sabato 7 novembre 2026

Al via "Open Sound 2026" prima edizione della rassegna che esplora le nuove traiettorie della musica contemporanea, al Teatro Nuovo di Napoli

Da giovedì 12 novembre 2026, Teatro Nuovo Napoli

Open Sound 2026 - I edizione

La musica dal vivo si apre a nuovi linguaggi, con tre appuntamenti in

programma che esplorano le nuove traiettorie della musica contemporanea





 

Dare spazio alla musica che ricerca, sperimenta e attraversa i generi, valorizzando le voci più interessanti della scena indipendente e d'autore. Nasce con questo spirito Open Sound 2026, il nuovo progetto del Teatro Pubblico Campano dedicato alla musica dal vivo, una piattaforma eclettica che mette in relazione talenti campani e protagonisti del panorama nazionale attraverso la rete GlocalSound.

La prima edizione, in programma al Teatro Nuovo di Napoli con tre appuntamenti da novembre a gennaio, propone un percorso musicale che dal jazz arriva al cantautorato, passando per le sonorità alternative e la sperimentazione.

Con Open Sound 2026, il Teatro Pubblico Campano amplia il proprio orizzonte culturale e apre una nuova finestra sulla musica dal vivo, riconoscendone il ruolo centrale nella costruzione di esperienze artistiche e occasioni di confronto.

Il progetto nasce con l'obiettivo di valorizzare le energie creative del territorio campano e del panorama nazionale, sostenendo tanto le produzioni emergenti quanto gli artisti già affermati e promuovendo una visione della musica come luogo di incontro, ricerca e condivisione.

Open Sound 2026 nasce, infatti, con l'ambizione di creare uno spazio di incontro tra artisti, pubblico e operatori culturali, dove la musica diventa occasione di confronto, scoperta e condivisione.

Ad aprire il programma, giovedì 12 novembre 2026 alle ore 21.00, saranno i Fanali, che presenteranno in anteprima live assoluta il nuovo mini album Nu veleno ch’è doce.


 



Il collettivo napoletano, composto da Caterina Bianco (voce e synth), Michele De Finis (chitarre, basso e programming) e Jonathan Maurano (batteria), porta avanti una ricerca che intreccia musica e immagine, tradizione e sperimentazione, rileggendo il patrimonio della canzone napoletana attraverso le atmosfere del trip-hop, del post-rock e dello shoegaze.

Il nuovo lavoro, che vede la collaborazione di Manuel Agnelli nel singolo Passione, rappresenta il capitolo conclusivo di un percorso di reinvenzione della canzone partenopea avviato con il precedente album Nun me scetà.

Un'identità artistica costruita nel tempo attraverso un approccio multidisciplinare e la collaborazione con l'artista visuale Sabrina Cirillo e il sound engineer Antonio Dafe. Nati dall'incontro artistico tra i tre musicisti, i Fanali si muovono nel solco di esperienze come Calibro 35, C’mon Tigre e Julie’s Haircut, con l'obiettivo di realizzare una vera e propria «musica per immagini».

Il secondo appuntamento, mercoledì 23 dicembre 2026 alle ore 21.00, vedrà protagonista il PS5 – Pietro Santangelo 5tet con Baccanalia, un progetto musicale che fa della contaminazione e della convivenza tra linguaggi differenti il proprio principio ispiratore. Dopo la pubblicazione di Unconscious Collective (2021) ed Echologia (2024), entrambi usciti per l'etichetta Hyperjazz, la formazione presenta il nuovo EP Baccanalia (2026), pubblicato dalla neonata etichetta napoletana Cafe Saphora Records.

Il disco è una raccolta di danze visionarie che si ispirano all'immaginario della cultura classica, evocando attraverso ritmi pulsanti e canti rituali danze di guerra, cortei di satiri e riti di passaggio e trasformazione. Ne scaturisce un viaggio sonoro intenso, nel quale il jazz contemporaneo dialoga con suggestioni ancestrali, dando vita a un'esperienza musicale che coinvolge il corpo e la dimensione più evocativa dell'ascolto. Le trame dei sassofoni si sviluppano su una solida struttura ritmica, lungo una linea immaginaria che mette in relazione le radici musicali africane e mediterranee.

La ricerca del quintetto parte dall'idea di biodiversità come metafora culturale: proprio come in un ecosistema naturale, elementi apparentemente distanti contribuiscono a costruire un equilibrio dinamico e vitale. Una visione che si traduce in una musica aperta, plurale, in cui multiculturalismo significa innanzitutto convivenza.

Accanto a Pietro Santangelo, al sax tenore e soprano, flauto, voci, fujara e percussioni addizionali, il quintetto riunisce Paolo Batà Bianconcini alle congas e allo shekerè, Giuseppe Giroffi al sax alto e baritono, Vincenzo Lamagna alla chitarra basso e Salvatore Rainone alla batteria.

A chiudere la prima edizione di Open Sound 2026 sarà, sabato 9 gennaio 2027 alle ore 21.00, Federico Di Napoli, cantautore originario di Aversa, in provincia di Caserta, protagonista di Concerto a teatro. La sua musica affonda le radici nell'R&B degli anni Duemila, ma si sviluppa attraverso un percorso personale che attraversa il pop e le sonorità urban contemporanee, senza rinunciare alla contaminazione.

 




Dopo il singolo d'esordio Macigno, tra il 2018 e il 2019 pubblica sei brani, tra cui Da mezzanotte in poi, conquistando progressivamente l'attenzione del pubblico e il sostegno della scena musicale napoletana. Nel suo percorso si inseriscono collaborazioni con artisti come Samurai Jay, Livio Cori e Peppe Soks, mentre brani come Mare 'e Bucìe (feat. Livio Cori), Tutto Come Prima e Scuro gli consentono di raggiungere anche la copertina della playlist editoriale Anima R&B.

La dimensione digitale e i social network rappresentano un ulteriore spazio di espressione e relazione con il pubblico, contribuendo alla crescita del suo progetto artistico Un percorso in continua evoluzione, che restituisce l'immagine di un artista interessato a superare le definizioni di genere e a concepire la musica come uno spazio libero, senza etichette, limiti o confini.

Open Sound 2026 inaugura un nuovo percorso dedicato alla musica dal vivo e alle sue molteplici possibilità espressive. Un'occasione per esplorare le trasformazioni della scena contemporanea, valorizzare le esperienze artistiche del territorio e costruire un dialogo aperto tra Napoli e il panorama musicale nazionale.

Open Sound 2026 - I Edizione

12 novembre 2026 ˃ 9 gennaio 2027

Teatro Nuovo Napoli - Via Montecalvario, 16

Info e prenotazioni 0814976267, botteghino@teatronuovonapoli.it

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Nadeesha Uyangoda chiude “Storie. Incontri d’autore” con il romanzo “Acqua sporca”

 Giovedì 12 novembre alle ore 18.00 alla Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso” l’ultimo appuntamento della rassegna autunnale

 


 


La Spezia, 7 novembre 2026 – Sarà Nadeesha Uyangoda a chiudere giovedì 12 novembre la nuova edizione autunnale di “Storie. Incontri d’autore”, la rassegna promossa da Fondazione Carispezia e dal Comune della Spezia.
L’appuntamento è in programma alle ore 18.00 alla Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso”, dove la scrittrice presenterà “Acqua sporca” (Einaudi, 2025), romanzo vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2026 in dialogo con la giornalista Alma Martina Poggi.
Scrittrice italofona nata in Sri Lanka, Uyangoda costruisce un racconto familiare che si muove tra presente e passato e tra Italia e Sri Lanka. Al centro del romanzo ci sono Neela, le sue sorelle e la figlia Ayesha, protagoniste di una storia nella quale vicende individuali e familiari si intrecciano con questioni di più ampia portata.
Il libro attraversa infatti i temi dell’appartenenza, della migrazione, della povertà e del desiderio, raccontando al tempo stesso la forza con cui le protagoniste continuano, nonostante le difficoltà, a inseguire i propri sogni.
Con questo appuntamento si conclude il percorso autunnale di Storie. Incontri d’autore, che dal 6 ottobre ha proposto sei occasioni di incontro e confronto attraverso libri capaci di affrontare, da prospettive differenti, alcuni dei temi più significativi del nostro tempo.


Giovedì 12 novembre – ore 18.00
Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso”
Nadeesha Uyangoda
Acqua sporca – Einaudi, 2025

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

venerdì 6 novembre 2026

Jacopo Fo e il genio di Dario e Franca: al via al Teatro Delle Arti la quarta edizione di Pro Teatro

 




Al Cinema Teatro Delle Arti di Salerno è tutto pronto per il ritorno di “Pro Teatro”, la rassegna, giunta quest’anno alla sua quarta edizione, diretta da Antonello Ronga e Chiara Natella e che gode tra gli altri del patrocinio della Fondazione Fo Rame, a cui la manifestazione è dedicata. Cinque più  uno gli appuntamenti in cartellone, con il via ufficiale previsto per giovedì 12 novembre alle ore 21.00 con lo spettacolo “Nel Nome della Madre”, presentato da Applausi Infiniti, che vedrà protagonisti in scena Raffaele Milite e Fortuna Capasso per la regia dello stesso Antonello Ronga. Il cartellone proseguirà poi nel nuovo anno, nello specifico venerdì 22 gennaio 2027 alle ore 21.00, quando il palcoscenico ospiterà “Moby Dick”, un intenso lavoro firmato e interpretato da Andrea Carraro, mentre venerdì 19 febbraio 2027, sempre alle ore 21.00, l’Acting Center Napoli porterà in scena “Shakespeare & Love – Romeo! Perché morir per amore?”, scritto, diretto e interpretato da Paolo Aguzzi. Il viaggio tra le emozioni del palcoscenico continuerà venerdì 19 marzo 2027 alle ore 21.00 con lo spettacolo “Luci della Città – Stefano Cucchi”, una toccante proposta firmata da Progetto Nichel per la regia di Pino Carbone.

 


 

A chiudere la quarta edizione di “Pro Teatro” gli appuntamenti di venerdì 16 aprile e di sabato 17 aprile 2027. Venerdì 16 aprile, alle ore 21.00, salirà sul palco Jacopo Fo per interpretare “Com’è essere figlio di Franca Rame e Dario Fo”, uno spettacolo intimo e di grande impatto emotivo diretto da Felice Cappa. A completare questa straordinaria parentesi dedicata alla grande drammaturgia italiana, sabato 17 aprile 2027, a partire dalle ore 11.00, il Cinema Teatro Delle Arti ospiterà una imperdibile masterclass e un laboratorio di recitazione e azione scenica intitolato “Il teatro ti fa respirare”, condotto dallo stesso Jacopo Fo e pensato specificamente per allievi attori, con accesso su prenotazione. Il costo del biglietto singolo per ciascuno spettacolo è di 12 euro, mentre l'abbonamento per l’intera rassegna di cinque spettacoli è proposto al prezzo di 45 euro. Per qualsiasi informazione e per l’acquisto dei biglietti è possibile rivolgersi direttamente al botteghino del Cinema Teatro Delle Arti, aperto tutti i giorni dalle ore 17.00 alle ore 21.00, oppure contattare il numero telefonico 089.221807 o la chat WhatsApp al 376.2289948.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Come vivono gli artisti?

A cura di Santa Nastro e Alex Urso
Istituto Italiano di Cultura di Varsavia
13 ottobre - 11 dicembre 2026

 


 


Prosegue fino all'11 dicembre 2026 la mostra Come vivono gli artisti?, promossa dall'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, che la ospita, in collaborazione con Gruppo21.
 
Curata da Santa Nastro e Alex Urso, l'esposizione coinvolge gli artisti italiani e polacchi Maess Anand, Alicja Bielawska, Eva Frapiccini, Piotr Hanzelewicz, Igor Kubik, Luana Perilli, Alessandro Scarabello, Giuseppe Teofilo, Alex Urso, in un dialogo attivo tra le due realtà.

In occasione del finissage, il giorno 11 dicembre 2026, si terrà una azione della performer Veronica Vagnoni. La mostra è stata presentata in anteprima il 10 ottobre 2026, in occasione della ventiduesima Giornata del Contemporaneo.
 
Come vivono gli artisti? La domanda sembra semplice, ma porta con sé una questione più ampia: quanto è possibile vivere della propria pratica artistica e quanto lavoro serve per poter continuare a farla? L'immagine dell'artista completamente dedito alla propria ricerca nasconde spesso una realtà molto diversa. Per molti artisti, infatti, portare avanti più lavori contemporaneamente è una condizione necessaria: insegnare, curare mostre, scrivere, occuparsi di comunicazione, collaborare all'organizzazione di eventi, lavorare come freelance o svolgere professioni che non hanno alcun rapporto con l'arte. Non si tratta necessariamente di una scelta. Spesso è il modo attraverso cui la pratica artistica può continuare a esistere. La mostra ospitata dall'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia prova a fare luce su questo fenomeno, mettendo in relazione artisti italiani e polacchi che, pur nelle differenze dei rispettivi contesti, vivono una condizione professionale affine: una condizione "plurale".
 
Una ricerca di AWI-Art Workers Italia condotta su 440 artisti mostra che l'80% degli intervistati svolge altri lavori oltre alla propria ricerca. Il dato è significativo non tanto perché quantifica il cosiddetto "secondo lavoro", ma perché evidenzia quanto sia difficile separare la pratica artistica dalle altre attività necessarie a sostenerla.

Questa realtà rimane però poco visibile, quasi nascosta, all'interno di un sistema dell'arte che tende sempre più a concentrarsi sul risultato: una mostra, una residenza, una biennale. Molto meno spazio viene dato invece a tutto ciò che viene prima e dopo la realizzazione di un'opera: le ore trascorse a lavorare fuori dallo studio, la ricerca senza un risultato immediato, la gestione amministrativa, il lavoro di cura, la maternità, le difficoltà economiche. Tutto questo sembra appartenere alla vita privata, quando invece costituisce una tra le parti fondamentali del lavoro artistico.

La stessa situazione emerge, con caratteristiche proprie, anche nel contesto polacco. Una ricerca nazionale del 2024, Policzone i policzeni. Artystki i artyści w Polsce 2024, ha stimato circa 62.000 persone professionalmente attive come "artisti". Circa il 90% di questi presenta redditi irregolari; solo l'11% ha un contratto di lavoro stabile, mentre il 15,3% lavora senza contratto, e il 10,4% non dispone di assicurazione sociale. Certo, questi numeri non significano che il 90% degli artisti polacchi abbia necessariamente un secondo lavoro. Dicono però qualcosa di altrettanto importante: la pratica artistica si sviluppa spesso in condizioni economiche instabili e attraverso forme di lavoro frammentate, che finiscono inevitabilmente per incidere anche sulla ricerca e sulla realizzazione delle opere.
 
Italia e Polonia mostrano, in sintesi, una condizione comune: l'arte viene riconosciuta come importante, ma il lavoro che la rende possibile rimane spesso fragile. La precarietà non riguarda soltanto il reddito. Riguarda il tempo, la possibilità di programmare il futuro, l'accesso alla previdenza, la possibilità di fermarsi in un sistema che ci richiede sempre operativi, e ancora più semplicemente, quella di vivere senza dover trasformare ogni momento della propria vita in un'opportunità professionale. 

Gli artisti presenti in mostra, con le loro differenze anagrafiche, formative e professionali, offrono interpretazioni diverse del tema e, al tempo stesso, incarnano concretamente questa condizione precaria. Sono figure inserite all'interno del sistema e del mercato dell'arte italiano e polacco che, nonostante il talento e il riconoscimento raggiunto, si trovano spesso a fare i conti con gli ostacoli della quotidianità e con l'instabilità della propria posizione professionale, ricorrendo ad altre attività lavorative per poter sostenere la propria ricerca. 

La mostra non intende offrire una risposta univoca a queste riflessioni, racconta infatti il senso di precarietà attraverso una lente molto ampia, che non è solo sociale, ma anche psicologica, sentimentale ed esistenziale, dando il senso di una dimensione che è umana oltre che di mestiere. 

Come vivono gli artisti? si pone soprattutto il problema di sollevare domande e portare all'attenzione un tema urgente e ancora poco discusso. Parlare delle condizioni di vita degli artisti significa spostare lo sguardo dall'opera a ciò che la rende possibile. Significa considerare parte integrante del lavoro anche tutto ciò che normalmente non viene mostrato: il tempo, le difficoltà, le attività parallele e le condizioni materiali che permettono alla pratica artistica di esistere.

Per informazioni:
Istituto Italiano di Cultura di Varsavia
Włoski Instytut Kultury w Warszawie
ul. Marszałkowska 72, Warszawa
https://iicvarsavia.esteri.it/it/

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

CASTAGNE, COLDIRETTI: «UN PATRIMONIO DA DIFENDERE E VALORIZZARE, FONDAMENTALE PER IL FUTURO DELLE AREE INTERNE»

Alla 42ª Festa della Castagna di Montella IGP, Coldiretti Avellino presente
con gli stand di Campagna Amica. La direttrice Tortoriello e la presidente Barbati
richiamano l'attenzione sul valore della castanicoltura e sulla necessità di
 sostenere il reddito delle imprese agricole


 


MONTELLA (AV) – Non soltanto un prodotto simbolo dell'autunno e della tradizione gastronomica irpina, ma una risorsa economica, ambientale e sociale fondamentale per il futuro delle aree interne. La castagna torna protagonista a Montella, dove è in corso la 42ª Festa della Castagna IGP, in programma fino a domenica 8 novembre. Un appuntamento che Coldiretti Avellino coglie come occasione per richiamare l'attenzione sul valore della castanicoltura, sulla necessità di tutelare le produzioni di qualità e sull'importanza di garantire prospettive di sviluppo alle imprese agricole del territorio. Coldiretti è presente alla manifestazione con gli stand di Campagna Amica, che portano al centro della festa il rapporto diretto tra produttori e consumatori, promuovendo le eccellenze agroalimentari locali e la cultura della qualità e della provenienza dei prodotti.

La Castagna di Montella IGP rappresenta una delle espressioni più significative dell'agricoltura irpina. Un prodotto che racchiude secoli di tradizione, competenze tramandate tra generazioni e un legame indissolubile con il paesaggio montano. La sua valorizzazione riguarda non soltanto il mercato agroalimentare, ma anche la salvaguardia dei castagneti, la tutela ambientale e il mantenimento di attività economiche e opportunità occupazionali nelle comunità dell'entroterra.

Un patrimonio che oggi deve confrontarsi con sfide sempre più complesse. Secondo le stime nazionali di Coldiretti, nel 2026 la produzione italiana di castagne registra una flessione stimata intorno al 25% rispetto allo scorso anno, principalmente a causa degli effetti dei cambiamenti climatici, a fronte di una qualità del prodotto ottima. La Campania resta la prima regione italiana per superfici produttive, concentrando oltre un terzo dei quasi 40mila ettari coltivati a castagne e marroni nel Paese.

“La Festa della Castagna di Montella dimostra quanto un prodotto agricolo possa diventare un elemento di attrazione e promozione per un intero territorio – sottolinea Maria Tortoriello, direttrice di Coldiretti Avellino –. Con la presenza di Campagna Amica vogliamo ribadire il valore della filiera corta e dell'incontro diretto tra chi produce e chi acquista. Scegliere prodotti del territorio significa riconoscere il lavoro degli agricoltori e contribuire a sostenere l'economia locale. Ma occorre anche rafforzare l'organizzazione della filiera, investire nella qualità, nell'innovazione e nella promozione, affinché le nostre eccellenze possano esprimere pienamente il loro potenziale, anche sui mercati nazionali e internazionali. La castanicoltura irpina possiede un patrimonio di qualità e competenze che merita di essere accompagnato in un percorso di crescita”.

“La castagna è molto più di un'eccellenza agroalimentare: è parte dell'identità dell'Irpinia e rappresenta una risorsa fondamentale per l'economia delle nostre aree interne – dichiara Veronica Barbati, presidente di Coldiretti Avellino –. Dietro ogni prodotto ci sono imprese, famiglie, lavoro quotidiano e una presenza sul territorio che contribuisce a preservare il nostro patrimonio ambientale e paesaggistico. Manifestazioni come quella di Montella sono straordinarie occasioni di promozione, ma la valorizzazione deve proseguire durante tutto l'anno, e il livello qualitativo complessivo delle nostre Feste deve continuare a crescere per offrire a chi sceglie l’Irpinia esperienze uniche sia sotto il profilo paesaggistico-ambientale che sotto il profilo della qualità, tanto nei prodotti agroalimentari quanto nel sistema dell’accoglienza. È fondamentale mettere le aziende agricole nelle condizioni di continuare a produrre, sempre meglio, garantendo una giusta remunerazione del loro lavoro dei nostri imprenditori e interventi concreti per affrontare le difficoltà legate ai costi, ai cambiamenti climatici e alle dinamiche di mercato. Difendere la castanicoltura, l’agricoltura, costruire filiere forti e capaci di sopportare i colpi di cambiamenti, non solo climatici, importanti, e la prima condizione per contribuire a contrastare lo spopolamento e sostenere il futuro delle nostre comunità”.

La tutela della produzione locale passa anche attraverso una maggiore consapevolezza dei consumatori e la valorizzazione delle filiere territoriali. Nel 2025 le importazioni italiane di castagne hanno superato i 14 milioni di chilogrammi, un dato che conferma l'importanza di sostenere le produzioni nazionali, promuovere la trasparenza sull'origine e rafforzare il rapporto tra agricoltori e mercato. La Festa della Castagna di Montella IGP diventa così non soltanto una celebrazione della tradizione, ma un'occasione per rinnovare l'attenzione su una filiera che unisce agricoltura, ambiente, cultura e turismo. Per Coldiretti, la sfida è trasformare la visibilità di questi appuntamenti in opportunità durature per le imprese, affinché il valore riconosciuto ai prodotti si traduca anche in reddito e sviluppo per chi quotidianamente li produce.

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Complesso Monumentale dell'Annunziata - Intervista a ROViRO'

by Rosaria Pannico



Oggi siamo nuovamente  in compagnia del nostro amico Roberto ROViRO' ancora nel cuore di Napoli, precisamente presso Salone delle Colonne del Complesso Monumentale dell'Annunziata per un'intervista realizzata il giorno 18 ottobre, ricordiamo giorno dell' l'inaugurazione della mostra dal titolo "Messaggi di Pace" dove era ad esporre con le sue bellissime opere. 




 

Per info:

rivitalismo@libero.it

(il link non ha accesso diretto ma è da copiare e incollare sul web).

 


 


Potrebbe interessarti anche:

https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/10/intervista-roviro-nel-salone-delle.html 



APERTE LE ISCRIZIONI ALLA xxi ed di ..incostieraamalfitana.it

 

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La linea della materia



Progetto espositivo curato da Simona Di Sciullo, con opere di Iole Cilento, 

Luana Di Sarno ed Ellen G.

 negli storici spazi ipogei dell’Atrio delle Trentatré, in via Luciano Armanni 16 a Napoli


dal 31 ottobre al 14 novembre 2026, martedì–venerdì, ore 16.00–19.00
La mostra si colloca nell'ambito della 18esima edizione della rassegna culturale Strane Coppie, ideata e curata da Antonella Cilento, dedicata quest'anno al tema Confini.


sabato 7 novembre 2026, ore 17:00 
performance di Iole Cilento, con la partecipazione di Clara Garesio


Quattro donne, quattro generazioni, quattro cuori: un esercizio di fare comune: Iole Cilento, Clara Garesio, Vittoria De Biase e Chiara Marino.
 


 

La performance nasce dall’incontro tra pratica artistica e pratica meditativa, ispirata alle direzioni cardinali e alla meditazione del cuore. 

 


 

Quattro donne, appartenenti a quattro generazioni, si riuniscono attorno a un unico elemento naturale, uno spazio liquido, per dare forma a una creazione che non appartiene a nessuna singolarmente, ma nasce dalla presenza di tutte.

 


 

 
Il gesto individuale diventa così relazione e riflessione sui confini e sulle possibilità del fare insieme: su come le differenze possano incontrarsi senza annullarsi e su come ogni gesto possa contribuire a generare una forma comune.

 
L’opera finale, impressa sulla carta, custodisce la traccia visibile di questo incontro: una memoria condivisa.

 

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