giovedì 12 marzo 2026

Venerdì 13 marzo allo Yachting Club di Salerno il libro "disabilmente" comico di Lello Marangio e una raccolta di monologhi e poesie di Rosaria Zizzo

Nella serata Premio Internazionale alla Parola a Vito Pinto, Laura Russo, Alfonso Conte, Giorgio Della Monica 


 


Nuovo appuntamento il 13 marzo a Salerno con la X edizione de "I Salotti letterari allo Yachting Club...di venerdì". Protagonisti Lello Marangio con "Al mio segnale scatenate l'infermo. Libro disabilmente comico" (Homo Scrivens) e Rosaria Zizzo con "Amore Dolore Follia" (Magna Graecia), con inizio alle ore 19.15.
Essere disabile è un lavoro sporco che qualcuno deve pur fare. Con ironia e umorismo, Lello Marangio in "Al mio segnale scatenate l'infermo" lancia il suo grido di battaglia e racconta la sua vita da disabile e le principali problematiche connesse, divertendoci e invitandoci a riflettere. Scrittore professionista di testi comici, si è lasciato contagiare dal batterio dell'ironia attraverso il quale ha affrontato imbarazzi e difficoltà, trovando sempre il modo di riderci su. Con questo spirito racconta il mondo con una biografia comica che è allo stesso tempo una dolcissima favola umana. Prefazione al libro di Peppe Iodice.

 



“Amore Dolore Follia” di Rosaria Zizzo è un'alternanza di poesie e monologhi in un viaggio nella vita e, soprattutto, nelle traversie di tante donne del passato e del presente, artiste, scrittrici, poetesse, intrecciando il loro percorso con il racconto della propria autobiografia e di storie di vita vissuta di donne con timori, paure, angosce, speranze, sogni. Fil rouge della narrazione è il rapporto che queste donne del passato e del presente hanno e hanno avuto con la propria madre: amore? dolore? follia?

 Gli autori saranno affidati alle domande di Alfonso Bottone, direttore organizzativo di 
..incostieraamalfitana .it. Interventi di Diana De Bartolomeis, presidente dello Yachting Club "Angelo Maria Belmonte" di Salerno, e di Patrizia De Bartolomeis, presidente regionale dell'ANILS Campania. Letture di Vania De Angelis e Rosaria Zizzo.

 



Chiuderà la serata la consegna del Premio Internazionale alla Parola allo scrittore e giornalista Vito Pinto, al pittore Giorgio Della Monica, alla poetessa e giornalista Laura Russo, al docente universitario e scrittore Alfonso Conte. A consegnare i riconoscimenti la scrittrice e poetessa Rosaria Zizzo, co-ideatrice del Premio.


Per ulteriori informazioni consultare la pagina facebook @incostieraamalfitana.it 

o su Instagram incostieraamalfitana_it.

 

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Cuoco Contadino di Campagna Amica - Terranostra: due detenuti fra i nuovi formati




Ci sono anche due detenuti fra i corsisti che hanno concluso il percorso di formazione dedicato ai Cuochi Contadini, promosso da Coldiretti Campania, Campagna Amica e Terranostra. I due sono stati coinvolti in un progetto di reinserimento lavorativo e sociale, promosso insieme alla Cooperativa Terra Felix, a conferma del valore inclusivo dell’agricoltura e della formazione.

La giornata finale è stata ospitata dall’Agriturismo Amico Bio di Giano Vetusto.
 Per l’occasione i 25 corsisti, suddivisi in cinque squadre, hanno presentato alla giuria una portata ciascuno, mettendo in pratica le competenze acquisite durante il corso e valorizzando i prodotti agricoli e i piatti della tradizione.

A valutare le preparazioni una giuria d’eccezione composta da Enrico Amico, presidente Coldiretti Caserta; Marina Reale, presidente Donne Coldiretti Campania; Manuel Lombardi, presidente Terranostra Campania; lo chef Antonio Papale, docente dell’Istituto Alberghiero “G. Ferraris” di Caserta; Mario Sanza dell’ONAF e Davide Petruccione, dirigente del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria della Campania.

La giornata ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso intenso di formazione e crescita professionale: al termine del corso i 25 partecipanti hanno ricevuto l’attestato e la casacca ufficiale da Cuoco Contadino, simbolo di un impegno concreto nella valorizzazione della cucina agricola e delle eccellenze del territorio.

Tra i corsisti anche due detenuti, coinvolti in un progetto di reinserimento lavorativo e sociale promosso insieme alla Cooperativa Terra Felix, a conferma del valore inclusivo dell’agricoltura e della formazione.

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mercoledì 11 marzo 2026

LA SOLITUDINE DEL CORMORANO di Antonio Corvino - LA PRESENTAZIONE

by Rosaria Pannico


 

Cari amici di rosarydelsudArt news questo pomeriggio presso la Sala Massimino nella settecentesca Villa Bruno in San Giorgio a Cremano (Napoli) si è svolta la presentazione del libro di Antonio Corvino dal titolo "LA SOLITUDINE DEL CORMORANO" di cui vi propongo in video alcuni momenti dell'evento:

 

 

 Si ringrazia per l'organizzazione sempre molto attenta la professoressa Maria Falbo (presidente della PRO LOCO e vicepresidente della CASA DI MASSIMO TROISI).



 
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Il nuovo libro di Beppe Mecconi al Centro Anziani di via Corridoni

Martedì 17 marzo alle ore 17:30 presso Il Centro Anziani di piazza Brin in via Filippo Corridoni 7, alla Spezia, Raffaella Ferrari  
presenterà il nuovo libro di Beppe Mecconi

 



 
Nell’esergo introduttivo è scritto un pensiero della pluripremiata autrice Shruti Swamy: “Cosa può fare un racconto breve? Può provare, e forse persino riuscire, a dire la verità. Uno scrittore può lasciare da parte tutte le sue vanità, gli attaccamenti ai suoi abbellimenti di prosa o alle manovre tecniche, lasciar andare persino l’attaccamento al sapere dove una storia potrebbe andare e ascoltare davvero cosa la storia sta cercando di esprimere.”
 
«Mi dicono che ho il dono della sintesi», dice Mecconi: «a volte penso sia una sorta di maledizione. Sopporto sempre meno quelli che parlano per ore per enunciare un concetto che si può placidamente esprimere in pochi minuti, quelli che scrivono 700 pagine quando a quella storia ne basterebbero 200. Non mi piace la ridondanza, in tutti i campi, nella pittura, nella scrittura, nel teatro, nella vita. Amo il racconto per questo, perché insegna l’essenzialità, insegna a togliere; il racconto è zen. Quindi, appunto in sintesi: rispondendo al desiderio di alcuni amici e di quel visionario che è l’editore, ho selezionato cinquantadue racconti brevi, alcuni brevissimi, pubblicati qua e là negli anni [più tre inediti], e li ho abbinati a miei dipinti, virati in bianco e nero, perché non diventassero distraenti rispetto al testo.»

 



 
Dalla prefazione di Vanessa Isoppo: «Potrebbe sembrare inusuale affidare a una psicoterapeuta la prefazione di un libro di racconti e dipinti. Niente di più falso: le parole sono il mio mestiere e il disegno, sin dalla più tenera infanzia, è l’espressione del nostro Io più profondo. Mi sono pertanto apprestata a leggere questo libro nella doppia figura di professionista e lettrice e devo dire che entrambi i ruoli hanno ricavato un enorme piacere sia dai racconti, sia dai disegni che li accompagnano. Il linguaggio è preciso e curato in descrizioni e riflessioni, sebbene essenziale, e l’assenza di una cornice narrativa specifica permette, sicuramente nel caso dei testi presenti in questo volume, un’ampia fantasia nell’accoppiamento con un’opera pittorica. Infatti, Mecconi non si è limitato a scrivere “nuove novelle”, ha fatto di più, ha associato a ognuna di esse alcune delle sue opere pittoriche in abbinamenti talvolta intuitivi, a volte più introspettivi. Forse è proprio questa la sfida rivolta al lettore: leggere il racconto e “sentire” il disegno abbinato. Apprezzare i motivi per cui risuona in una sorta di comunione con l’artista ma, meglio ancora, indagare dentro di noi quando il disegno ci sembra inappropriato, sebbene non sia mai respingente. O forse sì, per qualcuno un’immagine potrebbe risultare tale, perché l’Arte non arriva a tutti nello stesso modo.»


 


Ingresso libero.
 
Si ringraziano gli organizzatori, la presidentessa Lorenza Rocca e il Comune della Spezia proprietario dei locali.
 
Riferirsi, per una tempestiva comunicazione, all'indirizzo https://incontridilettura.blogspot.com


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I calchi di Pompei: un percorso nella storia dell’eruzione del 79 d.C.

Per la prima volta un allestimento permanente
racconta l’origine, la storia e la tecnica dei calchi di Pompei.
 
Dal 12 MARZO – PALESTRA GRANDE





 
“Poiché l'angoscia di ciascuno è la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre. (…)
Sono passati i secoli, la cenere si è pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Così tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza”
 
Primo Levi - La Bambina di Pompei -

 
 



 
 
 “Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura…. “
 
 

 

 Luigi Settembrini - scrittore e patriota napoletano dell’800

Un “memoriale” che racconta la fine di Pompei e le sue vittime. L’eruzione del 79 d. C. - che ha colpito migliaia di persone e fatto della antica città vesuviana una testimonianza unica nella storia - per la prima volta viene narrata attraverso un allestimento museale permanente che ne restituisce la storia momento per momento, esponendo i calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati. Sarà visitabile alla Palestra Grande degli scavi, dal 12 marzo 2026.

 

 
La nuova esposizione che ripercorre l’origine, la storia dell’eruzione e la tecnica dei calchi, è il risultato di un dialogo tra un linguaggio museale teso a dare dignità alle vittime dell’eruzione, ma al tempo stesso a raccontarne la storia con cura scientifica.
Una narrazione oggettiva di quella vicenda attraverso la quale il visitatore si trova di fronte al “… dolore della morte che riacquista corpo e figura” con cui lo scrittore Luigi Settembrini nel ‘800, aveva descritto i calchi di Pompei, “non arte, non imitazione; ma le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso”. Primo Levi, nella poesia La bambina di Pompei, parla di “agonia senza fine, terribile testimonianza”.
 
22 i calchi di vittime, tra i vari rinvenimenti esposti, scelti fra quelli meglio conservati e più leggibili, presentati sulla base del contesto di provenienza, che va dalle domus nelle aree interne della città fino alle porte e alle strade che uscivano dal centro abitato, scappando lungo le quali gli abitanti cercarono invano la salvezza.
 
 
L’esposizione riunisce assieme, per la prima volta, un così ampio numero di testimonianze. A Pompei dall’800 è stato possibile realizzare un centinaio di calchi. Altri, singoli o in piccoli gruppi, sono visibili nelle domus o in altri edifici della città, nei luoghi originari del loro rinvenimento.
 
Il percorso si articola nei portici sud e nord della Palestra Grande, il grande edificio quadrato ubicato di fronte all’Anfiteatro e un tempo destinato alla formazione dei cittadini, con una sezione dedicata alla Vulcanologia e ai reperti organici, piante e animali e una sezione dedicata ai resti umani.

 

 
Dichiara il Ministro della Cultura Alessandro Giuli: “Mi ha colpito l’allestimento fatto con grandissimo rigore scientifico, la capacità di restituire la cruda verità dell’eruzione di Pompei e l’espressività dei calchi. E al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime, attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità come in un sacrario contemporaneo, perché tutte le tragedie che avvengono per calamità naturali sono condensate in questa magnifica, terrificante ed esplicativa rappresentazione che il direttore e tutto il magnifico staff del Parco archeologico ci hanno offerto.
È una mostra coraggiosa perché è anche estremamente contemporanea. Non è facile la rappresentazione della morte, non è facile mettere in mostra la nudità dei calchi di corpi travolti da ceneri, lapilli e lava. Bisogna saperlo fare e saper raccontarlo con uno sguardo scientifico ma allo stesso tempo empatico nei confronti del dolore. E la missione è riuscita”.
 


 
Dichiara il Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel: “Personalmente ritengo questa la più grande sfida museologica che abbiamo mai affrontato, e ringrazio tutto il gruppo di lavoro, in particolare Silvia Bertesago e Tiziana Rocco, che hanno seguito l’allestimento dai primi passi. Abbiamo cercato un linguaggio museografico che unisca la semplicità toccante di un memoriale, perché non volevamo in nessun modo rinunciare all’aspetto umano ed etico, con la gioia della scoperta attraverso apparati didattici inclusivi e facilmente comprensibili. I calchi delle vittime non sono reperti, non sono statue e non sono opere d’arte, né d’arte antica né contemporanea. Per dire cosa sono, forse basta una frase, pronunciata una volta da un collega su uno scavo dove scoprimmo una vittima: questo siamo noi. Possiamo vedere nei calchi di bambini, donne e uomini morti nel 79 d.C. la nostra fragilità, la nostra umanità e vulnerabilità: perciò, da un incontro rispettoso con queste testimonianze, che abbiamo cercato di rendere possibile con il nuovo allestimento, può scaturire un messaggio profondo: la vita è precaria, preziosa, la vita è bella”.
 

 

 
L’origine dei calchi  

Nel 79 d.C., l’eruzione del Vesuvio distrusse improvvisamente la città di Pompei, seppellendola sotto metri di cenere e pomici. Questo evento catastrofico ha conservato intatti non solo edifici e strade, ma anche le tracce delle vite di chi vi abitava. Le persone rimaste intrappolate durante la seconda fase dell’eruzione, ovvero dopo la caduta dei lapilli, furono avvolte da una nube ardente di cenere vulcanica (cosiddetta “corrente piroclastica”), che si solidificò intorno ai loro corpi.
 
 


Con il tempo, i corpi e tutti i materiali organici si decomposero, lasciando degli spazi vuoti nella cenere indurita. Nell’800, questi vuoti intercettati durante gli scavi, furono per la prima volta riempiti con gesso per creare calchi fedeli delle vittime e sono oggi una testimonianza potente e toccante della tragedia, che ci permette di “vedere” gli oggetti andati distrutti e le persone che vissero e morirono in quel momento. Pompei è l’unico sito al mondo che consente il recupero di questo tipo di testimonianze.
I calchi non sono dunque semplici reperti, ma testimonianze dirette della tragedia che colpì Pompei. Attraverso di essi, la scienza ci restituisce i volti, i gesti e l’umanità degli abitanti dell’antica città, fermi nell’attimo in cui il tempo si è interrotto.




 

 
Il percorso espositivo
Nel braccio Sud trova spazio una sezione vulcanologica, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., arricchito da un nuovo video che ne ripropone in sintesi la dinamica e dalla ricostruzione di una colonna di circa 4 metri di ceneri e lapilli, il materiale eruttivo che seppellì completamente la città di Pompei. Segue una parte dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici straordinariamente conservati che raccontano il rapporto fra l’uomo e le risorse naturali.
La sezione è accompagnata da un apparato grafico di testi e riproduzioni iconografiche di fauna e flora presenti in famosi affreschi pompeiani, alcuni anche di recente scoperta (come quelli provenienti dalla casa del Tiaso).
 
 
Il braccio Nord, accanto ad una piccola parte sugli arredi con due calchi di porte, ospita la grande sezione dedicata ai resti umani, che espone una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione.
I calchi delle vittime del 79 d.C. sono tra le testimonianze più famose e commoventi di Pompei. Spesso confusi con corpi pietrificati, sono in realtà il risultato di un processo unico, reso possibile dalle condizioni create dall’eruzione e da una tecnica archeologica sviluppata nel tempo.
Anche se sono noti tentativi negli anni precedenti, fu nel 1863 che l’archeologo Giuseppe Fiorelli, versando gesso liquido in queste cavità, per primo riuscì a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate, spesso con ossa ancora presenti al loro interno.
 
Il tema trattato e il tipo di reperti esposti ci pongono a stretto contatto con il momento della morte improvvisa. Per tale motivo la sezione delle vittime non è subito visibile, ma è protetta alle due estremità, da elementi divisori che avvisano dell’ingresso in un settore peculiare, dando quindi allo spettatore la possibilità di scegliere se affrontare o meno la visita.

 

 
 
L’allestimento è scandito da un apparato grafico in cui è ridotto al minimo l’uso del colore e di ogni elemento decorativo, a vantaggio di testi lineari accompagnati da foto d’archivio, che documentano i contesti o i calchi in fase di scavo o di restauro. È arricchito da contenuti multimediali dedicati da un lato alla tecnica di realizzazione dei calchi dal momento dell’invenzione fino ad oggi e alla struttura interna dei calchi con immagini tratte da TAC eseguite su alcuni esemplari, dall’altro lato a contenuti storici come l’intervista ad Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di R. Rossellini
 
Un percorso flessibile e accessibile: video in LIS e ISL e modellini tattili
Tutto il percorso, per la sua ubicazione all’interno dell’area archeologica, è volutamente flessibile, è cioè strutturato per poter essere visitato ed avere una lettura compiuta nei diversi sensi di marcia e a prescindere dal lato di ingresso al monumento, adattandosi così alle diverse direzioni dei flussi di visitatori.
Particolare attenzione è stata data all’accessibilità, attraverso contenuti audio, video in LIS e ISL, strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa) e due sezioni tattili dedicate rispettivamente una alla parte sulle vittime umane e l’altra a quella sugli animali e le piante con modellini 3d dei reperti accompagnati da testi in braille.  
Attraverso gli apparati grafici, i video e gli approfondimenti, l’allestimento vuole garantire la più ampia fruizione di questi materiali unici, rispettandone e valorizzandone le peculiarità, restituendo loro il giusto significato, quali straordinarie testimonianze della storia di Pompei e dei suoi abitanti.


 

Al termine della cerimonia inaugurale l’esposizione sarà aperta al pubblico.
La visita all’esposizione è inclusa nel biglietto di accesso agli scavi
Ingresso consigliato: piazza Anfiteatro

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

martedì 10 marzo 2026

Pensiero Positivo e RIVITALISMO

 by Rosaria Pannico

 


Cari amici di rosarydelsudArt news questa sera vi propongo un mio disegno, un ritratto per la precisione, che ho realizzato in prospettiva del fatto che questa mattina avrei dovuto incontrare ROViRO' per la consueta puntata su rosarydelsudart news della sua rubrica "Rivitalismo di ROViRO'". 

(https://www.rosarydelsudartnews.com/search/label/Rivitalismo%20di%20ROViRO%27)

 

Il mio disegno, a cui ho voluto dare il titolo di "A Roberto" (realizzato su carta bianca con matite e colori pastello), inizialmente sarebbe dovuto essere un semplice ritratto realizzato da una fotografia scattata da una prima intervista fatta all'artista,

(https://www.rosarydelsudartnews.com/2024/05/roviro-il-gioco-dellarte.html)

è poi diventato qualcosa di più impegnativo, perché si è trasformato in un omaggio alla corrente artistico-culturale del RIVITALISMO, che io personalmente considero interessante in un momento storico come questo. 

Penso inoltre che per moltissimi aspetti il RIVITALISMO possa accostarsi a quello che è il mio concetto di "pensiero positivo", poiché sono fermamente convinta che oggi essere "rivitalisti" significhi anche abbracciare un mondo nuovo di pensare, basato soprattutto su atteggiamenti positivi e di rinascita nell'affrontare i problemi e le avversità della vita.  

 


 

"A Roberto" di Rosaria Pannico

Caro Roberto, 
mi avevi chiesto più volte di farti un ritratto, io avevo accetto, ma non riuscivo mai a trovare il momento da dedicare a questa promessa fatta. Era l'universo, forse, ad impedire che riuscissi a trovare il tempo, pur avendo l'ispirazione giusta:  una foto da me scattata per una delle tue primissime interviste su www.rosarydelsudArtnews.com. 

Poi come tutte le cose, che devono accadere esattamente un determinato momento, non prima e non dopo, ma al "momento giusto", oggi il ritratto è pronto, ma non è più solo un semplice ritratto, perché, il tempo ha voluto che quell'ispirazione si evolvesse in un omaggio alla tua corrente artistica del "RIVITALISMO".

L'universo, dunque, ancora una volta, ha chiuso il suo cerchio, permettendo la creazione di un'opera di energia positiva a cui io ho dato il titolo "A Roberto" che attraverso un tuo ritratto vuole diventare un omaggio al RIVITALISMO, citando la rubrica "RIVITALISMO DI ROVIRO'" presente su rosarydelsudArt news, il tutto accompagnato con delle rose, simbolo del mio sito, ma ancor di più fiore bellissimo che riporta al pensiero della natura, della primavera, la stagione che si accompagna allo sbocciare dei fiori, la stagione che, a mio avviso, più si accosta al concetto di "RIVITALISMO".

 

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https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/03/dove-nasce-il-rivitalismo.html 


Dove nasce il RIVITALISMO

by Rosaria Pannico 


 

 

 Cari amici di RosarydelsudArt news

oggi siamo nuovamente  in compagnia del nostro amico Roberto ROViRO'

 che ci propone la sua nona puntata  

del suo progetto artistico 
il RIVITALISMO

Siamo in Piazza del Gesù a Napoli per cercare di scoprire insieme dove nasce questa corrente artistico - culturale, quali sono stati i primi semi che hanno permesso di far sbocciare l'arte di ROViRO', ma soprattutto il RIVITALISMO:

 






Per info:

rivitalismo@libero.it

(il link non ha accesso diretto ma è da copiare e incollare sul web). 

 

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https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/01/artisti-rivitalisti.html 



TESSERE e CONNETTERE

11 Aprile – 11 Maggio 2026

VERNISSAGE: 11 Aprile 2026 ore 11/16

Museo della Moda – Napoli Fondazione Mondragone, Piazzetta Mondragone 18

CURATELA: Cynthia Penna con la collaborazione di Gabriella Esposito

ARTISTI: Richard Aber, Andrée B. Carter, Jorge Eielson, Syuta Mitomo, Ji Oh, Miguel Osuna,
Gloria Pastore, Dado Schapira, Nike Schroeder, Annie Seaton, Laurie Shapiro, Maria Grazia Zanmarchi


PUBBLICAZIONE: TESSERE e CONNETTERE a cura di ART1307 Ist. Cult.






La vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, tutti i fili servono. (Isabel Allende)
Il Museo della Moda Napoli, Fondazione Mondragone, ospita dall’11 Aprile all’11 Maggio 2026 la mostra “Tessere e Connettere” ideata e curata da Cynthia Penna con la collaborazione di Gabriella Esposito.
La mostra, patrocinata dal Centro Studi Jorge Eielson di Firenze, dall’Archivio Jorge Eielson di Saronno e dal Consolato degli Stati Uniti di Napoli, riunisce 12 artisti di varie nazionalità che utilizzano il tessuto per esplorare la propria storia individuale e collettiva, le storie del passato e quelle del presente.
 

L’arte tessile più che una manifattura si attesta come un linguaggio, un alfabeto spesso identificativo di una intera cultura; una fonte di comunicazione non verbale nel mondo del simbolismo per immagini. Una sezione a parte della mostra è dedicata alla personalità del grande artista peruviano Jorge Eielson (1924-2006) e alla strana coincidenza con il Principe di Sansevero basata sul fatto che entrambi hanno lavorato sui “quipus” come antico linguaggio
usato dagli Incas peruviani nel periodo pre-colombiano: Sansevero per aver tradotto per la prima volta quell’antica lingua dei “nodi” di tessuto in linguaggio europeo; Eielson per essersi ispirato alla propria tradizione peruviana per creare il proprio personale alfabeto artistico. Una coincidenza e una storia tutta da scoprire.
 

Gli artisti riflettono sul presente e sul passato, dalle originarie lacerazioni alla rigenerazione dei legami e alla creazione di nuove reti diasporiche. Cuciture e strappi, ricami, tagli e rammendi fanno tutti parte della nostra storia antica, e del nostro vissuto quotidiano, individuale e collettivo. Così guardare un tessuto è come specchiarsi nel proprio vissuto come individuo e come popolo. Il tessuto, nella sua basica consistenza, ci ricorda che l’unione e la tessitura dei fili crea un miracolo di coordinazione, di bilanciamento e di connessione.

Art1307 Cultural Institution
Rampe S. Antonio a Posillipo 104
80122 Napoli – Italy
Ph.: +39 08118336574

Art1307,llc
10501 Wilshire Blvd
Los Angeles, CA 90024
Ph.: +1 3109484268

info@art1307.com www.art1307.com


Il tessuto abbandona il confinamento nella mera funzione di merce finalizzata all’abbigliamento, e di manufatto di moda per accedere alla funzione di attivazione culturale, di volano di espressione culturale, riappropriandosi di quello che è una delle più alte espressioni del genio creativo dell’essere umano. Le sete delle seterie di San Leucio rielaborate in chiave contemporanea, riportano il passato glorioso della Campania rammentandoci quanto un coerente e valido sistema-lavoro può essere espressione di progresso e di civiltà.
E la città di Napoli, che è stata un vero e proprio crocevia di civiltà differenti, si pone nuovamente come perno di connessione di culture, creando tra esse una sorta di trama fatta di accoglienza, interscambio e inclusione per dar luogo ad un complesso organico e armonico tra individui e civiltà che oggi, come mai, si rende ancor più necessaria in circostanze divisive al limite della totale disgregazione.

Lunedì - Venerdì 9 -17
Sabato - 9- 13.30
Domenica su prenotazione online
info@museodellamodanapoli.com
Biglietto 

euro 7 per ingresso al museo 

inclusa la mostra












 


COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA