domenica 18 ottobre 2026

Ercolano, riapre al pubblico la Bottega di Priapo


 

Proseguono gli interventi di manutenzione straordinaria al Parco Archeologico:

 torna visitabile un quartiere abitativo con la sua taberna,

 a pochi mesi dall’apertura del percorso del Calchidicum


Al Parco Archeologico di Ercolano proseguono gli interventi di manutenzione straordinaria programmata e diffusa su tutto il sito. Grazie a queste operazioni, a pochi mesi dall’apertura del percorso del Calchidicum, torna accessibile al pubblico la Bottega di Priapo, insieme al quartiere abitativo collegato: un’area di enorme interesse archeologico rimasta preclusa alla visita per diversi anni.


Gli interventi nell’area della taberna e del quartiere abitativo hanno riguardato la sostituzione di architravi in legno, in putrelle d’acciaio o in cemento armato in cattive condizioni o non più idonei a svolgere la loro funzione strutturale. Gli elementi fatiscenti sono stati rimossi e sostituiti con travi in massello di azobé, a cui sono seguiti interventi strutturali sulle murature antiche.
 

“Restituire alla collettività la Bottega di Priapo significa riaprire uno degli spazi in cui meglio si legge la vita quotidiana di Ercolano antica: un luogo dove si mangiava, si beveva, si incontravano persone e si trascorreva la notte”, dichiara la direttrice del Parco Archeologico di Ercolano, Colaiacomo. “Dopo anni di chiusura, grazie a un lavoro di manutenzione costante e diffuso, torniamo a mettere a disposizione dei visitatori un’area di straordinario interesse, in piena sicurezza.”
 

Una bottega che racconta la vita quotidiana

 
Scoperta nel corso della grande stagione di scavi diretta da Amedeo Maiuri, la bottega deve il nome alla raffigurazione di Priapo, dio della fertilità e della prosperità, dipinto sulla parete alle spalle del bancone con il suo grande fallo rivolto verso l’ingresso. Così come ci è stata restituita dal fango dell’eruzione del 79 d.C., offre uno spaccato sulla vita quotidiana degli antichi ercolanesi.
Il piccolo bancone serviva per vendere i cibi preparati nella cucina, mentre una piccola cisterna permetteva probabilmente di mantenere fresco il vino. Un’altra stanza, con panche in pietra lungo le pareti, era lo spazio semplice in cui sedersi e consumare un pasto. Sul soppalco erano conservate le provviste: un’anfora conteneva vino cretese, altre custodivano oltre quindici chili di favino, un legume molto diffuso nell’alimentazione delle città vesuviane.
Ma la bottega nascondeva anche uno spazio più riservato. Attraverso un passaggio dietro il bancone si entrava in un ambiente di deposito, con pentole, stoviglie e altre provviste, da cui si accedeva a una vera e propria sala da pranzo, con pareti decorate da affreschi a fondo bianco e riquadri rossi che inquadrano quadretti con nature morte. Una piccola finestra collegava la sala direttamente al bancone: da lì passavano i piatti appena preparati, un dettaglio semplice ma capace di far immaginare perfettamente la scena.

 


Un luogo d’accoglienza

 
Accanto alla bottega si trova un edificio direttamente collegato ai suoi ambienti, organizzato su due piani e suddiviso in numerose piccole stanze. Gli archeologi ipotizzano che non fosse una semplice casa privata, ma un vero luogo d’accoglienza: la Bottega di Priapo non era soltanto una piccola locanda, ma un posto dove l’avventore poteva bere qualcosa, mangiare un piatto caldo, sedersi nella sala da pranzo a discutere delle vicende private e pubbliche del tempo e fermarsi per la notte dopo un viaggio più o meno lungo.
“La manutenzione straordinaria è una priorità per il Parco”, aggiunge la direttrice Colaiacomo. “È un impegno continuo, reso possibile dal lavoro dei nostri funzionari e dei professionisti e delle imprese che ci affiancano, per consegnare al pubblico, un tassello alla volta, un sito sempre più fruibile.”


La manutenzione straordinaria del sito si è avvalsa dei fondi della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, annualità 2025-2027, e ha visto coinvolti funzionari del Parco, professionisti esterni e imprese specializzate nel settore.


Parco Archeologico di Ercolano
Corso Resina
Ercolano 
NAPOLI

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

MAUTO | CARTHAGE DRIVE | Proiezione + talk | Giovedì 22 ottobre, ore 18.30 | Torino

 Giovedì 22 ottobre, ore 18.30

Un viaggio tra arte, architettura e identità contemporanee: al MAUTO il film di Cristian Chironi e Domenico Palma

 





In dialogo
• Cristian Chironi, artista
• Antonio Grulli, direttore di Luci d'Artista
• Massimo Schimmenti, carrozziere Carrozzeria F.lli Schimmenti

 

 

Un’automobile come spazio di incontro, dispositivo narrativo e strumento per esplorare le trasformazioni delle città e dell’abitare contemporaneo. Giovedì 22 ottobre alle ore 18.30, il MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile presenta Carthage Drive, il documentario di Cristian Chironi e Domenico Palma che racconta la tappa tunisina di My house is a Le Corbusier, il progetto internazionale con cui l'artista indaga il rapporto tra architettura, identità culturale e forme dell'abitare.
La proiezione, della durata di circa 25 minuti, sarà seguita da un dialogo tra Cristian Chironi, Antonio Grulli, direttore artistico di Luci d’Artista, e Massimo Schimmenti, della Carrozzeria F.lli Schimmenti.
 
Al centro del film è un viaggio a Cartagine, sulle tracce di Villa Baizeau, progettata da Le Corbusier nel 1930. Un'architettura affacciata sul Mediterraneo, oggi inaccessibile al pubblico perché compresa nel perimetro di sicurezza del Palazzo Presidenziale tunisino, che diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla memoria dei luoghi, sulla mobilità e sulle trasformazioni sociali e urbane.
 
Protagonista del viaggio è anche Camaleonte, una Fiat 127 Special che accompagna Chironi nelle diverse tappe del progetto (la prossima, in programma per la primavera 2027, sarà Ivrea), cambiando di volta in volta colore secondo le palette cromatiche delle architetture di Le Corbusier. Nella sua versione tunisina, l'automobile riprende i colori di Villa Baizeau, traducendo il linguaggio dell'architetto in un oggetto mobile, capace di attraversare paesaggi e culture.
L'abitacolo diventa così un luogo di ascolto e di scambio: i passeggeri sono invitati a condividere esperienze, racconti e interpretazioni della città, mentre il viaggio si trasforma in una pratica artistica che intreccia performance, suono, design e ricerca antropologica.
Realizzato insieme a Domenico Palma, Carthage Drive restituisce questa esperienza attraverso immagini, incontri e visioni dal finestrino, affrontando questioni che attraversano il nostro tempo: dall'urbanizzazione alla gentrificazione, dalle eredità coloniali al superamento dei confini.
 
La proiezione si inserisce nel dialogo che il MAUTO sviluppa tra patrimonio automobilistico e linguaggi della contemporaneità. La Fiat 127 Camaleonte è infatti protagonista di Convergenze, il progetto che introduce opere d'arte contemporanea nel percorso espositivo del Museo, generando nuove letture della sua Collezione e ampliando le possibilità di interpretazione dell'automobile, non soltanto come oggetto di design e innovazione tecnologica, ma anche come espressione culturale, spazio di relazione e strumento di conoscenza.
 
In questa prospettiva, Carthage Drive restituisce all'automobile una dimensione inattesa: non più soltanto mezzo di trasporto, ma luogo da cui osservare il mondo, raccogliere storie e immaginare nuove forme di attraversamento e di appartenenza.
 
Ed è sempre l’automobile il soggetto di Supercar, la Luce d’Artista firmata da Cristian Chironi per il MAUTO, che si aggiunge al complesso di installazioni luminose distribuite per Torino. L’artista è intervenuto sulla facciata dell’edificio di Corso Unità d’Italia, immaginata come l’anteriore di un’automobile: le finestre che affacciano sulla balconata ospitano uno scanner di luce che si muove lungo una linea orizzontale, portando l'architettura in un nuovo contesto spazio-temporale.


Informazioni
Carthage Drive
Giovedì 22 ottobre 2026, ore 18.30
Proiezione del documentario e talk
Intervengono:

    Cristian Chironi, artista
    Antonio Grulli, direttore artistico di Luci d'Artista
    Massimo Schimmenti, Carrozzeria F.lli Schimmenti
     

Scheda tecnica del film
Titolo: Carthage Drive
Regia: Cristian Chironi e Domenico Palma
Produzione: La Boîte, IIC Tunisi, DSC (Agenzia svizzera per lo sviluppo e la cooperazione), Cristian Chironi, Palma Produzioni S.r.l.
Durata: 24 minuti e 17 secondi

 

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Blooming Lo sguardo del possibile, Mostra fotografica di Benedetta Pitscheider

Mostra fotografica di Benedetta Pitscheider

A cura di Roberto Mutti 

22 ottobre – 11 novembre 2026

The Kitchen art gallery

Via Asiago 4, Milano

Opening: giovedì 22 ottobre dalle 18:00 alle 21:00

 


 

 Cinquanta fotografie, prevalentemente inedite e realizzate nell’arco di oltre quattro anni di incontri individuali sul set con danzatori e danzatrici contemporanei, sono protagoniste di “Blooming. Lo sguardo del possibile”, la mostra fotografica di Benedetta Pitscheider, a cura di Roberto Mutti, aperta al pubblico dal 22 ottobre all’11 novembre 2026 da The Kitchen art gallery di Milano, in Via Asiago 4.

Al centro di Blooming c’è lo sguardo, i suoi limiti e le sue potenzialità. Benedetta Pitscheider indaga il delicato equilibrio tra chi osserva e chi si espone allo sguardo dell’altro. Cosa accade quando sappiamo di essere osservati? Quanto è difficile lasciarsi guardare senza cercare di mantenere il controllo? E quanto può lo sguardo - nostro o degli altri - risultare limitante o liberatorio?

La necessità di immagini professionali da parte dei danzatori è stata la premessa degli incontri sul set. Alla fotografa è stato spesso richiesto di realizzare degli scatti a imitazione di altri, cosa estranea alla sua concezione di ritratto e che l’ha spinta a portare la ricerca a un livello più profondo. 

Il ritratto affascina l’autrice per la sua difficoltà: ogni persona è un universo. Coglierne e amplificare, attraverso la luce e la geometria del fotogramma, la cifra della sensibilità individuale significa confrontarsi con ciò che appare e con ciò che rimane appena oltre la superficie.

Il set diventa l’ambito per indagare sul processo di osservare e di lasciarsi guardare e su come chi ritrae possa alimentare una dimensione creativa, che riconosca al soggetto la massima libertà di espressione. Uno spazio di relazione e di sperimentazione, dove soggetto e fotografa si mettono in gioco, riducendo le difese e rinunciando, per quanto possibile, alle strategie adottate per sentirsi al sicuro o mantenere il controllo.

“Escludo ogni artificiosità, pose, sequenze o ripetizioni di passi – afferma Pitscheider -. In Blooming inseguo una creatività in transizione, di cui provo a valorizzare l’intensità con immediatezza e nella massima sintonia. Ogni immagine è un momento di passaggio, un ritratto intimo che mira a lasciar intravedere un mondo interiore”. 

Per l’autrice lo sguardo può rivelarsi tanto un contesto rigido quanto un abbraccio liberatorio e la fotografia di ritratto implica creare le condizioni per un’evoluzione propositiva.

Per rendere il momento quanto più possibile simmetrico, la fotografa sceglie di andare oltre la gestione più classica dello spazio del set e considera ogni incontro un’esperienza condivisa.


Il progetto espositivo segue un ritmo quasi musicale. Le diverse sezioni esprimono altrettante riflessioni. Alcune delle opere sono dedicate allo sguardo introspettivo. Ambientazioni, luci e scelte tecniche differenti confluiscono in un percorso nel quale il soggetto sembra progressivamente dischiudersi all’obiettivo.

“Attraverso l’alternarsi tra il primo piano di un volto, il profilo di un braccio proteso a sfiorare la sua ombra, due mani che s’intrecciano e la tensione di corpi che svettano, Benedetta Pitscheider ci invita a riflettere sul mistero di incontrare se stessi nello sguardo dell’altro” afferma Roberto Mutti, curatore della mostra.

Come il dischiudersi di un fiore è pura espressione di uno sviluppo potenziale che avviene soltanto in condizioni favorevoli, a partire dalla luce, così Pitscheider osserva i soggetti fiorire nel momento in cui trovano le condizioni per abbandonare filtri e sovrastrutture. La vulnerabilità, anziché essere un limite, diventa la condizione attraverso cui emerge un’espressione più autentica.

È questo il senso del titolo Blooming: un fiore che sboccia. Un processo di apertura, trasformazione e possibilità. La danza è il territorio nel quale questa ricerca trova una particolare intensità. Fotografia e danza sono infatti due linguaggi che sembrano muoversi in direzioni opposte: una vive nel movimento e l’altra, per fotografarlo, lo fissa in un’immagine. Eppure, entrambe hanno bisogno di uno spazio per esistere che, nel lavoro di Pitscheider, coincide con la relazione. Uno spazio dinamico, in continua trasformazione, che si nutre di fiducia e genera creatività.

Blooming è una ricerca sul ritratto che indaga qualcosa di più universale: l’esposizione allo sguardo altrui, il rapporto con la propria immagine e con le possibilità della scoperta.

Un invito a riflettere sul mistero di incontrare se stessi nello sguardo dell’altro.

 

 INFORMAZIONI MOSTRA

BLOOMING. LO SGUARDO DEL POSSIBILE

 

Mostra fotografica di Benedetta Pitscheider
A cura di Roberto Mutti

22 ottobre – 11 novembre 2026

The Kitchen art gallery | Via Asiago 4, Milano

Orari: martedì e mercoledì su appuntamento scrivendo a: thekitchenartgallery@gmail.com

giovedì e venerdì: 15.30–19.00 | sabato: 10.00–12.30

Ingresso libero

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Luigi Zeno trionfa al Corto Flegreo 2026: Miglior Giovane Attore per il cortometraggio contro il bullismo




Il giovane talento napoletano conquista un nuovo prestigioso riconoscimento, unendo cinema e impegno sociale in un percorso artistico in continua ascesa.

Napoli, 17 ottobre 2026 – Un nuovo importante riconoscimento per Luigi Zeno, giovane attore napoletano di 19 anni, premiato come Miglior Giovane Attore alla VI edizione del Premio Internazionale Cinematografico Corto Flegreo – Accende il Sud. Il riconoscimento è legato al cortometraggio dedicato alla lotta contro il bullismo, nel quale Zeno interpreta il ruolo da protagonista.

Il progetto cinematografico pone al centro un tema di grande rilevanza sociale, usando il linguaggio del cinema per sensibilizzare il pubblico, in particolare le nuove generazioni. Il premio sottolinea così sia il percorso artistico di Zeno sia il valore di un racconto che invita a riflettere sulle conseguenze del bullismo e sull’importanza del rispetto.

Il riconoscimento è arrivato nell’ambito della sesta edizione della manifestazione, presentata da Gabriele Blair e dedicata alla valorizzazione del cinema, della cultura e dei talenti del Mezzogiorno.

Nel corso della serata, Luigi Zeno ha inoltre consegnato il premio della Sezione Scuola al cortometraggio “Dove passa il vento”, contribuendo anche in veste di premiatore alla manifestazione.

Per Luigi Zeno, il 2026 è un anno ricco di esperienze professionali. Dopo la partecipazione alla serie Netflix “Minerva – La Scuola”, prodotta da Picomedia e diretta da Ivan Silvestrini, l’attore ha lavorato sul set di “Nemo – Chi ha ucciso Sofia” ed è impegnato a Roma nelle riprese della nuova produzione televisiva “Trastevere Blues”.

Il Premio Corto Flegreo si aggiunge ai numerosi riconoscimenti ricevuti nel corso della sua giovane carriera, tra cui quelli legati al Senato della Repubblica, al Parlamento Europeo e al prestigioso Leone d’Oro Alato di San Marco, testimonianza di un percorso artistico in continua crescita e di un talento che sta conquistando sempre maggiore attenzione nel panorama cinematografico e televisivo italiano.

Accanto ai successi professionali, Luigi Zeno continua a distinguersi per il proprio impegno sociale, in particolare nella sensibilizzazione e nella lotta contro il bullismo, attraverso progetti cinematografici e iniziative rivolte alle nuove generazioni.

Un risultato che valorizza il talento di un giovane interprete campano e ribadisce il potenziale del cinema come strumento di dialogo, consapevolezza e cambiamento sociale. 

Un esempio positivo per i giovani e per il territorio vesuviano, capace di raccontare una Campania fatta di talento, impegno e nuove opportunità.

 

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François Pinault dedica Palazzo Grassi (Venezia) all’esposizione permanente di opere fondamentali della sua Collezione

Palazzo Grassi - Pinault Collection © Matteo De Fina

 
 
Dopo aver ospitato ventisette mostre dalla sua apertura nel 2006, Palazzo Grassi diventerà, a partire dal 21 marzo 2027, lo scrigno di un'esposizione permanente della Collezione Pinault. Un percorso inedito riunirà oltre cento opere di grande rilievo, alcune delle quali sono diventate, nel corso del tempo, autentici punti di riferimento della creazione contemporanea.
 
«Ho sempre pensato che fosse necessario dare tempo alle opere: il tempo di essere viste, riviste e talvolta comprese sotto una luce diversa. A vent’anni dall’apertura di Palazzo Grassi, ho voluto dare ad alcune di esse una collocazione duratura. Non per cristallizzare la Collezione, ma per permettere alle opere di continuare a interrogarci e rinnovare il nostro sguardo sul mondo.»
François Pinault

 

 È a Venezia che François Pinault dà avvio al suo progetto culturale nel 2006. Insieme a Tadao Ando, uno dei maestri dell'architettura contemporanea, avvia un dialogo inedito tra il patrimonio storico e la creazione del proprio tempo. Palazzo Grassi ritrova il suo splendore, prima che, tre anni più tardi, Punta della Dogana rinasca grazie all'intervento radicale ed essenziale dell'architetto giapponese. Un progetto che prosegue a Parigi nel 2021, con la trasformazione della Bourse de Commerce, terza sede della Collezione Pinault.
 
In due decenni, la Collezione Pinault si è così affermata come una presenza di primo piano sulla scena artistica internazionale. Con oltre 10.000 opere d'arte moderna e contemporanea, che abbracciano tutte le correnti artistiche e i diversi linguaggi espressivi, la Collezione si dispiega regolarmente nei suoi tre luoghi emblematici, divenuti altrettanti spazi di scoperta, trasmissione e condivisione.
 
Oggi la Collezione compie un nuovo passo. In un mondo saturo di immagini e di sollecitazioni incessanti, questa presentazione offre un'esperienza quasi contro-corrente: rallentare. Prendersi il tempo di guardare, soffermarsi, lasciarsi sorprendere. Essa rivela lo spirito che anima la Collezione Pinault e delinea, in filigrana, una particolare visione del mondo.
 
Per François Pinault, l'arte è anzitutto una finestra aperta sulla nostra umanità. Ne rivela le fragilità e gli slanci, i dubbi come le forze, la leggerezza così come la gravità delle nostre esistenze. Ci invita a spostare il nostro sguardo, a mettere in discussione le nostre certezze e a guardare in modo diverso ciò che ci circonda.
 
Più che una raccolta di opere eccezionali, questo insieme restituisce un'identità: quella di una collezione viva, aperta sul mondo e in continua evoluzione, alimentata da oltre mezzo secolo di scoperte, incontri e scelte profondamente personali. Una collezione che, al di là delle opere che riunisce, esprime una precisa concezione del mecenatismo: libera, esigente e profondamente rivolta alla creazione del proprio tempo.


APERTURA DELL’ESPOSIZIONE PERMANENTE
A PARTIRE DAL 21 MARZO 2027
Palazzo Grassi
(Campo San Samuele, 3231 — 30124 Venezia, Italia)

A cura di: Emma Lavigne, direttrice e conservatrice generale della Collezione Pinault, e dell’équipe curatoriale di Pinault Collection.
 

MOSTRA «TADAO ANDO & MONO-HA. I CINQUE ELEMENTI»
DAL 21 MARZO AL 21 NOVEMBRE 2027
A Punta della Dogana
(Dorsoduro, 2 — 30123 Venezia, Italia)

A cura di: Jean-Marie Gallais, conservatore di Pinault Collection, e Nicolas-Xavier Ferrand, ricercatore presso Pinault Collection

 

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sabato 17 ottobre 2026

Il soprano napoletano Rossella Vingiani debutta al Petruzzelli il 18 ottobre

 Teatro Petruzzelli Bari

Presenta

 

Giuseppe Verdi

Il Trovatore

Ruolo di debutto

INES

Rossella Vingiani

 

Direttore: VINCENZO MILLETARI’

Regia: Davide Livermore

Bari 18-27 ottobre


 




I tre colori di Ines: Rossella Vingiani debutta nel Trovatore

Il soprano napoletano sarà la seconda donna nel cast che da domenica 18 ottobre al 27 ottobre esordirà ne’ Il Trovatore al Petruzzelli di Bari, per la regia di Davide Livermore e la direzione di Vincenzo Milletarì

 

Grande attesa per l’allestimento de’ Il Trovatore di Giuseppe Verdi, per la Stagione d’Opera e di Balletto della Fondazione Teatro Petruzzelli. L'opera rappresenta il vertice dell'architettura drammatica e musicale dell'Ottocento, unendo l'eredità del belcanto di Rossini, Bellini e Donizetti con l'inconfondibile energia, la passione e la vena malinconica tipiche del compositore di Busseto. Ambientato in un'atmosfera notturna e cavalleresca, Il Trovatore porta in scena personaggi emblematici e passioni travolgenti: dall'amore alla gelosia, dall'eroismo agli affetti familiari più profondi. La trama svela una vicenda fitta di pathos, segnata da un antico infanticidio, dalla rivalità tra due fratelli ignari del loro legame di sangue, e dalla figura di una figlia determinata a vendicare la propria madre defendendo al tempo stesso un figlio non suo. Elemento centrale del racconto è il fuoco, simbolo tangibile e metaforico dei sentimenti brucianti che animano i protagonisti. La produzione del Petruzzelli avrà la regia di Davide Livermore, supportato dallo scenografo Giò Forma, con i costumi Anna Verde e il disegno luci di Antonio Castro e i video D-Wok. 

 

 


 

La prima dello spettacolo, con l’ allestimento scenico del Teatro Regio di Parma, è in programma domenica 18 ottobre alle 20,30 al Teatro Petruzzelli. Sul podio dell’ Orchestra del Teatro e del coro preparato dal maestro Alfonso Caiani ci sarà il direttore Vincenzo Milletarì. Per questo atteso debutto, la produzione schiera un cast vocale di prim'ordine: Daranno vita all’opera: Amartuvshin Enkhbat sarà il Conte di Luna, ruolo che condividerà con Serban Vasile, Alessia Panza darà voce a Leonora, mentre il secondo cast saluterà in palcoscenico Vittoria Yeo, Silvia Beltrami e Chiara Mogini saranno Azucena, i tenori Fabio Sartori e Ivan Magrì, il Trovatore Manrico, Alessio Cacciamani, Ferrando,  Murat Can Guvem, Ruiz, Raffaele Pastore, un messo e Pasquale Arcamone, un vecchio zingaro. L'universo drammaturgico di Giuseppe Verdi trova una delle sue vette più oscure e affascinanti nel Trovatore, un'opera dominata dal fuoco, dalla vendetta e dal fatalismo orchestrale, all'interno della quale la figura di Ines, che vedrà debuttare il soprano napoletano Rossella Vingiani, pupilla di Donata D’Annunzio, vincitrice di diversi concorsi, sul palcoscenico del prestigioso massimo barese, finisce spesso per occupare un perimetro erroneamente liquidato come marginale. Dal punto di vista prettamente musicologico, il personaggio di Ines rientra nell'alveo della cosiddetta seconda donna, una figura di supporto drammatico e strutturale ereditata dalla tradizione belcantistica e qui piegata alle esigenze del realismo drammaturgico verdiano degli anni Cinquanta dell'Ottocento. Lungi dall'essere un mero pretesto di scena per consentire le pause della protagonista, Ines svolge una funzione architettonica imprescindibile: è l'interlocutrice ideale a cui Leonora confessa le proprie pulsioni e la memoria della prima apparizione del Trovatore, fungendo da cassa di risonanza morale e presagio del destino tragico che incombe sui protagonisti. Il suo intervento nella celebre cavatina-racconto “Tacea la notte placida” non è solo una guida narrativa per l'ascoltatore, ma un contrappunto razionale alle vertigini liriche di Leonora; dove Ines avverte il pericolo e richiama all'osservanza del senso di realtà la protagonista che trascende nella dimensione dell'idealizzazione amorosa. Sotto il profilo vocale, la scrittura di Ines richiede una voce ben timbrata e centrata, omogeneo e da un'emissione composta, incapace di rivaleggiare per peso drammatico o estensione con le campate melodiche di Leonora, ma indispensabile per garantire l'equilibrio dei concertati e la solidità dei recitativi. Il contrasto timbrico che Verdi instaura tra Leonora e Ines replica una dialettica vocale collaudata, si pensi al rapporto tra Desdemona ed Emilia, dove la seconda donna si muove in un registro medio-centrale senza grandi sfoghi acuti, incarnando una vocalità piana, quasi prosastica, che risalta per antitesi rispetto ai virtuosismi e ai filati celestiali della protagonista. Proprio questa sobrietà trasforma Ines nell'incarnazione del coro tragico greco in scala ridotta: la sua voce rappresenta la voce della prudenza umana, schiacciata dall'impeto inarrestabile delle passioni di Manrico, Azucena e del Conte di Luna, confermando come anche il dettaglio vocale più contenuto della drammaturgia verdiana sia intriso di un preciso rigore formale e semantico.

 

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POLITEAMA NAPOLI | LES CHANTEUSES in scena, viaggio nella vita di Gilda Mignonette e Ria Rosa



Martedì 27 e mercoledì 28 ottobre 2026 ore 20, al Politeama di Napoli in Via Monte di Dio 80, si apre il primo sipario della stagione con lo spettacolo “Les Chanteuses” di Roberta Misticone, con Laura e Roberta Misticone, alla chitarra il M° Michele Serao.

 




Un viaggio nella vita di Gilda Mignonette e Ria Rosa, due donne, due destini che hanno scritto la storia della canzone napoletana: Gilda Mignonette, regina degli emigranti, portò oltreoceano il cuore di Napoli; Ria Rosa, pioniera del femminismo in musica, trasformò il canto in strumento di emancipazione. Lo spettacolo è un omaggio a queste due indimenticabili cantanti attrici dei primi del Novecento, attraverso racconti aneddoti e musica. 



Per questa messa in scena gli spettatori potranno assistere allo spettacolo a pochi centimetri dagli artisti, le sedute infatti saranno disposte direttamente sul palcoscenico, garantendo un’immersione totale nella narrazione. 

 


 

 

Biglietti (Euro 13) al botteghino Augusteo; al Politeama da un’ora prima inizio spettacolo, salvo disponibilità; online su Bigliettoveloce

https://bigliettoveloce.it/spettacolo?id=8563

(Il link non ha accesso diretto ma è da copiare ed incollare sul web)

 

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A “Storie. Incontri d’autore” Barbara Nappini presenta “Sette volte futuro. Un’altra idea di mondo”

Giovedì 22 ottobre alle ore 18.00 alla Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso” la presidente di Slow Food Italia dialoga con Gabriella Tartarini



La Spezia, 17 ottobre 2026 – Il futuro del pianeta, il valore della biodiversità e il ruolo del cibo come strumento per ripensare il rapporto tra persone, ambiente e comunità saranno al centro del prossimo appuntamento di Storie. Incontri d’autore alla Spezia, la rassegna promossa da Fondazione Carispezia e dal Comune della Spezia, e curata da Benedetta Marietti.

Giovedì 22 ottobre alle ore 18.00, alla Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso”, sarà ospite Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, che dialogherà con Gabriella Tartarini sui temi del suo libro Sette volte futuro. Un’altra idea di mondo (Slow Food Editore, 2026).

Partendo dalle crisi ambientali, sociali, economiche e culturali che caratterizzano il nostro tempo, il volume propone una riflessione sulle possibilità concrete di cambiamento e sulla necessità di immaginare nuovi modelli di sviluppo, capaci di ristabilire un equilibrio tra essere umano, natura e comunità.

Il cibo diventa il filo conduttore di un percorso che attraversa sette grandi questioni del presente: il rapporto con il limite, la tutela della biodiversità, la complessità, il valore dei territori, la pace, il ruolo delle donne e la forza dell'azione collettiva. Temi strettamente connessi tra loro, attraverso i quali Nappini invita a interrogarsi sulle conseguenze delle scelte individuali e collettive e sulle opportunità di costruire un futuro più sostenibile.

L'incontro offrirà così l'occasione per approfondire il legame tra alimentazione, ambiente e società, mettendo al centro il ruolo delle comunità e dei territori nei processi di cambiamento e la responsabilità condivisa nel preservare le risorse e la biodiversità.

Prima donna alla guida di Slow Food Italia, Barbara Nappini è impegnata nella promozione di una cultura alimentare attenta alla tutela della biodiversità, alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione delle comunità e delle produzioni locali.

La rassegna Storie. Incontri d’autore proseguirà fino al 12 novembre con nuovi appuntamenti dedicati alla letteratura, alla cultura, all’attualità e allo sport, confermandosi uno spazio di incontro e confronto con autori e protagonisti del panorama culturale contemporaneo.


Giovedì 22 ottobre – ore 18.00
Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso”
Barbara Nappini in dialogo con Gabriella Tartarini
Sette volte futuro. Un’altra idea di mondo – Slow Food Editore, 2026


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