giovedì 16 aprile 2026

Buongiorno con il panorama di Lerici

 Buongiorno da rosarydelsudArt news

 


  Lerici è un comune italiano della provincia della Spezia in Liguria. Sorge al centro di una piccola insenatura naturale (denominata Seno di Lerici) e dominata da un promontorio su cui spicca l'imponente castello.

2024 PEPPE PAPPA

 



















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COLDIRETTI CAMPANIA: MOZZARELLA DI BUFALA, LA LEGGE SUI REATI AGROALIMENTARI DALLA PARTE DELLA QUALITA’

  





La Coldiretti Campania accoglie con favore l’approvazione della legge sui reati agroalimentari. Un traguardo che mette la parola fine, fra le altre cose, alla possibilità di produrre la Mozzarella di bufala con latte in polvere o concentrato sfuggendo alla rete dei controlli.
 
“Trova finalmente la parola fine una battaglia della Coldiretti per tutelare la qualità dell’oro bianco della Campania. Saranno inaspriti i controlli sui metodi di produzione della mozzarella di bufala, diventa difficilissimo produrla (sia essa dop oppure no) con latte non fresco sia esso concentrato oppure in polvere facendola franca. Dobbiamo dire grazie al grande lavoro dell’onorevole Marco Cerreto al fianco del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida per portare a compimento questo percorso” spiega il direttore di Coldiretti Campania Salvatore Loffreda.
 
La legge prevede interventi straordinari per la filiera bufalina. Si istituisce il Registro unico delle movimentazioni del latte di bufala e dei suoi derivati e inasprisce il quadro sanzionatorio proprio a tutela della sicurezza alimentare e della tracciabilità del latte e di tutti i prodotti della filiera bufalina.

 



 
Prevista una piattaforma informatizzata nazionale per tracciare i movimenti del latte bufalino e dei derivati in modo da evitare frodi, doppie mungiture non dichiarate o triangolazioni illecite.
 
“La legge dovrebbe confermare il testo del decreto che introduce un piano straordinario nazionale con controlli a campione su tutta la filiera sia su mungitura che trasporto, trasformazione e commercializzazione dei prodotti. Perfezionando un sistema di vigilanza ufficiale continua e permanente, prevedendo l'uso di prove di laboratorio per l'origine geografica del latte e dei prodotti di trasformazione, accertando l'uso di latte non fresco. Sanzioni da 6.000 a 48.000 euro o fino al 3% del fatturato dell'azienda sanzionata (tetto max 150.000 euro)” sottolinea Loffreda.
 
Tutelato anche il termine “latte”. Il testo vieta l'utilizzo del termine "latte" e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali (i.e. uso improprio del termine "latte") se non accompagnato dalla denominazione corretta (p.e. latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). Sanzioni da 4.000 a 32.000 euro o fino al 3% del fatturato dell'azienda sanzionata (tetto max 100.000 euro).

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Francesco Nicolosi Andrea Noferini a PIANOSALERNOFORTE domenica 19 aprile

GESTIONE MUSICA  - SALERNO CLASSICA

IncontriAMO la Musica

PIANOSALERNOFORTE

Salerno 11- 24 aprile 2026

Salerno Teatro Pasolini

Presenta

Francesco Nicolosi

Andrea Noferini




Salerno, domenica 19 aprile Teatro Pier Paolo Pasolini ore 20 – biglietto PostoRiservato  euro 13 + Diritti.  Info.: cell.:+39 3928435584 - salernoclassica@gmail.com www.agmusica.it

 

Nicolosi – Noferini: Corde “simpatiche”


Continua, con l’atteso successo di critica e pubblico, domenica 19 aprile, alle ore 20, presso il teatro Pier Paolo Pasolini, il festival pianistico ideato da Costantino Catena e organizzato dall’Associazione Gestione Musica di Francesco D’Arcangelo. Terzo appuntamento con il celebre duo pianoforte e cello, che proporrà un interessante programma con musiche di Martucci, Respighi e Cilea

 

Terzo appuntamento per  PianoSalernoForte, il festival pianistico che, si è confermato come uno degli appuntamenti di riferimento dedicati al pianoforte nel panorama musicale nazionale, ideato e diretto dal pianista Costantino Catena e realizzato dall’ Associazione Gestione Musica, presieduta da Francesco D’Arcangelo, grazie al sostegno del Ministero MIC, della Regione Campania, patrocinato del comune di Salerno, in collaborazione con il Teatro Pubblico Campano e la Yamaha con Santarpino pianoforti quale sponsor tecnico. che per questa edizione mette a disposizione un pianoforte da concerto CFX di nuova generazione. Dopo i primi due concerti, tenuti da Benedetto Lupo e Sandro De Palma, seguiti da un pubblico eterogeneo e partecipativo quale quello che da anni segue i due organizzatori, il terzo appuntamento, previsto per domenica 19 aprile, al Teatro Pier Paolo Pasolini di Salerno, alle ore 20, saluterà un duo celebre, composto dal pianista Francesco Nicolosi e dal violoncellista Andrea Noferini.



 
Il duo ha deciso di dedicare questo concerto alla generazione dell’ ’80, tra cui spiccano Ottorino Respighi, Martucci e Cilea, i quali rappresentano una svolta fondamentale nella musica italiana a cavaliere tra XIX e XX secolo, abbracciando la musica sinfonica e cameristica, determinati a "aggiornare" la nostra letteratura musicale, rispetto alle nuove correnti europee, recuperando spesso forme antiche. Il concerto principierà con le Due romanze per violoncello e pianoforte, op. 72 di Giuseppe Martucci, ove è ancora riconoscibile l'influsso di Mendelssohn (Lieder ohne Worte) e di Schumann, filtrato però dalla sensibilità delicata e dall'eleganza garbata di un Fauré. In particolare, la prima, si basa su un’aria dell’ oratorio Samuel,  da  lui composto nel 1881, ed entrambe scritte per Paolo Rotondo, un amico, eccellente violoncellista dilettante. La seconda, rivela nella semplicità e coerenza discorsiva, la mano del Maestro. Dedicato al caro amico violoncellista Antonio Certani, l’Adagio con variazioni per violoncello è composto da Ottorino Respighi, nel 1902 come tempo lento di un concerto mai pubblicato. Nel 1921, dopo quasi vent’anni, quel movimento centrale viene rivisto e riorganizzato come Adagio con variazioni; dolorosamente espressivo, classico nella concezione formale, rapsodico nella scrittura, ispirato nella melodia appassionata da un canto popolare romagnolo. Il discorso musicale si avvia affettuoso e cordiale con il pianoforte in controcanto. L’Adagio iniziale è seguito da un tempo Poco meno adagio caratterizzato da  accordi vigorosi e note doppie. Sull’ampia tessitura il violoncello sviluppa il tema con eleganti terzine arpeggiate. Nell’ultima sezione, Quasi recitativo, il violoncello dialoga evocativamente con la tastiera.  Francesco Nicolosi, dedicherà, quindi, il Notturno op. 70 in Sol bemolle n. 1, di Giuseppe Martucci, ove ben si intende cosa significasse per lui, Brahms, del quale ammira il colore vellutato della sonorità e quello spessore di pensiero che attenuava gli istinti e dava loro una profondità metafisica. Finale con lo stile di Francesco Cilea, con la Sonata, composta nel 1888, pubblicata nel 1901 e rivista nel 1947, nota per il suo stile lirico e appassionato, tipico della sensibilità tardo-romantica di Cilea. Il primo movimento presenta temi eleganti, esuberanti e graziosi, mentre il secondo, Largo doloroso, spicca per il suo carattere patetico e melodico, evidenziando le capacità cantabili del violoncello in quasi un raffinato notturno. Il finale, Allegro animato, chiude l'opera con vigore e virtuosismo.

Il festival chiuderà, venerdì 24 aprile con il concerto di Antonio Pompa-Baldi con un omaggio a Dante e alla sua commedia che apre un programma dal titolo “Angeli e demoni: musica da vedere”.

 

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Gran finale per "C’era una volta": al Teatro delle Arti di Salerno va in scena la magia di "Inside Me"




Si abbassa il sipario sulla quattordicesima edizione della rassegna “C’era una volta”, ma lo fa con un’esplosione di emozioni. Domenica 19 aprile, (repliche alle ore 11, 17 e 19.15) il Teatro delle Arti di Salerno ospiterà l’ultimo, imperdibile appuntamento della stagione: "Inside Me", uno spettacolo scritto a quattro mani da Ester Sabatino e Antonello Ronga, che ne cura anche la regia.


Lo spettacolo, ispirato alla celebre storia della dodicenne Riley, porta sul palcoscenico il complesso e affascinante mondo interiore di una preadolescente alle prese con i cambiamenti, i traumi e le nuove scoperte della vita. Il pubblico sarà trasportato all'interno del "quartiere generale" della mente umana, dove la Rabbia, la Paura, la Tristezza, la Gioia e il Disgusto — le emozioni primarie — guidano ogni pensiero e azione.


In un momento di profonda riflessione al termine di un anno di grandi successi, il regista Antonello Ronga ha commentato questo traguardo... “È stato un anno molto intenso per la Compagnia dell’Arte. Abbiamo portato cinque spettacoli in tutta la Campania, in Calabria e nel Lazio, abbattendo ogni record di presenze e coinvolgendo migliaia di bambini. Con 'Inside Me' vogliamo chiudere in pompa magna. È una storia che ci insegna il valore immenso delle emozioni, di quanto siano presenti in ogni nostro singolo pensiero durante la giornata.” Ronga ha poi sottolineato l'importanza del teatro come strumento di crescita... “Chi va a teatro, chi si emoziona anche solo con una fiaba, acquista nella vita una marcia in più. Come diceva il professor Keating ne 'L’attimo fuggente', noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, pieni di passione. Il teatro è proprio questo: il luogo delle passioni che ci tiene in vita.”


Lo spettacolo vanta un cast di altissimo livello che vede protagonisti: Maria Chiara Basso, Antonio Coppola, Chiara D’Amato, Teresa Di Florio, Ludovica Ferraro, Chloè Mounard (nei panni di Riley), Aurora Renata Ronga, Ester Sabatino, Peter Zobel e Maria Rosaria Ronga (anche assistente alla regia).


L'impatto visivo e sonoro è garantito dalla professionalità di Fortuna Capasso, che firma le coreografie eseguite dal Professional Ballet di Pina Testa, dalle scenografie di Francesco Maria Sommaripa e dai costumi di Giada D’Ambro. Il supporto tecnico è affidato a Giuseppe Petti (luci) e GFm Service (audio e luci).


Il successo della rassegna è frutto di un coordinamento organizzativo impeccabile, guidato dalla direttrice Valentina Tortora, insieme a Monica Lamberti (segreteria), e Mauro Collina (amministrazione).


“Non è facile lavorare e fare famiglia insieme quando marito e moglie condividono lo stesso mestiere” — confessa Antonello Ronga riferendosi alla collaborazione con Valentina Tortora — “ma continuiamo a coccolare questo progetto come se fosse un figlio. Per noi la Compagnia dell’Arte è una missione di vita.”


Verso la 15ª edizione: il futuro della rassegna
Mentre si celebra la fine della quattordicesima stagione, la Compagnia è già proiettata verso lo storico traguardo dei 15 anni. Per la prossima edizione sono già stati annunciati titoli prestigiosi come Oceania, La Sirenetta, Mary Supertata, La Famiglia Madrigal e Peter Pan.


Per lo spettacolo di domenica 19 aprile è inoltre previsto un contest speciale: i partecipanti avranno la possibilità di godersi lo spettacolo dalla prima fila e di usufruire di uno sconto sull’abbonamento per la prossima stagione.

 

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mercoledì 15 aprile 2026

Napoli e l'eccellenza gastronomica di Terrazza Calabritto all'Assemblea della Lega di Serie A

 Un tocco di Napoli all'Assemblea della Lega di Serie A:

l'eccellenza gastronomica partenopea di Terrazza Calabritto 

tra i vertici del calcio italiano





L’eccellenza gastronomica napoletana è stata ieri a Milano fra i protagonisti dell'Assemblea Straordinaria della Lega di Serie A che ha sancito l'appoggio alla candidatura di Giovanni Malagò alla guida dell’associazione. Tutti presenti i presidenti dei club con l’unica giustificata eccezione di Aurelio De Laurentiis a Los Angeles per impegni di lavoro.

A far brillare Napoli e a rappresentare i sapori, la classe e la tradizione partenopea è stata Terrazza Calabritto, che ha curato con grande successo il catering del Business Lunch dell'evento. La perfetta riuscita del servizio è stata coordinata da Valeria Balletta, responsabile dei catering della struttura guidata da Enzo Politelli, presente sul posto per garantire i csuoi onsueti altissimi standard di qualità. La scelta della ristorazione napoletana si è rivelata vincente: l'Amministratore Delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, ha espresso grande soddisfazione per aver affidato al team di Terrazza Calabritto questo delicato e prestigioso incarico.

 





Le proposte gastronomiche hanno riscosso un enorme successo tra tutti i presenti, unendo la creatività di Terrazza Calabritto Milano alla più profonda tradizione campana. Tra i veri e propri capolavori culinari che hanno rubato la scena, spiccano come finger in apertura un esordio di sapori ricercati che ha spaziato dal tocchetto di pane croccante con burro di Normandia e acciughe del Mar Cantabrico alla freschissima tartare di tonno rosso con spuntone di guacamole al cucchiaio. Molto apprezzata anche la tagliata di carciofi marinati al limone, con gamberi rossi di Mazara cotti a vapore e caviale di aceto balsamico. A conquistare tutti è stato anche il goloso mini bun dolce con parmigiana classica napoletana. Il momento clou del pranzo è stato il tubetto di Gragnano in zuppa di pesce con basilico fresco, definito dai presenti come "straordinario". La chiusura non poteva che essere affidata alle immancabili e tradizionali mini sfogliatelle, servite sia nella variante riccia che frolla. L'intero menù è stato accompagnato da un'accurata selezione di vini del territorio campano firmata Feudi di San Gregorio, che ha impreziosito i piatti con le etichette Greco di Tufo DOCG "Cutizzi", Aglianico DOC "Dal Re" e il Metodo Classico "Dubl".

A completare questa prestigiosa vetrina di eccellenze territoriali, la delegazione napoletana ha visto la partecipazione anche di un'altra interessante realtà in forte ascesa come Caffè Sansone. A rappresentare il brand era presente Vincenzo Sansone, che ha portato il rito e l'aroma inconfondibile del vero caffè campano ai vertici del calcio italiano.

 

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ORIENTE BURATTI presenta le sue poesie al Centro anziani di piazza Brin

 


Martedì 21 aprile 2026, alle ore 17:00, nei locali del Centro Anziani di Piazza Brin, in via Filippo Corridoni 7, alla Spezia, avrà luogo la presentazione di due libri di poesie del poeta Oriente Buratti: "C'è un fiore… ", illustrato con sapienti acquerelli dall'artista Antonia Giacon, e "Migrantes", illustrato in modo altrettanto significativo dall'artista, nonché docente di Anatomia Artistica all' Accademia di Belle Arti di Carrara, professoressa Monica Michelotti. Le due artiste saranno presenti all' evento.

 



Oriente Buratti, nato nel 1953 a Luscignano di Casola in Lunigiana (MS), vive a Castelnuovo Magra (SP). Ha conseguito il diploma in Ragioneria e Tecnica Aziendale; interrotti gli studi universitari in Scienze Politiche, ha sempre svolto attività in ambito commerciale.

 



 
Appassionato da sempre di Poesia, da qualche anno ha sentito l’esigenza di scriverne. Quindi ha partecipato a Concorsi Nazionali e Internazionali, ottenendo significativi riconoscimenti al "Premio Goccia di Luna", alla "Rassegna d'Arte Carnevale di Viareggio", al "Premio Internazionale Pirandello", al "Premio Città di Sarzana", ecc.
 
L' autore dialogherà con la poetessa Sandra Micheli, illustrerà gli aspetti salienti del due libri e insieme reciteranno alcune poesie. L'ingresso è libero. Seguirà una lettura libera di poesie da parte dei poeti iscritti nella scaletta dell'Open Mic che inizierà alle 18:00 circa.
 


Si coglie l’occasione per ringraziare gli organizzatori, la presidentessa del Centro Anziani, Lorenza Rocca, e il suo instancabile promotore culturale Paolo Luporini, oltre al Comune della Spezia, proprietario dei locali.

Riferirsi, per una tempestiva comunicazione, all'indirizzo 

https://incontridilettura.blogspot.com

(il link non ha accesso diretto ma è da copiare ed incollare sul web)



 

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Parthenope. La Sirena e la città - Al MANN la grande mostra per raccontare un mito multiforme e in perenne divenire

Dal 3 aprile al 6 luglio 2026
Il Direttore Generale Francesco Sirano:
Parthenope ci invita a scoprire
i tanti volti e i luoghi dedicati alla Sirena”

 


A Napoli tutti siamo Partenopei oltre che Napoletani. E questo appellativo, che deriva dal primo insediamento greco sull’attuale collina di Pizzofalcone, è legato alla sirena Parthenope sepolta nella spiaggia sottostante.
 

Dall’VIII secolo a.C. un legame indissolubile ha connesso Napoli a questa creatura, prima uccello con testa femminile, poi donna con coda di pesce; se, inizialmente, le Sirene erano pericolose ammaliatrici, ben presto divennero protettrici benevole. Parthenope, in particolare, è entrata a far parte della vita quotidiana napoletana: dalle monete dell’antica Neapolis ai rilievi, dalla fontana di Spinacorona detta “delle zizze” (dove si recavano ancora nell’800 le donne del popolo per chiedere protezione per il parto) alle decorazioni su edifici pubblici come il Teatro San Carlo o la Galleria Vittorio Emanuele, per giungere, infine, ai murales disseminati nella città.

 


 


“Parthenope. La Sirena e la città” è l’esposizione che, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 3 aprile al 6 luglio 2026, intende costruire una sorta di summa per immagini sul mito della sirena. Il percorso, curato da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, conduce il visitatore alla scoperta delle Sirene e della sirena cara ai napoletani, Parthenope: oltre duecentocinquanta opere, dall’VIII sec. a.C. sino alla contemporaneità, tracciano un percorso suggestivo che ha attraversato secoli e luoghi, rigenerandosi continuamente sino ai film di animazione e ai giocattoli dedicati (come Barbie Sirena). Allo stesso tempo, i manufatti esposti permettono di ricostruire storie e tradizioni legate alle origini della città di Napoli: emblematica, in tal senso, la presenza in mostra di reperti, in alcuni casi inediti, provenienti dagli scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana, così come l’eccezionale concessione in prestito del busto in argento di Santa Patrizia (significativamente, l’opera lascerà la mostra per la prima settimana di maggio in occasione della processione in onore di San Gennaro, per poi ritornare al MANN dopo i festeggiamenti).


“Grazie ad un prestigioso Comitato scientifico, le Sirene e Parthenope emergono oltre gli stereotipi, cogliendo le mille sfumature del mito e presentandone le rielaborazioni, anche grottesche e surreali. Napoli è lo scenario indispensabile per questo: e alla città dedicheremo un settore dell’esposizione dove molti materiali saranno esposti per le prima volta, provenienti dagli scavi della metropolitana o da collezioni private, frutto dell’eccellente collaborazione con la Soprintendenza di Napoli e della generosità dei proprietari (gli eredi Caputi). Mi piace pensare a Parthenope come a una mostra in divenire che esce necessariamente dalle sale del MANN per invitare tutti ad un affascinante viaggio nella nostra città alla scoperta dei tanti luoghi consacrati alla Sirena (come la fontana di Spinacorona o la cosiddetta tomba di Parthenope nella bellissima chiesa di San Giovanni Maggiore a Mezzocannone) o dove la Sirena è rappresentata. Questo progetto nasce anche grazie ad una rete virtuosa di collaborazioni con tante istituzioni del Ministero (Soprintendenza di Napoli, Direzione Regionale Musei della Campania, Biblioteca dei Girolamini e tanti altri Musei autonomi in tutta Italia) e la Regione Campania. 

L’apertura al presente e al futuro è inoltre simboleggiata, nell’Atrio del Museo, da un’opera concepita proprio per questo evento dall’artista Francisco Bosoletti che ha lavorato in un cantiere aperto al pubblico”, commenta il Direttore Generale del MANN, Francesco Sirano.


“Sono lieto di inaugurare oggi questa mostra - dichiara il Direttore Generale Musei Massimo Osanna - esito di un progetto a cui ho lavorato durante il periodo della mia direzione del MANN e sviluppato attorno a uno dei temi più affascinanti e profondi dell’identità culturale di Napoli: il legame tra la città e la figura della Sirena, che attraversa i secoli e continua a vivere nella memoria e nell’immaginario collettivo. Il percorso mette in relazione archeologia, storia e linguaggi contemporanei, mostrando come il mito non sia un elemento statico, ma una narrazione in continua evoluzione, capace di rigenerarsi e di mantenere intatta la propria forza simbolica. È un progetto che coniuga ricerca e capacità narrativa, restituendo al pubblico la complessità di un racconto che attraversa il tempo”.

 

"La mostra Parthenope. La Sirena e la città rappresenta un’importante occasione di valorizzazione del patrimonio culturale, capace di mettere in luce il profondo legame tra mito, storia e identità territoriale. L’esposizione offre l’opportunità di rileggere un simbolo identitario in chiave contemporanea, mettendo in dialogo reperti, contesti e strumenti multimediali, valorizzando al contempo il ruolo delle istituzioni coinvolte nella tutela e nella ricerca. Ritengo particolarmente rilevante la capacità del progetto di attivare reti, anche internazionali, e di restituire al pubblico materiali inediti, ampliando le possibilità di conoscenza e accesso.

 

 



Iniziative come questa confermano l’importanza di una strategia culturale che investa sulla qualità dei contenuti e sulla capacità di coinvolgere pubblici diversi, contribuendo allo sviluppo culturale e sociale dei territori. In questa prospettiva, il Dipartimento sostiene con convinzione progetti che rendono accessibili contenuti di alto valore e che rafforzano il legame tra patrimonio e comunità, promuovendo una fruizione consapevole e partecipata", sottolinea Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la Valorizzazione del MiC. 

“Era finora mancata a Napoli una mostra che indagasse il mito e l’iconografia di Parthenope, una figura ancora vivissima nell’immaginario collettivo della città, e mi pare significativo che essa sia potuta nutrire delle testimonianze materiali e delle nuove conoscenze sulla città antica derivate dalle intense indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il comune di Napoli. Tra tutte direi, la scoperta del santuario dei Giochi Isolimpici nell’area di Piazza Nicola Amore, in cui, in epoca romana, la pratica della corsa con fiaccole, la lampadoforia, teneva viva la memoria del culto delle Sirena, una chiara forma di persistenza rituale della corsa istituita nel 425 a.C. dal navarca ateniese Diotimo. Ciò testimonia, ancora una volta, quanto siano fondamentali la tutela e la ricerca ai fini della valorizzazione del nostro patrimonio culturale e quanto sia necessaria la continua interazione tra i diversi uffici del nostro Ministero”, dichiara Luigi La Rocca, Capo Dipartimento Tutela del patrimonio Culturale del MiC.


La mostra è realizzata in cofinanziamento con fondi del Ministero della Cultura e della Regione Campania (fondi di coesione 21/27) e di Scabec/Campania Artecard; Intesa Sanpaolo ha sostenuto il catalogo in pubblicazioneper i tipi della casa editrice Allemandi; l’Azienda Napoletana Mobilità- ANM - e la compagnia di navigazione Snav hanno siglato appositi accordi di partenariato con il MANN per veicolare la conoscenza dell’allestimento, rispettivamente nella metropolitana e con i ticket integrati e a bordo degli aliscafi e delle navi.


“Con la mostra su Parthenope, la Regione Campania non solo rinnova il proprio impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale, ma afferma con chiarezza una visione: fare della cultura un’infrastruttura stabile di sviluppo, capace di generare identità, conoscenza e nuove forme di attrattività. Attraverso i Fondi di Coesione 2021–2027 e il Sistema Mostre, stiamo costruendo una programmazione organica e pluriennale che supera la logica dell’evento singolo e restituisce centralità ai luoghi della cultura come presìdi permanenti di crescita civile ed economica. In questo percorso, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli si conferma protagonista, capace di attivare narrazioni che mettono in relazione il patrimonio con la contemporaneità e con il territorio. Parthenope è, in questo senso, più di una mostra: è un racconto che si estende dalla dimensione museale alla città e ai suoi paesaggi culturali, contribuendo a definire un modello di fruizione integrata e diffusa. È su questa direzione che la Regione Campania intende continuare a investire, consolidando un sistema culturale solido, connesso e sostenibile, all’altezza delle sfide e delle opportunità dei prossimi anni”, sostiene Onofrio Cutaia, Assessore alla Cultura e agli eventi della Regione Campania.


“Il nome Parthenope evoca un’immediata connessione tra la città e i suoi abitanti. Un legame inscindibile, da raccontare alle nuove generazioni. La mostra del MANN, una delle istituzioni culturali più rappresentative della città, mette in relazione elementi mitici e reali, rappresentazioni archetipiche e testimonianze materiali inedite, come i frammenti derivanti dagli scavi recenti della Metropolitana. La varietà dell’esposizione riflette la particolarità e la ricchezza simbolica della Sirena Parthenope. Ad arricchire il progetto, un gran numero di prestiti nazionali e internazionali che ritrovano, nelle sale del MANN, una location unica. La collaborazione tra musei nazionali, internazionali e collezioni private contribuisce a rendere la mostra un’eccezionale occasione di confronto, nonché un ulteriore tassello dell’offerta culturale della città sempre più articolata per i napoletani e per i turisti che avranno l’opportunità di visitarla”, afferma Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli.


In occasione di “Parthenope. La Sirena e la città” sono previsti laboratori per bambini, famiglie e scuole, a cura di Coopculture, mentre il MANNcaffè lancerà un nuovo biscotto a forma di sirena; Caronte S.p.A. ha sostenuto la realizzazione dei supporti didattici per gli itinerari dedicati ai più piccoli.


Sul sito web del Museo è disponibile anche un itinerario digitale ad hoc dedicato alla mostra.

 




3 aprile - 6 luglio 2026 

focus mostra
Museo Archeologico Nazionale 

di Napoli 

Terzo Piano


La mostra “Parthenope. La Sirena e la città” è dedicata allo straordinario e lunghissimo rapporto della Sirena Parthenope con la città di Napoli, il cui nome greco più antico, Parthenope appunto, rimanda a quello della mitica creatura che morì nel golfo di Napoli. Tra miti, archeologia, e antropologia culturale, l’esposizione ripercorre le origini e le trasformazioni
di questo essere dalla profonda potenza simbolica. 

L’idea della mostra nasce da una riflessione sul radicamento plurisecolare della figura della Sirena nell’immaginario collettivo napoletano: tutti sanno che Parthenope è la mitica fondatrice della città e si riconoscono nel legame con questo essere ibrido, connesso al mare e alla navigazione, alla musica e alla seduzione. A fare da introduzione alla mostra, il visitatore trova nell’Atrio monumentale del Museo, davanti allo scalone, un grande telo bianco, della superficie di 45 metri quadri, con la rappresentazione del tuffo suicida della Sirena: l’opera è concepita e realizzata dall’artista argentino Francisco Bosoletti proprio per questa occasione e offerta in dono al MANN.


Nell’ultima sala della mostra, come a chiudere il cerchio, gli apparati multimediali e le riproduzioni dei murales rivelano quanto la Sirena sia diventata un’icona “metropolitana”, come quella “carnale”, ormai celebre, realizzata dall’artista conosciuto come Trallallà.

 


 


La mostra parte dalla forma delle Sirene e indaga la progressiva e straordinaria metamorfosi che questi esseri vivono nel corso dei secoli: da uccelli con testa umana a donne con zampe di uccello per diventare, nel Medioevo, donne con coda di pesce. Prendendo le mosse dall’episodio archetipico dell’incontro con Odisseo narrato da Omero, si illustrano le vicende mitiche di cui le Sirene sono protagoniste, e la loro trasformazione funzionale da pericolose ammaliatrici a benevole accompagnatrici, génies des passes. Un articolato apparato multimediale accompagna l’esposizione dei materiali, per comunicare in modo più immediato ed efficace i racconti mitici e le caratteristiche dei riti.


Ampio spazio è riservato alla storia dell’abitato di Parthenope, con la presentazione di manufatti archeologici fino ad ora mai esposti, in parte provenienti da collezione privata e in parte ritrovati nel corso dei recenti scavi per la Metropolitana: oggetti e frammenti, che permettono di datare la fondazione della città all’VIII secolo a.C. e di comprendere la rete di scambi commerciali e culturali in cui era inserita.


La mostra accompagna il visitatore alla scoperta della funzione rituale e politica della Sirena a Neapolis, la “Città Nuova”, fondata a poca distanza da Parthenope alla fine del VI secolo a.C., e del permanere di questo personaggio nella storia, nella produzione artistica, musicale e audiovisiva, nella religione della città moderna e contemporanea.


Il percorso è diviso in tre macrosezioni - ciascuna individuata da un colore (celeste, giallo e rosso porpora) – a loro volta articolate in sette sale, il cui allestimento è curato dallo studio di architettura di Gregorio Pecorelli.

Elementi caratterizzanti della mostra sono il carattere multidisciplinare della ricerca alla base del progetto espositivo e la proiezione internazionale, testimoniata anche dall’alto numero di enti prestatori stranieri.

 


 


Tanti i prestiti importanti provenienti dalle istituzioni coinvolte, come il celebre cratere del naufragio dal Museo di Villa Arbusto, che apre il percorso di visita, con un rimando alle difficoltà della navigazione verso l’ignoto; dal Museo Archeologico della penisola sorrentina “Georges Vallet” proviene l’anfora calcidese con sirene, galli e motivi floreali, scelta come immagine guida della mostra; dai Musei di Berlino è giunta l’oinochoe attica a figure nere che raffigura Odisseo con un doppio paio di braccia, quasi a rendere il movimento frenetico provocato dal canto ammaliatore delle sirene; dal British Museum arrivano lo stamnos a figure rosse con il tuffo in picchiata della Sirena dopo il passaggio di Odisseo e l’affresco pompeiano in cui sono rappresentate le ossa dei naviganti caduti nel tranello delle Sirene; significativa, infine, la presenza in allestimento di sarcofagi di età imperiale e paleocristiana, in cui il re di Itaca è rappresentato mentre resiste alla tentazione (non a caso nel sarcofago del Museo Nazionale Romano, presente in mostra, la scena è affiancata a una conversazione filosofica, come prova di equilibrio e saggezza).


Tra le curiosità dell’allestimento, una matrice apparentemente informe, riferibile alle officine bronzistiche operanti a Santa Maria Capua Vetere (l’antica Capua romana), tra I sec. a.C. e I sec. d.C.: qui le indagini tomografiche hanno permesso di rilevare la forma di un oggetto, una piccola sirena, che poteva decorare lucerne, arredi o grandi vasi.


Ricca la sezione dedicata all’insediamento di Parthenope, su cui hanno gettato luce anche i recenti scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana: in un viaggio diacronico, che parte dall’VIII sec. a.C., è possibile non solo ricostruire, anche tramite il supporto video, l’antica configurazione del paesaggio, ma soprattutto raccontare quanto il culto della sirena diventi un filo conduttore che unisce le diverse aree della città, tra acropoli (Sant’Aniello a Caponapoli) e fascia costiera (piazza Nicola Amore), dove sarebbe sorto in età augustea il Santuario dei Giochi Isolimpici.


L’esposizione traccia anche un viaggio significativo tra opere che vanno dal Basso Medioevo alla contemporaneità: due rilievi, l’uno rinvenuto presso la cattedrale di Bari (fine XI sec.), il secondo ritrovato presso la chiesa di san Pietro di Alba Fucens (XII secolo), testimoniano il passaggio dall’iconografia della Sirena uccello a quella della Sirena pesce; tra i pezzi più interessanti di fine Cinquecento figura una sirena in bronzo della collezione Del Monte e Barberini; nel passaggio fra Ottocento e Novecento, la Sirena acquista un aspetto seducente e ammaliatore, come testimoniano il nudo della figlia Giuseppina come Sirena (1911) di Vincenzo Gemito, la Sirena in legno dorato (1915) di Guido Balsamo Stella e la Sirenetta in gesso policromo (1917) di Hendrik Christian Andersen. Chiude il percorso una sala dedicata alla Sirena in città, con il busto seicentesco di Santa Patrizia (in argento dal tesoro di San Gennaro, attribuito a Leonardo Carpentiero), che assorbe alcuni attributi della Sirena, e una carrellata di fotografie, scattate da Sabrina De Gaudio, che fissa alcune trasposizioni contemporanee del mito (tra queste, la celebre Sirena murales di Trallalà e la Sirena Lilith negli stencil LSD Alisei).

 




In mostra sono esposti anche alcuni pregevoli volumi provenienti dal fondo antico della biblioteca del Museo Archeologico Nazionale di Napoli: la “Fondazione di Partenope” (1769) di Antonio Silla, che ritrova, nella tradizione mitologica, il fondamento della costruzione identitaria della città; le “Historiae neapolitanae...” di Giulio Cesare Capaccio (edizione del 1771), che consolida il nesso tra mito, topografia e memoria civica; i “Monumenti antichi inediti spiegati...” (edizione del 1821) - di Johann Joachim Winckelmann, in cui figura una splendida incisione sulla sirena in forma d’uccello; la guida “Un mese a Napoli “ - di Achille de Lauzieres, edita da Gaetano Nobile (1850), volume che restituisce l’immagine di una città in trasformazione, documentandone il fermento ottocentesco.


Tra i supporti multimediali presenti in mostra si segnala un video che ricostruisce l’aspetto del paesaggio del Golfo di Napoli negli ultimi decenni dell’VIII sec. a.C., agli albori della colonizzazione greca in Occidente. Il video, basato su un rigoroso studio scientifico e su un’approfondita ricerca bibliografica, è stato realizzato in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per il comune di Napoli. Il “volo” dello sguardo parte dalla penisola sorrentina, corre parallelo alla foce del Sarno, incontra un Vesuvio molto diverso da come lo conosciamo oggi. Dopo aver attraversato la piana del Sebeto, si raggiungono il promontorio del Pendino, su cui sorgerà Neapolis, quello di Pizzofalcone e, sormontata la collina di Posillipo, i Campi Flegrei, Ischia, dove si trovano la necropoli e il quartiere artigianale di Mazzola, fino a raggiungere l’acropoli di Cuma, sede della prima colonia della Magna Grecia.


 

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA