venerdì 10 luglio 2026

“Rinascere con le pietre. Manuale illustrato di cristalloterapia, chakra ed energia consapevole” - Edizioni “Il Saggio”




Rinascere con le pietre. Manuale illustrato di cristalloterapia, chakra ed energia consapevole


di Franca Rispoli


Edizioni “Il Saggio”

Castellabate 2026, pp. 60, Euro 15,00

 


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“Anime fragili. I tre racconti di Lucia Salicone”, Edizioni “Il Saggio”



“Anime fragili. I tre racconti di Lucia Salicone

di Lucia Salicone,


Edizioni “Il Saggio”

Castellabate 2026, pp. 144, Euro 15,00

 


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Marco Turati è il nuovo allenatore dello Spezia calcio, il sindaco Peracchini: “Bentornato mister”

La Spezia, 10 luglio 2026 – Il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini rivolge il proprio benvenuto a Marco Turati, scelto come nuovo allenatore dello Spezia Calcio.

“Bentornato alla Spezia, mister Turati. Ritrova una città che conosce bene, dopo l’esperienza vissuta dal 2019 al 2021 come collaboratore tecnico nello staff di Vincenzo Italiano, contribuendo alla storica promozione in Serie A e alla successiva stagione nella massima serie.  

Desidero rivolgere a lui e allo staff tecnico un sincero in bocca al lupo per questa nuova avventura, con l’auspicio che possa riportare entusiasmo, compattezza e soddisfazioni ai tanti tifosi aquilotti.

Un ringraziamento al direttore sportivo Guido Angelozzi, a tutta la dirigenza e alla proprietà, ovvero Thomas Roberts e il Presidente Charlie Stillitano, per il lavoro che stanno portando avanti nella costruzione del nuovo percorso dello Spezia Calcio. Siamo certi che, con impegno, serietà e spirito di squadra, potranno essere poste le basi per una stagione all’altezza della storia e dell’orgoglio aquilotto. Sempre Forza Aquile e Forza Spezia”.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

 

L’ENIGMA DEL SORRISO

Presentazione della mostra nazionale d’arte antica

L’ENIGMA DEL SORRISO


Antonello da Messina tra Cefalù e Torino: la trasformazione del ritratto come luogo di costruzione dell’identità moderna e della scoperta dell’Io

Cefalù, Museo Mandralisca | 11 luglio – 04 novembre 2026

Torino, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica | 12 novembre 2026 – 22 febbraio 2027

Un dialogo unico tra due capolavori assoluti del Rinascimento europeo

 

 


A Cefalù il 10 luglio 2026 si inaugura un progetto espositivo di eccezionale rilievo nazionale, dal titolo: “L’enigma del sorriso, Antonello da Messina tra Cefalù e Torino”. Un evento costruito attorno al confronto diretto di due tra i più celebri e misteriosi ritratti del Quattrocento europeo e che si inserisce nell’ambito delle celebrazioni del 160° anniversario della nascita della Fondazione Culturale Mandralisca, istituita con Regio Decreto del 21 luglio 1866, sotto il Regno di Vittorio Emanuele II. L’appuntamento culturale si svolge anche nell’anno in cui ricorre il cinquantennale dall’uscita del romanzo “Il sorriso dell’ignoto marinaio” dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo, il quale contribuì ad accrescere la fama internazionale del capolavoro antonelliano, custodito presso il Museo Mandralisca, e a far conoscere la figura dello studioso, politico e mecenate Enrico Pirajno di Mandralisca. L’iniziativa, che offre l’occasione di ammirare per la prima volta in Sicilia il ritratto “Trivulzio”, è stata organizzata grazie alla collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca E.T.S. e Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica, istituzioni tra le più importanti del panorama culturale italiano, sulla base di un progetto scientifico che accosta i due capolavori del maestro messinese che segnarono la nascita della ritrattistica moderna e la scoperta psicologica dell’Io.

 La mostra, della quale è stato pubblicato un pregevole catalogo, mette in relazione il Ritratto d’uomo del Museo Mandralisca di Cefalù e il Ritratto d’uomo di Palazzo Madama a Torino (conosciuto anche come Ritratto Trivulzio), opere considerate come vertici assoluti della ritrattistica rinascimentale, entrambe realizzate da Antonello da Messina, definito dai contemporanei, Non humani pictoris.

Il progetto espositivo non nasce da una logica comparativa tradizionale, ma da una precisa ipotesi critica: rendere visibile la trasformazione del ritratto come luogo di costruzione dell’identità moderna, in cui il volto diventa spazio della coscienza, della relazione e del pensiero.

 




Antonello da Messina e la nascita del volto moderno


Antonello da Messina, nato tra il 1425 e il 1430, occupa una posizione centrale nella storia dell’arte europea del XV secolo. La sua formazione nel Mediterraneo – tra Messina, Napoli e la cultura della corte aragonese – si intreccia con la lezione fiamminga e con la successiva esperienza veneziana, che segna il compimento della sua ricerca. La sua pittura non si limita alla rappresentazione del reale, ma lo interroga. Nei suoi ritratti il volto non è mai semplice fisionomia: è presenza, tensione interiore, costruzione mentale. La luce diventa strumento di pensiero, la forma diventa struttura psicologica.


Il Ritratto d’uomo di Cefalù: identità e ambiguità


Il dipinto del Museo Mandralisca è universalmente noto per l’intensità del suo sguardo e per l’ambiguità del sorriso che lo caratterizza. La tradizionale denominazione di “Ignoto marinaio”, pur radicata nella fortuna letteraria dell’opera di Vincenzo Consolo, non restituisce la complessità del personaggio, la cui identità rimane volutamente sospesa.

Il sorriso non è un semplice dettaglio espressivo: è un dispositivo relazionale. Esso crea una tensione con lo spettatore, oscillando tra ironia, complicità e distanza. Il volto, costruito con saldo impianto volumetrico, conserva una vibrazione narrativa: sembra alludere a un pensiero in atto, a una coscienza che si manifesta nell’istante.

In quest’opera il ritratto è ancora evento psicologico. Il soggetto appare colto in una dimensione dinamica, in cui la luce modella la superficie ma lascia emergere una sottile instabilità interiore. Il sorriso apre una storia senza raccontarla, invita lo spettatore a colmare un vuoto di senso.

Il Ritratto d’uomo di Torino: il volto come spazio


Nel ritratto torinese la ricerca antonelliana raggiunge un grado ulteriore di concentrazione e sintesi. L’immagine è costruita con estrema economia formale: lo spazio ambientale si ritrae, gli elementi accessori sono ridotti al minimo, la figura si concentra nella monumentalità del volto.

Qui il volto non è soltanto superficie espressiva, ma struttura spaziale. La luce non proviene da un contesto esterno percepibile, ma sembra irradiarsi dall’interno, modellando la pelle con una compattezza silente e una coerenza volumetrica assoluta. Il sorriso è trattenuto, quasi impercettibile: non invita, ma raccoglie; non destabilizza, ma concentra.

Se nel dipinto di Cefalù il soggetto appare in dialogo implicito con l’osservatore, nel Trivulzio l’individuo coincide con la propria presenza. Il ritratto non racconta, ma afferma. Non suggerisce una storia, ma istituisce una condizione.

 

Luce, tecnica e maturazione linguistica


Il confronto diretto tra le due opere consente di percepire con immediatezza l’evoluzione tecnica e linguistica di Antonello. La progressiva riduzione del disegno sottostante e la costruzione per piani tonali evidenziano una ricerca volta a sciogliere la linea di contorno nella luce, facendo emergere la forma come valore plastico e atmosferico insieme.

Nel Mandralisca la materia pittorica conserva una vibrazione epidermica più narrativa; nel Trivulzio la luce assume funzione architettonica, organizzando il volto secondo un principio di sintesi e di equilibrio interno. Si passa così dalla descrizione psicologica dinamica a una formulazione quasi assoluta dell’identità.


Il tema del sorriso: due modalità dell’enigma


Il fulcro interpretativo del progetto risiede nel confronto tra due sorrisi, diversi e complementari.

Nel ritratto di Cefalù il sorriso destabilizza. È ironico, allusivo, attraversato da una tensione che suggerisce movimento e pensiero. La relazione con lo spettatore è attiva, quasi provocatoria.

Nel ritratto di Torino il sorriso è minimo, concentrato, interiorizzato. Non si offre come segno di complicità, ma come traccia di una coscienza raccolta in sé. L’enigma non è più narrativo, ma ontologico.

Il dialogo tra le due opere consente di leggere la trasformazione del soggetto quattrocentesco: dall’individuo come carattere sociale all’individuo come presenza interiore.

 

La doppia sede espositiva: Cefalù e Torino


La struttura del progetto, articolata in due tappe – prima Cefalù, poi Torino – assume un valore simbolico oltre che scientifico.

A Cefalù, nel contesto mediterraneo che ha generato la sensibilità luminosa e psicologica di Antonello, il confronto consente di rileggere il capolavoro del Mandralisca alla luce della maturità veneziana. È il momento del ritorno all’origine.

A Torino, nel luogo che custodisce uno degli esiti più compiuti della stagione lagunare, il dialogo si rovescia: il volto mediterraneo incontra la forma universale. È il momento del compimento.

Il percorso espositivo ripercorre idealmente il cammino dell’artista: dal crocevia meridionale alla dimensione europea, dal dato individuale alla sintesi assoluta.

 

L’accostamento tra il Ritratto d’uomo di Cefalù e il Ritratto d’uomo di Torino rappresenta un’occasione unica per indagare uno dei momenti più alti della pittura rinascimentale: la nascita dello spazio interiore nel ritratto.

Attraverso il confronto tra due espressioni diverse di uno stesso enigma – un sorriso ironico e mobile, un sorriso trattenuto e concentrato – si rende visibile la trasformazione del volto in luogo della coscienza.

 




La mostra in due sedi: Cefalù e Torino


Il progetto si sviluppa in due momenti complementari:

·        Cefalù, Museo Mandralisca (11 luglio – 04 novembre 2026);

·        Torino, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica (12 novembre 2026 – 22 febbraio 2027


A Cefalù, il ritratto torna nel contesto che ne ha alimentato la fortuna moderna, generando un confronto ravvicinato e originario tra le due opere. A Torino, il dialogo si apre a una dimensione più ampia, storica e istituzionale, in cui il Ritratto Trivulzio si inserisce nel sistema delle collezioni pubbliche e nella riflessione sulla costruzione del patrimonio.

Il passaggio tra le due sedi non è soltanto logistico, ma concettuale: dal radicamento territoriale alla dimensione pubblica e condivisa del patrimonio culturale.

Patrimonio, comunità e Convenzione di Faro

Il progetto si colloca in piena coerenza con i principi della Convenzione di Faro, che definisce il patrimonio culturale come insieme di risorse condivise riconosciute dalle comunità.

La collaborazione tra la Fondazione Mandralisca ETS e Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica dà forma a un modello virtuoso di cooperazione tra istituzioni culturali, territori ed Enti pubblici.

Il patrimonio non è inteso come oggetto statico, ma come processo vivo: si rafforza nella relazione, si trasforma nella condivisione, si amplia nella circolazione critica delle opere.

Sulla iniziativa interviene Presidente della Fondazione Mandralisca, Prof. Vincenzo Garbo: “Il presente progetto costituisce, per la Fondazione Mandralisca, un passaggio di grande responsabilità culturale, oltre che un momento di eccezionale valore scientifico. Il ‘Ritratto d’uomo’ del Museo Mandralisca di Cefalù è un capolavoro assoluto che dettò i parametri di una nuova arte, grazie alla quale fu possibile la nascita dello spazio interiore nel ritratto e, allo stesso tempo, costituisce una presenza identitaria che ha contribuito a definire la tradizione culturale siciliana e il suo rapporto fecondo con il contesto artistico europeo.

Porre il capolavoro del Mandralisca in dialogo con il Ritratto Trivulzio di Palazzo Madama significa compiere un gesto che non riduce, ma amplifica il suo significato. L’opera non viene sottratta al suo contesto originario, ma resa più consapevole della propria forza storica e simbolica attraverso il confronto.

Il valore di questa iniziativa non risiede soltanto nell’esposizione, ma nella costruzione di un sistema di relazioni tra istituzioni, territori e comunità. È proprio in questa rete che il patrimonio culturale rivela la sua natura più autentica: non quella della conservazione statica, ma quella della conoscenza condivisa.

Cefalù non perde nulla di sé in questo dialogo; al contrario, riafferma il proprio ruolo centrale nella storia della ricezione di Antonello da Messina e nella costruzione della sua fortuna critica moderna. È un progetto che unisce radicamento e apertura, memoria e futuro, nel solco ideale tracciato dal nostro fondatore, il Barone Enrico Pirajno di Mandralisca”.

Per il Direttore di Palazzo Madama, Prof. Giovanni Carlo Federico Villa “Questa mostra nasce da un’idea tanto semplice quanto radicale: mettere in relazione due soli volti per comprendere una trasformazione decisiva nella storia dell’arte europea. Il Ritratto Trivulzio di Antonello da Messina è una delle espressioni più alte della cultura figurativa del Rinascimento, non soltanto per la sua qualità pittorica, ma per la sua capacità di definire un nuovo statuto dell’immagine dell’uomo.

Il confronto con il Ritratto di Cefalù permette di leggere con maggiore profondità questo passaggio: dalla vibrazione psicologica e relazionale del volto alla sua piena autonomia formale e concettuale. Tra queste due opere non c’è opposizione, ma continuità trasformativa.

 




Palazzo Madama accoglie questo dialogo come parte della propria missione istituzionale: non solo conservare le opere, ma attivare relazioni di senso, generare nuove letture, aprire prospettive critiche. Il Ritratto Trivulzio, inserito in questo contesto, non viene isolato, ma restituito alla sua dimensione storica e culturale più ampia.

È in questo spazio di confronto che il patrimonio diventa conoscenza. E che il museo si conferma luogo vivo di interpretazione del passato e di costruzione del presente”.

Il volto come spazio della coscienza

Il sorriso dell’enigma non è soltanto una mostra, ma un dispositivo critico che indaga uno dei momenti fondativi della pittura europea: la nascita del volto come luogo della coscienza.

Nel dialogo tra due ritratti straordinari si manifesta una delle conquiste più alte del Rinascimento: la possibilità di rappresentare non solo l’uomo, ma la sua interiorità.

Tra Cefalù e Torino, tra due musei e due comunità, il percorso di Antonello da Messina continua a interrogare il presente.

Nel silenzio dei suoi volti, lo sguardo non smette di essere rivolto a chi osserva.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Il Quintetto di Grosseto tra Mozart e Weber

 I Concerti Del

Giardino della Minerva

Salerno 13-30 luglio 2026

 


Salerno, Giardini della Minerva, vicolo Ferrante Sanseverino 1, Lunedì 13 ore 21– biglietto PostoRiservato  euro 16.   

Info.: 

cell.:+39 3928435584 

salernoclassica@gmail.com


 


Il Quintetto di Grosseto tra Mozart e Weber


Al via lunedì 13 luglio, alle ore 21, la seconda edizione dei concerti nel Giardino della Minerva, promossi dalla Fondazione Schola Medica Salernitana in sinergia con l’Associazione Gestione Musica di Francesco D’Arcangelo e la direzione artistica di Costantino Catena.



 


 
Tutto pronto per la seconda edizione de’ “I concerti dei Giardini della Minerva”, voluti dalla Fondazione Schola Medica Salernitana, presieduta da Ermanno Guerra, in sinergia con l’Associazione Gestione Musica di Francesco D’Arcangelo e la direzione artistica di Costantino Catena, la compartecipazione del Conservatorio di Musica “G.Martucci” e con il sostegno del Comune di Salerno, del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007. Dopo il grande successo della scorsa estate, dal 13 al 30 luglio, si  tornerà a far musica nell’antico giardino della Schola Medica Salernitana, diretto da Luciano Mauro, aprendo alle arti questo incantevole spazio, ove gli spettatori potranno godere della grande musica, ammirando una vista inedita della città di Salerno (ingresso PostoRiservato  euro 16).  In simbiosi con l’idea portante della Schola Medica Salernitana, che vede i quattro elementi, Aria, Terra, Fuoco ed Acqua, quali principi fondamentali della vita, il direttore artistico Costantino Catena ha realizzato un cartellone ad essi ispirati, dal titolo “Sinfonie degli elementi”, che ha salutato anche la compartecipazione del Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci”, guidato da Fulvio Artiano e presieduto da Vittorio Acocella, attraverso la classe di composizione del Maestro Giancarlo Turaccio, ai cui allievi sono state commissionate opere da presentare in questo particolare contesto. Il concerto inaugurale, dedicato all’elemento Aria, che si terrà lunedì 13 luglio, è stato affidato al Quintetto dell’Orchestra sinfonica di Grosseto, che schiera Claudio Cavalieri al primo violino, Massimo Merone al secondo, Riccardo Cavalieri alla viola, Laura Bianchi al cello, con ospite il clarinetto di Giuseppe Cataldi. La serata verrà inaugurata dal Divertimento in Fa maggiore per archi K. 138 (noto anche come K³. 125c) una delle composizioni cameristiche più celebri e brillanti del giovane Wolfgang Amadeus Mozart, composta a Salisburgo tra il gennaio e il marzo del 1772. La scrittura risente profondamente delle influenze melodiche italiane assorbite da Mozart durante i suoi viaggi in Italia e dello stile di Michael Haydn. L’opera ha nella linearità e nella chiarezza dei dialoghi contrappuntistici il suo punto di forza e una generale freschezza tipica del classicismo viennese più equilibrato e sereno. L'opera è scritta per un quartetto d'archi (due violini, viola e violoncello) ma viene molto spesso eseguita anche da orchestre da camera d'archi complete. Sebbene catalogato come "divertimento" (musica pensata per l'intrattenimento aristocratico a corte), la struttura si avvicina a quella di una sinfonia italiana o di un quartetto, rinunciando al classico "minuetto" per focalizzarsi su tre soli movimenti. Il brano si articola in tre movimenti, l’Allegro (in Fa maggiore) è un movimento iniziale vivace e ottimista. Si apre con un energico unisono di tutti gli strumenti che ricorda lo stile dell'opera buffa, lasciando poi spazio a un dialogo fluido in cui i primi violini sono assoluti protagonisti. L’Andante (in Do maggiore) è una pagina intensamente cantabile, serena ed elegante. Il primo violino espone una melodia distesa e poetica, supportata dagli intrecci armonici degli altri archi. Chiude il Presto (in Fa maggiore), in forma di rondò travolgente e spensierato. Il tema principale è un gioco ritmico incalzante che viene ripetuto più volte, alternato a passaggi contrappuntistici basati sull'imitazione tra le sezioni degli strumenti. Il legame di Carl Maria von Weber con Mozart è un legame di parentela. Originario di una famiglia che vantava sia origini aristocratiche che trascorsi musicali, Weber aveva una cugina, Constanze, che nel 1782 sposerà Wolfgang Amadeus Mozart. Durante il suo primo periodo di permanenza a Vienna Mozart avrà agio di approfondire la conoscenza dell’intera famiglia della futura moglie.
Il cugino di Costanze un giorno avrebbe scritto un Quintetto per clarinetto sul modello di quello che Mozart aveva composto anni prima. Ribalta, quindi, per il clarinetto di Giuseppe Cataldi, per il quintetto che Carl Maria von Weber compose dal 1811 al 1815 per Heinrich Barmann. L’opera è scritta essenzialmente per porre in luce le indubbie risorse di virtuoso del clarinettista, in particolare nel finale “strappa applausi”, mentre agli archi è affidato un ruolo di mero accompagnamento in una sorta di “pocket concert” scritto per deliziare il pubblico con i suoi effetti. Se questo giudizio è in parte condivisibile, non si può negare l’indubbio fascino esercitato da quest’opera, che è rimasta costantemente in repertorio, e che sapientemente mescola tratti preromantici, brillantezza Biedermeier e classicismo viennese. In questa pagina brilla la prestanza dello strumento a fiato, come si avverte fin dall’ avvio del primo movimento, con la lenta introduzione degli archi che preparano il brillante ingresso del clarinetto. Nel breve Adagio si compie una singolare metamorfosi, perché la Fantasia con cui intitola il movimento è una vera e propria aria da concerto. La malinconia si stempera nel Capriccio, terzo movimento che trasfigura l’ originario Minuetto in un gioco ironico dalle venature romantiche. Il finale è una girandola di virtuosismi, ben preparati dal quartetto di archi che ottemperano al ruolo, con classe ed eleganza.

 

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Campagna Amica per la Salute: la guerra al cibo cattivo parte dall’ospedale Santobono

Anche in Campania la mobilitazione nazionale della Coldiretti a tutela dei consumatori

 


 

Parte dall’AORN Santobono-Pausilipon di Napoli la riscossa di cittadini e sanitari contro il cibo che fa male alla salute. L’ospedale pediatrico ha ospitato uno dei due appuntamenti napoletani (l’altro al Policlinico) della mobilitazione nazionale, messa in campo da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia con la presenza dei mercati contadini in oltre settanta ospedali italiani in contemporanea.
 
Il Mercato di Campagna Amica ha fatto tappa nel luogo simbolo della salute delle giovani generazioni. Al fianco della Coldiretti i vertici della struttura con in testa il direttore generale Rodolfo Conenna: “L’80% della salute delle persone dipende dallo stile di vita. Portare frutta e verdura a chilometro zero per proporre ai bambini prodotti sempre più vicini alla realtà territoriale è una cosa che incide in maniera decisiva sulla salute. Con Coldiretti ragioneremo per cercare di realizzarne altri magari con dei focus su singoli elementi”.

 


 
 
Presente l’assessore all’agricoltura della Regione Campania Maria Carmela Serluca: “La Coldiretti ha dimostrato una grande sensibilità organizzando in settanta ospedali questo evento. Complimenti anche al personale sanitario e alle aziende ospedaliere che hanno sposato il progetto. Un’idea da replicare per dare una mano in più alla salute dei cittadini”.  
“Con Campagna Amica portiamo negli ospedali molto più di un mercato contadino. Portiamo un’idea nuova di prevenzione, fondata sull’incontro tra il lavoro degli agricoltori e quello dei medici. Diffondere la cultura del cibo sano significa ridurre i rischi per la salute e costruire un modello che mette al centro il benessere delle persone” dichiara il direttore di Coldiretti Campania Salvatore Loffreda.
 
 
Quella del cibo che ammala sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria pandemia silenziosa, alimentata da modelli di consumo che favoriscono prodotti industriali poveri di qualità nutrizionali e ricchi di ingredienti artificiali. Per il 97% degli italiani mangiare in modo sano è essenziale per prevenire le malattie come diabete, patologie cardiache e obesità ma spesso fanno fatica a distinguere un cibo che fa bene da uno che fa male. Così l’88% degli italiani vuol conoscere la reale provenienza di un alimento e dei suoi ingredienti. Sono questi i dati dell’Instant report Coldiretti/Censis “Mangiare bene per vivere meglio”.
 
 
Alla giornata hanno preso parte le aziende provenienti da tutto il comprensorio campano, che hanno portato con sé l’autenticità e la genuinità della tradizione agricola del territorio.
“Perfettamente centrato il duplice obiettivo: quello di offrire un accesso più semplice a cibo sano e genuino a chi frequenta l’ospedale, sensibilizzando, al tempo stesso, sul ruolo dell’alimentazione corretta nel contrastare l’insorgenza delle patologie croniche. L’auspicio è che diventi un appuntamento fisso non solo al Santobono ma in tutti gli ospedali che vogliono occuparsi a tutto tondo della salute dei cittadini” sottolinea la referente scientifica di Coldiretti Campania Francesca Marino.
 
La Coldiretti ha offerto ai piccoli visitatori del Santobono un cestino di frutta fresca insieme ad una copia del Vademecum per ragazzi “Nutrizione Mediterranea” dedicato proprio al mangiare sano a partire dalla tenera età.

 



 
Molto impegnati anche i sanitari che hanno dispensato consigli e suggerimenti ai tanti genitori presenti: la dottoressa Claudia Mandato, direttrice di Pediatria Malattie Croniche e Multifattoriali, il dottor Luigi Martemucci, direttore dell’UOC Pediatria Generale e Immunoreumatologia, il dottor Giovanni Di Nardo, direttore dell’UOC Gastroenterologia, e il dottor Carlo Barbati, responsabile dell’UOSID di Neuropsichiatria Infantile. 
 
Al termine dell’evento La Coldiretti Campania ha consegnato un cesto di prodotti a chilometro zero al direttore generale Rodolfo Conenna dell'Aorn Santobono Pausilipon di Napoli e alla presidente della Fondazione Santobono Pausilipon Pina Mengano Amarelli contenente i seguenti prodotti: pane, olio, Mozzarella di Bufala, Pomodoro del Piennolo del Vesuvio, zucchine napoletane varietà San Pasquale, melone napoletano, percoche.
 
Il cesto è stato consegnato da Valentina Stinga presidente e responsabile Donne Coldiretti Napoli. Rossana Forno Delegata Giovani Coldiretti Napoli.
 
 
Un cesto è stato offerto anche all’Azienda Ospedaliera Università Federico II Policlinico di Napoli.
 A riceverlo il professore Giovanni Sarnelli professore ordinario di gastroenterologia Università degli Studi Di Napoli Federico II. Al suo interno: pane, olio, albicocche varietà pellecchielle, miele dell’Irpinia, zucchine napoletane varietà San Pasquale, melanzana striata napoletana.
A consegnare il cesto coordinatore Campagna Amica Napoli Alessandra Nobilione, Mariateresa Minicozzi Donne Coldiretti. 
 
La Coldiretti ha offerto ai piccoli visitatori del Santobono un cestino di frutta fresca insieme ad una copia del Vademecum per ragazzi “Nutrizione Mediterranea” dedicato proprio al mangiare sano a partire dalla tenera età.
 
Gli altri eventi in Campania sono stati ospitati dall’Ospedale Moscati di Avellino, dal Ruggi D’Aragona di Salerno, dal San Pio di Benevento e dal Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.

 

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Bedonia, un workshop di scultura al Parco della Peschiera

 Domenica 9 agosto 

con l’artista Nicola Romualdi

 

 

Domenica 9 agosto 2026, dalle ore 9:00, il Parco della Peschiera di Bedonia ospiterà un workshop di scultura a cura dello scultore Nicola Romualdi, che guiderà i partecipanti nella modellazione di un'opera in creta ispirata alla mitologia classica.


La giornata, organizzata dal Comune di Bedonia, si svilupperà attraverso l'intera giornata: dopo il ritrovo alle 9:00, i partecipanti lavoreranno all'opera dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 16:00, con una pausa pranzo dalle 12:30 alle 14:00. Nel pomeriggio, dopo la merenda (16:00-16:30), la modellazione riprenderà dalle 16:30 alle 18:30, per concludersi alle 19:00.


Nicola Romualdi, scultore noto per le sue opere ispirate alla tradizione classica e per la ricerca sul dettaglio anatomico e decorativo, offrirà ai partecipanti l'occasione di avvicinarsi alla tecnica della modellazione della creta, in un contesto naturale e conviviale come quello del Parco della Peschiera.


Scultore autodidatta nato a Parma nel 1970, Romualdi arriva alla scultura dopo un percorso segnato da diverse passioni giovanili, sportive e motociclistiche, per farne infine il proprio principale mezzo espressivo. La sua ricerca artistica affonda le radici nei miti e nella letteratura, che l'artista traduce in opere capaci di unire rigore tecnico e profondità narrativa.


L'iniziativa si inserisce nel più ampio programma di valorizzazione culturale e turistica del territorio dell'Alta Val Taro e Val Ceno, con l'obiettivo di offrire a residenti e visitatori occasioni di crescita culturale e di condivisione legate all'arte e alla creatività.


«Con questo workshop vogliamo offrire un'esperienza autentica, capace di unire arte, natura e comunità» dichiara Letizia Benaglia, assessora al Turismo del Comune di Bedonia. «Un'occasione per avvicinarsi alla scultura in un luogo speciale come il Parco della Peschiera, guidati da un artista di grande sensibilità come Nicola Romualdi».


Per informazioni e iscrizioni 

contattare l'Ufficio Turistico di Bedonia

tel. 0525 824765 

e-mail ufficioturistico@comune.bedonia.pr.it

 

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La lirica protagonista di “Notti al Castello 2026” con “Cavalleria Rusticana”

  NOTTI AL CASTELLO 2026

 




La Spezia, 10 luglio 2026 – Domenica 12 luglio alle ore 21.15 il Castello San Giorgio accoglierà “Cavalleria Rusticana”, appuntamento musicale inserito nel programma di “Notti al Castello 2026”.


La serata, proposta dall’Associazione Coro Lirico La Spezia, porterà nella cornice del Castello uno dei titoli più celebri del repertorio operistico italiano. L’opera in un unico atto di Pietro Mascagni, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, è tratta dalla novella omonima di Giovanni Verga.


A dirigere sarà Kentaro Kitaya. Il cast vedrà Anastasiia Leonova nel ruolo di Santuzza, Roberta Ceccotti in quello di Lola, Alessandro Fantoni nel ruolo di Turiddu, Massimo Dolfi in quello di Alfio e Maria Bruno nel ruolo di Mamma Lucia. Al pianoforte Miki Kitaya, con la direzione artistica di Ezia Di Capua.


“Cavalleria Rusticana” fu la prima opera composta da Mascagni e ottenne un enorme successo fin dalla prima rappresentazione, avvenuta al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890. Ancora oggi è una delle opere più amate e rappresentate del repertorio verista.


L’appuntamento è a ingresso libero.

 



Informazioni
Museo del Castello San Giorgio

via XXVII Marzo 36

La Spezia

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