Sabato 28 Novembre 2026
ore 16:30
presso
I. C. Marconi -Rocco
Via Firenze 16
Afragola (NA)
Arte e cultura italiana
ALAN CHARLTON
A CURA DI LORENZO MADARO
INAUGURAZIONE MERCOLEDÌ 2 DICEMBRE 2026 ORE 18
PERIODO ESPOSITIVO
2 DICEMBRE 2026 - 16 FEBBRAIO 2027
La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 2 dicembre 2026 alle ore 18 una mostra personale di Alan Charlton, a cura di Lorenzo Madaro. L’esposizione prosegue la collaborazione avviata con l’artista inglese nel 1994 – che ad oggi annovera la realizzazione di dieci mostre personali presso lo spazio milanese – e presenta, sui due piani della galleria, opere recenti accanto a lavori degli anni Duemila.
«I am an artist who makes a grey painting»: Charlton affida a questa dichiarazione il senso di una scelta che dal 1969 accompagna la sua ricerca. Il grigio ne costituisce la premessa durevole, entro la quale si sviluppa un’indagine sulle possibilità della pittura e sul suo prendere posto nel mondo. A ogni nuova opera corrisponde una verifica: quanto può mutare una superficie al variare delle proporzioni? Come si trasforma una figura quando viene suddivisa? Quale relazione si stabilisce fra elementi separati da una porzione di parete? Sono interrogativi che l’artista affronta attraverso la concretezza del lavoro, lasciando che le risposte assumano la forma dei dipinti.
La riduzione dei mezzi rende particolarmente sensibile ogni decisione. Una differenza di tono, l’ampiezza di un intervallo, il rapporto fra altezza e larghezza incidono sull’equilibrio della composizione e sul modo in cui essa viene percepita. La geometria offre a Charlton una specifica grammatica sufficientemente precisa da consentire trasformazioni successive, ciascuna dotata di una propria necessità. Il suo rigore si riconosce nella corrispondenza fra le parti, nella chiarezza delle scansioni, nella possibilità di comprendere la costruzione dell’opera osservandola. Il grigio, inizialmente individuato fra i colori dell’ambiente urbano e industriale, acquista in questo processo una singolare ricchezza. La sua presenza trattiene l’attenzione sulle qualità della superficie e sui rapporti che si instaurano fra tele vicine. Le diverse tonalità possono apparire più prossime o più distanti secondo la luce e la posizione dell’osservatore; anche un insieme immediatamente riconoscibile richiede tempo per essere colto nelle sue sfumature. Charlton affida alla pittura questa facoltà di educare l’attenzione, rendendo avvertibile ciò che uno sguardo rapido tende a trascurare.
La costruzione dei telai, la tensione della tela e l’applicazione del colore sono momenti di un procedimento che l’artista conduce personalmente. L’apparente semplicità del dipinto discende da tale assiduità materiale. Ogni passaggio prepara il successivo e concorre a un esito nel quale il gesto individuale trova misura nella regolarità della stesura. Ne deriva una particolare intimità fra l’artista e l’opera: il lavoro della mano è presente nella cura delle giunzioni, nella tenuta dei margini, nell’accordo fra supporto e colore. La precisione possiede qui il carattere di un’attenzione rivolta alle cose. Nella sala principale del piano superiore della galleria A arte Invernizzi, le opere più recenti affrontano la forma circolare attraverso la suddivisione e la ricomposizione. Il cerchio conserva la propria riconoscibilità mentre l’articolazione delle parti introduce orientamenti e cadenze differenti. Lo sguardo segue i margini, attraversa le separazioni, ricostruisce le corrispondenze: la figura si offre come un equilibrio da percorrere. Nella seconda sala, l’accostamento di tele rettangolari dà luogo a configurazioni quadrate, rendendo evidente il rapporto fra l’autonomia dei singoli elementi e la forma che essi concorrono a generare. Al piano inferiore, le composizioni rettangolari e trapezoidali sviluppano ulteriori relazioni fra organizzazione modulare e variazioni dei grigi.
In ciascuna di queste soluzioni, la parete partecipa alla lettura del dipinto. Visibile negli intervalli, accompagna il ritmo degli elementi e rende percepibili le distanze sulle quali si fonda la loro relazione. Anche il bordo assume rilievo: indica lo spessore dell’opera, raccoglie la luce, proietta un’ombra. La pittura si manifesta così nella sua intera consistenza, attraverso una presenza che coinvolge lo spazio circostante. Avvicinarsi consente di riconoscere la fattura delle superfici; arretrare restituisce la struttura complessiva: fra queste due distanze si svolge una parte essenziale dell’esperienza.
L’accostamento di opere appartenenti a momenti diversi permette di cogliere come Charlton abbia fatto della continuità una risorsa inventiva. Il permanere di alcuni elementi fondamentali rende più nitide le trasformazioni e consente di seguire il pensiero nel suo procedere. Ogni dipinto costituisce un approdo preciso, dal quale altre possibilità possono ancora emergere. È in questa paziente apertura che si riconosce la qualità della sua ricerca: nella capacità di rinnovare, attraverso il colore e la misura, la nostra attenzione per lo spazio che abitiamo.
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo bilingue con un testo di Lorenzo Madaro, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.
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Ricorrenza: 4 novembre
O Signore, che per mezzo dei Sacri Ministri governate le anime spargete la vostra dottrina, dispensate i vostri Sacramenti, guardate con predilezione la Chiesa della nostra Diocesi e donatele una schiera di Sacerdoti santi e santificatori. Ve l'imploriamo per l'intercessione di San Carlo. Fate che i nostri Seminari fioriscano di giovani pii e studiosi. Suscitate nei fedeli sensi d'amore e di zelo per l'Opera delle vocazioni. Su quanti cooperano al bene dei Seminari e del Clero spargete copiose le benedizioni celesti.
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by Rosaria Pannico
Questo romanzo di fantascienza, pur prestandosi a una lettura indipendente, vuole essere il proseguimento della narrazione di una storia già pubblicata della stessa scrittrice nel febbraio del 2024.
Se il romanzo “Viaggio verso un Nuovo Mondo - L’inizio della mia avventura” (Edizioni IL SAGGIO) tratta dell’importanza di preservare la natura per la stessa sopravvivenza umana sulla Terra, questo nuovo romanzo di fantascienza dal titolo «Ritorno dal “Nuovo Mondo”» si propone invece come un momento di riflessione sul valore del legame che intercorre tra la salute umana e la salute del Pianeta: se la Terra si ammala (perché avvelenata e depredata dalle sue risorse naturali), si ammala anche l’essere umano.
I protagonisti di questo libro sono infatti esseri umani, ma anche alieni, che rischiano di ammalarsi a causa di una Terra troppo inquinata che ha fatto saltare tutti gli equilibri naturali. Questa situazione di profonda crisi, raccontata attraverso un romanzo di fantascienza, invita il lettore a riflettere su due importanti concetti: “l’istinto di sopravvivenza” e “il libero arbitrio”.
Nei momenti di pericolo in tutti noi scatta l’istinto di sopravvivenza: anche chi crede di non averlo scopre quanto invece esso sia forte e lo spinga a combattere per non rassegnarsi al peggio.
L’istinto di sopravvivenza e il libero arbitrio hanno punti di contatto?
Certamente l’istinto di sopravvivenza è presente nel libero arbitrio, perché siamo sempre noi, con la nostra volontà, a porre in essere azioni, buone o cattive, spinte dal desiderio di superare le avversità e sopravvivere alle catastrofi.
Nell’istinto di sopravvivenza e nel libero arbitrio c’è spazio anche per l’altruismo?
Lo scopriremo insieme leggendo questo romanzo.
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Sabato 7, 14, 21 e 28 novembre 2026 – prenotazioni aperte
Terme Suburbane di Ercolano: a novembre quattro sabati per scoprire il cantiere di restauro
Proseguono a novembre le visite guidate al cantiere di restauro delle Terme Suburbane del Parco Archeologico di Ercolano, il complesso termale meglio conservato del mondo romano. Appuntamento ogni sabato, il 7, 14, 21 e 28 novembre 2026, per conoscere da vicino gli ambienti e le attività di conservazione in corso, in attesa della riapertura permanente del monumento.
Il ciclo si avvia verso la conclusione: dopo novembre restano soltanto gli ultimi due sabati, il 5 e il 12 dicembre. Le date già svolte hanno registrato il tutto esaurito, per questo si consiglia di prenotare in anticipo.
Come si visita. Gruppi contingentati di massimo 15 partecipanti, accompagnati dal personale del Parco e muniti di caschetto protettivo, con materiali di approfondimento accessibili tramite QR Code. La visita dura circa un’ora e il punto di raccolta è la Terrazza di Marco Nonio Balbo.
Turni del sabato. Mattina: 9:30 (italiano), 10:30 (inglese), 11:30 (italiano). Pomeriggio: 14:30 (italiano), 15:30 (inglese).
Biglietti. Biglietto integrato (Parco archeologico + Terme Suburbane) 21,00 euro; cittadini UE ed extra-UE (in reciprocità) tra 18 e 25 anni 7,00 euro; gratuito per i minori di 18 anni (i minori di 12 accompagnati da un adulto) e per i soggetti esenti a norma di legge. Prenotazioni online e in biglietteria tramite CoopCulture e i canali ufficiali del Parco.
Parco Archeologico di Ercolano
Corso Resina
Ercolano
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA
Genova e il blu: arte in viaggio tra Mediterraneo e Cina.
20 secoli di frontiere liquide
19 novembre 2026 – 21 febbraio 2027
A cura di Elisabetta Raffo e Loredana Pessa con Davide Quadrio per gli interventi artistici contemporanei e con il supporto scientifico di Paola Martini del Museo Diocesano
Dal 19 novembre 2026 al 21 febbraio 2027, il Museo Diocesano di Genova ospita OLTREMARE, una mostra che attraversa venti secoli di storia dell’arte, commerci e incontri tra culture, seguendo le rotte del blu dal Mediterraneo alla Cina. Curata da Elisabetta Raffo e Loredana Pessa, con Davide Quadrio per gli interventi artistici contemporanei e il supporto scientifico di Paola Martini del Museo Diocesano, la mostra riunisce materie prime, opere d’arte antiche e interventi contemporanei, dando vita a un racconto inedito del ruolo di Genova nelle reti di scambio che hanno contribuito alla formazione di un patrimonio artistico condiviso, aprendo nuove prospettive sul ruolo della cultura nella Blue Economy.
Il blu attraversa mari e continenti, supera confini geografici e culturali, mette in relazione civiltà lontane. È il colore del mare e del cielo, ma anche una materia preziosa, oggetto di commerci, sperimentazioni tecniche e trasformazioni artistiche. Da questa duplice natura, materiale e simbolica, prende forma OLTREMARE, promossa e organizzata dalla Fondazione Bruschettini per l'Arte Islamica e Asiatica, in collaborazione con il Museo Diocesano di Genova, la Fondazione San Lorenzo impresa sociale e la Fondazione Il Secolo XIX.
La mostra propone un percorso originale e trasversale tra opere antiche e contemporanee, intrecciando storia dell'arte, economia, scienza e cultura materiale. Al centro, Genova: città di approdo, ma anche luogo di trasformazione, produzione e rielaborazione culturale, la cui identità si è costruita attraverso secoli di relazioni con il Mediterraneo e l'Eurasia.
La mostra sarà accompagnata da un programma di eventi collaterali dedicati alle relazioni tra arte, storia, scienza e culture del Mediterraneo e dell'Eurasia, che sarà presentato in occasione dell'apertura.
Con il sostegno di: Regione Liguria, Comune di Genova, Fondazione Passadore 1888, Webuild Group, SAAR dp s.p.a., Ponte Ter S.p.A. e MSC Foundation.
INFORMAZIONI AL PUBBLICO
OLTREMARE. Genova e il blu: arte in viaggio tra Mediterraneo e Cina. 20 secoli di frontiere liquide
Sede: Museo Diocesano di Genova
Date: 19 novembre 2026 – 21 febbraio 2027
Promozione e organizzazione: Fondazione Bruschettini per l'Arte Islamica e Asiatica, in collaborazione con il Museo Diocesano di Genova, la Fondazione Il Secolo XIX, la Fondazione San Lorenzo impresa sociale.
Curatela e contributi scientifici: Elisabetta Raffo, Loredana Pessa, Davide Quadrio (arte contemporanea), Paola Martini (Museo Diocesano).
La Fondazione Bruschettini per l'Arte Islamica e Asiatica
Costituita a Genova nel 2012 per volontà dell'imprenditore, studioso e collezionista Alessandro Bruschettini (1939–2021), la Fondazione promuove la conoscenza dell'arte islamica e asiatica, con particolare attenzione alle relazioni con il patrimonio artistico italiano ed europeo. Custodisce una collezione di circa 750 opere e una biblioteca specialistica di circa 40.000 volumi e sviluppa progetti di ricerca, conservazione, restauro, valorizzazione e formazione in collaborazione con istituzioni italiane e internazionali.
Il Museo Diocesano di Genova
La mostra è ospitata negli spazi del Museo Diocesano, nel Chiostro dei Canonici di San Lorenzo, nel cuore del centro storico genovese, tra la Cattedrale e Palazzo Ducale.
Edificato nel XII secolo, il complesso conserva importanti testimonianze della storia artistica e religiosa della città, tra cui il monumento sepolcrale del cardinale Luca Fieschi (1336-45) e i Teli della Passione del 1538 (proprietà MIC).
La Fondazione San Lorenzo impresa sociale
L’Ente, senza scopo di lucro, operando in stretta collaborazione con l’Arcidiocesi di Genova, persegue i seguenti obiettivi: aumentare la qualità dei servizi e la possibilità di fruizione dei beni culturali religiosi che includono: musei, archivi, biblioteche ed edifici monumentali; creare nuove opportunità di lavoro anche per persone che versano in condizioni disagiate; favorire la collaborazione fra istituzioni; contribuire a conservare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale della Chiesa di Genova. Oggi la Fondazione amministra e gestisce il Museo Diocesano, il Museo del Tesoro e la salita alle Torri della Cattedrale; inoltre svolge attività di accoglienza; organizza attività didattiche, attività di inclusione ed interazione sociale per soggetti con disagio sociale o economico.
La Fondazione Il Secolo XIX
La Fondazione Il Secolo XIX nasce per tutelare, valorizzare e restituire alla comunità il patrimonio storico e documentale de Il Secolo XIX. All’interno del suo Archivio storico sono presenti 140 anni di articoli, fotografie e testimonianze della Liguria e del Paese: una memoria collettiva da rendere accessibile e trasformare in una risorsa per comprendere il presente e immaginare il futuro. La Fondazione Il Secolo XIX collabora al progetto OLTREMARE con l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione del patrimonio culturale e dell’identita di Genova, favorendo il dialogo tra storia, arte e contemporaneità. La sua partecipazione sostiene una visione della cultura come occasione di conoscenza condivisa, attrattività del territorio e apertura internazionale.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA
La galleria A arte Invernizzi ha inaugurato una nuova mostra personale di Michel Verjux, artista francese con cui ha un rapporto consolidato, avviato nel 2001 in occasione della prima collaborazione.
Verjux dal 1983 sviluppa la sua ricerca attraverso gli éclairages, interventi luminosi costituiti da proiezioni di figure geometriche – quadrati, coni, cilindri e altre forme – concepiti in stretta relazione con l’architettura e con le specificità del luogo in cui vengono realizzati. Assumendo la luce come elemento primario del proprio linguaggio, l’artista lavora sull’atto del vedere come luogo dell’incontro con la realtà lasciando aperto lo spazio dell’azione, del pensare, del sentire: l’indagine sui limiti della percezione avviene generando un dialogo continuo tra spazio, visione e presenza che trasforma ogni intervento in un’esperienza capace di ridefinire il rapporto tra opera, ambiente e osservatore.
Come ha scritto Harald Szeemann, Michel Verjux appartiene a quella generazione di artisti, emersi a metà degli anni Ottanta che, “familiari” con “la funzione magica dell’oggetto di matrice beuysiana e con la libertà evocativa dell’arte concettuale” si sono interrogati sulla genesi dell’immagine a partire da un’analisi del luogo dell’esposizione.
La sua arte vuole educare l’occhio alla conoscenza, aggiungere indici, segni inediti al linguaggio visuale per arricchire la percezione della realtà: la proiezione luminosa diviene un gesto concreto nell’esperienza di una determinata situazione con la quale si è chiamati a interagire affinché si mostrino le relazioni che intercorrono tra i vari livelli di realtà. Lo stesso Verjux ha descritto in questi termini la propria modalità creativa: “Il mio fare artistico è ampiamente incentrato sul processo (o sul dispositivo) che mette in gioco l’energia, la materia e il dare forma a ciò che, immediatamente, ci sta di fronte e ci circonda. Un processo (o dispositivo) che, a mio avviso, deve permettere al destinatario di vivere un’esperienza”.
Gli éclairages appositamente realizzati per questa occasione portano in evidenza alcuni elementi architettonici specifici della galleria: dall’ampia scala centrale con il disegno essenziale della ringhiera, alla soglia che connette una sala espositiva all’altra, all’incrocio arrotondato tra due pareti perpendicolari.
“Può essere una semplice esposizione, una semplice illuminazione di ciò che si trova già lì in una cornice particolare; ma in realtà si tratta di un ‘già lì’ portato ironicamente all’attenzione del visitatore con insistenza”. (Michel Verjux, 2001).
Affiancano gli éclairages alcune opere realizzate con fogli di acciaio inox piegati e tagliati da fessure semicircolari che, attraverso la contrapposizione tra pieno e vuoto, evidenziano come lo spazio sia condizione necessaria per la loro esistenza.
Attraverso questa mostra Verjux attua una riflessione, oltre che sul processo e la relazione, anche su come l’opera venga recepita: tutto dipende da ciò che ci si aspetta o si desidera, da ciò che si vuole e, in particolare, da ciò che si cerca – e da ciò che la realtà è in grado di restituire. La visione mostra “tutto o solo una sua parte?”, lo scetticismo dell’artista francese resta sospeso nel seguente assunto di Ludwig Wittgenstein: “non esiste un unico metodo, ma molti metodi”.
In occasione della mostra è stato pubblicato un volume bilingue contenente un saggio di Francesco Tedeschi, un testo di Michel Verjux, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.
COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA