venerdì 24 luglio 2026

Apre il Parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati

   Il 28 luglio l’inaugurazione del temporary use

 

Saranno presentati il programma degli eventi e delle iniziative
previste durante il periodo di concessione e le opere di Philip Colbert
esposte nell'ambito della mostra 

"Pompeii: Pop Mythology"

 


 

Uno spazio pubblico nuovamente restituito alla collettività, nell’ambito del percorso di valorizzazione di uno dei più importanti complessi storico-industriali del Mezzogiorno: il 28 luglio 2026, alle ore 16.30, sarà inaugurato il temporary use nel Parco del Real Polverificio Borbonico di Scafati (ingresso pedonale: Pompei – Via Astolelle; ingresso carrabile: Scafati – Via Pasquale Vitiello, 108).
 
Durante la cerimonia di apertura degli spazi, concessi in uso temporaneo per 18 mesi dal Parco Archeologico di Pompei a seguito di un bando pubblico, saranno presentati gli interventi di risistemazione di una parte del Parco e il programma di eventi che animeranno il sito.




 Saranno svelate, inoltre, due sculture dell'artista britannico Philip Colbert, inserite nel progetto espositivo "Pompeii: Pop Mythology", in programma dal 27 luglio fino a novembre nel Parco Archeologico di Pompei.
 
Nel corso dell’inaugurazione, infine, sarà presentato un aggiornamento sullo stato di avanzamento dei progetti e delle procedure in corso, con particolare riferimento al partenariato pubblico-privato (PPP).

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Presentato il restauro del soffitto della Casa con Panificio della Regio IX

 Il restauro del soffitto della Casa con Panificio della Regio IX
Il grande affresco ispirato al tema mitologico di Dioniso e Arianna

 
 
L'opera è stata mostrata al termine del
“Workshop internazionale sugli scavi e le ricerche in corso”
 
I misteri dionisiaci al centro anche delle iniziative culturali del Parco

 


Presentato presso la Palestra Grande degli Scavi, il restauro del soffitto a volta di un ambiente della Casa con Panificio della Regio IX importante testimonianza della ricca decorazione delle dimore pompeiane e del tema dionisiaco.
 
La presentazione ha fatto seguito al Workshop Internazionale "Pompei: scavi e ricerche in corso", svoltosi presso l’Auditorium, che ha visto un confronto tra le istituzioni e le università italiane e straniere impegnate nelle attività di ricerca all'interno del Parco archeologico, con l'obiettivo di fare il punto sulle campagne di scavo e favorire la condivisione dei risultati.

 



 
L'intervento di restauro del soffitto, condotto sui frammenti recuperati durante le indagini archeologiche, ha consentito di ricostruire oltre un quarto della composizione originaria, mantenendo però aperta la possibilità di ulteriori integrazioni grazie al proseguimento delle ricerche.
 
I frammenti della decorazione appartengono al soffitto a volta di una sala da banchetto che era situata al piano superiore (cenacolo) della Casa. Proprio il rinvenimento dei lacerti nel luogo del crollo ha consentito agli archeologi di attribuirne con certezza la provenienza e di avviare già durante lo scavo una prima ricomposizione, individuando numerosi collegamenti tra i frammenti.

 



 
Il restauro ha preso avvio da questo lavoro preliminare di ricomposizione, sviluppando un percorso che ha integrato attività conservative, studio archeologico e progettazione dell'allestimento. L'intervento è stato limitato ai frammenti la cui collocazione risultava sufficientemente documentata, permettendo di ricostruire una porzione significativa della decorazione senza alterarne la leggibilità e nel rispetto dei principi di riconoscibilità e reversibilità del restauro.
 
L'elemento di maggiore innovazione dell'intero progetto è rappresentato dalla progettazione del nuovo supporto destinato alla ricomposizione dell'affresco. A differenza di un tradizionale pannello piano, il sistema è stato sviluppato parallelamente all'avanzamento del restauro, poiché soltanto la progressiva ricomposizione dei frammenti ha consentito di definire con precisione la curvatura originaria della volta. Il supporto è stato quindi progettato per restituire la spazialità dell'apparato decorativo, garantire la conservazione dei frammenti e, soprattutto, consentire future implementazioni. La struttura modulare permette, infatti, di aggiungere nuovi lacerti senza compromettere la ricostruzione già eseguita, trasformando il restauro in un processo aperto e aggiornabile.

 



 
Questa caratteristica assume particolare rilievo perché la ricomposizione non può essere considerata conclusa. Numerosi frammenti pertinenti al soffitto sono infatti conservati separatamente e altri potrebbero emergere nel prosieguo delle indagini nella Casa con Panificio della Regio IX. La soluzione adottata permette quindi di integrare eventuali nuovi elementi che dovessero essere individuati in futuro, aggiornando progressivamente la ricostruzione sulla base delle nuove acquisizioni archeologiche.
 
La decorazione ricostruita rivela un articolato progetto figurativo, sviluppato attorno a un grande riquadro centrale, circondato da edicole, bordure, festoni vegetali, figure allegoriche delle stagioni, geni alati e numerosi elementi ornamentali. L'insieme è caratterizzato da una ricca policromia e da una complessa successione di motivi decorativi che testimoniano l'elevata qualità della decorazione originaria.

 



 
Il tema principale del soffitto è riconducibile alla ierogamia, ovvero all'unione sacra tra Dioniso e Arianna. Sebbene la scena centrale sia conservata solo in modo frammentario, la ricostruzione è stata possibile attraverso il confronto con altre opere antiche. Al centro della composizione Dioniso è raffigurato disteso sul carro, di fronte ad Arianna intenta a suonare l'arpa, accompagnata da un erote citaredo, mentre il carro è trainato da due centauri musicisti.
 
L'identificazione del soggetto trova conferma nella presenza di numerosi richiami al mondo dionisiaco distribuiti nell'intero apparato decorativo. Tra festoni ricchi di frutti e fiori compaiono infatti simboli rituali del culto di Dioniso, maschere teatrali, strumenti per le libagioni e altri elementi che celebrano la coppia divina rappresentata al centro della volta.

 



 
 «L’Italia è leader mondiale nel restauro archeologico e Pompei, con il suo ufficio di restauratori – dichiara il direttore Gabriel Zuchtriegel – ne è un tassello centrale. Per questo siamo felici di condividere con tutto il mondo i risultati dei nostri progetti conservativi, che sono sempre anche occasioni di ricerca e confronto».
 
Il recupero dell'affresco si inserisce nel filone di studi dedicato al tema dionisiaco, scelto dal Parco archeologico di Pompei come filo conduttore delle iniziative del 2026. L'interesse per questa tematica è stato rafforzato dalle recenti scoperte nella Casa del Tiaso della Regio IX, dove tra il 2024 e il 2025 è emersa una delle più importanti megalografie finora rinvenute, raffigurante un corteo dedicato al dio Dioniso.

 



 
Proprio ai misteri del culto dionisiaco sarà dedicata anche la seconda edizione di "Esopop – Storie in Festival", dal titolo "Ecstatic Pompeii". Il progetto del Parco archeologico di Pompei porterà performance teatrali dal vivo nei siti culturali dell'area vesuviana ogni venerdì e sabato, dal 28 agosto al 26 settembre 2026, in occasione delle aperture serali del Parco. L'iniziativa intende valorizzare il patrimonio archeologico attraverso il linguaggio del teatro, creando un dialogo tra la ricerca scientifica, i nuovi ritrovamenti e la fruizione culturale contemporanea.
 





 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Intitolato un giardino alla memoria delle vittime del dovere

L’area verde tra piazza Enzo Fregosi e piazza Armando Femiano dedicata alle donne e agli uomini che hanno servito lo Stato fino all’estremo sacrificio



La Spezia, 24 luglio 2026 - Il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini e l’assessore alla Toponomastica Maria Grazia Frijia hanno intitolato questa mattina il giardino situato tra piazza Enzo Fregosi e piazza Armando Femiano alla memoria delle Vittime del Dovere.

La nuova denominazione rende omaggio agli appartenenti alle Forze dell’Ordine, alle Forze Armate e alla Magistratura che, nell’adempimento del proprio servizio, hanno perso la vita o riportato invalidità a seguito di azioni riconducibili alla criminalità comune e organizzata o al terrorismo.

 



Con questa intitolazione, l’Amministrazione comunale ha voluto dedicare uno spazio pubblico alle donne e agli uomini che hanno servito lo Stato con coraggio, altruismo e senso del dovere, contribuendo alla tutela dei principi di legalità, giustizia e sicurezza della collettività.

“Intitolare questo giardino alle Vittime del Dovere significa ricordare tutti coloro che, servendo lo Stato con estremo coraggio e senso di responsabilità, hanno sacrificato il bene più prezioso che esista, dal valore inestimabile: la propria vita” commenta il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini. “Un atto che testimonia l’estrema abnegazione e l’altruismo che hanno portato queste donne e questi uomini a difendere cittadini e istituzioni con lealtà e impegno. Il loro ricordo, mantenuto vivo dalle famiglie delle vittime, deve essere preservato anche dalla cittadinanza: uno spazio pubblico come questo giardino, frequentato da moltissime persone ogni giorno, diventa oggi luogo di memoria e custode dei valori di legalità e giustizia che hanno contraddistinto il lavoro delle vittime del dovere. Un punto di riferimento per bambini, ragazzi, famiglie, anziani che si carica così di un nuovo significato, più profondo: chi attraversa questo giardino, chi lo frequenta o chi è solo di passaggio si soffermerà sul cartello intitolato alla memoria delle vittime, leggendolo. Un gesto estremamente semplice e naturale, che permetterà di onorare e portare avanti il loro ricordo, prendendo coscienza della loro storia proprio grazie a questo luogo” conclude il Sindaco.

 



L’Assessore alla Toponomastica Maria Grazia Frijia dichiara: “Con questa intitolazione la città della Spezia afferma la volontà di rendere permanente la riconoscenza verso le Vittime del Dovere, donne e uomini che hanno servito lo Stato con disciplina, onore e straordinario senso delle istituzioni. È un gesto che consegna alla memoria collettiva il loro esempio e rafforza il legame tra la comunità e i valori della legalità, della giustizia e del servizio al Paese. Ogni luogo pubblico dedicato a chi ha sacrificato tutto per il bene comune diventa un patrimonio della città e un richiamo costante ai principi sui quali si fonda la nostra Repubblica”.




L’intitolazione dell’area verde, approvata dalla Giunta comunale su parere favorevole della Commissione consultiva per la Toponomastica, riguarda il giardino compreso tra piazza Enzo Fregosi e piazza Armando Femiano.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

“ALL’OMBRA DELLA LUCE - CHIARA E FRANCESCO” CONQUISTA IL FESTIVAL DELLE OMBRE: UN TRIONFO DI PUBBLICO E CRITICA PER LA PRIMA ASSOLUTA


 

Grande successo ed emozione per il debutto di “All’Ombra della Luce - Chiara e Francesco”, lo spettacolo teatrale scritto e diretto dal salernitano Antonello Ronga che ha debuttato lo scorso 16 luglio. Presentata in prima assoluta nella bellissima cornice del Festival delle Ombre a Dietro, la rappresentazione ha registrato un caloroso consenso di pubblico, raccogliendo commenti entusiastici per l'intensa carica emotiva e la profonda attualità del messaggio.

 


 


L’opera si inserisce nell'ambito delle celebrazioni per l'ottocentenario della morte di San Francesco. Più che una semplice rappresentazione, lo spettacolo si rivela come un viaggio umano e spirituale universale capace di parlare di pace, fraternità, dialogo e speranza a spettatori di ogni cultura e sensibilità.
La narrazione prende vita nelle ultime ore di vita di Santa Chiara che, assistita da Frate Leone — compagno inseparabile di Francesco e custode della sua memoria —, ripercorre attraverso ricordi, evocazioni e flashback la straordinaria avventura umana e spirituale condivisa con il Poverello di Assisi. Sul palco, quattro interpreti, tutti salernitani, danno vita a questo dialogo intimo ed essenziale: Cinzia Ugatti nel ruolo di Madre Chiara, Antonello Ronga nei panni di Frate Leone, Aurora Ronga come la giovane Chiara e Francesco Maria Sommaripa a incarnare la figura di San Francesco.

 


 


Con una regia elegante, essenziale e fortemente evocativa, sostenuta dalla sensibile cura di Valentina Tortora come aiuto regia e dal disegno luci ed audio firmato da Angelo Ruocco, la messinscena punta tutto sulla purezza della parola, sulla potenza dell'interpretazione e sulla forza senza tempo di una storia che continua a emozionare e far riflettere. Dopo un esordio così convincente, "All'Ombra della Luce" si attesta come una delle proposte teatrali e culturali più intense e luminose dedicate all'universo francescano.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

UN BORGO DI LIBRI LETINO, IL DUE AGOSTO ALLA RICERCA DEI MITI DEL LETE SUI MONTI DEL MATESE


 

Trekking letterario ad alta quota con il festival di Casertavecchia: raduno alle dieci alla Fattoria Ferritto, partenza alle 10.30, rientro entro le tredici. Sarà presente anche il reparto carabinieri biodiversità di Caserta con un gazebo sui temi ambientali, ci saranno anche i costumi tradizionali di Letino e una mini degustazione di prodotti tipici

 
L'acqua che vedi non surge di vena

che ristori vapor che gel converta,

come fiume ch'acquista e perde lena;

 

ma esce di fontana salda e certa,

che tanto dal voler di Dio riprende,

quant' ella versa da due parti aperta.

 

Da questa parte con virtù discende

che toglie altrui memoria del peccato;

da l'altra d'ogne ben fatto la rende.

 

Quinci Letè; così da l'altro lato

Eünoè si chiama, e non adopra

se quinci e quindi pria non è gustato

(XXVIII  vv. 120-138, Purgatorio, Dante Alighieri)

 

LETINO (Caserta) - Per Dante Alighieri il Lete non sgorga da una sorgente fisica ma per volontà divina, poi sparisce sottoterra, come realmente accade, per un tratto, a Letino sul Matese. Platone nella «Repubblica», scritta intorno al 380 anti Cristo, parla dei Campi del Lete: per noi la stupenda pianura che va dalle sorgenti del fiume, a Campo delle Secine, fino a Letino, sulla cima del Matese. Ne parla anche Virgilio, mettendo in contatto il fenicio e troiano Enea con Roma. Il Lete è una costante della letteratura universale, è un archetipo della società occidentale e in parte anche orientale, da origine al nome Letino, piccolo borgo sul Matese, ma finora nessuno aveva mai provato a indagare gli archetipi dei simboli e della geografia. Ci prova il due agosto «Un Borgo di Libri Letino: alla ricerca dei misteri del Lete con la letteratura ad alta quota». Dalle dieci saremo alla fattoria Ferritto, dove ci sarà il concentramento e anche un gazebo del reparto carabinieri biodiversità di Caserta, comandato dal tenente colonnello Marilena Scudieri, per indicare il grande valore ambientale che svolgerà anche il nostro trekking letterario. Alle 10.30 è prevista la partenza, che si articolerà per circa due ore, con tappe di circa 15 minuti per raccontare il Lete nella letteratura universale con la professoressa e linguista Raffaella Izzo; i miti e le leggende del Matese, con il dirigente scolastico e giornalista Gianfrancesco D’Andrea; la repubblica anarchica del Matese, con capitale Letino: un piccolo esperimento di brevissima durata ma di grande fascino internazionale, con lo storico locale Bruno Tommasiello. Il trekking (leggero, per principianti, abbigliamento semplice) sarà guidato da Franco Panella, socio del Cai. Al termine del trekking si potranno vedere anche i costumi tradizionali di Letino e assaggiare in una degustazione i prodotti tipici del Matese. Il Lete è il fiume mitologico dell'oblio, ospitato dall’oltretomba, le sue acque cancellano il ricordo della vita passata. Il mito si evolve attraverso i secoli nella letteratura classica, medievale e moderna. Dante Alighieri, nella Divina Commedia, trasforma il Lete. Non è più un fiume infernale. Si trova nel Paradiso Terrestre, in cima alla montagna del Purgatorio. Le anime bevono l'acqua per cancellare il ricordo dei peccati commessi. Il Lete è il simbolo del distacco dal passato e dell'inizio di una nuova vita pura. L’iniziativa è promossa da «Un Borgo di Libri» in collaborazione con il Comune di Letino, la Pro Loco, il patrocinio del Touring Club italiano di Terra di Lavoro e la partecipazione dei carabinieri del raggruppamento biodiversità del comando provinciale di Caserta.

 




LETINO 

Il 2 agosto «Un Borgo di Libri» si trasferirà a Letino per «Un Borgo di Libri Letino: letteratura ad alta quota». «Non sappiamo come è nato l’archetipo culturale e simbolico, ma lo scopriremo! – sorride il giovane e attivissimo sindaco di Letino, Pasquale Orsi - E' proprio questo il bello del nostro trekking: non solo natura ma il tuffo in un mito che non sappiamo nemmeno di avere! Quando Luigi Ferraiuolo mi ha proposto l’idea ne sono stato subito entusiasta, soprattutto perché può essere foriera di un nuovo modo di raccontare e far conoscere Letino. Sarebbe bellissimo costruire una sezione di “Un Borgo di Libri Letino” di più giorni il prossimo anno». Il raduno è alle 10, nei pressi della Fattoria Ferritto (Località Molito, Letino) per poi muoversi alla volta della Fontana Diagoni, sempre di Letino. La partenza vera e propria è alle ore 10.30. Rientreremo per le 13. È obbligatoria la prenotazione alla mail: unborgodilibri@gmail.com, indicando nome cognome e telefono 

PLATONE È STATO A LETINO?

Ci siamo chiesti se Platone è stato a Letino. Difficile! O forse Platone o Virgilio o Dante. Come hanno conosciuto il Lete? Il nome deriva dal greco Lantánō, che significa «essere nascosto» o «dimenticare». E proprio su un monte nasce il Lete, dalle parti di Letino, le cui caratteristiche sorgive carsiche hanno ispirato antiche leggende. La descrizione di Dante nel Paradiso è la più fedele alla realtà geografica. «Andremo alla ricerca del Lete – spiega il direttore di Un Borgo di Libri, Luigi Ferraiuolo – in onore al tema di quest’anno: Cammini, ma anche perché abbiamo pensato di valorizzare un luogo straordinario della nostra terra ma che pochi conoscono e di cui ancor meno è nota la valenza simbolica. Passeggeremo per un paio di ore ad alta quota, al fresco, alla ricerca disperata del Lete, non solo nel mondo reale ma anche in quello simbolico». Passeggeremo per un paio di ore lungo il fiume Lete, con tre pause con la letteratura - dalle 10.30 alle 13 circa - e poi al termine del nostro trekking letterario, ognuno proverà a conoscere Letino a modo suo

CASERTAVECCHIA 


Il 14 agosto, invece, saremo a Casertavecchia per «Concerti di una notte di mezza estate», come sempre, per fare del borgo medievale il Borgo della musica. Dalle 19 in poi. Veniteci ad ascoltare!

PHOTOWALK


La visita sarà anche una passeggiata fotografica e una gara: aperta a professionisti e amatori per individuare lo scatto di Letino e del Lete più affascinante. Per iscriversi, scrivere a: unbirgodilibri@gmail.com indicando nome cognome, telefono e categoria. Ogni partecipante invierà i migliori 5 scatti al festival. Il vincitore riceverà il «Un Borgo di libri Photo Award», a dispetto del nome altisonante, un piccolo diploma ma dal grande valore simbolico

PRENOTAZIONI

Per partecipare al «trekking letterario» a Letino è obbligatoria la prenotazione. Scrivere, fin da ora, elencando nome e cognome e numero di telefono, a: unborgodilibri@gmail.com

 

UNBORGODILIBRI

Un Borgo di Libri è il festival letterario e culturale di Casertavecchia, nato con Settembre al Borgo, ideato e diretto da Luigi Ferraiuolo, ma con attenzione a tutte le cose belle del nostro Sud: lo scorso anno a esempio c’è stato Un Borgo di Libri Goleto. Il tema di quest’anno è «Cammini» e il festival lo svolge andando in giro per la provincia e toccando i luoghi archetipici letterari del nostro territorio. Il due agosto siamo a Letino, il dodici luglio siamo stati a Carinola e Ventaroli per Matilde Serao. Un Borgo di Libri ha nove anni di vita e nel suo arco di attività ha organizzato, finora, circa quattrocento incontri letterari, teatrali, musicali, fumetti o di cultura varia.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

XILOGRAFE - Museo Civico di Crema e del Cremasco

 XILOGRAFE

a cura di Edoardo Fontana


con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo, Silvia Scaravaggi


Museo Civico di Crema e del Cremasco 
17 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027


Inaugurazione: sabato 17 ottobre ore 17.30

 



La mostra indaga quel mondo ancora poco conosciuto, ma punteggiato di eccellenze artistiche, che negli anni a cavallo del 1900 vide protagoniste alcune talentuose artiste, che scelsero il linguaggio della xilografia come materiale della propria ricerca. 


La mostra prodotta dal Museo Civico di Crema e del Cremasco e promossa dal Comune di Crema, Assessorato alla Cultura e Assessorato alle Pari Opportunità, in programma dal 17 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, a cura di Edoardo Fontana, con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo, Silvia Scaravaggi, si prefigge di indagare quel mondo sottotraccia, ma punteggiato di eccellenze artistiche, che negli anni a cavallo del 1900 prese forma e quindi si consolidò attorno ad alcune figure che scelsero proprio questo linguaggio, quello della xilografia, come materiale della propria ricerca. Le artiste raramente vi si dedicarono, sicuramente a causa di un certo qual pregiudizio nei confronti di una tecnica ritenuta maschile per la tipicità dell’intaglio del legno, accostato non solo ad abilità tecnica ma anche a forza fisica. Con la nascita dell’incisione su legno di testa, che superava la durezza della lavorazione con la sgorbia e i coltelli, questa puntualizzazione sull’artigianalità un po’ grezza venne meno e il bulino e la ciappola furono più semplicemente accostati alla grazia femminile.

 

Vi furono incisore su legno anche in epoche precedenti all’Ottocento, i nomi noti sono sicuramente meno rispetto all’insieme delle donne che incisero in botteghe dirette da padri, mariti e fratelli: si possono citare su tutte, esemplarmente solo considerando l’Italia, Elisabetta Cattaneo e Girolama Cagnucci, mogli dei fratelli Parasole, e, soprattutto, la talentuosa Veronica Fontana, allieva della altrettanto talentuosa Elisabetta Sirani. È certo, però, che con l’emancipazione femminile il movimento trovò una sua collocazione all’interno di quello generale. Non si intende dire che si formarono dei gruppi di xilografe a costituire associazioni, ma, in Inghilterra, per esempio, la Wood Engraver Society enumerava molte donne sin dalla sua nascita. Una accurata analisi del fenomeno dell’incisione femminile può sicuramente essere utile alla narrazione ancora lacunosa dell’affermazione artistica delle donne e allo studio della loro relazione con la grafica.

 

Poiché la xilografia era categorizzata come arte minore, spesso equiparata all’artigianato, e nel caso della xilografia di traduzione certamente correlata a esso, nelle scuole di arti e mestieri dove spesso le donne dovevano dirigersi, essendo escluse con più o meno restrizioni a seconda dei paesi di appartenenza da alcuni insegnamenti nelle Accademie, questa tecnica poteva essere una buona via per affermarsi in un’area meno praticata. Se da un lato è indubbio l’iniziale traino dei paesi anglosassoni, per motivi politici e di apertura e maggior evoluzione sociale, è assodato che successivamente anche in altri paesi europei – l’Italia della rinascita della grafica dei primi del Novecento e, soprattutto, l’Austria della Secessione – si colmò il divario originario e si giunse all’affermazione di artiste di livello assoluto. Numerose furono le xilografe in grado di imporsi a livello internazionale. Su tutte, la tedesca Käthe Kollwitz, la cui opera ebbe una forte connotazione sociale e, prima, forse, a identificare nel lavoro della artista e nella creazione di opere d’arte un’accezione non meno importante di quella della maternità, ruolo a cui pareva impensabile potersi sottrarre. Gabriele Münter, anch’ella tedesca ma con una vicenda personale che la portò a viaggiare oltreoceano, fu in grado, attraverso la propria intuizione espressionista, di influenzare artisti come Vasilij Kandinskij, divenendo anticipatrice dei temi dell’astrattismo e dell’arte contemporanea.

 

Le austriache Elena Luksch-Makowsky, Broncia Koller-Pinell, Marianne Hitschmann-Steinberger si distinsero tra gli artisti della Secessione viennese e nella Wiener Werkstätte, pubblicando sulla rivista «Ver Sacrum» e su alcuni importanti cataloghi di mostre. Le inglesi Gwendolen Raverat e Clare Leighton rinnovarono l’illustrazione del libro e furono d’esempio per le numerose grafiche e xilografe attive nei paesi anglosassoni e per coloro che ancor oggi vi si ispirano. L’italo-tedesca Emma Dessau Goitein e le italiane Irma Pavone Grotta e Mimì Buzzacchi Quilici, insieme alle numerose allieve di Adolfo De Carolis, tra le quali la figlia Donella, Anna Maria Masi, Hortensia Morici Rossi, parteciparono alla rinascita della grafica nel nostro paese. La danese Ebba Holm in Italia fu impegnata anche nella redazione della rivista «Xilografia» di Francesco Nonni e fu autrice delle illustrazioni di una memorabile edizione della Divina Commedia, tradotta nella sua lingua. Citiamo, ancora, la cosmopolita finlandese Ellen Thesleff, collaboratrice di Edward Gordon Craig durante gli anni della rivista «The Mask», e con lei gli esempi di artiste assai meno conosciute ma con personalità e abilità tecniche eccezionali: la misteriosa e sfuggente russo-olandese Amelie Meeter De Zorn, l’esoterica e geniale svizzera Marguerite Burnat-Provins, l’onirica scozzese Annabel Kidston – dalle cui xilografie è stata selezionata l’immagine guida dell’esposizione. Non meno importanti furono le sperimentazioni vorticiste, con il linoleum a più matrici, del gruppo di incisori che si raccolse attorno alla figura di Claude Flight e alla Grosvenor School di Londra, tra i quali si distinsero Edith Lawrence, Sybil Andrews ed Eileen Mayo.

 

Non si possono dimenticare le personalità di alcune artiste-artigiane che si fecero notare in questa disciplina, come Margaret Dalziel che, con i fratelli, tradusse le illustrazioni dei Preraffaelliti per i Poems di Tennyson. Esther Bensusan, conosciuta con il cognome del marito Lucien Pissarro, con il quale creò prima a Epping e poi a Chiswick una delle più eleganti private press inglesi che, sotto il nome di Eragny Press, pubblicò memorabili esempi di arte applicata al libro, incidendo e componendo architetture che avrebbero condizionato la storia del “libro bello” del Novecento. Il ruolo di Esther all’interno della casa editrice, sebbene già preso in considerazione, è stato raramente valutato per l’importanza che ebbe sia nell’ideazione dello stile della Eragny sia nella realizzazione delle illustrazioni e dei decori troppo spesso attribuiti solo a Lucien. E ancora Annie Housman, nota soprattutto per aver pubblicato una delle prime storie di licantropi, illustratrice a sua volta e traduttrice di incisione del fratello Clemens. Anche il Belgio, grazie al milieu culturale in cui fu immerso tra Art Nouveaux e Avanguardie novecentesche, espresse alcune importanti xilografe come la gantoise Marie De Keyser e Nele Van de Velde, figlia del noto architetto Henry. La mostra si occuperà anche di una figura singolare come quella di Norah Borges, sorella dello scrittore argentino, la cui esperienza europea restituisce alcuni rari esempi xilografici.

 

Tornando in Italia, a Milano, nei primi anni del Novecento, Anna Beatrice D’Anna, Rosa Menni e Gemma Pero, oltre a incidere xilografie, aprirono uno studio in comune dove illustravano libri, schizzavano figurini per le sartorie e davano lezioni di disegno, accogliendo critici d’arte come Roberto Longhi e Vittorio Pica, e artisti come Arturo Martini. Di Gemma Pero sarà possibile vedere anche una raccolta di legni, talvolta incisi fronte-retro, che mostrano chiaramente le abilità anche scultoree dell’artista.

 

Nelle case editrici tradizionali giapponesi spesso vi erano xilografe, come si evince da una nota xilografia di Utagawa Toyokuni. Kawanabe Kyosui è un esempio invece di illustratrice che scelse la xilografia, imparata a bottega dal padre Kyosai.

 

Il periodo storico selezionato – dalla seconda metà dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento – è proprio quello in cui l’artista donna divenne professionista e decise di esprimersi anche attraverso questo medium. La grafica perse poi, tra le due guerre, un po’ del suo vigore, per spegnersi quasi totalmente nel secondo dopoguerra, almeno fino a tempi piuttosto recenti e un rinnovato interesse verso l’incisione.

 

Vi sono certamente artiste che, anche in quegli anni, furono capaci di parlare a un ampio pubblico con originalità e forza espressiva, lasciando importanti testimonianze del loro tempo: a tal proposito non si può mancare di citare la terribile cartella di Regina Lichter-Liron che, con suggestive e inquietanti scene, giocate su uno scioccante bianco e nero, rende con immediatezza l’inimmaginabile realtà, vissuta in prima persona, dei campi di concentramento.

 

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Museo Civico Crema, con testi critici e schede di Emanuele Bardazzi, Francesca Cagianelli, Cosimo Calvelli, Antonio Castronuovo, Cristina Chiesura, Chiara Degetto, Livia Fasolo, Edoardo Fontana, Paolo Linetti, Roberto Lunelio, Anna Mazzanti, Chiara Nicolini, Silvia Scaravaggi, Luca Scarlini, Raf Steel.

 

 

Informazioni

XILOGRAFE

a cura di Edoardo Fontana, con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo, Silvia Scaravaggi

 

inaugurazione sabato 17 ottobre ore 17.30

anteprima stampa venerdì 16 ottobre ore 11

17 ottobre 2026-10 gennaio 2027

 

Mostra promossa e prodotta da

Comune di Crema, Assessorato alla Cultura; Assessore Giorgio Cardile; Assessorato alle Pari Opportunità, Assessora Emanuela Nichetti; Dirigente Francesca Moruzzi

 

Organizzazione e comunicazione

Museo Civico di Crema e del Cremasco; Responsabile, Silvia Scaravaggi; Conservatore, Alessandro Barbieri

www.culturacrema.it

 

Mostra e catalogo a cura di

Edoardo Fontana, con la collaborazione di Chiara Degetto, Livia Fasolo, Silvia Scaravaggi

 

Comitato scientifico

Simone Bandirali, Alessandro Barbieri, Emanuele Bardazzi, Giovanni Biancardi, Francesca Cagianelli, Antonio Castronuovo, Mauro Chiabrando, Cristina Chiesura, Livia Fasolo, Edoardo Fontana, Paolo Linetti, Maurizio Lo Giudice, Chiara Nicolini, Giancarlo Petrella, Ferruccio Proverbio, Silvia Scaravaggi, Luca Scarlini, Raf Steel.

 

Albo dei prestatori

Biblioteca Comunale Clara Gallini, Crema; Biblioteca Museo Civico Crema; Biblioteca Sormani, Milano;  Biblioteca Statale, Cremona; Museo d’Arte Orientale – Collezione Mazzocchi (Coccaglio), Associazione Culturale Mnemosyne (Castello di Dello); Collezione AB, Roma; Collezione Simone Bandirali, Crema; Collezione Emanuele Bardazzi, Firenze; Collezione Giovanni Biancardi, Milano; Collezione Franco Bianchessi, Crema; Collezione Mauro Chiabrando, Milano; Collezione Garlaschi, Milano; Collezione Kris van de Giessen; Collezione Ferruccio Proverbio, Milano; Collezione RES, Ghent; e altri prestatori che hanno preferito rimanere anonimi.

 

Coordinamento generale, grafica e cura allestimenti

Beggars Studio, con Roberta Biondini, Chiara Degetto, Ilaria Fornari, Laura Inzoli, Valentina Lazzaro

 

Coordinamento prestiti

Silvia Scaravaggi

 

Segreteria organizzativa

Alessandro Boni, Laura Inzoli, Roberto Lunelio, Riccardo Serina

 

Saggi e schede in catalogo, pannelli esplicativi e didascalie in mostra

Emanuele Bardazzi, Francesca Cagianelli, Cosimo Calvelli, Antonio Castronuovo, Cristina Chiesura, Chiara Degetto, Livia Fasolo, Edoardo Fontana, Paolo Linetti, Roberto Lunelio, Anna Mazzanti, Chiara Nicolini, Silvia Scaravaggi, Luca Scarlini, Raf Steel

 

Didattica

Laura Inzoli



Ufficio stampa

Sara Zolla

 

Fotografie

Ilaria Fornari, Maria Parmigiani

 

Comunicazione social

Alessia Bressani, Chiara Degetto, Riccardo Serina

 

Catalogo edito da

Edizioni Museo Civico Crema

 

Stampa catalogo

Fantigrafica Cremona

 

Realizzazione pannelli espositivi, didascalie e materiale promozionale

LSI, Crema; Tipografia Trezzi, Crema

 

Realizzazione cornici e montaggi

La Corniciaia di Emilia Lunghi, Crema

 

Supporto tecnico e logistico

Fatmir Muharremi (coordinamento generale), Roberta Biondini, Alessandro Boni, Maria Teresa Condello, Igor Manna, Riccardo Serina, Michele Trogu e tutto il personale del Museo Civico di Crema e del Cremasco

 

Supporto accoglienza e promozione

Cremete servizi culturali di Facchi Matteo e C. s.a.s.

 

Service luci

Piccolofactotum, Montodine

 

Assicurazioni

axa xl Insurance, Milano; Broker Marsh, Milano

 

Sicurezza

Civis, Milano

 

Sede
Museo Civico di Crema e del Cremasco

piazzetta Winifred Terni de’ Gregorj 5, Crema

 

Periodo e orari di apertura
17 ottobre 2026-10 gennaio 2027


lunedì chiuso
martedì 14.30-17.30
da mercoledì a venerdì 10.00-12.00 e 14.30-17.30
sabato, domenica e festivi 10.00-12.00 e 15.30-18.30


Ingresso
Gratuito, senza prenotazione

 

Catalogo
Edizioni Museo Civico Crema



Informazioni generali
Museo Civico di Crema e del Cremasco
Piazzetta Winifred Terni de’ Gregorj, 5 26103 Crema

 


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

ArtVerona 2026 - Gli espositori della 21^ edizione

ArtVerona – 21^ edizione

Gli espositori

9 – 11 ottobre 2026 - Veronafiere

 


Verona, 23 luglio 2026 – ArtVerona annuncia le gallerie partecipanti alla sua 21^ edizione, in programma dal 9 all’11 ottobre 2026 nei padiglioni 11 e 12 di Veronafiere, e alcune importanti novità che rendono il progetto sempre più qualificato, con uno sguardo internazionale.

Sotto la direzione artistica di Laura Lamonea, e la partnership pluriennale di ANGAMC, la fiera si conferma un interlocutore dall'approccio dinamico e innovativo, sperimentale e in costante evoluzione. 

Con 113 gallerie, tra cui numerose conferme e significativi ritorni di realtà presenti nelle passate edizioni, ArtVerona prosegue la linea metodologica introdotta nel 2025, sotto gli auspici di Tra parentesi, il format che sviluppa l’idea di conversazione e il dialogo tra i protagonisti del mondo dell’arte.

Cresce il numero delle gallerie emergenti, introducendo una novità sostanziale: grazie alla loro numerosa partecipazione, queste realtà non saranno in un’unica sezione curata, ma verranno distribuite trasversalmente nelle diverse sezioni della fiera. Una scelta che favorisce uno scambio diretto e stimolante con le gallerie più storicizzate. 

Le sezioni espositive sono cinque. Accanto alla Main Section e alle Editorie, tornano Effetto Sauna (Fuori dalle parentesi), un confronto tra artisti affermati e giovani non ancora sul mercato, a cura di Thomas Ba; Pittura (Ora), incentrata sul linguaggio segnico-gestuale nella pittura e nel disegno contemporanei, a cura di Leonardo Regano; a queste si aggiunge la nuova sezione STILL |per(formare) lo sguardo|, curata da Giovanna Manzotti, che offre uno sguardo sulla fotografia più sperimentale, favorendo l’approccio intergenerazionale.


ArtVerona quest’anno punta all’internazionalizzazione, con uno sguardo ad Oriente: protagonista di questa edizione un focus sulla Corea, AWave Zone | Contemporary Art Expression from Korea, progetto espositivo dedicato a istituzioni, gallerie e realtà culturali coreane, a cura di AWave (Asia Art Wave), piattaforma indipendente che promuove il dialogo tra Europa e Asia.


La nuova ArtVerona è anche immaginata per far vivere appieno gli spazi espositivi, creare occasioni di incontro e qui restare: novità di questa edizione è l’apertura prolungata venerdì 9 ottobre fino alle ore 21 per accogliere visitatori e collezionisti con un evento speciale, una performance promossa e organizzata dai curatori di AWave Zone.

 

Un ricco public program, in collaborazione con APICE, accoglierà il pubblico nella Sala Cinema, per il secondo anno consecutivo allestita nel padiglione 12, e all’interno di PORTALUCE, installazione a cura di Edizioni Brigantino, concepita per la Galleria dei Signori, che trasforma la hall d'ingresso da area di transito a spazio di sosta, incontro e dialogo.

 

Nell’ottica di favorire l’emersione di nuovi talenti, si riconferma PRIMA, atelier studio d’artista, un progetto speciale interamente dedicato a giovanissimi artisti ancora nel pieno del loro percorso formativo, selezionati in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Verona e con CONTEMPORALIS - Association Amis Art Contemporain France - Italie di base a Parigi, che si farà carico di individuare alcuni talentuosi giovani artisti provenienti dalle più prestigiose scuole d’arte francesi, tra le quali l'École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi e l’École des Arts Décoratifs di Parigi.

 

Il riconoscimento del progetto che investe sulle potenzialità del sistema dell’arte arriva anche dalle nuove media partnership che si affiancano alla presenza di realtà editoriali presenti ad ArtVerona fin dalla prima edizione.

 

Si arricchisce ulteriormente il palinsesto dei Premi di ArtVerona, volto a sostenere artisti e gallerie attraverso programmi di residenze e acquisizioni. Accanto allo storico fondo di acquisizione A Disposizione. Veronafiere per l’Arte, fanno ingresso il Premio Fondazione Bonollo, promosso dalla Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo per l’arte contemporanea, destinato a valorizzare le proposte della sezione Effetto Sauna; il Premio MC Collection, un nuovo premio acquisizione promosso dal collezionista Marco Curina per sostenere la ricerca contemporanea. I due nuovi riconoscimenti si aggiungono a una fitta rete di premi già consolidati: il Premio Fondazione Nadia Zenato, Premio Casarini Due Torri Hotel per la Pittura Under 40, Premio MZ Costruzioni, Premio Dowedo - Namec - Nuove arti e mestieri dell’epoca contemporanea, Premio Massimiliano Galliani per il Disegno Under 40, Sustainable Art Prize, Premio Villa Filanda Antonini e Premio Display.

 

Il programma fuori fiera rinsalda, ancora una volta, il legame profondo tra ArtVerona e la città, traducendosi in mostre ed eventi speciali nati dalla collaborazione con i musei e le istituzioni locali, in primis i Musei Civici, in particolare la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, la Fondazione Cariverona e Palazzo Maffei, in qualità di cultural partner di ArtVerona, l’Università degli Studi di Verona, l’Accademia di Belle Arti e le principali realtà imprenditoriali del territorio. Questa rete di virtuose alleanze è un segno tangibile della collaborazione proficua tra Veronafiere e il sistema museale cittadino. L’obiettivo comune è incentivare il dialogo e lo scambio culturale interconnesso, creando sinergie che contribuiscono alla messa a punto di programmi espositivi originali e attrattivi. Tra gli appuntamenti principali di questa edizione, a Palazzo Forti, l'installazione performativa Líneas de Tiempo dell'artista spagnola Dora García, alla Sala Morone del Convento di San Bernardino, una mostra che ripercorre vent’anni di ricerca di Luca Trevisani e negli spazi della Fondazione Cariverona e di UniCredit una installazione site specific di Marinella Senatore, in collaborazione con UniCredit, Museo del Contemporaneo UniVr e Urbs Picta.


ARTVERONA

Veronafiere, 9 – 11 ottobre 2026

Informazioni

www.artverona.it

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

giovedì 23 luglio 2026

La Fortezza di San Leo inaugura un nuovo percorso di visita

Nuova identità visiva, nuovo logo, nuovi pannelli informativi, lancio del nuovo sito web e una comunicazione più accessibile segnano il primo passo del progetto di rinnovamento promosso dai Musei Nazionali di Bologna – Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia Romagna in collaborazione con il FrameLAB – Dipartimento di Beni Culturali, Università di Bologna


a seguire inaugurazione della mostra


Sguardi sul paesaggio

promossa dal Ministero della Cultura e dalla Regione Emilia-Romagna


Fortezza di San Leo. Foto Ornella De Carlo

 

Venerdì 31 luglio 2026 alle 17.30 saranno presentati ufficialmente i nuovi apparati comunicativi che, a partire da una nuova identità visiva, riformulano il percorso di visita della Fortezza di San Leo, orientato a una piena accessibilità cognitiva e pensato per orientare e invitare il visitatore ad esplorare la complessità del monumento.

 

È questo il primo risultato di un più ampio progetto di valorizzazione promosso dai Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, e realizzato in collaborazione con il Comune di San Leo e FrameLAB – Multimedia & Digital Storytelling, laboratorio di ricerca del Dipartimento di Beni Culturali Università di Bologna.

 

«Con il nuovo progetto museografico la Fortezza di San Leo compie un importante passo nel proprio percorso di valorizzazione - commenta Luigi Gallo, Direttore dei Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna. L’obiettivo è trasformare la visita in un’esperienza capace di accompagnare il pubblico attraverso i momenti più significativi della storia del monumento e del territorio, offrendo strumenti di orientamento e di lettura che rendano più accessibile, dal punto di vista cultuale e cognitivo, un patrimonio di straordinaria ricchezza. La Fortezza è uno dei complessi monumentali più visitati dell’Emilia-Romagna, con oltre 66 mila ingressi nel 2025, ma la sua storia si è stratificata nel tempo senza un sistema unitario di racconto. Questo progetto nasce proprio dalla volontà di restituire ai visitatori una narrazione organica, capace di valorizzare il monumento nella sua complessità e di accompagnarli alla scoperta delle storie che custodisce».

 

I nuovi pannelli sono il primo tassello di una strategia di valorizzazione di più ampio respiro, che accompagnerà nei prossimi anni l’evoluzione del museo. L’obiettivo è costruire un sistema integrato di comunicazione, orientamento e fruizione capace di coniugare rigore scientifico, innovazione tecnologica e accessibilità, restituendo pienamente la complessità storica del monumento e rafforzandone il ruolo all'interno della rete dei Musei Nazionali e del patrimonio culturale dell'Emilia-Romagna.

 

Il sistema di comunicazione, bilingue, è caratterizzato da testi sintetici e narrativi, mappe di orientamento e QR code che permettono di accedere ad approfondimenti sulla storia della Fortezza e che, nelle successive fasi del progetto, sono destinati ad arricchirsi progressivamente con contenuti multimediali (video, ricostruzioni 3D, audionarrazioni, gallerie di immagini, ecc.).

 

Per rendere ancora più accessibile la visita, l’intero percorso è stato organizzato attraverso un sistema cromatico che consente di strutturare le informazioni nei pannelli in tre grandi ambiti tematici: Paesaggio e territorio, Storia e architettura e Personaggi.

 

I cromatismi, i disegni e i box di sintesi previsti in ogni pannello consentono ai visitatori di orientarsi con immediatezza all’interno del complesso monumentale, composto da una straordinaria varietà di temi, storici, architettonici, militari, sociali e di cogliere i principali snodi della complessiva storia del monumento nelle sue diverse fasi: dalla prima realtà altomedievale di castello-fortificazione, a quella di Rocca fino alla inaccessibile Fortezza rinascimentale e quindi di prigione pontificia.

 

Il racconto della monumentale e stratigrafica rete di tradizioni, informazioni e memorie culturali si articola attraverso le tre piazze d’armi e il conseguente passaggio ai piani superiori. Dal paesaggio visibile dalla prima piazza d’armi - primo dei cinque punti di osservazione in cui, attraverso il paesaggio la geografia diventa occasione di conoscenza storica - si passa alla seconda piazza da cui si accede ai due torrioni, l’uno dedicato a Federico da Montefeltro e alle novità introdotte da Francesco di Giorgio Martini nell’architettura e nell’arte della guerra, il secondo alla fragilità della rupe e alla ricostruzione della parte di fortezza crollata grazie all’intervento di Giuseppe Valadier a fine Settecento. Il passaggio alla terza piazza, conduce al grande edificio su più livelli, il palatium che, trasformandosi nel tempo, ha ospitato vescovi e imperatori, i signori delle corti dal ‘300 al ‘500, e infine i castellani e i prigionieri dello stato pontificio. Al suo interno, al primo livello, si ritrova il breve percorso, realizzato negli anni Novanta del secolo scorso, dedicato a streghe, torture e inquisizioni, rivisitato nei contenuti in questa occasione. A seguire, si sale ai livelli superiori accedendo al MusLeo dove, con contenuti multimediali, si ripercorrono le vicende del monumento e dei personaggi che lo hanno abitato. Passando per le celle papaline, si arriva all’ultimo piano, dove è possibile vedere la collezione di armi antiche e la restituzione storica e iconografica della presa di San Leo da parte dello Stato Pontificio con un esercito guidato dalla famiglia de’ Medici. Al medesimo piano si trova la sezione dedicata a Cagliostro - il più celebre tra i detenuti della Fortezza - e un’ultima sala con installazioni sonore dedicata ai “Suoni e voci di San Leo”. Si ridiscende infine sino alla cella di Cagliostro e a quella di Felice Orsini, accendendo così un focus sul Risorgimento.

 

Il nuovo percorso è integrato da strumenti di comunicazione progettati secondo criteri di accessibilità e inclusione. A partire dal nuovo sito web della Fortezza (disponibile per il giorno dell’inaugurazione) che per la prima volta offrirà un’identità autonoma e riconoscibile all’interno del circuito dei Musei Nazionali, diventando il punto di riferimento per informazioni, approfondimenti e contenuti digitali. Inoltre, una volta giunti in Fortezza, i visitatori potranno orientarsi grazie a un pieghevole bilingue, disponibile all'ingresso che, attraverso mappe e infografiche, illustrerà i diversi itinerari di visita e le sezioni del museo, permettendo di cogliere fin dall'inizio la complessità e la ricchezza storica del monumento.

 

Afferma Elena Rossoni, Direttrice della Fortezza di San Leo: «Il progetto, di cui si presenta in questa occasione la prima importante fase, ha visto collaborare in maniera stretta i tre enti coinvolti, nella finalità comune di rendere sempre più evidente il ruolo di questo straordinaria emergenza architettonica, ricca di una storia ormai millenaria. Compiuto in sé nella totale revisione degli apparati museografici e degli strumenti di supporto alla visita, il progetto proseguirà con l’inserimento di approfondimenti scientifici da realizzarsi anche con l’utilizzo del digitale, con strumenti dedicati all’accessibilità visiva e con sostituti di presenza per coloro che, per problemi motori, non possono muoversi nei complessi percorsi di un luogo, di fatto, nato per essere inaccessibile.

Il progetto, inoltre, si inserisce in una serie di importanti interventi, anche strutturali, che hanno interessato la Fortezza per iniziativa del Ministero della Cultura negli ultimi anni, tra i principali dei quali possiamo ricordare i lavori per il miglioramento antisismico, la revisione dei coperti, i programmati interventi per il conseguimento del CPI, sino al rifacimento delle strade di accesso, sia quella pedonale che quella carrabile, realizzate grazie alla collaborazione con il Comune di San Leo. Un risultato importante per far diventare la Fortezza un’eccellenza nel territorio, un punto di riferimento per le comunità locali, e per affermarla come sito di rilevo all’interno del Sistema Museale Nazionale».

 

«Questo progetto rappresenta un momento di grande importanza per il nostro territorio e conferma il valore strategico del patrimonio culturale di San Leo - dichiara Leonardo Bindi, Sindaco di San Leo. La valorizzazione della Fortezza e il rinnovamento degli strumenti dedicati alla visita restituiscono ai cittadini e ai visitatori un luogo ancora più capace di raccontare la propria storia, rafforzandone il ruolo come punto di riferimento culturale e turistico. Il percorso intrapreso grazie alla collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e amministrazione pubblica e Società San Leo 2000 Servizi Turistici, dimostra quanto sia fondamentale lavorare insieme per tutelare e promuovere i luoghi che custodiscono la memoria collettiva. L’attenzione all’accessibilità, alla qualità dell’accoglienza e all’innovazione rappresenta un investimento sul futuro, affinché la Fortezza di San Leo possa essere vissuta e conosciuta da un pubblico sempre più ampio. Come Amministrazione comunale siamo orgogliosi di accompagnare questo percorso e di contribuire alla crescita di un sito che appartiene alla storia del nostro territorio e che oggi si apre con rinnovata energia alle sfide della contemporaneità».

 

«Abbiamo cercato di tradurre visivamente, con testi accessibili anche a un pubblico di non esperti e con le grafiche arricchite da disegni, un insieme complesso e stratificato di informazioni e cognizioni storiche, architettoniche e culturali” - afferma Alessandro Iannucci, Direttore scientifico del laboratorio FrameLAB dell’Università di Bologna - “l’obiettivo che caratterizza le nostre attività è infatti quello di trasferire la conoscenza e rendere accessibile il patrimonio culturale attraverso forme di co-progettazione come quella da tempo attiva con i Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna».

 

Due sale della Fortezza sono destinate a ospitare mostre temporanee dedicate all’arte contemporanea e ai temi legati al territorio, rendendo il museo uno spazio dinamico e aperto a nuove progettualità. La prima di queste esposizioni, che coincide felicemente con la presentazione del nuovo percorso, sarà la mostra Sguardi sul paesaggio, che verrà presentata lo stesso 31 luglio.



 

LA MOSTRA SGUARDI SUL PAESAGGIO

 

Sguardi sul paesaggio è la mostra fotografica itinerante promossa dal Comitato Tecnico Scientifico per l’adeguamento del piano paesaggistico al Codice dei Beni Culturali, composto pariteticamente dal Ministero della Cultura e dalla Regione Emilia-Romagna e dedicata ai paesaggi tutelati dell’Emilia-Romagna. Dopo la prima tappa alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’esposizione approda alla Fortezza di San Leo, altro istituto afferente ai Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, proseguendo il suo percorso attraverso alcuni dei più significativi luoghi della cultura della regione. La mostra nasce dall’omonimo contest fotografico promosso nell’ambito delle attività per l’adeguamento del Piano Paesaggistico Regionale e raccoglie una selezione di sessanta immagini, scelte tra le oltre 2000 partecipanti, che raccontano la straordinaria varietà dei paesaggi tutelati emiliano-romagnoli, dalle montagne appenniniche alle aree costiere, dai borghi storici ai luoghi modellati nei secoli dall'interazione tra uomo e natura. Attraverso gli scatti di fotografi, appassionati e cittadini, il percorso espositivo invita a riscoprire un patrimonio paesaggistico di eccezionale valore, spesso poco conosciuto, valorizzando il suo significato storico, culturale e identitario. Ogni paesaggio rappresentato nelle foto è, infatti, collegato, tramite un QR code presente sui pannelli esposti, alla mappa interattiva di Tourer.it, che fornisce tutte le informazioni per conoscerne le caratteristiche ed esplorarlo di persona tramite itinerari e sentieri. L’allestimento, che inaugura con questa mostra le sale dedicate alle esposizioni temporanee, trova nella Fortezza di San Leo, essa stessa paesaggio tutelato tra i più fotografati nel contest, una sede particolarmente significativa, dove il rapporto tra monumento e paesaggio costituisce uno dei temi centrali del nuovo progetto di visita e di valorizzazione del complesso monumentale. 

 

INFO

Fortezza di San Leo
Via Giacomo Leopardi, 

 San Leo (RN)


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA