Museum, New York). Ha curato mostre e pubblicato contributi in Italia e all’estero su vari temi dell’arte tra XIX e XX secolo, come ad esempio le mostre e la fortuna critica di Medardo Rosso in Europa tra fine Ottocento e primo Novecento e i rapporti tra arte povera e arte concettuale americana a cavallo del 1970. Ha curato la mostra Facing America: Mario Schifano 1960-1965 (New York, Center for Italian Modern Art, 2021) ed è autore dei volumi Ennio Morlotti e l’arte a Milano 1937-1953 (Scalpendi editore, Milano, 2020); Emilio Tadini. La realtà dell’immagine 1967-1972 (Mousse Publishing-Fondazione Marconi, Milano, 2021); Collezionare il futuro. Visioni dell’arte moderna italiana nelle opere della Fondazione De Fornaris (Skira, 2025).

 

 

Presentazione di Giuseppe Iannacone

Giuseppe Iannaccone è avvocato e collezionista. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano nel 1978, fonda nel 1982 lo Studio legale Giuseppe Iannaccone & Associati, oggi tra le realtà più riconosciute nel campo del diritto penale commerciale. Parallelamente all’attività forense, a partire dagli anni Novanta sviluppa un’intensa attività collezionistica, guidata da una visione personale dell’arte come strumento di indagine dell’animo umano. La sua ricerca si concentra inizialmente sull’espressionismo italiano degli anni Trenta e Quaranta, individuando artisti capaci di esprimere, al di fuori dei canoni ufficiali, le tensioni e le fragilità del proprio tempo. A partire dagli anni 2000 amplia il proprio sguardo all’arte contemporanea internazionale, mantenendo come filo conduttore una forte attenzione alla dimensione emotiva, sociale e poetica dell’opera. La Collezione Giuseppe Iannaccone riunisce oggi più di cinquecento opere di artisti storicizzati ed emergenti, in un dialogo continuo tra modernità e contemporaneità. Nel 2023 l’Avvocato ha fondato a Milano la Fondazione Giuseppe Iannaccone, con l’obiettivo di sostenere i giovani artisti e promuovere progetti culturali con una significativa ricaduta sociale.




Presentazione di Giulia Lecchini


Giulia Lecchini è un’architetta italo-britannica che vive tra Londra e La Spezia. Si è formata presso Goldsmiths, University of London, Università Roma Tre e Università di Genova, integrando competenze in architettura e arts management nel contesto del sistema artistico internazionale. Attualmente direttrice di una galleria commerciale, ha maturato una solida esperienza nella gestione del collezionismo e nello sviluppo di progetti strategici, tra cui l’apertura di spazi espositivi e la creazione di partnership con istituzioni pubbliche e private, tra cui Westminster Council e Great Portland Estates. Ha inoltre coordinato mostre dedicate ad artisti moderni e contemporanei — tra cui Ron Arad, Fernando Botero, Antonio Saura, Hermann Nitsch e Jean Dubuffet — affiancando anche la promozione di artisti emergenti e la partecipazione a fiere internazionali. È fondatrice dell’associazione Friends of CAMeC, attraverso cui contribuisce attivamente alla promozione di iniziative culturali nell’ambito delle attività del CAMeC e coordinatrice del Comitato Scientifico CAMeC.


 



Presentazione di Mirjiam Varadinis

Mirjam Varadinis è​​ Curatrice-at-large presso il Kunsthaus di Zurigo e fondatrice e direttrice della Mirjam Varadinis Art Agency. Con una vasta carriera internazionale, la sua pratica curatoriale esplora formati ampliati della curatela contemporanea, spesso andando oltre i confini istituzionali. Contribuisce regolarmente a pubblicazioni d’artista, cataloghi di mostre e riviste d’arte. Il suo percorso comprende grandi mostre internazionali come Manifesta 12 a Palermo (2018), un progetto speciale per la 5ª Biennale d’Arte Contemporanea di Mosca (2013) e un festival annuale di arti contemporanee a Tolosa, in Francia, che utilizza la città stessa come materiale. Al Kunsthaus Zürich ha curato importanti mostre dedicate ad alcuni dei più rilevanti artisti contemporanei, tra cui Marina Abramović, Yoko Ono, Olafur Eliasson, Kader Attia, Pipilotti Rist, Cindy Sherman, Rosa Barba e Urs Fischer. Con sede a Zurigo, la Mirjam Varadinis Art Agency, in Svizzera, offre un’ampia gamma di servizi nel campo dell’arte contemporanea: ideazione e curatela di mostre di rilievo in Svizzera e all’estero, consulenza strategica per istituzioni, aziende e collezionisti privati, nonché sviluppo di formati educativi e progetti basati sulla ricerca. Un aspetto centrale del suo lavoro è inoltre la ridefinizione dell’intersezione tra arte e sostenibilità.

 



Presentazione di Elena Volpato

Elena Volpato è conservatore e curatore presso la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Ha dato inizio nel 1999 alla Videoteca GAM, prima collezione pubblica di video d’artista in Italia. Nel 2024 ha dato inizio anche alla collezione di dischi d’artista. Dal 2009 è conservatore responsabile delle collezioni del museo di cui cura gli allestimenti contribuendo alla selezione delle nuove acquisizioni. Collabora con l’Accademia Carrara di Bergamo come co-curatrice di un progetto di commissione di opere contemporanee permanenti nel giardino del museo. Ha realizzato numerose mostre tra cui Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni, nel 2025, Sul principio di contraddizione, nel 2021, Tutta la memoria del mondo, 2010, dedicata alla complessità del sapere storico in rapporto alle immagini, Cronostasi. Tempo filmico, tempo fotografico, del 2009, e mostre personali di artisti come Ian Kaer, Martha Rosler, Eva Marisaldi, Paolo Icaro e Luca Bertolo. Ha collaborato alla realizzazione di rassegne di video d’artista in numerose istituzioni internazionali come il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia e la Tate Modern di Londra. Ha pubblicato numerosi saggi e monografie dedicati a diversi temi di arte contemporanea e ad artisti come Chiara Camoni, Gianni Caravaggio, Maria Morganti. Dal 2017 al 2019 è stata curatrice delle mostre di FLAT, Fiera Libro Arte Torino, per la quale ha realizzato tre mostre monografiche dedicate a Ettore Sottsass, Dieter Roth, Maurizio Nannucci e l’esposizione collettiva Lettura per voci e silenzio. Ha collaborato con Saturno, supplemento culturale del Fatto Quotidiano nel 2011 e 2012.

 



INFORMAZIONI E CONTATTI

CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea

Piazza Cesare Battisti 1, La Spezia

https://camec.sp.it/

https://camec.museilaspezia.it/

FB/IG @camec.laspezia

Biglietti:

Collezione permanente
intero 10 euro
ridotto 5 euro per giovani under 26 e adulti over 65
sempre gratuito per i residenti della provincia della Spezia

Collezione permanente + mostra temporanea
intero 15 euro
ridotto 8 euro per giovani under 26 e adulti over 65
5 euro per i residenti della provincia della Spezia

Ingresso gratuito per Collezione e Mostre
under 18
scolaresche e docenti di accompagnamento
persone con disabilità e per loro eventuale accompagnatore
giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale
dipendenti del Ministero della Cultura
dipendenti delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate
titolari della tessera Amici del CAMeC per l’anno in corso
studenti universitari di storia dell’arte da tutto il mondo
possessore Cinque terre Card e residenti comuni Cinque Terre

Gruppi
Per gruppi compresi tra 7 e 25 persone il costo del biglietto è ridotto a 5 euro per la collezione permanente (7,5 euro se con mostra temporanea). L’ingresso è gratuito per chi guida il gruppo.

Ogni prima domenica del mese
Ingresso 2 euro per tutti, ferme le gratuità di cui sopra.

Orari:

Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 ; primo venerdì del mese aperto fino alle 22.00

Chiuso lunedì e 25 dicembre

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

"Racconto di una vita, anzi tre: Albainclemente"

Martedì 31 marzo 2026, Teatro Nuovo di Napoli
Racconto di una vita, anzi tre: Albainclemente
Per il ciclo Storie dell’Arte di Eduardo Cicelyn, una performance tra memoria,
viaggio e creazione artistica che attraversa continenti, linguaggi e relazioni

 


 

È un viaggio tra autobiografia, percorso artistico e storia condivisa Racconto di una vita, anzi tre: Albainclemente, che vedrà in scena Alba Clemente, martedì 31 marzo 2026 alle ore 19.00 al Teatro Nuovo di Napoli, con una performance che intreccia vita e arte in un unico flusso narrativo, per la regia di Guido Torlonia.

 



L’allestimento è un racconto scenico, una performance tra teatro, arte visiva e memoria autobiografica, in cui la vita personale e quella artistica si intrecciano fino a diventare un’unica narrazione, attraversando luoghi, esperienze, incontri e trasformazioni.

Amalfi, Roma, l’India, l’America sono geografie reali e interiori che diventano tappe di un percorso umano e creativo, fatto di immagini, oggetti, ricordi e materiali di lavoro che si trasformano in elementi scenici e strumenti narrativi.

 



Il titolo suggerisce già la natura profonda della performance: non una sola esistenza, ma più vite che si intrecciano. La vita dell’artista, quella del suo compagno di vita e di lavoro, e la vita dell’arte stessa, che cambia, cresce, si sposta, attraversa il tempo e i luoghi, trasformando le persone insieme al loro lavoro.

In scena non c’è una narrazione lineare, ma una sorta di archivio emotivo e creativo, una scatola di ricordi che sono anche materiali, fotografie, oggetti, attrezzi di scena, frammenti di viaggi e di esperienze artistiche.

La performance si muove tra racconto personale e riflessione sull’arte e sul tempo, sul diventare artisti ma anche sul diventare adulti, donna e uomo, imparando a stare al mondo insieme, condividendo visioni, sogni, lavoro e vita quotidiana.

 



La presenza del marito Francesco, figura centrale del percorso umano e artistico, attraversa lo spettacolo come una presenza invisibile ma costante, non sempre visibile, ma percepibile, come accade nelle storie più profonde e nelle relazioni più lunghe, dove le vite finiscono per abitarsi a vicenda.

Il lavoro non è solo la storia di un’artista, ma anche il racconto di una generazione, di un modo di vivere l’arte come esperienza totale, in cui non esiste separazione tra lavoro, viaggio, amore, ricerca e vita quotidiana.

Racconto di una vita, anzi tre: Albainclemente, ultimo appuntamento del ciclo “Storie dell’Arte”, è dunque un racconto intimo e pubblico allo stesso tempo, un viaggio nella memoria e nella creazione artistica, dove teatro e vita finiscono per coincidere, e dove le immagini diventano teatro e il teatro diventa vita.

 

Racconto di una vita, anzi tre: Albainclemente

31 marzo 2026 -

 Teatro Nuovo Napoli,

 Via Montecalvario 16

Inizio performance ore 19:00, 

ingresso euro 15 

email botteghino@teatronuovonapoli.it

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Conclusi i lavori di restyling dello skate park al Parco XXV Aprile: riapre al pubblico uno spazio più moderno e inclusivo

 




La Spezia, 28 marzo 2026 – Questa mattina il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, accompagnato dall’Assessore ai Lavori Pubblici Antonio Cimino e dai tecnici comunali, si è recato al Parco XXV Aprile, la Maggiolina, a conclusione dei lavori di completa riqualificazione dello skate park. L’intervento, avviato dall’Amministrazione per restituire ai giovani uno spazio moderno, sicuro e pienamente funzionale, ha portato alla realizzazione di un luogo totalmente riprogettato e rinnovato.

 




Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Lo skate park è un punto di riferimento per le giovani generazioni, che qui possono allenarsi, divertirsi e animare il Parco XXV Aprile, la Maggiolina. Per questo abbiamo voluto intervenire con un restyling completo, restituendo uno spazio moderno e pienamente funzionale, in grado di accogliere skateboard, BMX e pattini a rotelle con percorsi più fluidi, strutture resistenti e durevoli. È importante che le nuove generazioni e chiunque utilizzi questa nuova e bellissima struttura lo faccia con senso di responsabilità e cura del bene comune”.

La Giunta aveva approvato il progetto in seguito alla decisione di investire sulla valorizzazione delle aree sportive all’aperto, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle strutture e aumentare la sicurezza di chi le frequenta. L’intera progettazione è stata eseguita in house dai tecnici del Comune della Spezia.

 




Lo skate park è stato ricostruito integralmente in cemento ad alte prestazioni, con materiali che garantiscono una maggiore resistenza, una migliore durabilità e una più elevata sicurezza. Il tracciato è stato completamente ridisegnato al fine di permettere nuove acrobazie e linee di percorrenza più fluide, con rampe e strutture ottimizzate per skateboard, BMX e pattini a rotelle.

 




Questo intervento rappresenta un investimento fondamentale in strutture dedicate ai giovani e alle attività sportive, contribuendo a valorizzare il patrimonio pubblico e a garantire la migliore fruizione possibile degli spazi cittadini. Per eseguire i lavori sono stati impiegati in totale 130mila euro.
 
 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Cappella di Santa Maria delle Grazie di Montaldo dei Fragneto

by Rosaria Pannico




Cari amici di rosarydelsudArt news, questo sabato pomeriggio, vi propongo una bella "Cappella", forse non molto conosciuta, situata in San Giorgio a Cremano (Napoli): la Cappella di Santa Maria delle Grazie di Montaldo dei Fragneto.
 


Situata precisamente in via Don Giuseppe Morosini n. 83B, si tratta di una cappella consacrata del XVIII secolo, da molti conosciuta come la "Cappella di Santa Maria delle Grazie", in cui è possibile recarsi per partecipare alla Santa Messa ogni sabato pomeriggio alle ore 17:30. 

Ricordiamo che le messe sono celebrate dai sacerdoti della Parrocchia di Sant'Antonio di Padova.

 

Vi propongo alcune foto da me scattate:




 


venerdì 27 marzo 2026

“La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello”


 

Museo Civico “Amedeo Lia”

La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello”

a cura di Andrea Marmori

27 marzo – 3 maggio 2026


La Spezia, 27 marzo 2026 – Questa mattina nel corso di una conferenza stampa sono stati presentati dal Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, dalla dirigente dei Servizi Culturali Rosanna Ghirri e dal direttore Andrea Marmori il nuovo ingresso del Museo Civico “Amedeo Lia” e la mostra “La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello” a cura di Andrea Marmori, un’importante occasione di approfondimento storico-artistico e spirituale in occasione della Pasqua. Protagonista assoluta la maestosa tela raffigurante la Resurrezione di Cristo di Jacopo Robusti, detto Tintoretto (Venezia, 1519 circa – 1594), proveniente dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia. L’opera viene esposta in dialogo con due dipinti della collezione civica, permanente, del museo: la “Deposizione dalla Croce” dello stesso Tintoretto e il potente “Cristo deposto” di Giovanni Busi detto Cariani, dando vita a un confronto di straordinaria intensità figurativa e simbolica attorno ai temi centrali del Mistero Pasquale.

 

 

Il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini dichiara: “Accogliere al Museo Civico “Amedeo Lia” un’opera di così straordinario valore come la Resurrezione di Jacopo Tintoretto, tra i massimi protagonisti del Rinascimento veneziano del Cinquecento, rappresenta per la nostra città un momento di grande prestigio culturale. Il prestito concesso dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, tra le più importanti istituzioni museali del Paese, testimonia la credibilità e il livello ormai raggiunto dal nostro Museo. In occasione della Pasqua, questa mostra assume un significato ancora più profondo, offrendo alla comunità e ai visitatori un’opportunità di riflessione sui temi universali della vita, della morte e della rinascita, che da sempre accompagnano la tradizione cristiana e la sua rappresentazione artistica. Questa esposizione è inoltre l’occasione per inaugurare il nuovo ingresso e la rinnovata reception, un ulteriore investimento dell’Amministrazione volto a rendere il Museo sempre più attrattivo, accogliente e all’avanguardia, capace di rispondere alle esigenze di cittadini e turisti anche a livello internazionale. È anche il risultato concreto dell’impegno dell’Amministrazione, che ha scelto di investire con decisione nella valorizzazione del Museo. Grazie al rinnovo dell’accordo con la famiglia Lia per il comodato d’uso gratuito delle opere, elemento fondamentale per garantire continuità e qualità alla proposta culturale. Un lavoro che guarda al futuro, con l’obiettivo di rendere La Spezia sempre più protagonista nel circuito dell’arte e della cultura”.

 




Entrambe le iniziative, il restyling e la mostra, sono parte integrante del percorso delle celebrazioni del trentennale del Museo. Nel solco della valorizzazione straordinaria del “piccolo Louvre della Liguria” su cui l’Amministrazione ha investito importanti risorse anche grazie al rinnovato accordo con la famiglia Lia nel 2023, è stato completamente ripensato l’ingresso del Museo con due eleganti lampadari, è stata ristrutturata la reception con un desk in legno e cornici a rilievo con immagini delle opere del museo retroilluminate, rinnovata l’area bookshop rinnovata e sostituite le vetrate nelle parti superiori senza oscuranti per permettere la vista immediata dell’interno del Museo.

La Resurrezione di Tintoretto. Morte e vita: il prodigioso duello” a cura di Andrea Marmori prende spunto dal celebre verso della sequenza pasquale Victimae Paschali Laudes, tradizionalmente cantata nella solennità di Pasqua: “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello”. Da questa immagine liturgica nasce l’idea di mettere a confronto opere che affrontano, con sensibilità e linguaggi differenti, i momenti cruciali della vicenda evangelica: la morte di Cristo, la deposizione e la resurrezione.

Fulcro dell’esposizione è la grande Resurrezione di Cristo di Tintoretto, dipinto monumentale originariamente collocato nel Palazzo Ducale di Venezia, nella cosiddetta Stanza dello Scudo, ambiente destinato al ricevimento degli ospiti illustri e decorato con carte geografiche raffiguranti i territori della Serenissima e le regioni del mondo conosciuto. In questo contesto simbolico, dominato dall’immagine del potere veneziano e dall’idea di un universo esplorato e dominato dalla Repubblica, si ergeva la figura del Cristo risorto, lux mundi, che emerge trionfante dal sepolcro con il vessillo crociato, segno della vittoria della vita sulla morte.

Nel dipinto, la scena è costruita con grande forza drammatica. Cristo si leva luminoso sopra il sepolcro, mentre la sua figura irradia una luce salvifica che rischiara l’oscurità circostante. Intorno a lui le guardie sono travolte dall’evento miracoloso: distese in primo piano con la monumentalità di antiche divinità fluviali, mostrano muscolature possenti e pose scomposte, quasi accecate dalla rivelazione improvvisa. Sul fondo si intravede il Golgota, immerso in una luce livida, con le croci ancora visibili all’orizzonte. La composizione unisce tensione teatrale e potenza luministica, elementi caratteristici della pittura di Tintoretto.

Accanto a questa tela di grandi dimensioni, il percorso propone il confronto con la Deposizione dalla croce, conservata al Museo Lia, opera databile tra il 1555 e il 1556, anch’essa opera Tintoretto. Il dipinto testimonia un momento particolare nell’ascesa dell’artista veneziano, segnato dal confronto con le novità introdotte a Venezia dal giovane Paolo Veronese, giunto in città nel 1553. In questa fase Tintoretto sperimenta una tavolozza più chiara e brillante, con gialli cremosi e rosa vellutati che schiariscono la tradizionale gamma cromatica più cupa e drammatica della sua pittura.

Nonostante questa apertura cromatica, il racconto mantiene un’intensità tragica profonda: il corpo nudo di Cristo, disteso accanto alla Madre, troppo giovane e troppo bella nella sua disperazione, diventa il centro emotivo della scena, mentre attorno si agitano figure sconvolte da gesti disperati e movimenti convulsi.

A completare il dialogo è il Cristo deposto di Giovanni Busi detto Cariani, una delle opere più suggestive della collezione del Museo Lia e tra le più alte testimonianze della pittura lombardo-veneta tra Quattro e Cinquecento.

Cariani, artista legato al contesto culturale tra Venezia e Bergamo, sviluppa una pittura caratterizzata da una forte concretezza espressiva e da una resa plastica delle figure influenzata tanto dalla tradizione veneziana quanto dalle suggestioni lombarde. Nel dipinto del Museo Lia il corpo di Cristo appare livido e scultoreo, sorretto da figure enigmatiche vestite all’antica e probabilmente riconducibili a un contesto familiare della committenza. L’assenza della croce, il paesaggio fumoso sullo sfondo e lo sgomento degli astanti contribuiscono a creare una scena sospesa e drammatica, dove il pathos della Passione si intreccia con una sorprendente intensità umana.

Attraverso il confronto tra queste opere, la mostra invita a riflettere su come gli artisti del Rinascimento abbiano affrontato e interpretato i temi fondamentali della liturgia pasquale — dalla crocifissione alla deposizione, dal compianto fino alla resurrezione — traducendo il dramma e la speranza della vicenda cristiana in immagini di straordinaria potenza narrativa.

L’esposizione si configura dunque come un percorso di lettura iconografica e spirituale che, partendo dalle opere conservate nel museo e arricchendosi della presenza eccezionale della grande tela veneziana, mette in scena il confronto tra Morte e Vita, tra dolore e redenzione, tra ombra e luce: quel “prodigioso duello” che costituisce il cuore della tradizione pasquale e della sua rappresentazione artistica.

Opere in mostra:

    Jacopo Robusti detto Tintoretto, La Resurrezione, olio su tela, cm 161,5 x 234,5 cat. 215 Credit© Archivio fotografico G.A.VE – “su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie dell’Accademia di Venezia”
    Giovanni Busi, detto Cariani (San Giovanni Bianco (BG), 1480/85 - Venezia, post 1547), Cristo di Pietà con gli angeli, olio su tela, La Spezia, Museo Civico "Amedeo Lia", inv. 130.
    Jacopo Robusti, detto Tintoretto (Venezia, 1519 - 1594), Compianto sul corpo di Cristo, olio su tela, La Spezia, Museo Civico "Amedeo Lia", inv. 218.


INFORMAZIONI E CONTATTI

Museo Civico “Amedeo Lia”

Via del Prione 234, La Spezia

0187727220

museolia.reception@comune.sp.it

www.museolia.museilaspezia.it

FB/IG @museoamedeolia

Biglietti:

intero € 9,00
ridotto € 8,00 per gruppi da 7 a 25 persone; ragazzi di età compresa fra 14 e18 anni; studenti universitari che non beneficiano dell'ingresso gratuito; persone che beneficiano delle convenzioni sottoscritte

ridotto speciale € 6,00 per cittadini che abbiano almeno 70 anni di età; comitive scolastiche al di fuori della Provincia della Spezia; bambini di età compresa fra 6 e 13 anni

Ingresso gratuito:
studenti universitari iscritti alle facoltà di Architettura, Lettere e Filosofia, Accademia di Belle Arti o iscritti a scuole di perfezionamento o dottorato negli stessi ambiti disciplinari;
accompagnatori responsabili di gruppi organizzati o scolastici;
residenti nel Comune della Spezia la prima domenica di ogni mese pari, il 19 Marzo e il 3 Dicembre;
coloro che compiono gli anni nel giorno stesso della visita al Museo

Biglietto cumulativo:

€ 14,00 permette la visita entro le 72 ore dall'acquisto, oltre che del Museo "Amedeo Lia", anche del Museo del Sigillo, del Castello San Giorgio, del Museo Etnografico-Diocesano e CAMeC.

Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00

Chiuso: tutti i lunedì escluso il Lunedì di Pasqua; il 1° gennaio, il 15 agosto e il 25 dicembre

I biglietti sono acquistabili presso il Museo Civico (chiusura biglietteria ore 17.30) o online

 https://museidellaspezia.it/museo-lia.htm

 

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