giovedì 23 luglio 2026

“Antologia di poesia del XXX concorso Il Saggio-Città di Eboli, dedicato a Orlando Carratù”- Edizioni “Il Saggio”




“Antologia di poesia del XXX concorso Il Saggio-Città di Eboli, dedicato a Orlando Carratù”

 
AAVV

 Edizioni “Il Saggio”


Castellabate 2026
pp. 134, Euro 13,00

 


 

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LUIGI MASTRANGELO. Io sono Narciso - Mangano Galleria d'Arte, Cremona

LUIGI MASTRANGELO. Io sono Narciso
a cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano
testi di Gianluca Mangano
Mangano Galleria d'Arte, Cremona


17 ottobre 2026 - 23 gennaio 2027
Inaugurazione: sabato 17 ottobre, ore 18:00

 


Luigi Mastrangelo torna in mostra a Cremona. Mangano Galleria d'Arte ne rilegge il percorso con Io sono Narciso.

Dal 17 ottobre 2026 al 23 gennaio 2027 Mangano Galleria d'Arte di Cremona presenta Io sono Narciso, mostra personale di Luigi Mastrangelo, a cura di Pierpaolo e Gianluca Mangano. L'esposizione segna il ritorno sulla scena artistica contemporanea di uno dei protagonisti della figurazione italiana degli anni Ottanta che, nonostante un periodo lontano dall'attività espositiva, ha continuato a sviluppare con rigore la propria ricerca.

La mostra riunisce importanti dipinti storici e opere raramente esposte o inedite provenienti dall'archivio dell'artista e da collezioni private, accanto a lavori più recenti, offrendo una lettura complessiva di un percorso sviluppatosi nell'arco di oltre quarant'anni e caratterizzato da una notevole continuità di linguaggio e di pensiero.

Più che un'antologica, una rilettura critica dell'opera di Mastrangelo, figura che negli anni Ottanta occupò una posizione autonoma nel panorama della nuova figurazione italiana e che oggi appare di particolare interesse per aver anticipato questioni divenute centrali nel dibattito contemporaneo: la crisi dell'antropocentrismo, la fluidità dell'identità, la contaminazione tra umano e animale.

«Non stiamo recuperando un artista dimenticato», spiega il gallerista e curatore Pierpaolo Mangano. «Stiamo rileggendo un autore che la storia dell'arte italiana non ha ancora collocato nel posto che gli spetta. Oggi Mastrangelo appare persino più contemporaneo di quanto non fosse negli anni Ottanta, perché molte delle sue intuizioni coincidono con le grandi questioni del presente».

Il titolo della mostra deriva dal grande dipinto giovanile Io sono Narciso, presentato nel 1984 allo Studio Cristofori di Bologna in occasione della prima personale dell'artista. «Quest'opera - spiega il curatore Gianluca Mangano - può essere letta come il manifesto dell'intera ricerca di Mastrangelo. Attraverso figure ibride, identità ambigue e riferimenti che spaziano dal mito alla cultura rock, dalla psichedelia all'immaginario postumano, l'artista ha costruito un linguaggio autonomo rispetto alle principali correnti del suo tempo, sviluppando una riflessione originale sul rapporto tra uomo, natura, immagine e trasformazione. Io sono Narciso non rappresenta dunque soltanto una retrospettiva, ma l'occasione per rileggere il lavoro di un artista che ha saputo trasformare il mito in uno strumento di interpretazione del presente, restituendo alla pittura una funzione visionaria, simbolica e profondamente contemporanea».

L'esposizione rappresenta inoltre una nuova tappa nella collaborazione tra Luigi Mastrangelo e Mangano Galleria d'Arte, avviata negli anni Novanta e intensificatasi in tempi recenti attraverso un lavoro di ricerca archivistica, catalogazione delle opere e studio critico, da cui nasce anche il volume Io sono Narciso, primo capitolo di un più ampio progetto dedicato alla valorizzazione dell'opera dell'artista.

Mangano Galleria d'Arte è aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 16.30-18.30, tutte le mattine, sabato e domenica previo appuntamento, chiuso dal 24 dicembre al 10 gennaio. Per informazioni: T. +39 0372 413333, M. +39 380 6408212, info@manganoarte.it, www.mangano.art.

Nato a Santa Croce di Magliano (Campobasso) nel 1958, Luigi Mastrangelo vive e lavora a Bologna. Esordisce nel 1984 allo Studio Cristofori di Bologna, sviluppando sin dagli inizi una ricerca incentrata sul tema dell'autoritratto, affrontato attraverso una figurazione visionaria nella quale convivono mito, simbolo, cultura pop e immaginario contemporaneo. Accanto alla pittura acrilica, sperimenta il mosaico e la vetrata, allargando progressivamente il proprio lessico espressivo. Negli anni Novanta aderisce alla riflessione teorica sulla Pittura Mediale promossa da Gabriele Perretta ed espone in sedi pubbliche e private in Italia e all'estero, tra cui la Galleria Pio Monti di Roma, L'Ariete arte contemporanea di Bologna, la GAM Galerie d'Art "Rêverie" di Monte Carlo e H2O Art Space di Bologna. Tra le principali rassegne collettive figurano Il Cangiante (P.A.C., Milano, 1986, a cura di Corrado Levi), Spunti di Giovane Arte Italiana (Milano e Madrid, 1987, a cura di Corrado Levi), Icastica (G.A.M., Bologna, 1994, a cura Gabriele Perretta), Officina Italia (G.A.M., Bologna, 1997, a cura di Renato Barilli), Arte italiana - Ultimi quarant'anni - Pittura Iconica (G.A.M., Bologna, 1997, a cura di Dede Auregli e Danilo Eccher), Codici Virtuali (Salara Bologna, a cura di Peter Weiermair e Alice Rubbini, 2000).Dal 2014, pur scegliendo una minore esposizione pubblica, ha proseguito con continuità la propria ricerca, realizzando opere che confermano la coerenza e l'autonomia del suo percorso.

 

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Palazzo Strozzi - Ultimo mese di apertura per Rothko a Firenze

  




C’è tempo fino al 23 agosto per visitare Rothko a Firenze, una delle più importanti mostre mai dedicate all’indiscusso maestro dell’arte del Novecento e figura centrale dell’Espressionismo astratto americano. La mostra di Palazzo Strozzi è l’occasione unica per entrare nel cuore della sua pittura, tra contemplazione, silenzio e intensa introspezione.

Rothko a Firenze è aperta fino al 23 agosto 2026 tutti i giorni, festivi inclusi, dalle 10.00 alle 20.00 e i giovedì fino alle 23.00 (ultimo ingresso un'ora prima della chiusura). È possibile acquistare i biglietti direttamente a Palazzo Strozzi oppure online scegliendo la propria fascia oraria preferita.

 


 

 

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A Salerno il VII Congresso Provinciale della Copagri: "Redditività, etica e innovazione nel lavoro"

 


Venerdì 24 luglio 2026, dalle ore 09:30 presso la Sala Bottiglieri di Palazzo Sant'Agostino sede della Provincia di Salerno, si terrà il VII Congresso Provinciale della Copagri. Tema del congresso il futuro del comparto, le sfide dell’innovazione, la tutela dei lavoratori, la crescita delle imprese locali, dignità e valore al lavoro dei campi, promuovere la sostenibilità economica ed etica delle imprese e tracciare le linee guida per affrontare le nuove sfide tecnologiche e di mercato.
Il Congresso vedrà la partecipazione dei vertici nazionali, regionali e provinciali della Copagri, insieme ad esponenti del mondo istituzionale ed agricolo.
Ad aprire i lavori alle ore 09:30, sarà la Direttrice Generale Copagri, Cristina Solfizi.
A seguire, alle ore 10:00, i saluti istituzionali del Presidente della Provincia di Salerno, Giuseppe Parente.
Alle ore 10:15 la Presidente della Copagri Salerno, Angela Pisacane, terrà la relazione introduttiva, tracciando il bilancio del quadriennio trascorso, caratterizzato da una crescita senza precedenti, e illustrando le proposte programmatiche a tutela della zootecnia, dell'olivicoltura, della viticoltura, del florovivaismo e del lavoro agricolo regolare.
Alle ore 10:30 toccherà al Presidente di Copagri Campania, Salvatore Ciardiello, per un focus sulle dinamiche regionali e sulla riprogrammazione delle risorse del CSR.
Seguiranno alle ore 11:00 gli interventi degli ospiti istituzionali e a seguire il dibattito aperto ai delegati congressuali.
Le conclusioni dei lavori saranno affidate al Presidente Nazionale della Copagri, Tommaso Battista.
Il Congresso si chiuderà con l'elezione dei nuovi organismi dirigenti provinciali e la degustazione di alcuni dei prodotti delle aziende Copagri. "L'agricoltura salernitana è la spina dorsale dell'economia del nostro territorio, ma vive una fase di profonda trasformazione legata ai cambiamenti climatici, all'aumento dei costi e alla transizione digitale," dichiara la dirigenza la presidente Angela Pisacane Copagri. “Con questo congresso intendiamo riaffermare la centralità del produttore agricolo, ponendo l'accento su una redditività equa, sulla legalità e sull'uso consapevole delle nuove tecnologie."

 

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Salerno Summer Concerts presenta il TRIO DE FEO Venerdì 24 luglio SALERNO

SALERNO CLASSICA

IncontriAMO la Musica

In collaborazione con

Associazione Alessandro Scarlatti


 

Salerno Summer Concerts

Museo Diocesano 3 luglio-8 agosto

presenta

Trio De Feo

Davide De Feo, clarinetto, Alessandro De Feo, violoncello e Gabriele De Feo, pianoforte


Salerno, venerdì 24 luglio, ore 20,30 Chiostro del Museo Diocesano biglietto PostoRiservato  euro 12+ Diritti. 

Info.:

cell.:+39 3928435584 

salernoclassica@gmail.com


 

Il Trio De Feo ai Salerno Summer Concerts

 


 


Sesto appuntamento con la grande musica nel chiostro del Museo diocesano di Salerno, promossi da Salerno Classica e dall’Associazione Alessandro Scarlatti. Venerdì 24 luglio alle ore 20,30 Davide De Feo, clarinetto, Alessandro De Feo, violoncello e Gabriele De Feo, pianoforte, per un programma che spazierà da Beethoven a Piazzolla

 

Sesto appuntamento per questa seguitissima edizione di debutto dei Salerno Summer Concerts, promossi dalla Associazione Gestione Musica, presieduta dal cellista Francesco D’Arcangelo e dall’ Associazione Alessandro Scarlatti guidata da Oreste de Divitiis, con il sostegno del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007.  Venerdì 24 luglio, nel quadriportico del Museo Diocesano, alle ore 20,30, sarà l’associazione Scarlatti a presentare il Trio De Feo, composto da Davide De Feo, clarinetto, Alessandro De Feo, violoncello e Gabriele De Feo, pianoforte. La serata principierà con il Trio in Si bemolle Maggiore Op. 11, composto da Ludwig van Beethoven nel 1797, conosciuto con il nome di "Gassenhauer-Trio". Caratterizzata da una duplice veste organica (che prevede la fungibilità del violino in luogo del clarinetto), la composizione esordisce con un nucleo tematico che anticipa, seppur embrionalmente, la materia inventiva della Sonata per pianoforte e violoncello op. 69. Tuttavia, nel corso del suo sviluppo, tale motivo assume configurazioni formali che prefigurano il futuro lirismo schubertiano. La scrittura pianistica, talora contraddistinta da un denso spessore polifonico, acquisisce nella sezione centrale dell’Adagio proporzioni di ampio respiro orchestrale; essa si permea di accenti e inflessioni espressive che precorrono nitidamente i tratti del “romanticismo post-beethoveniano”. Gli Adagi dell'autore risultano così profondi proprio perché sostenuti da un’intensa aura di religiosità. La Sonata da chiesa si fonde qui con quella da camera in una sintesi organica, capace di far convivere l'ansia di trascendenza e la spinta vitale, compenetrandole reciprocamente. Il movimento conclusivo si articola in una serie di variazioni su un tema tratto dall'opera L'Amore Marinaro (ovvero Il Corsaro per amore) di Joseph Weigl — compositore di origine ungherese, condiscepolo di Beethoven sotto la guida di Albrechtsberger e Salieri. Il titolo teatrale in questione era andato in scena a Vienna nell'ottobre del 1797; fu l'editore Artaria a sollecitare Beethoven affinché impiegasse il motivo dell'aria «Pria ch'io l'impegno» quale tema per il ciclo di variazioni posto a chiusura del Trio. Stando alla testimonianza di Carl Czerny, Beethoven si rammaricò in seguito di non aver coronato l'opera con un finale autonomo successivo al ciclo variazionale. Ciononostante, il Trio non tradisce alcuna discontinuità formale né appare incompleto: le nove variazioni sul tema grazioso e arguto di Weigl ne costituiscono una conclusione estremamente efficace, offrendo un saggio di straordinario interesse di quella che diverrà la monumentale arte della variazione beethoveniana. Si passerà poi, a Michail Ivanovič Glinka, con  il suo “Trio pathétique” in re minore, una formazione, questa che portava nei ritrovi mondani la piacevole brezza dei giardini profumati d’estate, il soffio di un’aria pura che il naturalismo sapeva cogliere e apprezzare, ma anche il gusto per l’amabile conversazione di chi sa dialogare senza pretendere di convincere, come se l’intera esistenza non fosse nulla più che un gioco intelligente di persone civili. L’opera è una brillante pagina da camera scritta tra il 1827 e il 1832 durante il soggiorno in Italia del compositore. Originariamente concepito per clarinetto, fagotto e pianoforte, fonde l'eleganza melodica del bel canto italiano con la solida struttura del classicismo tedesco. Si articola in quattro movimenti che scorrono senza interruzione, offrendo un continuo contrasto tra momenti drammatici ed esuberanza ritmica, un Allegro moderato, con la sua melodia cantabile e malinconica, di respiro quasi operistico, che introduce atmosfere a tratti drammatiche, lo Scherzo, Vivacissimo, brioso e scattante, che alleggerisce la tensione del primo tempo attraverso una continua varietà ritmica, il Largo, intenso e riflessivo che funge da cerniera, ricca di pathos e di marcata espressività e l’Allegro con spirito, un finale risoluto che chiude l'opera con vigore ed energia.  Si passerà, quindi a Las cuatro Estaciones porteñas di Astor Piazzolla, da cui ascolteremo una trascrizione di Primavera Porteña e Otoño Porteño, composte tra il 1964 e il 1970; originariamente concepite per il suo Quintetto, nel quale egli stesso suonava il bandoneon e dedicate al porto di Buenos Aires, da cui l’aggettivo porteñas, uniscono elementi diversi come il tango, la musica colta europea e molti ritmi jazz. Ognuna di queste pagine è stata sottoposta a svariati arrangiamenti con i più diversi organici per essere diffusa in tutto il mondo, seguendo il desiderio del musicista marplatense di essere eseguito al di fuori del suo paese. 

 


 

 

Desiderio condiviso con Vivaldi che proprio attraverso l’Estro Armonico (1711) si affacciò sulla scena internazionale, facendo pubblicare ad Amsterdam l’intero libro  dalla “famosa mano” del tipografo Estienne Roger assicurandosi la diffusione e la fama internazionale presso i compositori ma, soprattutto, presso i numerosi “dilettanti” avidi di nuova musica da eseguire. Ognuno di questi brani è una sorta di sintetico concerto in cui alle parti cadenzate da cellule ritmiche strettamente derivate dal tango tradizionale, con un fraseggio in cui una veemente tensione ripudia i colori pastello, si alternano parentesi in cui il ritmo si fa largo se non evanescente ed è ingemmato dai rapinosi, palpitanti e felicissimi doni dell’estro melodico piazzolliano che, anche nel lasso di poche battute, riesce a raggiungere la sfera più profonda e sensibile di chi ascolta. In ogni stagione, Piazzolla cita fedelmente alcuni frammenti melodici o ritmici di ciascuna corrispondente e speculare stagione vivaldiana, e li trasforma fino a renderli quasi irriconoscibili, spesso trattandoli come contrappunto alle melodie del violino. Se Vivaldi si ispira fedelmente alla natura e ai cambiamenti che questa subisce al mutare delle stagioni, Piazzolla invece sembra descrivere la varietà delle emozioni umane, in un clima che non conosce i rigidi freddi europei, dove l’aria è costantemente densa e pregna di sensualità e la musica è attraversata dal più ampio spettro degli stati d’animo: da una calma dolce o piena di dolore alla violenza della passione. Finale con il Trio di Nino Rota, l’amico magico, un autore del quale molto si sa e si apprezza, per quanto riguarda la sua produzione di musiche per il cinema e poco o nulla, purtroppo, di ciò che si scrisse nell’ambito della musica sinfonica, da camera e strumentale. Questo Trio è uno splendido esempio della felice vena compositiva di Rota, ricca di invenzioni ritmiche e melodiche, mai banale, ma semmai capace di coinvolgere l’ascoltatore in uno scambio di emozioni intimo e serrato. Un brano, datato 1973, i cui tre movimenti che si articolano in Allegro-Andante-Allegrissimo, sono caratterizzati da una vivace atmosfera che vivifica scherzosamente gli scambi strumentali di una pagina squisita, in cui troviamo il Rota più intimo e spontaneo, costantemente teso tra eleganza, sommessa malinconia e sorridente cordialità, tale da costituire il ritratto più rispondente ed efficace di una personalità apparentemente sfuggente. Una sintesi stilistica quest’opera, attuata in maniera sistematica che va dallo stile neoclassico sino all’uso di un linguaggio armonico, talvolta anche fortemente cromatico, pur sempre sostenuto dalla rotiana vena melodica, spontanea e quasi lirica con cedimenti al modernismo propri degli ultimi lavori, proprio del finale.

 

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Teatrando al Quadriportico, venerdì 24 di scena "Donnacce" e sabato 25 "Tutti pazzi per Umby"

Prosegue con successo della sedicesima edizione di "Teatrando al Quadriportico", la rassegna teatrale organizzata dall'Associazione Culturale Planum Montis e dalla compagnia teatrale 'E Sceppacentrella, con il patrocinio del Comune di Salerno e di Salerno Solidale. Il Quadriportico di Santa Maria delle Grazie si prepara ad accogliere venerdì 24 luglio e sabato 25 luglio, (ingresso gratuito fino ad esaurimento posti) due appuntamenti di forte impatto emotivo e grande presa, capaci di coniugare il divertimento con l'analisi della realtà contemporanea.

 


 


Si comincia venerdì 24 luglio alle ore 21:00, con la commedia in due atti scritta da Gianni Clementi e portata in scena dall'Associazione Artistica 30 Allora per la regia di Vincenzo Russo  "Donnacce". La pièce mette a confronto la spontaneità e la generosità popolare con le maschere false del perbenismo, offrendo una spaccata e cruda analisi del quotidiano attraverso la lente della comicità e della leggerezza. Protagoniste della storia sono Nunzia e Tullia, due prostitute che dividono lo stesso tetto da due anni: tanto sognatrice, solare e fiduciosa la prima, quanto disillusa e stanca la seconda. Alla vigilia di un tanto desiderato viaggio in Egitto per festeggiare il pensionamento tra hotel di lusso e visite alle piramidi, l'irruzione improvvisa di un uomo molto particolare stravolgerà i loro piani, mettendole di fronte a una scelta difficile all'interno di un racconto ironico, profondo e toccante.

 


 


Mentre sabato 25 luglio alle ore 21:00, di scena "Tutti pazzi per Umby", uno spettacolo proposto dalla Compagnia On Teatro Formazione, scritto da Marco Ziello che ne firma la regia con Licia Amarante. Lo spettacolo porterà il pubblico al centro di una vicenda frizzante e metateatrale condotta sul filo dell'equivoco: un palco, la concitazione delle prove, la presenza ingombrante di un regista misterioso e il continuo, affascinante cortocircuito tra la vera identità delle persone e la finzione dei personaggi da interpretare.

 

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Castel Sant’Angelo inaugura la mostra - "Ercolano. L’arte di vivere"

 



 

Reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico, oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C., un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, insieme ad alimenti, reperti organici, stoviglie, arredi e utensili d’uso quotidiano. Dal 22 luglio 2026 Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali a Ercolano. L’arte di vivere, la mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata per sempre dall’eruzione del Vesuvio.
 
L’esposizione è a cura di Massimo Osanna, Capo Dipartimento Attività Culturali del Ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, e di Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

 



Il progetto nasce dalla felice collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il Parco archeologico di Ercolano. L’esperienza della mostra Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità, presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, costituisce il punto di partenza di un nuovo progetto espositivo, completamente ripensato per gli spazi monumentali della Mole Adriana. Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, ed è arricchito da una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra.

 



Il percorso si apre con una straordinaria Wunderkammer, una «camera delle meraviglie» ispirata alle celebri raccolte rinascimentali. Vi sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Come nelle originarie camere delle meraviglie, l’obiettivo non è soltanto esporre, ma suscitare stupore.


 


 
Il visitatore entra quindi nel cuore dell’evento che ha segnato il destino di Ercolano: una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour. Accanto alla tradizione resa celebre da Pierre-Jacques Volaire, la tempera di Giacomo e Antonio Baseggio (1784), la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (1822) di Joseph Rebell e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad restituiscono il fascino del sublime che attirò a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa.


 


 
Dal mito alla strada: la mostra ricostruisce poi, con installazioni audiovisive e reperti archeologici, la città viva, con le sue botteghe e i thermopolia, luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Il percorso entra quindi nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa: mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi restituiti dagli scavi – documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi.


 



Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della Campania antica – Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati del suo tempo – e al tempo stesso ponte verso il divino nel culto di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale. Gran finale nella sala dei banchetti, dove una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum, prandium e cena – tra campanelli in bronzo, vasellame in vetro, bronzo e argento e l’oggetto forse più peculiare della mostra: la larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio.
 
 
La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato.


 


 
 
Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso questo patrimonio eccezionale grazie al dialogo tra reperti archeologici, installazioni multimediali e ambientazioni immersive. La colata piroclastica che investi Ercolano nel 79 d.C. ha preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando una catastrofe in una straordinaria fonte di conoscenza e restituendo una documentazione unica sulle pratiche alimentari, le attività lavorative, la cura del corpo, le relazioni sociali nel mondo romano antico.

 
«Con questa iniziativa - commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra - Castel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità, capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio attraverso nuovi percorsi di visita. Per Castel Sant’Angelo è motivo di particolare soddisfazione dare vita a un progetto espositivo che mette in relazione due realtà di straordinario valore e propone ai visitatori un’esperienza culturale ricca e originale. Si inserisce inoltre in una programmazione culturale sempre più ampia e diversificata che, attraverso mostre, eventi e iniziative, conferma il Castello come un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti.»

 




«Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana – commenta Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività Culturali e curatore della mostra –. Le particolari condizioni di conservazione determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per comprendere la società romana e la sua vita quotidiana . Portare questo racconto a Roma amplia le occasioni di conoscenza di un contesto archeologico unico e conferma il ruolo dei musei come luoghi di ricerca, confronto e partecipazione.»
 
«Portare Ercolano a Castel Sant’Angelo significa far compiere alla città antica un viaggio quasi naturale - commenta Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano e curatrice della mostra –  si tratta di due luoghi che la storia ha sepolto sotto strati diversi — uno di cenere e lava, l’altro di funzioni e trasformazioni continue — e che oggi tornano a raccontarsi a vicenda. In questa mostra abbiamo voluto restituire al pubblico non i monumenti, ma la vita: i gesti quotidiani, i sapori, gli oggetti d’uso che rendono Ercolano una delle testimonianze più intime e vivide del mondo antico.
È un progetto che nasce dal dialogo tra le nostre istituzioni e che desidero ringraziare di cuore per aver reso possibile. Un ringraziamento speciale va a PHI per la preziosa e continua collaborazione, che ha accompagnato anche questo percorso attraverso i contenuti del progetto Ercolano Digitale, e a tutto il personale del Parco Archeologico di Ercolano, che con competenza, entusiasmo e una costante disponibilità a mettersi in gioco ha reso possibile ogni forma di collaborazione. Portare a Roma, nel cuore della Capitale, un pezzo autentico dell’arte di vivere degli antichi ercolanesi è il risultato di un impegno condiviso e di una visione comune.»

 



«Ercolano è uno straordinario laboratorio a cielo aperto – dichiara Francesco Sirano, Direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli e curatore della mostra –. La ricchezza dei materiali rinvenuti, insieme alla quantità e alla varietà delle testimonianze conservate, porta una luce eccezionale sul tema del cibo nel mondo antico. Sono certo che lo studio di Ercolano, luogo da cui ha preso avvio l’archeologia sistematica occidentale, permetterà di approfondire e comprendere meglio anche molti dei reperti custoditi nel Museo archeologico nazionale di Napoli. Ercolano continua dunque a rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza e potrà riservarci, anche in futuro, nuove e importanti scoperte».
 
 
«Ercolano. L’arte di vivere – commenta Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale – rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra gli istituti del Ministero della Cultura possa generare progetti di alto profilo scientifico e al tempo stesso raggiungere pubblici sempre più ampi. La circolazione delle opere, la condivisione delle competenze e il dialogo tra musei rafforzano il Sistema museale nazionale, creando nuove occasioni di conoscenza e valorizzando il patrimonio attraverso reti e percorsi condivisi. È questa la direzione nella quale intendiamo continuare a investire: una valorizzazione capace di mettere in connessione luoghi, collezioni e persone, ampliando l’accessibilità e la partecipazione culturale.»

 


 

 

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Atanasio Soldati - Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore

 ATANASIO SOLDATI - FRANCO FONTANA 

ESPLORAZIONI TRA FORMA E COLORE


Dall'astrattismo all'avanguardia fotografica 1930-2017

 6 OCTOBER - 23 DECEMBER 2026

  


La Galleria Gracis continua il suo percorso di esposizioni dedicate ai grandi maestri del Novecento italiano scegliendo per l’autunno 2026 di esplorare le figure di due artisti che, ognuno nel suo ambito d’indagine, possono essere considerati dei veri e propri avanguardisti. Atanasio Soldati, artista parmigiano maestro dell’astrattismo italiano del secondo Dopoguerra, viene messo in dialogo con gli scatti di Franco Fontana, fotografo modenese tra i nomi più importanti in Italia negli ultimi decenni le cui opere si contraddistinguono per l’uso del colore e l’equilibrio della composizione.

 

Atanasio Soldati - Franco Fontana: esplorazioni tra forma e colore. Dall'astrattismo all'avanguardia fotografica 1930-2017 è la mostra, realizzata in collaborazione con la Galleria Photo & Contemporary di Torino, che dal 6 ottobre al 23 dicembre 2026 vuole creare un dialogo tra due ricerche artistiche che, pur appartenendo a linguaggi differenti, condividono una profonda affinità visiva e concettuale.

 


 Galleria Gracis SRL
Piazza Castello 16
Milano

 

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