giovedì 23 aprile 2026

SIPONTUM RE-VIVE SCOPERTA, CONDIVISIONE E VALORIZZAZIONE DEL PARCO ARCHEOLOGICO DI SIPONTO

SIPONTUM RE-VIVE

 SCOPERTA, CONDIVISIONE E VALORIZZAZIONE DEL PARCO ARCHEOLOGICO DI SIPONTO

APPUNTAMENTO SABATO 25 APRILE A PARTIRE DALLE 10:30 CON VISITE GUIDATE GRATUITE, MUSICA E LABORATORI PER BAMBINI



Archeologia, cultura e musica insieme per una visione innovativa e collettiva del Parco archeologico di Siponto.

Si chiama Sipontum RE-VIVE, l’iniziativa in programma sabato 25 aprile 2026 dalle 10.30 alle 19.00, dedicata alla scoperta, alla condivisione e alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio. Promossa da ArcheoSipontum APS in collaborazione con il Parco Archeologico, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Foggia e Barletta-Andria-Trani, le Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e Foggia, la Pro Loco di Manfredonia e altri partner istituzionali e locali, all’interno di un percorso condiviso di valorizzazione del sito, la giornata sarà occasione per dare vita a un grande rito collettivo che fonderà la dimensione culturale con quella “festiva”.

Ricco il programma della giornata con visite guidate gratuite a cura di archeologi e studenti universitari; un’opportunità concreta per esplorare gli scavi e comprendere da vicino la storia millenaria di Siponto; ma anche, visite alla cripta, un laboratorio creativo per bambini che insieme all’area ArcheoKids offriranno un approccio creativo e coinvolgente all’archeologia, un pic-nic archeologico e una sessione di yoga immersa nel paesaggio storico. Non mancheranno momenti di musica live: sul palco si alterneranno i Flowers For Boys, alternative rock, e i Folkambuli, folk italiano, con uno spettacolo capace di intrecciare radici profonde e slanci contemporanei.

«Il parco archeologico di Siponto si apre in questa giornata di festa con visite guidate, musica e laboratori e l'archeologia diventa un linguaggio comune per un patrimonio che torna a essere protagonista del presente insieme alla sua comunità», commenta l’arch. Anita Guarnieri, Direttrice del Castello Svevo di Bari – Direzione regionale Musei nazionali Puglia.

«Attraverso la collaborazione e il coinvolgimento del territorio - commenta la Direttrice del sito, dott.ssa Annalisa Treglia - il Parco conferma la propria volontà di aprirsi alle iniziative private, riconoscendole come leva fondamentale per la valorizzazione e la conoscenza del nostro patrimonio culturale. Un’occasione di condivisione che si ripete da anni rafforzando il legame tra patrimonio e comunità locale».

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

“Resistenza è Repubblica. Arte è Libertà” - LA MOSTRA


Si è inaugurata ieri, presso lo spazio “M-OFF” della Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso”, la mostra collettiva  dal titolo “Resistenza è Repubblica. Arte è Libertà”, promossa dal Comune della Spezia, dalla Provincia della Spezia e dal Comitato provinciale Unitario della Resistenza nell’ambito delle iniziative dedicate alla Festa della Liberazione.

 


 

La mostra, curata da Eleonora Acerbi e Valerio P. Cremolini, con la collaborazione di Pier Luigi Acerbi, raccoglie 26 opere realizzate da artisti che hanno risposto a una chiamata pubblica, con l’obiettivo di riflettere sul significato della Resistenza e sulla sua attualità e sarà visitabile fino al 6 maggio 2026.

 
 

 Gli artisti partecipanti 

Antonio Barrani, Palmira Bellotti, Lara Bonati, Clelia Borghetti, Pino Busanelli, Maria Capellini, Cosimo Cimino, Alfredo Coquio, Elisa Corsini, Michele De Luca, Giuseppe Emma, Maria Cristina Ferrarini, Gloria Giuliano, Enrico Imberciadori, Franco Mazzoni, Rino Mordacci, Aurora Natale, Daniela Paita,  Rosaria Pannico, Eleonora Passera, Paola Repiccioli, Alba Rifaat, Olena Sosmy, Walter Tacchini, Valerio Ventura e Bruno Zoppi – si inseriscono nella solida tradizione artistica del territorio spezzino, contribuendo a rinnovarne il legame con la memoria storica e con le sfide del presente.

 

 

Si ricorda che la mostra si collega idealmente a una significativa pagina della storia culturale cittadina: l’inaugurazione, nel 1975, del Centro “Salvador Allende”, che aprì con la mostra Dalla guerra alla Resistenza di Corrado Cagli, testimoniando il profondo intreccio tra arte, memoria e impegno civile alla Spezia.

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https://www.rosarydelsudartnews.com/2026/04/resistenza-e-repubblica-arte-e-liberta_035838583.html 

 

Saporitissimo: in Piazza Dante a Napoli, il gusto incontra il fascino di Miss Italia




Non solo sapori e tradizioni, ma anche eleganza e spettacolo con il prestigioso appuntamento con le selezioni di Miss Italia. L'edizione 2026 di Saporitissimo, in programma dal 24 aprile al 3 maggio a Piazza Dante, nel cuore di Napoli, promette di essere un evento imperdibile. La manifestazione, organizzata dall'associazione D2 Eventi in collaborazione con Casartigiani, gode del patrocinio del Comune di Napoli, dell'assessorato al Turismo, della Seconda Municipalità e del Ministero del Made in Italy.

“Durante i dieci giorni di festa, gli espositori provenienti da tutta Italia offriranno un viaggio gastronomico attraverso i sapori e le tradizioni dei territori. Dai profumi del Veneto alle specialità di Abruzzo, Umbria, Sicilia, Puglia e naturalmente la Campania. Il percorso enogastronomico sarà un vero e proprio tuffo nelle eccellenze italiane: cannoli siciliani, arancini, arrosticini, salumi e formaggi, tartufi, Mozzarella di bufala Campana, taralli, focacce. Vini selezionati e liquori tipici del Cilento sono solo alcuni dei protagonisti della kermesse” spiega l’organizzatore Luigi De Simone.

Ma non solo cibo: l'evento presenterà anche un'ampia selezione di prodotti artigianali e non: come ceramiche, gioielli, lavorazioni in alluminio, che offriranno uno spaccato autentico della tradizione italiana.

 


Il 28 aprile alle ore 16:00, Piazza Dante si trasformerà in un palcoscenico di eleganza e bellezza con la presenza del Casting per partecipare alle selezioni provinciali di Miss Italia, uno degli eventi più attesi della manifestazione. Un'occasione unica per incontrare le ragazze più belle d'Italia e scoprire i segreti della loro bellezza e del loro talento.

Il calendario di Saporitissimo sarà arricchito anche da show cooking, presentazioni e appuntamenti speciali, come il taglio del nastro inaugurale il 24 aprile alle ore 18:00.

 



Il giorno 29 alle ore 15:00 spazio al gusto con il ristorante Pinu di San Sebastiano al Vesuvio che, in collaborazione con Cennral Funghi e il Caseificio Fontana, presenta un bun con provola, maionese al tartufo e maialino realizzato dallo Chef Salvatore Sorrentino
A seguire, alle ore 17:00 arriva il dolce a sorpresa di Ciro Scognamiglio di Poppella.  
Un’ora dopo in agenda la realizzazione di un corno portafortuna in ceramica ispirato alla maschera simbolo di Pulcinella.


Lo show cooking del Giorno 30 è a cura di Pummarola Gourmet dalle ore 17:00 alle 18:00 c’è Diomede Biondi. Prova di cosmesi made in Naples. 

Gli eventi di questi due giorni sono presentati da Lino D’Angiò.



COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Io e San Giorgio di Paolo Luporini

 



Questo è il post originario del libro di Paolo Luporini 
GLI SCOUT racconti ASCI, AGI, AGESCI e MASCI https://amzn.eu/d/1Na5hcc

(il link non ha accesso diretto ma è da copiare ed incollare sul web) 


PAOLO LUPORINI: "Vorrei lo fosse di tutti gli scout. Ne ho donato una copia al Centro Studi Matio Mazza che da tanti anni ha la sede a Genova, dove sono nate Le Gioiose, il primo gruppo scout d'Italia. Almeno vorrei fosse una delle memorie dello scoutismo spezzino. Non ne è la storia. Sono racconti romanzati e testimonianze in parte veraci di ciò che ci ha scaldato il cuore ai fuochi di bivacco e in tutte le altre attività scout per cui ci siamo sentiti fratelli e sorelle. I nostri capi ci hanno aperto al mondo e alle sue bellezze, senza nascondercene i pericoli, e la nostra Legge Scout che loro vi hanno consegnato è la bussola per la nostra Strada. Lo è stata per tanti anni, può guidarci su quella più impegnativa che abbiamo di fronte, ma è soprattutto una bussola da consegnare in eredità a figli, nipoti, di questa famiglia estesa che è l'umanità, consorzio di fratellanza e di figli che può condurla al Successo come immaginava B.P. e come ciascuno di noi si è immaginato.

Io immagino che il futuro dell'umanità si giochi in Africa. È per questo che le vendite del libro sono destinate a GOCCE DI SORRISO, Associazione spezzina con forte componente scout che ha progetti in cinque paesi africani."


Ecco il primo racconto scout di Paolo Luporini:
 

“Degno, San Giorgio (oh! con quest’occhi lassi il vedess’io) che innanzi a te ne l’armi, un popolo d’eroi vincente passi”
(Libro II: San Giorgio di DonatelloGiosuè Carducci
Rime Nuove 1906)


Il mio primo San Giorgio, che è un’uscita scout con attendamento che si svolge in un weekend vicino alla data del 23 aprile, il giorno in cui si celebra il santo che è una figura mitologica cristiana, simbolo della lotta tra la nuova religione e quelle pagane, simboleggiate dal drago, lo feci nel 1969 ai Casoni di Suvero. Le varie squadriglie raggiunsero il luogo del campo partendo da paesi differenti convergendo in tempi anche molto lontani l’una dall’altra. A noi Cervi toccò di partire da Rocchetta Vara. Era sera quando la corriera ci sbarcò ai piedi del paese. Il tempo era nuvoloso e minacciava tempesta. Alla luce delle torce Lorenzo Bellani, che è ora medico e opera nel basso Piemonte, il nostro caposquadriglia, ci radunò intorno alla cartina dell’Istituto Geografico Militare che lui prudentemente aveva aggiornato con la deviazione magnetica del 1969. La differenza del Nord magnetico era già molto diversa da quella della carta, che risaliva al 1936. E’ ovvio che anche molti dettagli erano cambiati e non erano annotati nella vecchia cartina. Subito dopo aver deciso la direzione da prendere, la strada che passava dal paese, iniziò a piovere forte. Iniziava la tempesta. Frettolosamente, chi l’aveva, tirò fuori da una tasca dello zaino Lafumà un poncho dell'esercito americano acquistato al mercatino militare di Livorno, dove ci procuravamo anche le bussole, le borracce e altro equipaggiamento per la marcia e il campeggio. I nostri zaini erano carichi dei vari pezzi della tenda di squadriglia, che era la bella Mottarone, che però aveva l’inconveniente che era composta di molti pezzi e aveva pesanti paletti. Il caposquadriglia, che tra noi era il più vecchio, portava il pezzo più pesante, il soprattelo; il vice caposquadriglia, Walter Biggi, uno scout che aveva la fissa del paramilitare, portava i paletti. A me, che ero di corporatura normale ma ero abbastanza forte, toccò uno dei due pezzi della tenda, che era divisa in due metà. L’altro pezzo era assegnato a uno scout appena arrivato, che non aveva ancora pronunciato la Promessa scout, un novizio. I picchetti e il pavimento li portava un altro che era di corporatura minuta. Zaini in spalla, su per la salita, lamentandoci della pioggia forte e del vento, camminammo per un po’, fino a quando, dopo alcune soste e distanziandoci un po’ per il passo forte di Walter, che era passato in testa e tirava la marcia ma tornava pure indietro per spronare l’ultimo, quello che portava l’altra metà, il novizio. Questo piede tenero era in difficoltà. Capimmo che non ‘sapeva’ camminare in montagna. Walter Biggi, con modi da sergente, gli insegnava la lunghezza del passo, il ritmo da tenere, la respirazione, tutto. Quello che per me era naturale, per quello era una lezione sconosciuta tutta da imparare. Walter, ispirato dalla recente visione del film di John Wayne “Berretti verdi”, quando il novizio sbagliava nella marcia, imprecava contro di lui con lo stesso stile dell’altro film sul Vietnam, che fu prodotto molto tempo dopo, “Full Metal Jacket”. Io penso che Kubrick si sia ispirato al nostro vice caposquadriglia. L’epiteto più delicato era “Scamorza!”, ma altri che mi ricordo erano “Mammoletta” e “Scarto della mamma”, che mi sembra già abbastanza grave. La Mammoletta si fece esperta e riuscì a non restare molto lontano dal penultimo della fila, anche perché Walter si era stancato di lui e si era rimesso di nuovo in testa. Lorenzo lasciava fare. La Scamorza faceva di tutto per restare al passo, per il timore che lo abbandonassimo e lo lasciassimo sulla strada da solo. Tutti noi invece sapevamo che senza la sua mezza tenda neppure noi avremmo dormito al riparo della tempesta, che continuava a infuriare. Ogni tanto si approfittava delle soste per farlo passare in testa mentre noi riposavamo. Però, così, lui non si riposava mai, perché, ripreso il cammino, presto lo superavamo di nuovo. Arrivammo a una pineta e il tempo si calmò. Non pioveva più. Non sapevamo ancora che eravamo quasi arrivati. Alla fine della pineta vedemmo le tende di tutte le altre squadriglie che erano già tutte arrivate. Molti dormivano già. Noi trovammo uno spiazzo vicino alla tenda di un’altra squadriglia che stava regolando i picchetti. Guardai l’orologio: erano le due di notte. Nemmeno a Capodanno ero stato mai così a lungo sveglio. E non era ancora finita, dovevamo ancora aprire gli zaini e tirar fuori l’attrezzatura della tenda. Il più piccolo di noi aveva resistito alla marcia ma era stanco ed io dovetti stendere per lui il pavimento e fissarlo con quattro picchetti agli angoli, con l’aiuto di Lorenzo, che non si limitava a dirigere ma ricopriva un po’ tutti i ruoli. Tirò fuori ogni energia per rianimarci anche a parole. Infatti, anche il novizio si mise a montare i paletti, a volte sbagliando. Erano pezzi che bisognava conoscerli. Non s’incastravano scambievolmente, bisognava rispettare una giusta sequenza. Walter c’insegnò e le volte successive neppure noi avremmo più sbagliato. Annodammo le molte asole delle due parti della tenda e le sovrapponemmo unite al colmo della traversa, retta insieme ai pali da due di noi. Fortuna che eravamo in cinque, la Mottarone è fatta per squadriglie numerose, in quattro non ci saremmo riusciti a montarla senza enormi difficoltà. Ci riposammo un attimo dopo aver fissato i picchetti indispensabili a tenere la tenda in piedi. Alla sveglia di Lorenzo riprendemmo il lavoro e montammo il sovrattelo. Lorenzo e Walter si divisero il controllo dei picchetti sui due lati. Credevamo si potesse tutti andare a dormire ma Walter voleva imporci di scavare una canaletta tutt’intorno alla tenda per raccogliere l’acqua e convogliarla, con la giusta pendenza, verso il punto più basso del terreno. Ci rifiutammo di compiere questa fatica supplementare, adducendo, oltre alla spossatezza che era giunta allo stremo, la speranza che non sarebbe più piovuto di nuovo, dopo lo sfogo della perturbazione. Nessuno di noi era un Bernacca, ma la discussione non durò molto perché Lorenzo entrò nella tenda e distese il suo sacco a pelo, anch’esso proveniente da Livorno, equipaggiamento dell’US Army. Walter, incazzato con il suo capo che lo contraddiceva con i fatti, disse, quasi urlando, “Se nessuno si vergogna di essere un pappamolla, vuol dire che la canaletta ve la scaverò io!!!”. Mentre tutti dormivamo della grossa, forse molto dopo le tre, vidi con un occhio semiaperto Walter che si accucciava nel suo sacco a pelo. All’alba, con un timido sole che lasciava sperare in una bellissima giornata, mi alzai per andare a pisciare e vidi che la canaletta era stata scavata perfettamente. Era molto profonda ma era incompleta. Dopo aver scavato meno di due lati dei quattro della tenda, perfino l’eroico Walter si era rassegnato ed era andato a dormire. Nessuno fece dello spirito su questo fatto e lui, mentre le altre squadriglie erano già tutte in piedi, ci svegliò cameratescamente con le sue urla, “Giù dalle brande!”, “Lavativi, dormiglioni, pigroni, ghiri, è giorno fatto!”. Ci scuoteva il sacco con noi dentro. Con le nostre proteste, Lorenzo si svegliò beatamente e ci disse che dovevamo lavarci, di andare subito alla fonte e, già che c’eravamo, di riempirci le borracce. Venne anche lui, per ultimo, lasciandoci comodamente il posto nella coda che era già affollata di altri scout degli altri gruppi. Per la prima volta incontrammo gli scout del gruppo di Levanto, con il fazzoletto blu con il bordo rosso. C’era il gruppo di Sarzana e c’era il Riparto Mizar del nostro stesso gruppo, fraternizzammo con loro e con gli squadriglieri dei Lupi e dei Leoni, del nostro stesso Riparto, il Nord Ovest. Nei Lupi c’era Riccardo Tronfi, il mio amico dei tempi del cortile sotto casa mia, dei giochi d’infanzia. Era lui che mi aveva fatto iscrivere nell’ASCI[1]. Lui ci si era iscritto perché secondo la sua mamma era ‘snob’. Io imparai che era un’esperienza forte, esaltante ma anche dura e anche se ci partecipavano figli di classi elevate o della media borghesia, ci capitavano pure figli di operai e impiegati com’ero io e com’era lui. Il clima era fraterno e, a parte Walter, non c’era bullismo. Ma Walter era fatto così! I capi respiravano il clima del sessantotto che era appena passato da un anno. Seguivano gli eventi e ci educavano al senso critico e compirono nella nostra associazione, che era solo maschile, la rivoluzione più grande: iniziarono nello scoutismo la sperimentazione della Coeducazione, con le prime attività insieme alle guide dell’AGI[2], che erano ragazze affidate alle loro cape, che spesso erano le fidanzate dei nostri capi. Nell’anno scout successivo a questo San Giorgio ai Casoni di Suvero io non partecipai al San Giorgio. Non stavo bene e lo saltai. Non ho finito di dirvi che ai Casoni, per la stanchezza, ero come in trance nel giorno della domenica e alla fine della giornata mi trascinai a casa senza ricordi degli accadimenti, buttandomi a letto vestito e dormendo per tutta la mattinata del lunedì, con l'assenza dal liceo giustificata dai miei genitori. Al campo estivo del 1969, a Passo del Bocco, avemmo un incontro con il vicino analogo campo delle guide dell'omologo gruppo AGI. Fu una piacevole novità e un bel ricordo. Alla ripresa delle attività, nell'autunno e in tutti i mesi successivi si fecero molte riunioni di Riparto in sede e uscite miste insieme al Riparto Stella Maris femminile. L’intento coeducativo intrapreso culminò nel San Giorgio misto di Piana Battolla, nel 1970; fu il primo della nostra provincia spezzina. Si svolse a Piana Battolla, in un grande spiazzo al lato destro del fiume Vara che si raggiungeva con una bella camminata su una carrareccia che iniziava da un lato del ponte che divide Piana Battolla da Madrignano. Noi maschi le guardavamo e nascevano reciproche simpatie o cotte senza corrispondenza. Per molti di noi furono i primi innamoramenti e per qualcuno il primo contatto con ragazze. Eravamo tutti un po’ imbranati ma qualcuno era più smaliziato. Anche tra le nostre guide dei due riparti (c’era anche quello di Mazzetta, il “Luca 8,16”) ce n’era qualcuna più intraprendente che, per andare incontro agli intenti coeducativi dei rispettivi capi, ne infrangeva i divieti, invitandoci a visitare la propria tenda. Fu così che passammo parte della notte chiacchierando, tra risolini e risate soffocate. Noi maschi, rispettosamente, a una cert’ora della notte togliemmo il disturbo congedandoci con la richiesta del bacino della buonanotte che per qualcuno fu concesso per qualcun altro scherzosamente negato. Anche quel tipo di rifiuto andava bene. Ringalluzziti e felici tornavamo alle nostre tende e non riuscivamo a prendere sonno perché uno di noi chiedeva agli altri le impressioni a caldo: “Tu dici che ad Annalisa io piaccio?”, “Secondo voi Rita è troppo grande per me?”, “E se chiedessi a Manuela se ci mettiamo insieme?”.
Dormimmo poco anche a quel San Giorgio, per motivi molto diversi da quello del 1969, ma stavolta il primo che aprì lo zip di questa nuova tenda (non avevamo portato la pesante Mottarone) vide, nella nebbiolina di un’alba umida, un daino davanti a noi. Una visione. Per noi, abituati alla natura dei luoghi della nostra provincia, fu come aver visto un unicorno. Un daino dalle nostre parti era parimenti leggendario. Noi già svegli (alcuni ancora dormivano) scambiammo i nostri sguardi con quello del daino che ci osservava con curiosità. Per far durare quell’incontro restammo in assoluto silenzio. Quando il daino si fece un’impressione su di noi, strane creature, considerandoci innocue presenze viventi, si voltò lentamente da un lato e iniziò un altrettanto lento addio per noi che ci sporgevamo fuori dalla tenda per seguirlo con gli occhi. Quel daino fu per noi, diversamente che per il drago che San Giorgio uccise, un rifar pace con la Natura, sempre offesa da presenze non innocue per i suoi figli. Un approccio a una religione che adora la vita in ogni sua forma.

“Lo Scout vede nella natura l'opera di Dio, 

e ama piante e animali”.
Legge Associazione Scouts Cattolici Italiani (ASCI)

1 - Associazione Scouts Cattolici Italiani
2 - Associazione Guide Italiane

 

COME DA COMUN ICAZIONE RICEVUTA 

François Morellet | Gianni Colombo

La galleria A arte Invernizzi 

inaugura 

giovedì 21 maggio 2026 alle ore 18:00

la mostra François Morellet | Gianni Colombo

a cura di Luca Massimo Barbero

 


L’esposizione apre il progetto nazionale ∞François Morellet∞ Centenario in Italia 1926 - 2026, coordinato dalla galleria A arte Invernizzi, in stretta collaborazione con l’Estate Morellet, in occasione del centenario della nascita dell’artista francese. Durante il corso dell’anno sono previste mostre ed eventi diffusi per rendere omaggio alla figura di Morellet in un Paese in cui ha esposto per la prima volta nel 1960 alla Galleria Azimut (Milano) – su invito di Piero Manzoni – e dove si è tenuta l’ultima mostra da lui progettata presso la galleria A arte Invernizzi nel 2016, inauguratasi poco dopo la sua scomparsa.

La mostra intende indagare il rapporto tra Gianni Colombo (Milano, 1937 - Melzo, 1993) e François Morellet (Cholet, 1926-2016) – due protagonisti dell’arte internazionale – che hanno avuto stima reciproca e amicizia a partire dagli anni Sessanta. Relazione che, inevitabilmente, ha portato a nuove connessioni e collaborazioni: Epicarmo e Tiziana Invernizzi hanno conosciuto François e Danielle Morellet proprio tramite Gianni Colombo negli anni ‘80. È per questi motivi, anche intimi e privati, che si è scelto attraverso la proposta di questa doppia esposizione personale – realizzata in collaborazione con l’Archivio Gianni Colombo e l’Estate Morellet – di rendere noto e ricordare il legame di due pionieri dell’arte internazionale con l’Italia e in particolare con la galleria A arte Invernizzi, che da sempre ha avuto un rapporto privilegiato con entrambi.

Il ritratto che Morellet dedica a Colombo è del 1987 ed è posto come soglia che disvela il percorso espositivo: le linee sulla superficie dell’opera congiungono, a due a due, le lettere di un doppio alfabeto disposto lungo due lati contigui di un quadrato, generando una griglia costituita da linee che si incrociano fino a delineare il nome “Gianni Colombo”. Linee che, lungo la rampa di scale che collega i livelli della galleria, diventano piani inclinati che mettono a dura prova il concetto di equilibrio attraverso la ricostruzione dell’intervento Bariestesia, progettato da Gianni Colombo nel 1975. Questo lavoro si pone in continuità con la grande installazione realizzata con nastro adesivo di Morellet presentata nella prima sala al piano superiore, il cui catalogo ragionato sarà pubblicato nel 2027 a cura dell’Estate Morellet. L’intervento a muro evidenzia l’aspetto di relazione dell’opera con la spazialità in cui si colloca in termini di attivazione sistematica di nuovi percorsi visivi e di esperienza. Attigui ad esso sono installati tre lavori di Gianni Colombo: Strutturazione pulsante (1959) – opera germinale della sua ricerca – e due appartenenti alla serie “Opus Incertum” (1992) – di cui uno, con gli elementi rossi, è l’ultima opera realizzata dall’artista.
Sia nelle opere di Morellet che in quelle di Colombo la percezione dello spazio viene alterata e lo spettatore è gradualmente coinvolto in una dimensione fluida ed avvolgente che diventa “ambiente”, prendendo le mosse dallo spazialismo di Lucio Fontana.
Nella sala successiva è presentato Spazio curvo (1992), ambiente di Colombo costituito da tubi fluorescenti in PVC che nel loro moto perpetuo descrivono forme curvilinee e ondulatorie sospese nel vuoto della stanza buia esplicitando in maniera precoce lo stretto e indissolubile legame tra visivo e psichico al centro delle ricerche dell’artista.

Al piano inferiore della galleria vengono presentati alcuni lavori emblematici dei percorsi di Colombo e Morellet che hanno contribuito a ridefinire instancabilmente nuovi orizzonti nell’opera attivando ed espandendo lo spazio di esperienza trasformandolo in luogo di relazione.
Collocati in sequenza sulle pareti i neon di Morellet Sens dessus dessous n° 1 (2012), Cruibes n°16 (2013) e Néons 3 D: 65°, 90°, 25° (2015) sono costituiti da un materiale di origine industriale che diviene segno poetico e si basano sulla decostruzione e ricomposizione di archetipi geometrici. L’aspetto ritmico e lo scarto luminoso come possibilità di percepire la presenza della luce dialogano con l’opera di Gianni Colombo 0↔220 Volt (1976-77) presentata sulla parete opposta. Il lavoro è basato sull’accostamento, sapientemente combinato, di elementi luminosi a lenta saturazione di intensità, le cui variazioni di luce sono modulate secondo cicli diversi e interferenti tra loro.
Conclude il percorso espositivo l’installazione di Colombo Spazio curvo (1991) che è costituita da tre grandi nastri metallici deformati in perimetri irregolari in lenta rotazione continua.
Per entrambi gli artisti risultano evidenti la volontà di indagare i meccanismi sottesi al processo del vedere, l’introduzione della modularità e della distorsione, l’intenzione di rendere lo spettatore coscientemente partecipe dei processi formativi e l’opera stessa un processo dinamico in atto, coinvolgendo la dimensione corporea nella sua complessità.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume bilingue contenente un saggio di Luca Massimo Barbero, un’intervista a Danielle Morellet – moglie di François e sua compagna di vita nel mondo dell’arte –, la riproduzione delle opere esposte e un aggiornato apparato bio-bibliografico degli artisti.

 A ARTE INVERNIZZI

VIA DOMENICO SCARLATTI 12 

MILANO

Da lunedì a venerdì
10.00 - 13.00 | 14.30 - 18.30
Sabato su appuntamento

 


COME DA COMUNCAZIONE RICEVUTA 

Camec - Doppio appuntamento presentazione mappe mentali e workshop il segno sonoro

  Eventi CAMeC - Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia
Doppio appuntamento al CAMeC 

venerdì 24 aprile: ore 18.30

 presentazione del box “mappe mentali” 

e alle ore 21.00 workshop “Il segno sonoro

 


 

 

Proseguono gli appuntamenti al CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, promossi dall’Associazione “Amici del CAMeC”, organizzazione no-profit impegnata nella valorizzazione e nel sostegno delle attività del museo.


Doppio appuntamento venerdì 24 aprile: alle ore 18.30 la presentazione del box “Mappe mentali” del collettivo “Sottotraccia” (Daveti, Frongia, Lamacchia, Natale, Ravazzani) in dialogo con Silvia Sangriso; alle ore 21.00 il CAMeC ospiterà “Il segno sonoro”, workshop di incisione e stampa calcografica a cura di Serena Gattini e Maria Chiara Dimartino (DRASTIC • STUDIO).


L’incontro “Mappe mentali” sarà l’occasione per approfondire un progetto editoriale che propone un modo alternativo di osservare e attraversare la città, attraverso una mappa partecipata pensata come strumento aperto e condiviso.


Durante il talk verrà presentata una mappa co-partecipata, concepita per essere costruita insieme al pubblico: uno spazio in cui ciascuno potrà contribuire segnalando luoghi del cuore, ricordi, percorsi personali e spazi significativi legati alla città.


La mappa sarà distribuita gratuitamente in copie limitate, con l’obiettivo di avviare un racconto collettivo del territorio e raccogliere nel tempo una pluralità di sguardi, al di fuori delle narrazioni turistiche convenzionali. Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare il legame tra persone e luoghi, costruendo progressivamente un archivio condiviso di memorie urbane.


Sottotraccia è un’associazione culturale nata alla Spezia all’interno dello Studio Lavanderia come spazio di incontro, confronto e produzione culturale. Il progetto mette al centro arte e cultura come strumenti di relazione, partecipazione e benessere per le persone e le comunità. Attraverso eventi, pubblicazioni e iniziative culturali, l’associazione promuove il dialogo tra contesti locali, nazionali e internazionali, operando senza fini di lucro e sostenendo la cultura come pratica civile e inclusiva.
L’incontro è libero fino ad esaurimento posti.


Il secondo evento “il segno sonoro” alle ore 21.00 è un laboratorio che propone un’esperienza pratica e immersiva, pensata per avvicinare il pubblico alle tecniche dell’incisione a puntasecca su tetrapak, attraverso un approccio sperimentale che mette in relazione gesto artistico e dimensione sonora. Durante l’attività, i partecipanti incideranno direttamente la matrice che verrà poi stampata su carta cotone, guidati da un processo in cui segno visivo e suono si intrecciano, dando vita a un’esperienza collettiva e multisensoriale.


Il workshop, della durata di tre ore, è aperto a tutti e non richiede competenze pregresse: l’obiettivo è offrire un primo approccio alla grafica d’arte in un contesto accessibile e coinvolgente, invitando i partecipanti a sperimentare liberamente e a lasciarsi guidare dall’ascolto e dal fare.


Il laboratorio è curato da Serena Gattini e Maria Chiara Dimartino, artiste e fondatrici di DRASTIC • STUDIO, realtà con sede a Sarzana dedicata alla ricerca e produzione nelle arti grafiche e sonore. Entrambe diplomate all’Accademia di Belle Arti di Carrara in Grafica e Nuove Tecnologie dell’Arte, sviluppano da anni una pratica condivisa che intreccia suono, segno e performance, spaziando dalla sperimentazione elettroacustica alle installazioni multimediali.


Nel 2023 fondano DRASTIC • STUDIO, spazio aperto anche alla dimensione sociale, in cui incisione e stampa diventano strumenti per esplorare la percezione del suono e dell’ambiente sonoro. La loro ricerca si muove tra arti visive e sonore, dando vita a dispositivi ibridi e pratiche partecipative che coinvolgono attivamente il pubblico.


Il costo di partecipazione è di 20 euro (15 euro per i soci Amici del CAMeC), materiali inclusi. I posti sono limitati.

Info e prenotazioni per l’evento: amicidelcamec@camec.sp.it


INFORMAZIONI E CONTATTI
CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea
Piazza Cesare Battisti 1, La Spezia
https://camec.sp.it/
https://camec.museilaspezia.it/
FB/IG @camec.laspezia
Biglietti:
Collezione permanente
intero 10 euro
ridotto 5 euro per giovani under 26 e adulti over 65
sempre gratuito per i residenti della provincia della Spezia
Collezione permanente + mostra temporanea
intero 15 euro
ridotto 8 euro per giovani under 26 e adulti over 65
5 euro per i residenti della provincia della Spezia
Ingresso gratuito per Collezione e Mostre
under 18
scolaresche e docenti di accompagnamento
persone con disabilità e per loro eventuale accompagnatore
giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale
dipendenti del Ministero della Cultura
dipendenti delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate
titolari della tessera Amici del CAMeC per l’anno in corso
studenti universitari di storia dell’arte da tutto il mondo
possessore Cinque terre Card e residenti comuni Cinque Terre
Gruppi
Per gruppi compresi tra 7 e 25 persone il costo del biglietto è ridotto a 5 euro per la collezione permanente (7,5 euro se con mostra temporanea). L’ingresso è gratuito per chi guida il gruppo.
Ogni prima domenica del mese
Ingresso 2 euro per tutti, ferme le gratuità di cui sopra.
Orari:
Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 ; primo venerdì del mese aperto fino alle 22.00
Chiuso lunedì e 25 dicembre


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

CINEMA ODEON – LA PROGRAMMAZIONE DAL 23 APRILE AL 3 MAGGIO



  

Il Cinema Odeon del Comune della Spezia, nella Mediateca Regionale Ligure “S. Fregoso” in via Firenze 37, comunica la programmazione dal 23 aprile fino a maggio, confermandosi come un luogo privilegiato di incontro culturale. Si continua così una stagione primaverile di altissimo profilo, pensata per un pubblico che ricerca un cinema capace di graffiare, emozionare e indurre alla riflessione, una selezione eclettica che attraversa i generi: dal dramma esistenziale alla satira sociale, fino ai grandi restauri che hanno fatto la storia del cinema italiano.


Il film forte delle prossime settimane avrà come protagonista Laetitia Casta ne “Il delitto del 3° piano”, un thriller elegante e ricco di suspence che trasforma un normale condominio in un labirinto di sospetti mentre la chiusura di aprile e l’inaugurazione  della stagione cinematografica di maggio è affidata al sentimento con “Nel tepore del ballo”, il ritorno del grande maestro Pupi Avati con un cast d’eccezione che vede protagonisti Massimo Ghini e Raoul Bova, celebra l’incanto del passato in una storia di caduta e rinascita, affrontando con poetica sensibilità il tema delle seconde possibilità e degli amori mai dimenticati.


Non manca in questo frangente un grande ritorno del passato che splendi di nuova luce, l’esordio cult di Carlo Verdone, “Un sacco bello”, grazie al restauro curato dal laboratorio con la supervisione dello stesso Verdone e la promozione della Cineteca di Bologna.


La programmazione

 
IL DELITTO DEL TERZO PIANO

    Giovedì 23 Aprile: 17:00, 21:00
    Venerdì 24 Aprile: 15:15, 17:15, 19:15, 21:15
    Sabato 25 Aprile: 15:15, 17:15, 19:15, 21:15
    Domenica 26 Aprile: 15:15, 17:15, 19:15, 21:15

 UN SACCO BELLO

    Martedì 28 Aprile: 17:00, 21:00
    Mercoledì 29 Aprile: 17:00, 21:00

NEL TEPORE DEL BALLO

    Giovedì 30 Aprile: 21:00
    Venerdì 1 Maggio: 15:15, 17:15, 19:15, 21:15
    Sabato 2 Maggio: 15:15, 17:15, 19:15, 21:15
    Domenica 3 Maggio: 15:15, 17:15, 19:15, 21:15

Le sinossi dei film

 
IL DELITTO DEL 3° PIANO Laetitia Casta è la protagonista di questo thriller sofisticato che è allo stesso tempo una commedia poliziesca. Quello che sembra un normale condominio si trasforma lentamente in un labirinto psicologico. Un'opera elegante che gioca con il sospetto, dove ogni vicino potrebbe nascondere un segreto inquietante.
UN SACCO BELLO Il cult che ha lanciato la carriera di Carlo Verdone torna in una versione restaurata d'eccellenza dalla Cineteca di Bologna. Attraverso tre personaggi iconici che si muovono in una Roma agostana e deserta, il film dipinge un ritratto malinconico e comicissimo dell'Italia di fine anni '70.
NEL TEPORE DEL BALLO Con il suo inconfondibile tocco nostalgico e sentimentale, Pupi Avati ci riporta nelle atmosfere della provincia italiana, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso. Gianni Riccio, celebre conduttore televisivo, viene travolto da uno scandalo finanziario proprio all’apice della carriera. Tra Roma e Jesolo, il film racconta la caduta pubblica e il confronto privato con un passato segnato dalla perdita precoce dei genitori ma anche dal suo primo grande amore sacrificato alla carriera, mettendo al centro il tema delle grandi scelte della vita, della reputazione e della possibilità di rinascita.


Info e prenotazioni 

CINEMA ODEON 

 MEDIATECA REGIONALE LIGURE

 “S. FREGOSO” 

Via Firenze, 37 - La Spezia 

 

 


COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA

 

Ulrich Erben - Senza fine

Galleria Studio G7 inaugura Senza fine, sesta mostra personale 

dell’artista tedesco Ulrich Erben

 

con un testo di Martina Corgnati

apertura mostra

mercoledì 29 aprile ore 18:30-20:30


 


Dopo l’esposizione pubblica Incontri in Villa allestita negli spazi di Villa Brandolini, e l’intervento site-specific Frammenti al Kappa-Nöun, Erben ritorna in Italia presentando una selezione di lavori inediti realizzati tra il 2025 e il 2026.


Le opere, intitolate all’unisono Senza fine, si sviluppano attorno a una struttura essenziale, definita ripetutamente da una linea orizzontale che separa e al contempo congiunge la superficie. Le campiture si rincorrono e si respingono, accordandosi secondo una razionalità percettiva che tralascia gli aspetti compositivi tradizionali.

Evidente è l’attenzione particolare alla prassi pittorica: i dipinti spaziano da superfici più leggere e stratificate, dove luce e pigmento si muovono in modo asincrono, a gesti più densi e materici, in cui il movimento del pennello si manifesta evidente e libero.


La mostra, accompagnata da un testo di Martina Corgnati, riunisce in un unico spazio le cromie che da anni accompagnano la ricerca dell’artista, dando vita a campi unitari che attivano simultaneamente le relazioni tra i colori. Come sottolinea Corgnati, la pittura di Erben si configura come una rigorosa ma poetica congiunzione di tempo e spazio. Le superfici aprono a dimensioni in cui l’immagine si espande oltre la tela e vibrano di una luce propria che dissolve i confini senza mai annullarli.


La poetica di Erben si afferma come spazio autonomo in cui geometria, luce, colore e tempo si intrecciano in un'esperienza che rimane sospesa, senza fine.

 


Ulrich Erben (Düsseldorf, 1940) vive e lavora a Düsseldorf. Studia presso le accademie di Amburgo, Venezia e Berlino; nel 1976 partecipa a Documenta VI. Partendo dalla pittura di paesaggio e di natura morta, sviluppa progressivamente una ricerca basata sull’intensa relazione tra geometria e natura, con un particolare interesse per l’architettura e la dimensione spaziale. Tiene mostre personali e presenta il proprio lavoro in numerose istituzioni pubbliche e private tedesche e internazionali, tra cui: Museum Folkwang, Essen; Kunsthalle Mannheim; Neue Nationalgalerie, Berlino; Kunstverein für die Rheinlande und Westfalen, Düsseldorf; Museum of Modern Art, Osaka; Museum Wiesbaden; Mies van der Rohe Haus, Berlino; Museum Kurhaus, Kleve; MKM Museum Küppersmühle für Moderne Kunst, Duisburg; Kunstmuseum Bochum; Josef Albers Museum Quadrat, Bottrop; Museum Goch. Le sue opere appartengono a importanti collezioni pubbliche e private.



Ulrich Erben
Senza fine

con un testo di Martina Corgnati

 

apertura mostra 

mercoledì 29 aprile 

ore 18:30-20:30

 

30.04-30.07.2026

Galleria Studio G7

via Val D'Aposa 4A, 40123 Bologna

Orari
da martedì a sabato, 15:30 - 19:30

Mattina, lunedì e festivi per appuntamento


 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA