sabato 13 giugno 2026

Rothko. Pittura, luce, natura




Il 15 giugno la Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura e il Museo di San Marco presentano Rothko. Pittura, luce, natura, un incontro dedicato ai volumi Rothko. Viaggio a Firenze di Gregorio Botta e Rothko. Secondo natura di Riccardo Venturi (Electa, 2026). In occasione dell’incontro il museo resterà eccezionalmente aperto dalle ore 15.15 alle ore 18.50.

 
Ad accogliere il pubblico nel Chiostro di San Domenico saranno Carlotta Paola Brovadan, Direttrice regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura, e Marco Mozzo, Direttore del Museo di San Marco.


Rothko. Pittura, luce, natura
di Gregorio Botta e Riccardo Venturi, modera Marco Cianchi

 Museo di San Marco

Lunedì 15 giugno, ore 17.30

Incontro gratuito con prenotazione obbligatoria

 


 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 


venerdì 12 giugno 2026

Abbazia di Pomposa - Concluso il restauro degli affreschi

 Pomposa, concluso il restauro degli affreschi delle navate laterali


Prosegue il programma pluriennale di manutenzione avviato negli anni precedenti: interventi di restauro delle superfici pittoriche che restituiscono leggibilità e valore al complesso

 

 PRESENTAZIONE AL PUBBLICO

Abbazia di Pomposa, 18 giugno ore 12.00

 


Si sono conclusi da alcuni giorni i lavori di restauro agli affreschi della Chiesa di Santa Maria di Pomposa. Gli interventi si pongono in continuità con i lavori di restauro degli affreschi delle navate laterali avviati nel 2010 dalla ex Soprintendenza Architettura e Paesaggio di Ravenna, poi proseguiti tra il 2012 e il 2014 e con i restauri agli affreschi dell’ultima campata della navata sinistra della chiesa e del crocefisso ligneo eseguiti nel 2022 dai Musei nazionali di Bologna-Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna.

 

Già nel 2010 infatti, avviando un cantiere pilota ristretto ad una prima campata, si era cercato un diverso approccio all’intervento manutentivo degli affreschi: invece di “inseguire” il danno o il pericolo, si era valutato un programma manutentivo pluriennale, secondo un approccio metodologico coerente e adeguato alle diverse problematiche. Gli ultimi interventi hanno interessato le superfici pittoriche delle navate laterali, nello specifico l’ultima campata della navata destra e la penultima della navata sinistra chiudendo così il restauro di tutto il fianco sinistro, esposto a settentrione, che presentava un avanzato stato di degrado prima della campagna di restauri.

 

“Questo intervento, - commenta Luigi Gallo Direttore dei Musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna - conferma la validità di una strategia fondata sulla manutenzione programmata e sulla continuità operativa, già avviata nei precedenti cantieri. A Pomposa non si è scelto di intervenire solo in emergenza, ma di costruire nel tempo un percorso metodologico capace di coniugare tutela, conoscenza e sostenibilità. I risultati raggiunti dimostrano come un approccio sistematico e pluriennale consenta non solo di arrestare i fenomeni di degrado, ma anche di restituire piena leggibilità agli affreschi, migliorandone al contempo le condizioni conservative e la trasmissione alle generazioni future.”

 

Impacco di pulitura


 

Secondo la metodologia già individuata nei precedenti cantieri condotti si è proceduto, in funzione delle casistiche di degrado riscontrate, con operazioni di pulitura, descialbatura, consolidamento della pellicola pittorica e se necessarie integrazioni e velature.

 

“Il cantiere rappresenta un ulteriore passo avanti nella cura complessiva del complesso di Pomposa, - afferma Serena Ciliani direttrice del sito Patrimonio Unesco, - un luogo di straordinario valore storico e artistico che richiede attenzione costante e interventi mirati. L’accurata analisi delle diverse forme di degrado e la qualità delle operazioni di pulitura e consolidamento hanno permesso di recuperare importanti porzioni della decorazione pittorica, rendendo oggi gli spazi più leggibili e accoglienti per il pubblico. Questo lavoro rafforza il legame tra il sito e la comunità, valorizzandone il patrimonio e promuovendone una fruizione sempre più consapevole.”
 
 
Ortomosaico parete nord post restauro


 

Come negli interventi passati, e vista l’importanza dei lavori da eseguirsi, il gruppo di lavoro era composto dall’arch. Maria Lucia Masciopinto, responsabile unica del procedimento; dall’arch. Serena Ciliani, progettista e direttore dei lavori; dall’arch. Keoma Ambrogio, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna in qualità di Direttore operativo per gli interventi di restauro delle superfici, e dai funzionari e gli assistenti dei Musei Nazionale di Bologna-Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna mentre il Laboratorio di Restauro Ottorino Nonfarmale, diretto dal restauratore Giovanni Giannelli, ha eseguito i lavori, la cui presentazione al pubblico è prevista per giovedì 18 giugno alle ore 12 presso la Chiesa di Santa Maria di Pomposa.

 

“Questi lavori, conclude la direttrice Ciliani, oltre ad assicurare la buona conservazione, ci hanno dato la possibilità di aumentare la nostra conoscenza e hanno portato allo svelamento di brani di palinsesto decorativo che erano da tempo celati sotto strati di finitura incongrua. Ogni intervento è l’occasione di riconettersi con il Patrimonio, con le varie fasi storiche delle trasformazioni della fabbrica e anche con gli interventi di restauro che si sono susseguiti negli anni”.

 

Gli interventi di restauro hanno previsto un corposo rilievo fotografico per documentare lo stato di conservazione delle superfici, ma anche la realizzazione di una campagna di fotogrammetria relativa alle due campate utile a comprendere e conservare tutte le informazioni relative alla stratigrafica del palinsesto decorativo da utilizzare in futuro come supporto per eventuali studi e approfondimenti.

 
Ortomosaico parete sud pre restauro

 


Al cantiere hanno lavorato fino a cinque operatrici specializzate in restauro, guidate dalla professionalità di Giovanni Giannelli che non solo dirige il Laboratorio di Restauro ma ne è la memoria storica e può annoverare nel suo incredibile curriculum anche i lavori di restauro della navata centrale della chiesa realizzati agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso.




INFORMAZIONI

Abbazia di Pomposa e Museo Pomposiano

Via Pomposa Centro, 12 Codigoro (FE)

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 



HANNAH - Marco Di Giovanni - installazione site-specific

 Inaugurazione 21 giugno, ore 11:00/19:00

Evento a cura di Maria Katia Tufano

Luogo Chiesetta di Moraduccio, via Ronco, Moraduccio - frazione di Castel del Rio (BO)

Periodo 21 giugno – 31 luglio 2026

Marco Di Giovanni, HANNAH, 2026, installazione (dettaglio) 



Hannah è un'installazione scultorea di Marco Di Giovanni concepita per la Chiesetta di Moraduccio.

Venti cavalletti da pittore compongono un icosaedro – il solido platonico formato da venti triangoli equilateri, e come tutti i solidi regolari perfettamente iscrivibile in una sfera. La scelta non è ornamentale: è filosofica, radicata nel pensiero platonico che nel Timeo assegna all'icosaedro l'elemento acqua, proprio per la capacità delle sue facce di scorrere le une sulle altre come fanno le molecole di un liquido.

All'apice di ogni vertice una tela circolare: pennellate liquide, vibrazioni cromatiche racchiuse da un orizzonte, immagini d'acqua che purificano ed elevano lo sguardo. Il cavalletto – strumento del fare pittura, supporto che di consueto scompare dietro l'opera – diventa qui materia stessa della scultura. Il mezzo si fa corpo; il processo si fa forma.

L'acqua è per Platone l'elemento della trasformazione e del passaggio: ciò che muta forma senza perdere natura. Scegliere l'icosaedro significa scegliere questa logica – non la fissità del monumento, ma la fluidità di qualcosa che continua a scorrere. Hannah non congela; attraversa.

Le forme acquarellate in azzurro sulle tele derivano da una serie di disegni a matita e carboncino in cui il tratto, pulito e modulato con pressioni differenti, trasforma il segno in respiro. Nei paesaggi rappresentati, l'acqua si distilla fino a diventare luce: come se il carboncino avesse trattenuto solo l'essenziale di ciò che scorre.

L'inaugurazione è fissata per il 21 giugno – solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno: il punto dell'anno in cui il tempo si dilata e la luce non vuole finire. Due declinazioni di uno stesso elemento. Due modi di nominare Hannah.



Marco Di Giovanni

Nato a Teramo nel 1976, ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Bologna e il DAMS, dopo una formazione iniziale in fisica e matematica. Vive e lavora tra Imola e Valsalva.

La sua ricerca si sviluppa all'intersezione tra arte visiva, filosofia e scienze: lo studio di testi ermetici e della geometria come linguaggio dell'invisibile dialoga con un interesse profondo per la fisica quantistica, l'ottica e la tematica spazio-tempo. Queste tensioni intellettuali si traducono direttamente nelle sue sculture e installazioni site-specific, che indagano i meccanismi della visione e della percezione, la natura della luce e le categorie dello spazio e del tempo come esperienze plastiche. Nelle opere della fase iniziale, materiali di recupero – tubature, cisterne ferrose, vecchi indumenti – vengono riassemblati attraverso l'inserimento di lenti ottiche che dischiudono l'interno delle strutture allo sguardo del pubblico, aprendo una tensione continua tra dentro e fuori, tra persistenza e mutabilità.

Le sue opere figurano in mostre collettive internazionali tra cui: Things are Queer – Highlights from UniCredit Collection, Marta Museu (Herford); Museion (Bolzano); MAMbo - Museo d'Arte Moderna (Bologna); Casa Testori (Novate Milanese); Russian Academy of Arts (Mosca); VIII Contemporary Istanbul.

Nel 2025 presenta un progetto presso la Libreria Bocca di Milano; nel 2026 espone alla Fondazione del Monte di Bologna. Lavora in stretta relazione con lo spazio espositivo, inteso come elemento attivo e costitutivo dell'opera.

 


 INFO:

Orari di visita sabato e domenica 11:00/19:00

altrimenti su appuntamento 

tramite WhatsApp al +39 349 7506800

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Kunsthaus Merano Arte | Animacies | A cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi

 La Kunsthaus di Merano presenta “Animacies”, un progetto espositivo che esplora come le relazioni tra Europa e Asia possano essere ripensate da nuove prospettive.


Animacies 
The Invention of Europe YEAR 3

A cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi
14 giugno – 11 ottobre 2026

Elia Nurvista, The Route, 2024. Courtesy the artist; Bekhbaatar Enkhtur, 15 Faces. Bekhbaatar Enkhtur, 15 Faces (2024-in corso)




La Kunsthaus di Merano presenta, dal 14 giugno all’11 ottobre 2026, il progetto espositivo collettivo Animacies che, attraverso installazioni, pittura, scultura e fotografia, ripensa alle relazioni tra Europa e Asia decostruendo criticamente sistemi di lettura di matrice occidentale e coloniale.
 
La mostra propone una serie di opere di artisti e artiste provenienti da contesti spesso marginalizzati nella narrazione occidentale dell’Asia, come ad esempio Bangladesh, Indonesia, Mongolia, Filippine o Isole Figi.
 
In particolare, Animacies intende guardare criticamente a forme di contrapposizioni binarie, come quella tra animato e inanimato o tra soggetto e oggetto. Anche il titolo proposto, difficilmente traducibile in italiano e in tedesco, rimanda a questa problematizzazione: teorizzato nel 2012 dalla teorica queer sinoamericana Mel Y. Chen (Animacies: Biopolitics, Racial Mattering, and Queer Affect) il termine descrive una “capacità di agire, consapevolezza, mobilità e vitalità” comune a diverse entità. Partendo da questo concetto, Chen mostra come la materia – spesso considerata insensibile, immobile o “morta” – influenzi in maniera significativa la vita culturale, le relazioni sociali e le strutture di potere. Mettere in discussione la fragile divisione tra animato e inanimato permette di sfidare gerarchie consolidate, aprendo a concezioni in cui soggetti, oggetti, esseri umani e animali sono parte di relazioni dinamiche. Animacies diviene così uno strumento per osservare ingiustizie, discriminazioni e relazioni di potere, anche in contesti apparentemente neutri.
 
Le opere in mostra declinano Animacies in modi differenti, mostrando come tessuti, piante o alimenti possano porsi come agenti di memoria, trasformazione e relazione, esplorando la potenza culturale e politica, ma anche simbolica e spirituale, della materia.

 

 Il percorso espositivo si apre con i lavori di Shivanjani Lal (1982, Figi; vive a Sydney). Tessuti e oggetti quotidiani diventano veicoli per rievocare le storie dei “Girmitiya”, lavoratori e lavoratrici deportati dall’India durante l’Ottocento e l’inizio del Novecento verso colonie come le Mauritius, i Caraibi e le Isole Figi, suo luogo di nascita. Nell’installazione esposta, Mere Porvaj [I Am Remembering] (2024) l’artista ricorda in particolare il lavoro – spesso dimenticato – delle donne, aprendo una riflessione sulla memoria e su chi ha il diritto di ricordare e di essere ricordato.
 
Proseguendo, si incontrano elementi vegetali proposti in qualità di forze attive capaci di connettere corpi, culture e memorie. In particolare, l’installazione Not Your Ornament (2023) e il video Becoming Stickiness (2023) del collettivo Mai Ling (fondato a Vienna nel 2019) sfidano gli stereotipi razzisti e sessisti occidentali sulla femminilità asiatica, spesso ridotta a “oggetto decorativo”. Al centro dei lavori c’è il kudzu, pianta originaria dell’Asia orientale e sudorientale, usata tradizionalmente in ambito tessile, alimentare e medico. Introdotta alla fine del XIX secolo negli Stati Uniti e in Europa come ornamento, è oggi considerata infestante nella maggior parte del mondo occidentale. Mai Ling celebra le qualità trasformative, adesive e resilienti del kudzu, adottandolo come agente di connessione tra storie migratorie e atti di cura collettiva e invitando il pubblico a ripensare le narrazioni imposte.
 
Chathuri Nissansala (1983, Colombo; vive ad Amsterdam) è presente con tre nuove opere, che si integrano in un’unica installazione ambientale. Nella sua pratica l’artista costruisce un quadro di narrazioni legate al trauma intergenerazionale, alla violenza coloniale ed etnografica e alle questioni di identità di genere, con particolare riferimento alla storia dello Sri Lanka e alle sue eredità conflittuali. Chathuri Nissansala realizza anche una performance in occasione dell’inaugurazione di Animacies.
 
Nei lavori di Jennifer Tee (1973, Arnhem; vive ad Amsterdam), presente in mostra con sculture, installazioni e collage, le piante tornano a ricoprire un ruolo centrale. Ad esempio, nella serie Tampan Tulips (2023), l’artista trasforma petali di tulipano in tessuti simbolici. I petali richiamano la storia del fiore, originario dell’Asia centrale e divenuto icona dei Paesi Bassi dal XVII secolo, e si combinano con i motivi dei tessuti cerimoniali indonesiani “Tampan”, che spesso raffigurano navi trasformate in alberi della vita, simboli del viaggio dell’anima. La nave e il tulipano richiamano anche il percorso migratorio della famiglia di Tee, arrivata in Olanda dall’Indonesia via mare negli anni Cinquanta, unendo memoria collettiva e personale.
 
Al terzo piano della Kunsthaus incontriamo l’installazione Redeem (2020–in corso) di Ashfika Rahman (1988, Dhaka, dove vive attualmente), un grande ricamo su tessuto. Rielaborando fonti riprese da archivi storici, la pratica di Rahman punta a dare voce alle comunità marginalizzate nel Bangladesh. In particolare, questa serie nasce da un progetto collaborativo che esplora le conversioni religiose nelle comunità indigene Santal e Oraon. L’opera combina ricamo, materiali raccolti sul posto e simboli cromatici per raccontare storie di appartenenza, trasformazione e relazioni complesse all’interno di queste comunità.
 
Le sculture zoomorfe della serie nella 15 Faces (2024-in corso) di Bekhbaatar Enkhtur (1994, Ulaanbaatar; vive a Torino) sono ispirate a miti e tradizioni del suo paese d’origine, la Mongolia. Come raccontato dall’artista stesso, la radice di numerose sue opere è nel ricordo d’infanzia di un piccolo altare familiare dedicato a una divinità: “Questa esperienza” – ha affermato – “ha acceso in me una riflessione profonda su come, in quel contesto, una semplice scultura potesse essere trattata come un essere vivente, dotato di un’anima”.

Il percorso espositivo si conclude con un’opera realizzata a partire da un prodotto vegetale molto comune, ampiamente diffuso anche nella distribuzione locale e spesso presente nella nostra alimentazione: l’olio di palma. Il murales site-specific di Elia Nurvista (1983, Yogyakarta; vive tra Yogyakarta e Berlino) – che rientra nella serie in corso dal 2020 Long Hanging Fruits – parte dalla storia coloniale di questo alimento (la palma da olio, proveniente dall’Africa, venne introdotta in Indonesia dai colonizzatori olandesi), per raccontare le conseguenze devastanti, sia in termini sociali che ecologici, della sua coltivazione industriale.

 

 In tutte le opere esposte, la materia non è quindi mai qualcosa di passivo, ma una forza che agisce, rievoca, trasforma. Animacies propone uno sguardo plurale e relazionale, assumendola come strumento critico per ripensare la storia e la contemporaneità.
 
Animacies apre la terza e ultima annualità del programma triennale The Invention of Europe. A Tricontinental Narrative (2024–2027), curato per la Kunsthaus da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi, che si confronta criticamente con la concezione monolitica dell’Europa e ne mette in discussione le narrazioni consolidate.
 
La partecipazione di Jennifer Tee è sostenuta dall'Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi.

 

 INFORMAZIONI AL PUBBLICO
Animacies
14 giugno – 11 ottobre 2026
Kunst Meran Merano Arte, Merano
via Portici 163

Orari di apertura: 
Mar 10–18h 
Mer 10–18h 
Gio 10–20h 
Ven 10–18h 
Sab 10–18h 
Dom e festivi 11–18h

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Inaugurazione mostra Günter Umberg - Elisabeth Vary

GÜNTER UMBERG  ELISABETH VARY

A CURA DI FRANCESCA POLA

INAUGURAZIONE VENERDÌ 26 GIUGNO 2026 ORE 18 

PERIODO ESPOSITIVO
26 GIUGNO - 18 OTTOBRE 2026





Venerdì 26 giugno 2026 inaugura a Villa Pisani Bonetti la mostra che vede come protagonisti Günter Umberg (Bonn, 1942) ed Elisabeth Vary (Colonia, 1940), a cura di Francesca Pola, in cui saranno presentate opere scelte per dialogare con questo capolavoro giovanile dell’architetto Andrea Palladio: un luogo straordinario che mette a confronto la sua identità storica con la creatività contemporanea, offrendo al visitatore inedite coordinate di esperienza.

Le opere di Günter Umberg ed Elisabeth Vary si inseriscono con una sensibile progettualità negli spazi della Villa palladiana, instaurando un dialogo suggestivo con la sua ricchezza storica e architettonica. L’esposizione intende inoltre valorizzare l’unicità del contesto, generando un confronto diretto tra linguaggi, epoche e visioni differenti, creando un percorso espositivo intenso in cui l’eccezionalità dell’architettura rinascimentale si intreccia con la forza e la profondità della ricerca artistica dei due protagonisti contemporanei.

In occasione della mostra Günter Umberg ha concepito un’opera inedita appositamente per gli spazi esterni della villa. L’artista non è nuovo alla creazione di installazioni che si integrano in contesti espositivi museali in grado di offrire al pubblico un’esperienza visiva e corporea strettamente connessa allo spazio.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue dedicato all’opera di Günter Umberg ed Elisabeth Vary, con un saggio di Francesca Pola e una testimonianza inedita degli artisti raccolta da Giorgia Maroni, immagini delle opere e aggiornati apparati bio-bibliografici.

La mostra è organizzata da Associazione Culturale Villa Pisani Contemporary Art in collaborazione con A arte Invernizzi.


 

 

VILLA PISANI BONETTI
Via Risaie 1 

Bagnolo di Lonigo (Vicenza) 

 www.villapisani.net

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

IDENTITÀ OLTRE CONFINE

Il dialogo tra essere umano e natura nelle opere della Collezione Farnesina

promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

a cura di Benedetta Carpi De Resmini

 




Inaugurazione 17 giugno 2026, ore 19.00

18 giugno - 16 agosto 2026

La Valletta – MUŻA- The National Community Art Museum

 

 Continua il viaggio europeo del progetto Identità Oltre Confine, a cura di Benedetta Carpi De Resmini. La quinta tappa si inaugurerà il 17 giugno 2026 alle ore 19:00 presso MUŻA - The National Community Art Museum di La Valletta, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di La Valletta e con il supporto dell’Ambasciata d’Italia a La Valletta.


Identità Oltre Confine è un progetto espositivo promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in occasione del venticinquesimo anniversario della Collezione Farnesina. L’iniziativa propone una riflessione ampia e stratificata sul concetto di identità nel contesto contemporaneo, segnato da crisi ecologiche, fenomeni migratori, instabilità geopolitiche e profonde fratture culturali. 


Nato come percorso itinerante in tre tappe, il progetto si è progressivamente allargato configurandosi come uno spazio di riflessione sulle modalità attraverso cui le identità individuali e collettive si costruiscono, si trasformano e si ridefiniscono nel tempo, all’interno di una geografia che da sempre mette in relazione culture, lingue e visioni differenti.


Dopo la tappa parigina la mostra arriva al MUŻA- The National Community Art Museum a La Valletta. La capitale maltese, simboleggia l’Europa meridionale un’area segnata dall’incontro tra la cultura mediterranea e le crisi ambientali. L’Europa meridionale è da tempo in prima linea nelle questioni legate ai cambiamenti climatici e alle migrazioni e Malta, per la sua posizione geografica e culturale, diventa il punto focale in cui queste sfide assumono un profondo significato culturale. Valletta è un luogo in cui l’arte affronta le preoccupazioni contemporanee riguardo al futuro dell’ambiente, delle comunità e delle identità culturali che da questi processi derivano.


L’opera Fibonacci di Mario Merz segna il punto di partenza del percorso espositivo, metafora di una conoscenza organica, non gerarchica, che si espande per connessioni e ramificazioni. La mostra si articola in tre sezioni tematiche - Radici di resistenza, Ecologie instabili, Geografie del distacco - che affrontano le tensioni del contemporaneo da prospettive radicali e plurali.


In Radici di Resistenza, le opere di figure centrali dell’avanguardia femminile come Tomaso Binga, Carla Accardi, Ketty La Rocca, Maria Lai ed Elisa Montessori dialogano con quelle di Elena Bellantoni, Silvia Giambrone, Marinella Senatore e Loredana Di Lillo. In questa sezione, la sovversione appare come una pratica viva, in cui il corpo e il linguaggio diventano strumenti di emancipazione.


In Geografie del distacco si affronta il tema della frattura come esperienza. Le opere di Gea Casolaro, Agnese Purgatorio e Sarah Ciracì delineano mappe di ferite urbane, sociali ed emotive. Mentre le artiste di Rä di Martino, Marta Roberti e Paola Gandolfi indagano nelle loro opere rappresentano figure in sospeso tra l’umano e il non umano, presenze liminali che interrogano l’identità in continuo divenire.


Nella sezione Ecologie instabili, nelle opere di Letizia Battaglia, Silvia Camporesi, Martina della Valle, Iginio De Luca, Elena Mazzi e Laura Pugno il paesaggio diventa protagonista, un organismo vulnerabile, in crisi in crisi, ma aperto a possibili forme di rigenerazione, invitando a riflettere sulla necessità di immaginare nuove forme di coesistenza.

Come per le precedenti tappe del progetto, anche a Malta sono previste degli interventi site-specific e una selezione di opere per arricchire il dialogo con il luogo che lo ospita. 


La poesia di Tomaso Binga selezionata per questa tappa è Rima di Mari, 2002, che in dialogo con l’isola di Malta e il suo legame con il Mediterraneo, da risonanza all’elemento del mare, alla sua intensità e al suo ruolo come luogo di transito e di ridefinizione identitaria.


Gea Casolaro espone l’opera Chi utilizza più lettere vince, 2019 invitando a riflettere attraverso la costruzione del significato la possibilità di un cambiamento culturale fondato sul dialogo e sull’apertura. Inoltre, presenta anche il video Prima che la notte duri per sempre, 2015 in cui affronta il tema dello sfruttamento petrolifero e delle conseguenze sull’ambiente esortando la necessità di un’azione collettiva prima che sia troppo tardi.


Il percorso espositivo è arricchito dall’opera Ammophila arenaria, 2025, di Laura Pugno un’anfora incisa con la figura dell’omonima pianta, fondamentale per la stabilità delle dune costiere. Opera che entra in dialogo con la costa maltese proponendo una riflessione sulla capacità rigenerativa e resistente della natura.


L’inaugurazione vedrà inoltre la partecipazione delle stesse artiste Pugno e Casolaro, protagoniste di un momento di approfondimento dedicato ai temi e alle opere presentate in mostra.

 

 INFORMAZIONI 

MOSTRA: Identità Oltre Confine
CURATORE: Benedetta Carpi De Resmini
INAUGURAZIONE: 17 giugno 2026
SEDE E DATE: MUŻA – The National Community Art Museum, Auberge d’Italie, Valletta, VLT 110
18 giugno –  16 agosto 2026

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

 

Inaugurazione installazione François Morellet

 FRANÇOIS MORELLET
π PIQUANT NEONLY - 1=6° (2005)

A CURA DI PAOLO BOLPAGNI

INAUGURAZIONE MERCOLEDÌ 24 GIUGNO 2026  ORE 18.30

PERIODO ESPOSITIVO
24 GIUGNO - 19 LUGLIO 2026

 


La Fondazione Ragghianti inaugura mercoledì 24 giugno 2026 alle ore 18.30 l'installazione di François Morellet π piquant neonly - 1=6° (2005), a cura di Paolo Bolpagni. L’esposizione fa parte del progetto nazionale ∞François Morellet∞ Centenario in Italia 1926 - 2026, coordinato dalla galleria A arte Invernizzi, in stretta collaborazione con l’Estate Morellet, e curato da Paolo Bolpagni e Alessandro Gallicchio.

Nel 2016 la Fondazione Ragghianti è stata la sede della mostra Sguardi paralleli. Mario Ballocco François Morellet, l’ultima mostra realizzata in uno spazio pubblico in Italia mentre l’artista era in vita.
In questa occasione, nel primo chiostro del Complesso monumentale di San Micheletto, sede della Fondazione, viene presentata l’opera π piquant neonly - 1=6° (2005), composta da 14 elementi di neon. In una dimensione dinamica il movimento presente nelle geometrie dell’opera diviene ritmo ed è visualizzabile nella sua struttura. Le pause di apertura di ciascun elemento luminoso sono scandite secondo modalità razionalmente determinate dal caso e dal numero π.

 


 FONDAZIONE RAGGHIANTI
Via San Micheletto 3 Lucca

info@fondazioneragghianti.it  www.fondazioneragghianti.it

 

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA 

Eravamo notte, ora siamo giorno


 

Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta Eravamo notte, ora siamo giorno, mostra personale di Ambrosia Fortuna, a cura di Sabato De Sarno.
 
Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC con Wunderplace Studio, in collaborazione con Orgoglio Porta Venezia Milano, la mostra riunisce per la prima volta un corpus di fotografie, video e materiali d’archivio realizzati dall’artista nell’arco di oltre dieci anni tra Milano, Napoli e Roma. Un progetto che attraversa esperienza personale, memoria collettiva e costruzione dell’identità, restituendo uno sguardo interno e vissuto sulla scena queer e drag italiana contemporanea.
 
Inserita nel programma culturale di Orgoglio Porta Venezia Milano – spazio culturale e simbolico che valorizza un quartiere libero ed inclusivo per vocazione, giunto alla quarta edizione – la mostra si configura come uno spazio di presenza, relazione, complessità e visibilità.
 
Eravamo notte, ora siamo giorno nasce da un archivio personale costruito nel tempo, composto da immagini custodite, recuperate, salvate, perdute e ritrovate. Non un racconto lineare né una semplice documentazione autobiografica, ma un insieme di presenze, relazioni e frammenti che continuano a esistere nel presente.
 
Scrive il curatore Sabato De Sarno: “La mostra non interpreta. Espone”.
Le immagini vengono sottratte a una lettura nostalgica o retrospettiva e si presentano come elementi vivi, capaci di instaurare una relazione diretta con chi guarda. Il tempo che le attraversa non è memoria chiusa, ma permanenza attiva: ciò che emerge è la continuità di esistenze, corpi e legami che continuano a trasformarsi.
 
Ambrosia Fortuna costruisce un archivio emotivo e politico composto da ritratti, frammenti quotidiani, attese, camerini, confessioni e relazioni intime maturate all’interno della scena queer italiana. Non si tratta di una documentazione esterna, ma di testimonianze condivise, nate all’interno di
una comunità vissuta in prima persona. I soggetti ritratti – performer, amiche, amanti, sorelle – abitano l’immagine con la naturalezza di chi si sente riconosciuto e al sicuro.
 
L’intervento curatoriale di Sabato De Sarno si concentra sulla definizione di un contesto più che sull’elaborazione di una lettura interpretativa. La mostra non impone direzioni, non costruisce gerarchie, non traduce le immagini
in un racconto univoco. Stabilisce piuttosto una condizione di visibilità, lasciando che le opere mantengano la propria autonomia e complessità.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso nuclei differenti, che corrispondono ad altrettante modalità dello sguardo e dell’esperienza.

Belle di notte
La prima sezione della mostra raccoglie le immagini realizzate nei primi anni milanesi dell’artista. Sono fotografie nate all’interno della notte: camerini, bagni di locali, appartamenti condivisi, ritorni all’alba, preparazioni e momenti sospesi.
In questi lavori la fotografia diventa un gesto urgente, quasi necessario, per trattenere ciò che rischiava continuamente di scomparire. La notte appare come spazio di possibilità, di costruzione e sperimentazione dell’identità, ma anche luogo di protezione e appartenenza. I corpi ritratti non sono semplicemente messi in scena: cercano una forma, un linguaggio, un diritto di esistere.
Le immagini restituiscono l’intimità di una comunità costruita attraverso relazioni profonde, spesso fragili, ma attraversate da una forte tensione vitale. Non raccontano soltanto una scena culturale, ma una geografia emotiva condivisa.
 
Casa delle bambole
Con Casa delle bambole lo sguardo si sposta negli spazi domestici e nella dimensione del presente. La ricerca fotografica rallenta e si fa più silenziosa, più vicina ai corpi e alle relazioni.
I ritratti sono realizzati all’interno di case e stanze private che diventano luoghi di ascolto, vulnerabilità e permanenza. Le persone fotografate appartengono alla vita quotidiana dell’artista: non performer osservate dall’esterno, ma presenze intime, attraversate da rapporti di fiducia e prossimità.
Il titolo richiama una parola storicamente associata alla cultura trans e queer, trasformandola in uno spazio di riconoscimento e affetto. Qui l’identità non è più soltanto ricerca o costruzione performativa: diventa presenza, possibilità di restare.
 
Momenti ritrovati
La terza sezione raccoglie screenshot, immagini digitali, materiali recuperati, tracce di conversazioni e frammenti visivi originariamente non concepiti come archivio.
Il gesto artistico non coincide più con lo scatto fotografico, ma con la selezione e la rilettura. Immagini imperfette, a bassa risoluzione, talvolta incomplete, diventano testimonianze di relazioni e memorie che resistono al tempo.
In un’epoca segnata dalla continua produzione e condivisione di immagini, questi frammenti assumono il valore di un archivio involontario dell’intimità: piccole sopravvivenze capaci di custodire affetti, trasformazioni e assenze.
 
Attraverso l’intero progetto emerge una riflessione sulla possibilità di autorappresentarsi e di restituire complessità a vite troppo spesso raccontate dall’esterno o ridotte a stereotipo.

Le fotografie e i video di Ambrosia Fortuna non cercano l’eccezionalità o la spettacolarizzazione, ma si soffermano sui dettagli minimi dell’esistenza: un gesto, un’attesa, un volto stanco, un abbraccio, un silenzio condiviso.
 
La mostra si configura così come uno spazio attraversato da molteplici temporalità: la notte e il giorno evocati dal titolo non indicano una trasformazione lineare o definitiva, ma una soglia continua tra visibilità e invisibilità, esposizione e protezione, fragilità e affermazione.
 
In questo senso Eravamo notte, ora siamo giorno costruisce una narrazione collettiva che parla di identità, amicizia, desiderio, vulnerabilità e resistenza, restituendo dignità e profondità a esperienze spesso marginalizzate.
  
La mostra è promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea con Wunderplace Studio, in collaborazione con Orgoglio Porta Venezia Milano.
La mostra è realizzata con il supporto di Levi’s®, che attraverso questo progetto rinnova il proprio storico impegno a sostegno della comunità LGBTQIA+ ed è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale. Levi’s® collabora a questo progetto perché crede nel potere della self-expression come forma di identità, libertà e appartenenza. Da sempre
il brand attraversa i territori della cultura come spazio di presa di posizione, scegliendo di stare dove le identità si ridefiniscono e i linguaggi si trasformano, sostenendo comunità e movimenti che hanno fatto
dell’autenticità un linguaggio condiviso. Con questa mostra il PAC partecipa a Milano Pride 2026, inserendosi nel ricco calendario di proposte culturali che interesseranno la città in occasione del Pride Month.

 BIOGRAFIE
 
Ambrosia Fortuna
Ambrosia Fortuna (Napoli, 1993) è artista visiva e fotografa. La sua pratica nasce da un’esperienza diretta all’interno di contesti performativi e comunità marginali, in particolare legate alla scena queer e trans italiana.
Il suo lavoro si sviluppa tra Milano, Napoli e Roma, intrecciando fotografia, performance e ricerca visiva in una riflessione sui temi dell’identità, della trasformazione, del corpo e dell’appartenenza. Attraverso immagini intime e stratificate, costruisce archivi personali e collettivi in cui la fotografia diventa strumento di memoria, affermazione e cura.
Programma completo su pacmilano.it
 
Sabato De Sarno
Sabato De Sarno è un direttore creativo e curatore che lavora tra moda, arte e progetto editoriale. Dopo oltre vent’anni nel sistema moda, con un percorso sviluppato all’interno di realtà come Prada, Dolce & Gabbana e Valentino, è stato Direttore Creativo di Gucci fino a febbraio 2025. Il suo lavoro si è progressivamente ampliato verso una dimensione più trasversale. Oggi il suo approccio mette al centro processo, tempo e presenza umana. Tra i progetti recenti, Napoli Infinita e INSIEME, mostra curata presso Piscina Cozzi durante la Milano Design Week 2026, incentrata sul processo e sul lavoro degli artigiani. Vive e lavora tra Milano e Bruxelles. È collezionista di arte contemporanea e di pezzi di moda d’archivio.
 
ABOUT
 
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
Il PAC è lo spazio pubblico per l’arte contemporanea a Milano, un luogo aperto a tutti dove vivere e condividere la cultura contemporanea attraverso l’arte. Leggere il proprio tempo è una sfida: richiede curiosità, apertura, confronto e assenza di pregiudizi. L’arte contemporanea allena a scardinare gli stereotipi e uscire dalla nostra zona di comfort per guardare la realtà con nuovi occhi e costruire nuove interpretazioni. Con questo obiettivo il PAC ha consolidato la sua reputazione come istituzione che indaga la scena artistica italiana e internazionale sulle tracce della sperimentazione e della ricerca. Progettato da Ignazio Gardella nel 1954, il PAC è uno dei primi esempi in Italia di spazio espositivo pensato per l’arte contemporanea, ispirato alle Kunsthalle europee. I suoi ampi e luminosi spazi hanno ospitato i grandi nomi del panorama artistico internazionale, insieme ad artisti già affermati, ma ancora poco noti al pubblico italiano, dialogando anche con il tessuto culturale della città per realizzare progetti di fotografia che interrogano le complessità della nostra società.
 
Orgoglio Porta Venezia Milano
ORGOGLIO PORTA VENEZIA MILANO è il progetto culturale diffuso ideato da Paolo Sassi, Carlo Barbarossa, Elena Di Marco e Silvia Beretta e promosso dall’Associazione Commercianti Porta Venezia Milano Rainbow District, nato per valorizzare il quartiere simbolo della comunità LGBTQIA+ milanese attraverso arte, cultura, inclusione e partecipazione. Durante il Pride Month, il progetto anima il distretto con un palinsesto di mostre, talk, performance, iniziative sociali e appuntamenti aperti alla cittadinanza, con l’obiettivo di promuovere libertà d’espressione, diritti, diversity e coesione sociale. Realizzato con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con istituzioni culturali, associazioni, media partner e realtà del territorio, Orgoglio Porta Venezia Milano si conferma un osservatorio contemporaneo sui temi dell’identità, dell’inclusione e della trasformazione urbana.
 
Levi’s®
Levi’s® collabora a questo progetto perché crede nel potere della self expression come forma di identità, libertà e appartenenza. Da sempre il brand attraversa i territori della cultura come spazio di presa di posizione, scegliendo di stare dove le identità si ridefiniscono e i linguaggi si trasformano, sostenendo comunità e movimenti che hanno fatto dell’autenticità un linguaggio condiviso.
 



INFORMAZIONI

pacmilano.it
via Palestro 14 – Milano

Orari:
Sabato – lunedì 
10.00 – 19.30

COME DA COMUNICAZIONE RICEVUTA