martedì 19 maggio 2026

A Villa Campolieto la giornata conclusiva dei Percorsi di Formazione Scuola Lavoro del Parco Archeologico di Ercolano insieme alle scuole del territorio

Il 20 maggio studenti e studentesse protagonisti della valorizzazione del patrimonio culturale


Si terrà mercoledì 20 maggio, dalle ore 9.30 alle 12.30, nelle sale di Villa Campolieto, la giornata conclusiva della Formazione Scuola Lavoro promossa dal Parco Archeologico di Ercolano in collaborazione con gli Istituti scolastici del territorio vesuviano. Un appuntamento dedicato alla restituzione pubblica dei risultati dei percorsi formativi sviluppati durante l’anno scolastico 2025-2026, attraverso esperienze concrete di studio, ricerca, documentazione, accoglienza, restauro e valorizzazione del patrimonio culturale.


L’iniziativa vedrà la partecipazione di studenti, docenti, tutor e professionisti coinvolti nei diversi progetti, ospitati nella prestigiosa sede della villa vesuviana del Miglio d’Oro, oggi luogo simbolico di dialogo tra formazione, cultura e territorio.


Ad aprire la mattinata saranno i saluti istituzionali della direttrice del Parco Archeologico di Ercolano, Federica Colaiacomo, insieme ai dirigenti scolastici degli istituti coinvolti: l’IIS “Adriano Tilgher” di Ercolano, il Liceo “Gaetano De Bottis” di Torre del Greco, l’IIS “Rocco Scotellaro” di San Giorgio a Cremano, l’IIS “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco e l’IIS “Francesco Saverio Nitti” di Portici.


Nel corso della mattinata saranno presentati gli elaborati finali realizzati dagli studenti nell’ambito dei diversi percorsi progettuali: dal rilievo tridimensionale e dalla digitalizzazione del patrimonio archeologico mediante scanner 3D e tecnologia Matterport, alla mappatura delle infrastrutture wireless del sito archeologico; dalle attività di accoglienza, audience development e mediazione culturale alla produzione di brochure, docu-film, reportage fotografici, interviste e video-racconti dedicati all’esperienza formativa vissuta all’interno del Parco.


Ampio spazio sarà dedicato anche ai progetti di restauro e documentazione dei reperti archeologici, attraverso approfondimenti sulle tecniche di conservazione, fotogrammetria e catalogazione digitale sviluppati insieme ai professionisti del settore e alle visite ai cantieri di restauro. Gli studenti presenteranno opere artistiche, elaborazioni multimediali e percorsi narrativi nati dall’osservazione diretta e dallo studio del patrimonio dell’antica Herculaneum.


«I Percorsi di Formazione Scuola Lavoro rappresentano per il Parco un investimento concreto sulle nuove generazioni e sul loro rapporto con il patrimonio culturale», dichiara Federica Colaiacomo. «Attraverso queste esperienze gli studenti diventano protagonisti attivi di processi di conoscenza, tutela e valorizzazione, maturando competenze professionali, ma anche una più profonda consapevolezza civica e culturale. Il dialogo tra scuola, istituzioni e territorio è una delle chiavi fondamentali per costruire il futuro dei luoghi della cultura».


A conclusione dell’evento, gli studenti prenderanno parte a una visita guidata della mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano”, allestita nelle sale affrescate di Villa Campolieto. L’esposizione, dedicata alle abitudini alimentari dell’antica Ercolano, accompagna i visitatori in un percorso immersivo tra reperti organici carbonizzati, archeologia e cultura del cibo nel mondo romano.


L’iniziativa conferma l’impegno del Parco Archeologico di Ercolano nel promuovere percorsi educativi innovativi capaci di connettere il patrimonio culturale con la formazione delle nuove generazioni, valorizzando competenze interdisciplinari e favorendo una partecipazione sempre più consapevole alla vita culturale del territorio.


Parco Archeologico di Ercolano
Corso Resina
Ercolano
Napoli


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Successo per JESSICA PRATT e il Conservatorio Martucci di Salerno al TEATRO VERDI

Successo per

JESSICA PRATT

&

Jacopo Sipari di Pescasseroli

In DELIRIO

Orchestra e coro del

Conservatorio G.Martucci di Salerno


 


Jessica Pratt: 

Voci Sole


Nomen omen il titolo del concerto “Delirio”, che ha visto sul palcoscenico del Teatro Verdi di Salerno, la regina del belcanto “giocare” mirabilmente sulle scene di follia del melodramma italiano con l’Orchestra e il coro del Conservatorio “G.Martucci”, diretti dal Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli


 
Teatro Verdi di Salerno, straripante in ogni ordine di posto, per applaudire la regina del belcanto, una generosissima Jessica Pratt, la quale ha donato un programma intensissimo e letteralmente “sopra le righe” alla cittadinanza, insieme all’orchestra e al coro del Conservatorio “Giuseppe Martucci”, diretti dal Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli. La serata, dal titolo “Delirio. Scene di follia del melodramma italiano”, ha salutato Jessica Pratt presentare il suo ultimo progetto, distribuito dalla sua casa discografica Tancredi, dedicato alle celebri scene di follia del repertorio operistico italiano, è stato l’evento centrale del congresso “Human After Code. Pratiche e teorie della creatività aumentata”, primo appuntamento delle iniziative scientifiche promosse nell’ambito del PRIN “Etica sociale e creatività aumentata: indagine sul ruolo dell’intelligenza artificiale e delle forme algoritmiche nella musica, nelle arti visive e nel design”, progetto di cui il Conservatorio salernitano è capofila, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli e con l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Roma. In sala pubblico internazionale, a partire dalla delegazione olandese guidata da Daniel Kühnel, Direttore Artistico dell'Orchestra Sinfonica di Amburgo e del Marta Argerich Festival, venuta per visionare pianisti e strumentisti per la programmazione estiva, nonché i relatori del congresso, tra cui la vicepresidente della Facoltà di Arti - Dipartimento di Musica, nonchè presidente del Consiglio dell'Opera del Kosovo Rreze Kryeziu, intervenuta al convegno in qualità di musicologa. Lungo il preambolo al gala, con il Direttore Fulvio Artiano e il Presidente del Martucci Vittorio Acocella a illustrare le ragioni e i traguardi raggiunti dalla massima istituzione cittadina, ovvero, da una parte, quella di lanciare in un agone sempre più alto e prestigioso gli studenti, presenti in ogni scrigno musicale europeo e, dall’altra, la volontà di essere centro della cultura salernitana, scendere da un’altura dai retaggi antichi e conquistare i luoghi pulsanti della città, riempiendoli di suoni, colori ed emozioni.

 


“Benedizione”, ormai abituale, da parte di Giovanna Cassese, storica dell'arte e accademica, figura chiave nel comparto Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, Presidente del Consiglio Nazionale delle Istituzioni Afam, una sfida, la sua, diremmo vinta, consistente nel portare avanti una battaglia per il  pieno riconoscimento universitario del ruolo dell’Alta formazione Artistica, in ambito nazionale, per la dignità e la valorizzazione della ricerca nel campo di tutte le arti. Ragazzi frementi dietro le quinte, ovvero l’orchestra e il coro del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, con qualche maestro a sostegno, a partire dal Konzertmeister Giovanni Barbato e dal I flauto, Mario Pio Ferrante, che ha festeggiato il suo genetliaco, quale protagonista, mentre il podio ha salutato l’invocato ritorno del Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli. Con loro l’astro più luminoso del belcanto internazionale, il soprano australiano Jessica Pratt, acclamata a Salerno nel 2010 quale Juliette con al suo fianco Saimir Pirgu nell’opera di Charles Gounod e solo lo scorso anno quale eccezionale Gilda nel Rigoletto, generosissima ed eclettica, come sempre, la quale ha accettato il cimento di eseguire intere scene lunghe, altamente virtuosistiche quali sono follie e deliri, con un’orchestra composta da ragazzi. Voce come strumento e strumenti come voce, è la caratteristica del belcanto italiano, che discende direttamente dai castrati, una grandissima attenzione all’agogica, quelle “forchette” sotto le note lunghe, che la Jessica Pratt ci ha regalato a qualsiasi altezza si trovasse, così come gli “strumentini”, su tutti il flauto di Mario Pio Ferrante, il clarinetto di Francesco Abate, i quali si sono trovati voci sole pari a quelle del soprano, e in cui abbiamo riconosciuto, unitamente agli ottoni, quella scuola che li vuole latori di un suono purissimo, morbido, duttile, iridescente e di un virtuosismo spinto, ove si ha da “cantare” e “suonare” (non è lo stesso di “arrivarci”) qualsiasi sovracuto. E’ questa la pari descrizione per la Pratt e per i diversi fiati, con un primo oboe, Lia Merlino, che ha ancora da lavorare ancora sul suono e in particolare sul fraseggio, relativo a tale periodo, e che insieme sono passati attraverso la sinfonia del Don Pasquale, una pagina che è risultata ancora di assestamento, per l’orchestra e la bacchetta di Jacopo Sipari. Una prima parte di concerto, veramente funambolica, con l’esecuzione della scena del sonnambulismo integrale da parte della Pratt e con il coro del conservatorio che, agli ordini del Maestro Francesco Aliberti in veste anche di corista, ha trovato i giusti impasti per eseguire “Ah! non credea mirarti, e Ah! Non giunge uman pensiero”, filologicamente in Fa, quindi con un acuto senza appello, dove più nulla si può trarre, dalle formule obbligate del virtuosismo canoro che è portato qui alle sue estreme conseguenze, ma appare, comunque, condizionato all’architettura musicale, che si determina in una costante unitaria fra voce e discorso drammatico dell’orchestra, finemente colto da un attentissimo Jacopo Sipari. Non solo super voce, ma anche e, soprattutto, è donna di teatro la Pratt, la quale ha regalato ben sei cambi d’abito, uno per ogni scena. Dopo Amina è giunta Emilia di Liverpool, altra ricerca storico-filologica sulla prima follia di Donizetti, “Ecco, miratela….Madre! Deh placati…Ah di contento ripiena ho l’alma”, con la Pratt padrona del magistero stilistico del belcanto virtuosistico, fondato sulla nitidezza assoluta della linea melodica e della coloratura. Sinfonia dall’Anna Bolena, di Gaetano Donizetti, ancora una splendida prova dell’orchestra, prima di chiudere la prima parte della serata con la Lucia di Lammermoor e l’elogio della follia per eccellenza,  “Oh giusto cielo… Il dolce suono…Ardon gl’incensi… Spargi d’amaro pianto…”. La Pratt possiede una voce avvolgente, con riflesso cristallino purissimo, unitamente a quel certo che d’infantile, disarmato e indifeso, connesso col metallo stesso di quel tipo di voce, che si addice all’innocenza e all’infelicità di eroine romantiche quale è Lucia, ma che non preclude la possibilità di un certo rilievo tragico nella recitazione. Il rischioso duel col flauto si è chiuso, com’è giusto, senza vinti né vincitori, sul piano tecnico, agli ordini della bacchetta comunicativa ed esperta di Jacopo Sipari.

 


 

 

Coro protagonista nell’abbrivio della seconda parte della serata con in coda al Preludio dell’Elisir d’amore, “Bel conforto al mietitore”, toni chiari in orchestra per una pagina adatta ai giovanissimi esecutori, per quindi ritornare al Vincenzo Bellini de’ “I Puritani”, con “O rendetemi la speme… Qui la voce sua soave… Vien diletto”, ancora angosce e trasalimenti mentre va rimarcata l'estrema aderenza psicologico-stilistica della Pratt, la sua capacità di profilare amore e follia senza leziosità. Finale del programma ufficiale con “Linda! A che pensate… Nel silenzio della sera… No non è ver mentirono…”, da Linda di Chamonix di Gaetano Donizetti, con tutte le acciaccature, le noticine, i portamenti eseguiti con classe, gli acuti smaglianti e svettanti generanti la cosiddetta “caduta del teatro”. Rose rosse e due bis: “Glitter and Be Gay”, tratta dall'operetta Candide di Leonard Bernstein, felice parodia delle arie di follia, mentre il personaggio di Cunegonda accetta la sua vita da cortigiana. E qui Jacopo Sipari ha ancora agito con la tecnica focosa di un pennello supportato da una tavolozza dai colori sgargianti, adatti certamente ai giovani, in un brano in cui si sono imposte le percussioni di Alfonso Nocera, Alfonso Izzo, Domenico Donatantonio, Alessandro Campilongo con Simone Parisi ai timpani, che hanno tenuto banco, specialmente nei vari finali con piatti suonati con orchestral touch, su di un palcoscenico affatto facile. Applausi e un po’ di corda alla bambola Olympia de’ “Les Contes d’Hoffmann” di Offenbach in “Les oiseaux dans la charmille”, attraverso la raganella di Domenico Donatantonio, a dar la molla per ancora altri infiniti giuochi pirotecnici con la voce. Ancora applausi scroscianti e appuntamento con il Conservatorio al Teatro Verdi per novembre quando sarà messa in scena “Die lustige Witwe” di Franz Lehàr.

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Arriva in Italia la "Poke Fritta": debutta Yakimesheria

 

L’originale Yakimeshi giapponese si evolve in un format inedito e personalizzabile, colmando un vuoto nel panorama del food settoriale nazionale


Se il 2023 è stato l'anno delle Poke e gli anni precedenti hanno visto l'ascesa di Kebab e Gyoza bar, il 2026 segna l'ingresso ufficiale dello Yakimeshi nel mercato italiano del food retail. E dove andiamo ad assaggiarlo? Presso il Centro Commerciale Medì (Teverola - CE), ha aperto i battenti Yakimesheria, il primo store in talia totalmente dedicato a questo pilastro della cucina nipponica, reinterpretato sotto l'accattivante veste di "Poke Fritta".






Lo Yakimeshi, letteralmente "riso saltato", è un piatto giapponese a base di riso fritto, verdure e proteine. Yakimesheria ne rivoluziona la struttura classica adottando la composizione modulare tipica della poke, consentendo ai clienti di creare il proprio piatto su misura.

L’offerta gastronomica: tra tradizione e "Yakiverse"

Il menu si articola su una personalizzazione profonda in quattro passaggi:

    Base: Riso classico o piccante, oppure Udon (disponibili anche in versione spicy) saltati nel wok con carote, cipolla, cavolo e uova.

    Proteina (Yaki): Una vasta scelta che include Pollo, Manzo, Maiale, Gamberi, ma anche opzioni sfiziose come Bacon o alternative vegetali come Broccoli e Verza.

    Crunch: Per la parte croccante si può spaziare dai classici semi di sesamo e arachidi a ingredienti più locali come il Tarallo, fino alle originali mini patatine fritte.

    Salse Originali: Il vero punto di forza sono le 10 salse segrete. Oltre alle classiche Teriyaki e Sriracha (Extra Hot), spiccano creazioni originali come la Lemon Fresh, la CurryCoconut e la raffinata Tartufo Cream.

 




Completano l’offerta gli Starter (Gyoza di pollo o verdure, Spring Roll, Edamame) e gli Appetizer (Gamberi o verdure in tempura, Yakitori e Takoyaki). Per chi preferisce le combinazioni studiate dagli chef, il menu propone le selezioni "Yaki Dream" e "Yaki Lover".

Un nuovo trend nel Food Settoriale

“Non esiste oggi in Italia uno store focalizzato esclusivamente sullo Yakimeshi”. Yakimesheria si inserisce in questo segmento con una ricetta originale che promette di trasformare il "riso saltato" da contorno a protagonista assoluto della tavola, unendo la velocità del fast food alla qualità di ingredienti freschi preparati al momento. In merito il CEO, Francesco Campaniello racconta: «Yakimesheria è una novità assoluta nel panorama del food. Abbiamo unito la Poke allo yakimeshi, reinventando entrambi. Abbiamo sviluppando la nostra ricetta per lo yakimeshi, e abbiamo creato la struttura componibile, in stile Poke, che non esisteva per questo prodotto. Così nasce la "Poke fritta", uno yakimeshi componibile che soddisfa i gusti di tutti, perché puoi crearlo sempre diversamente, come più piace a te».

 




L’opening ha visto presenziare personaggi noti al web come Luca Sepe e la sua crew composta da Mery Esposito, Rafel 'o Pazz, O' Mast, Emanuele Pingu e Kekko Carus.

E tu... di che Yaki sei?

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

PRESENTAZIONE LIBRO "La congiura dei Lupi " di John Edward Jones

MERCOLEDÌ 27 MAGGIO ore 18:15

The Spark Creative Hub 

John Edward Jones

presenta il suo libro

"La congiura dei Lupi "

(Ossorosso Edizioni)
 

Dialoga con l’autore il giornalista

francesco bellofatto

Interventi a cura di luca brignone e roger anton calvello

 




 Mercoledì 27 maggio, alle ore 18.15, presso lo spazio “The Spark Creative Hub”, John Edward Jones presenta il suo libro "La congiura dei Lupi " (Ossorosso Edizioni). Dialoga con l’autore il giornalista Francesco Bellofatto. Gli interventi sono a cura di Luca Brignone e Roger Anton Calvello.

"La congiura dei lupi" è un romanzo thriller di John Edward Jones, pubblicato in Italia da Ossorosso Edizioni.

La trama segue le vicende di Giulia, un'avvocata determinata e in cerca di riscatto professionale e personale. Per dimostrare il proprio valore e sfidare i rigidi pregiudizi di un prestigioso studio legale, la protagonista decide di assumere la difesa di un ragazzo accusato ingiustamente di omicidio a Roma.

L'opera è stata ufficialmente presentata nel maggio del 2026 al Salone Internazionale del Libro di Torino, nella sezione dedicata ai Nuovi Editori. L'evento ha visto la partecipazione dell'agente letterario Diego Di Dio e dell'autore Dave Given, che hanno offerto i loro interventi a supporto.

L'indagine difensiva si rivela da subito complessa e pericolosa, trascinando Giulia all'interno di un fitto reticolo di omertà, codici d'onore e segreti legati a un'unità di mercenari. Per portare alla luce la verità e scagionare il suo assistito, l'avvocata si troverà costretta a seguire una scia di indizi che supererà i confini italiani, spingendola in un viaggio rischioso fino ai confini della Romania. La pioggia al Pincio non lava il sangue. Lo nasconde.

John Edward Jones informatico di formazione, ha lavorato in aziende multinazionali, occupandosi di reti industriali e prodotti multimediali. Ha insegnato applicazioni informatiche in ambito medico presso le Università Vanvitelli e Federico II di Napoli.
Dopo diverse esperienze artistiche tra radio, teatro e musica, è alfine approdato alla scrittura narrativa. Ha pubblicato il romanzo Il signore dell’abisso (Editem), ripubblicato nel 2021 con il titolo Il predestinato (Europa Edizioni), riscuotendo un discreto interesse da parte del pubblico


18,00€

 John Edward Jones

La congiura dei lupi

Ossorosso Edizioni

1^ Edizione: Maggio 2026

Info: https://ossorossoedizioni.com/products/la-congiura-dei-lupi-john-edward-jones

(il link non ha accesso diretto ma è da copiare ed incollare sul web)

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Ettore Prandini eletto alla guida dell’Associazione Italiana Allevatori: Una nuova alleanza per rilanciare la zootecnia italiana tra reddito, sostenibilità e innovazione




Il presidente di Coldiretti nominato ai vertici dell’associazione in un momento in cui il bovino da latte italiano registra meno capi ma maggiore capacità produttiva, una forte specializzazione territoriale e un ruolo decisivo della DOP economy. La sfida del nuovo corso è trasformare questa forza in maggiore reddito per gli Allevatori e più competitività per l’intera filiera.

Roma, 19 maggio 2026 – “Assumo questo incarico con la consapevolezza che la zootecnia italiana rappresenti un presidio economico, sociale, ambientale e territoriale decisivo per il Paese. Abbiamo la zootecnia più sostenibile in Europa, dobbiamo difendere e promuovere questo modello. AIA deve parlare a tutti gli Allevatori e a tutte le filiere: latte, carne, uova, produzioni di qualità, razze autoctone e sistemi territoriali. La priorità sarà rafforzare il reddito delle imprese, sostenere l’innovazione, promuovere benessere animale e biosicurezza e consolidare un modello produttivo fondato su dati affidabili, qualità, sostenibilità e trasparenza”, dichiara il Presidente Ettore Prandini, già presidente di Coldiretti, al momento della nomina
La zootecnia italiana affronta una fase di trasformazione profonda. In molti comparti diminuisce il numero delle aziende, mentre aumenta la dimensione media degli allevamenti e cresce il bisogno di servizi tecnici, strumenti digitali e capacità di lettura dei mercati. La sfida non riguarda un solo settore: interessa bovini da latte e da carne, bufalini, suini, ovini, caprini, avicoli e l’intero sistema delle produzioni zootecniche nazionali.

Il patrimonio zootecnico italiano resta ampio e articolato: circa 2,3 milioni di bovini e bufalini da latte, 2,1 milioni di bovini da carne, 7,8 milioni di suini, 6 milioni di ovicaprini e circa 650 milioni di capi avicoli allevati ogni anno. È un sistema che genera valore per le aree rurali, sostiene filiere agroalimentari strategiche e contribuisce all’identità produttiva del Made in Italy, ma che deve misurarsi con volatilità dei mercati, emergenze sanitarie, costi produttivi, ricambio generazionale e crescente domanda di sostenibilità.
Per Prandini, il nuovo corso di AIA dovrà rafforzare la capacità dell’Associazione di essere infrastruttura tecnica nazionale della zootecnia: “L’Associazione Italiana Allevatori deve essere sempre di più la casa dei dati, della selezione, dei controlli funzionali, dei laboratori, della consulenza tecnica e della rappresentanza di una zootecnia moderna e competitiva. Il dato non è un adempimento: è uno strumento di reddito, programmazione, tracciabilità, miglioramento genetico e tutela del lavoro degli Allevatori”.

L’innovazione dovrà quindi essere affrontata in modo trasversale. Sensoristica, sistemi di zootecnia di precisione, genomica, analisi di laboratorio, piattaforme gestionali, interoperabilità dei dati e strumenti di supporto alle decisioni possono migliorare produttività, prevenzione sanitaria, qualità delle produzioni e organizzazione del lavoro in tutte le filiere. La frontiera non è raccogliere dati, ma renderli affidabili, confrontabili e utilizzabili dagli Allevatori, dalle Associazioni Regionali, dalle Associazioni Nazionali, dalla ricerca e dagli stakeholder di filiera.
Un ruolo centrale sarà affidato alla rete AIA/ARA, che costituisce una presenza tecnica nazionale al servizio degli allevamenti, con 15 sedi regionali, 16 laboratori, più di 600 tecnici, specialisti e infrastrutture informative. La rete dovrà essere rafforzata nella governance, nella standardizzazione dei processi, nella formazione e nella capacità di restituire agli Allevatori servizi tempestivi, leggibili e orientati alle decisioni aziendali.

Nel suo mandato, il neo Presidente Prandini intende promuovere alcuni impegni immediati e verificabili:
- avviare un Piano nazionale AIA per i dati zootecnici, con indicatori comuni su produzione, sanità, benessere animale, ambiente, qualità e redditività, adattati alle diverse specie e filiere;
- sostenere un programma di investimenti per innovazione e interoperabilità, con priorità a infrastrutture digitali, innovazione nei laboratori e strumenti di supporto alle decisioni aziendali;
- promuovere un pacchetto giovani Allevatori che integri formazione, consulenza, accesso al credito, innovazione e successione aziendale;
- valorizzare biodiversità, razze autoctone e produzioni territoriali, riconoscendo il ruolo economico e culturale di tutte le filiere zootecniche italiane;
- pubblicare con cadenza regolare report di filiera più leggibili e confrontabili, per dare agli Allevatori strumenti reali di negoziazione, programmazione e dialogo con istituzioni e mercato;
- rafforzare la rete dei laboratori AIA/ARA come infrastruttura nazionale per qualità del dato, tracciabilità, genetica, genomica, sicurezza e innovazione dei servizi.
“L’AIA vuole essere un punto di convergenza aperto e concreto tra Allevatori, filiere, istituzioni, ricerca, Medici Veterinari, industria agroalimentare e distribuzione. Solo con un lavoro comune potremo difendere il patrimonio zootecnico italiano, aumentare il valore riconosciuto agli Allevatori e garantire un futuro competitivo e sostenibile a tutte le nostre filiere”, conclude Prandini.

 

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Notte dei Musei 23 maggio 2026: aperture serali nei siti della Grande Pompei Ingresso a 1 euro

NOTTE DEI MUSEI
 
Notte dei Musei 23 maggio 2026: aperture serali nei siti della Grande Pompei
Ingresso a 1 euro

 



 
Doppio percorso a Pompei: esposizione dei calchi delle vittime dell’eruzione presso la Palestra Grande con performance “Pompei. Persone di gesso” e visita ad alcune dimore urbane
e itinerario tra Villa dei Misteri e Boscoreale
 
Dalle 19,30 alle 23,30 (ultimo ingresso 22,30)

 


In occasione della Notte dei Musei 2026, sabato 23 maggio torna l’appuntamento con le visite serali nei siti archeologici della Grande Pompei. In particolare, la Villa di Poppea a Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Museo archeologico “Libero D’Orsi” a Stabia, Villa Regina con l’Antiquarium a Boscoreale e il sito archeologico di Pompei con due percorsi, saranno accessibili dalle ore 19,30 alle 23,30 con ultimo ingresso alle ore 22,30 al costo di 1 euro (riduzioni e gratuità come da normativa).


Anche quest’anno a Pompei la visita si sdoppia in due itinerari. Uno prevede l’accesso all’esposizione dei calchi delle vittime dell’eruzione e non solo, presso la Palestra Grande con performance “Pompei. Persone di gesso” e visita ad alcune dimore urbane del lato orientale della città antica, mentre l’altro include la Villa dei Misteri, da dove poi si potrà raggiungere in navetta il sito di Boscoreale. Il costo è di 1 euro per ciascuno dei due itinerari. È consigliata la prenotazione on-line su www.vivaticket.it

 


 
Il primo percorso a Pompei prevede l’ingresso da Piazza Anfiteatro. Si parte con la visita alla Palestra Grande e al nuovo allestimento dedicato all’eruzione, ai reperti organici e alle vittime di Pompei, dallo scorso marzo ospitato nei portici nord e sud. Nel giardino dell’edificio, invece, i visitatori potranno assistere alla performance teatrale “Persone di gesso”. La visita prosegue con una passeggiata in tre domus, fra le più raffinate di Pompei. Tra queste, ci sono i Praedia di Giulia Felice, una vera e propria villa urbana con ampio giardino e dallo scenografico porticato con colonne in marmo scanalate. C’è poi la Casa della Venere in Conchiglia, che prende nome dal grande affresco posto su una parete del giardino. Infine la Casa di Loreio Tiburtino, caratterizzata da un grande canale ad imitazione di un paesaggio nilotico e da quadretti mitologici dalle Metamorfosi di Ovidio. Durata del percorso: circa 1 ora. Orari dalle ore 19,30 alle 23,30 con ultimo ingresso alle ore 22,30.
I calchi delle persone che persero la vita nell’eruzione saranno al centro della performance scritta dall’archeologa Valentina Cambiale, tratta dal testo “Pompei. Persone di gesso”, pubblicato nel volume “Terra invece che aria. Archeologia a teatro”, prodotta e portata in scena dalla compagnia teatrale “Lo stagno di Goethe”.

 



Si tratta di un monologo che ha come tema la difficoltà di prendere una posizione etica, netta, di fronte ai calchi: la discussione tra chi li considera reperti come gli altri e chi valuta come amorale l'equiparazione a manufatti archeologici. Ci si chiede se sia corretto esporli e se esista un modo di esporli più dignitoso di un altro, visto che il giudizio è che siano scandalosi, come del resto è scandaloso nella vita di tutti i giorni il guardare il dolore degli altri. L'autrice arriva alla conclusione che, in fondo, abbia ragione Primo Levi a considerare “fortunate” le vittime di Pompei, perché di loro è almeno rimasta una traccia materiale, diversamente da chi è morto nei forni crematori o chi muore nelle guerre, senza poter essere seppellito e compianto.
L’altro itinerario consentirà invece di visitare la Villa dei Misteri a Pompei e la Villa Regina a Boscoreale con l’annesso Antiquarium, dove è anche esposto il carro cerimoniale nella sala dedicata alla villa suburbana di Civita giuliana, tutt’ora in corso di scavo.
Due esempi di ville suburbane del territorio, l’una grande dimora residenziale dedita anche ad attività di produzione del vino, l’altra villa rustica, vera e propria fattoria del vino, l’unica interamente conservata dell’epoca, che saranno collegate dal servizio navetta Pompeii Artebus.
Il percorso delle Ville suburbane include il servizio navetta Pompeii Artebus, che consente lo spostamento da Piazza Esedra verso le due ville e ritorno.
Orari di visita dalle 19,30 alle 23,30 (ultimo ingresso 22,30) a Villa dei Misteri
Durata del percorso: circa 40 minuti Villa dei Misteri + circa 1 ora Boscoreale. Biglietti acquistabili on line su www.vivaticket.it o con carta di credito/bancomat contactless presso il varco di Villa dei Misteri o in contanti presso la biglietteria di Boscoreale.
L’ingresso alla Villa dei Misteri è da strada urbana esterna. Il servizio navetta Pompeii Artebus è in partenza da Piazza Esedra con fermate a Villa dei Misteri e a Boscoreale. Orari consultabili sul sito www.pompeiisites.org. (Orari serali 23 maggio 2026).

 



Si precisa che non è presente un parcheggio auto del Parco archeologico di Pompei presso la Villa dei Misteri. Si invita a parcheggiare nelle aree di sosta lungo via Plinio e/o a usufruire della navetta Pompeii Artebus per raggiungere la Villa dei Misteri.
 
Ad Oplontis, invece, l'Archeoclub d'Italia aps-sede di Torre Annunziata “Mario Prosperi” propone per la "Notte dei Musei", itinerari guidati gratuiti nella villa di Poppea in collaborazione con il Gruppo Storico Oplontino. Durante gli itinerari i visitatori potranno approfondire la storia di Ottavia e Poppea, le mogli dell'imperatore, avvicinarsi a banchetti didattici con vasi, lucerne, vetri e gioielli e assistere, alla presenza di Nerone e della sua corte, al monologo intitolato "Ottavia: la voce perduta dell'impero". Si inizia alle ore 19,30 con ultimo itinerario guidato alle ore 22,00. Per la visita alla Villa di Poppea ultimo ingresso ore 22,30. Non è necessaria prenotazione.
 
A Boscoreale, oltre all’accesso alla Villa Regina e all’Antiquarium è in programma l’iniziativa “Suoni della Preistoria e dell’Antichità” presso l’Auditorium dell'Antiquarium: laboratorio didattico aperto a tutti a cura di Walter Maioli e Carmine di Biasi (Archeo Cilento), dalle ore 19,30 alle ore 23,30 (ultimo ingresso 22,30). Non è necessaria prenotazione.


Al Museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” presso la Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia, infine, sono previste visite guidate gratuite a cura dell'associazione Antica Necropoli di Stabiae Madonna delle Grazie. I soci e le guide dell'associazione accompagneranno gratuitamente i visitatori lungo il percorso espositivo del Museo secondo due turni di visita: ore 20,00 e ore 21,00.

 


Per maggiori info: anticanecropolidistabiae@gmail.com
 

Parco Archeologico di Pompei
via Plinio - 80045 Pompei (Napoli)

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA
 

La Spezia - Mercato agricolo sperimentale di Campagna Amica in via Chiodo, da giugno a settembre

 La Spezia, 19 maggio 2026 - La Giunta comunale guidata dal Sindaco Pierluigi Peracchini ha approvato la delibera che autorizza, in via sperimentale, lo svolgimento di un mercato di vendita diretta di prodotti agricoli promosso da Coldiretti La SpeziaCampagna Amica Liguria.

 

Il mercato si terrà ogni martedì mattina, 

dalle ore 8:00 alle ore 12:30,

 nel periodo compreso tra il 2 giugno e il 29 settembre 2026,

 nell’area di via Chiodo

all’angolo con viale Diaz, lato Giardini Pubblici.


L’iniziativa nasce a seguito di un percorso di confronto tra l’Amministrazione comunale e i rappresentanti di Coldiretti, durante il quale è stata valutata positivamente la possibilità di inserire un mercato agricolo nel centro cittadino, con l’obiettivo di favorire la vendita diretta, sostenere le produzioni locali e offrire ai cittadini prodotti freschi e di qualità a km zero.

La delibera prevede la partecipazione di un massimo di 10 operatori, ciascuno dotato esclusivamente di gazebo di dimensioni non superiori a 3x3 metri. Al termine delle attività, l’area dovrà essere completamente liberata da strutture, attrezzature e rifiuti; eventuali interventi di pulizia straordinaria saranno a carico degli operatori partecipanti.

L’avvio del mercato rappresenta un’ulteriore azione concreta dell’Amministrazione per valorizzare la filiera corta, promuovere il consumo consapevole e animare il centro cittadino con iniziative di qualità, in grado di coniugare sviluppo economico, sostenibilità e servizio ai cittadini.

 


 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

HEAVEN+EARTH Un progetto di John Sanborn e Ionee Waterhouse

 Il Museo Civico di Castelbuono presenta

HEAVEN+EARTH
di John Sanborn e Ionee Waterhouse
sound design di Andrea Ludovic
Un progetto a cura di Laura Barreca
 
Castelbuono (PA), 24 maggio – 30 agosto 2026



Lectio Magistralis: venerdì 22 maggio 2026 ore 18.00, Università degli studi di Palermo
Aula Magna, Dipartimento di Giurisprudenza, Via Maqueda 172, Palermo | Ingresso libero sino a esaurimento posti | Conversazione con John Sanborn, Ionee Waterhouse, Laura Barreca, Alessandra Buccheri, Diego Mantoan, Antonio Chella e Sebastiano Bavetta; Introduzione di Valentina Valentini

Inaugurazione: domenica 24 maggio 2026 ore 12.00, Ex scuderie del Castello dei Ventimiglia

Progetto sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo, Dipartimento di Robotica, dell’Università “Alma Mater” di Bologna e in collaborazione con MEET Digital Culture Center di Milano, Accademia di Belle Arti di Palermo e Ypsigrock Festival.

 

John Sanborn, Ionee Waterhouse, "Heaven + Earth", 2026, installazione multimediale, (still), collezione Museo Civico di Castelbuono

 

  Una spettacolare installazione multimediale che unisce la dimensione celeste e quella terrena, con immagini digitali frutto della scansione delle fantasmagoriche figure zoomorfe e fitomorfe degli stucchi della Cappella Palatina di Sant’Anna nel Castello dei Ventimiglia (1684) sovraimpresse sui volti di alcuni abitanti di Castelbuono. Il tutto rigenerato con la collaborazione dell’IA e proiettato sull’architettura dello spazio museale e su una grande scultura a due facce, una sorta di Giano bifronte, a custodia del limine tra sacro e profano, e accompagnato da una composizione sonora quadrifonica, che crea un ambiente immersivo, tra immagine elettronica e suono.

Questo è Heaven+Earth, il nuovo progetto inedito degli artisti John Sanborn (Stati Uniti, 1954) e Ionee Waterhouse (Stati Uniti, 1985), a cura di Laura Barreca, che sarà inaugurato il prossimo 24 maggio 2026 al Museo Civico di Castelbuono, negli spazi del Castello dei Ventimiglia, dove rimarrà esposto fino al 30 agosto 2026. 
 
Il progetto è sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo, dell’Università “Alma Mater” di Bologna e la collaborazione del MEET Digital Culture Center di Milano, dell'Accademia di Belle Arti di Palermo e del Ypsigrock Festival.
 
La creatività di due figure di riferimento nel panorama internazionale della videoarte e della sperimentazione digitale - John Sanborn, pioniere delle arti elettroniche, e Ionee Waterhouse, nota per l’uso del videomapping e delle nuove forme di animazione generativa – dialoga così con gli stucchi barocchi su fondo oro della Cappella Palatina del Castello, dei maestri decoratori Giacomo e Giuseppe Serpotta (1684), mettendola in connessione partecipata con la comunità. L’ibridazione tra arte, scienza e tecnologia, reinterpretando in chiave contemporanea lo straordinario patrimonio culturale del barocco siciliano, è capace di indagare a fondo il significato simbolico dell’opera, consolidando la tradizione creativa che, fino all’avvento della rivoluzione scientifica galileiana, vedeva il filosofo, lo scienziato e l’artista come un tutt’uno nel segno dell’umano e del divino. 

Il progetto coinvolge nel processo creativo la sound designer Andrea Ludovic, autrice della composizione sonora che trasforma l’installazione elettronica in una installazione immersiva. 

“In Heaven + Earth - affermano gli artisti John Sanborn e Ionee Waterhouse – investighiamo il territorio mistico tra il tangibile e il non visto, il materiale e il trascendente. La nostra opera comincia con il riconoscimento del fatto che l’esistenza umana non è lineare, bensì ciclica: ci pieghiamo in noi stessi, ci rompiamo, dissolviamo e riemergiamo sotto nuove forme. Il tutto mentre cerchiamo soluzioni a domande a cui non si può dare risposta. Utilizzando la reinterpretazione digitale degli stucchi barocchi e dei volti di persone vere, Heaven + Earth fonde insieme il divino e l’ordinario, rivelando ciò che essi condividono: la fragilità, lo stupore, la contraddizione e l’aspirazione alla continuità. Il dialogo tra intelligenza artificiale, il patrimonio storico e la presenza umana diviene uno spazio in cui i cicli di rinascita, memoria e trascendenza possono essere sperimentati piuttosto che descritti”.

 

 Laura Barreca, Direttrice del Museo Civico, ha aggiunto: “Grazie alla collaborazione con gli artisti Sanborn e Waterhouse il Museo Civico di Castelbuono si afferma come spazio di sperimentazione tecnologica e culturale. Un progetto che permette di usare la tecnologia non solo come medium, ma come linguaggio generativo, capace di integrare immagini digitali, scultura, sound design in una complessa installazione dove entrano in dialogo patrimonio storico-artistico, creatività e nuove forme di partecipazione”. 
 
Heaven+Earth segna un nuovo episodio nel percorso di ricerca del Museo Civico, che da anni sviluppa produzioni originali legate a pratiche radicali di comunità e site-specific, e alla reinterpretazione del patrimonio storico-artistico attraverso i linguaggi del contemporaneo.

La mostra è accompagnata da un prestigioso comitato scientifico, composto da Sebastiano Bavetta, Alessandra Buccheri, Valentino Catricalà, Antonio Chella, Sandra Lischi, Filippo Lubrano, Sebastiano Maffettone, Diego Mantoan, Silvia Moretti, Maria Grazia Mattei, Francesco Spampinato, Pier Francesco Palazzotto, Valentina Valentini. Le competenze interdisciplinari del comitato spaziano dalla ricerca storico-artistica moderna e contemporanea alla robotica, dalla filosofia agli studi sulle relazioni tra arte, scienza e tecnologia, configurandosi come una piattaforma sperimentale di dialogo e confronto trasversale, che contribuisce ad indirizzare la natura stessa del progetto come opera aperta a molteplici interpretazioni. 
 
Il progetto prevede un programma pubblico con presentazioni all’Università degli Studi di Palermo (22 maggio), al MEET Digital Center di Milano (26 maggio), all’Università “Alma Mater” di Bologna (27 maggio). A Castelbuono inoltre sono in programma una serie di incontri con la partecipazione della comunità a cura di Maria Rosa Sossai: il 28 maggio al Museo Civico di Castelbuono, sabato 13 giugno alle ex Scuderie del Museo Civico e martedì 20 giugno nei cortili storici di Castelbuono. Gli incontri offriranno l’occasione di approfondire le questioni teoriche e creative al centro del progetto, dalle pratiche immersive all’uso delle intelligenze artificiali per la valorizzazione del patrimonio.
 
Heaven+Earth entrerà in dialogo anche con Ypsigrock Festival di Castelbuono, riconosciuto tra i più importanti appuntamenti europei della cultura musicale contemporanea in occasione del Festival (6-9 agosto 2026) con una spettacolare proiezione sulla superficie visuale del Castello dei Ventimiglia.
 
Il progetto è accompagnato da un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, a cura di Laura Barreca e Stephen Sarrazin, con testi critici dei componenti del comitato scientifico.
 
Il progetto è sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. 

 

BIOGRAFIE ARTISTI

Ionee Waterhouse (1985) è un’artista dei media con base a Berlino, nota per l’uso pionieristico del video mapping, delle immagini generate dall’intelligenza artificiale e del video collage sperimentale.Il suo lavoro fonde architettura, memoria e tecnologia in rituali visivi site-specific che si sviluppano su facciate, festival e collezioni museali in tutto il mondo. Formata in cinematografia ed expanded media, ha collaborato con istituzioni come il  Berklee College of Music (Boston), il Museo Civico di Castelbuono (Sicilia) e Farm Cultural Park (Favara). Nel 2018 ha ricevuto il premio Best VJ allo Union Rock Show in Venezuela; nel 2022 ha realizzato un intervento di video mapping al Teatro di Dioniso ad Atene. Nel 2023 l’opera ECHOES, video collage basato su IA, è entrata nella collezione permanente del Museo Civico di Castelbuono, prima acquisizione di questo genere da parte di un museo civico in Italia. Dal 2023 realizza performance di video mapping live e site-specific per Ypsigrock Festival al Castello Ventimiglia di Castelbuono.
John Sanborn (1954) è un membro chiave della seconda ondata di videoartisti americani che include Bill Viola, Gary Hill, Dara Birnbaum e Tony Oursler. La sua ricerca spazia dagli esordi della videoarte sperimentale negli Anni ‘70 al periodo d’oro della scena video-musicale di MTV e dell’arte interattiva, fino alla digital media art di oggi. Il suo lavoro si è “manifestato” in televisione (“Alive from Off Center”, MTV; “Great Performances”, PBS), installazioni video (“V+M”, “The Temptation of St. Anthony”), videogiochi (“Psychic Detective”), esperienze su Internet (“Paul is Dead”, “Dysson”) e arte multimediale. È noto per le collaborazioni con artisti virtuosi, compositori e coreografi contemporanei. La sua opera affronta principalmente i temi della musica, della mitologia e della memoria.


IL MUSEO CIVICO DI CASTELBUONO E LA SUA COLLEZIONE DI ARTE CONTEMPORANEA

Il Castello dei Ventimiglia, sede del museo e della sua collezione permanente, è stato acquistato dalla comunità castelbuonese grazie a una raccolta popolare, in un’asta pubblica nel 1920. Dimora secolare dei Ventimiglia, tra le più potenti famiglie della Sicilia medievale e rinascimentale, è strettamente legata al culto per Sant’Anna, patrona la cui Sacra Reliquia è da più di 500 anni custodita al suo interno.
Una storia ricca di arte, fede, devozione e innovazione, raccontata in quattro sezioni: Archeologica, con reperti archeologici rinvenuti nelle campagne di scavo nel castello; Urbanistica, con documenti su chiese, fontane, monumenti, architetture castelbuonesi; Arte Sacra, con il “tesoro di Sant’Anna” conservato nella Cappella Palatina decorata con stucchi di Serpotta; Pinacoteca di arte moderna e contemporanea, nata nel 1997 dalla donazione Di Piazza di un corpus di dipinti a cui si aggiunge un’ampia selezione di opere del Fondo Paolo Cicero.
 Negli anni, la collezione è stata implementata con produzioni di artisti contemporanei invitati a realizzare ed esporre opere legate al contesto come Luca Trevisani, Masbedo, Manfredi Beninati, Olaf Nicolai, Salvatore Arancio, Lupo Borgonovo, Riccardo Benassi, Emiliano Maggi. Nuovo impulso è stato dato dai fondi della DGCC del MIC che hanno consentito l'acquisizione di opere di Giulio Squillacciotti, Maria Domenica Rapicavoli, Mangano & van Rooy, Beatrice Gibson, Concetta Modica, Melo Minnella, Claire Fontaine, Genny Petrotta.  

 
INFORMAZIONI AL PUBBLICO
Museo Civico di Castelbuono
Piazza Castello, Castelbuono, PA
 
 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA