domenica 23 febbraio 2025

CINQUE MINUTI con GIOVANNI BALZANO


1) Giovanni, come e quando nasce la tua creatività di artista visivo?


- Nel periodo adolescenziale, quando dai recessi della coscienza emersero impulsi incontenibili che mi spinsero con forza e continuità a sperimentare arte. Per soddisfare quella che per me era diventata un’assoluta necessità, quasi esistenziale, adoperai tutto ciò che i miei modesti mezzi mi consentivano: tavole di recupero e smalti sintetici, furono, prima delle tele e degli oli, i primissimi compagni di un’avventura che ancora oggi, per altre vie e altri modi, continua.

 

 

2) Quali sono state le tappe più importanti che hanno caratterizzato la tua produzione artistica?
 

- Dopo le prime, talvolta deludenti e frustranti esperienze del periodo formativo, il momento più importante e direi anche esaltante, è stato quello durato circa un decennio, dall’inizio e fino alla fine degli anni 70 del secolo scorso, denominato “dei rossi”.
In quegli anni dipinsi quadri di grande formato, caratterizzati da una gamma quasi monocromatica, in cui eccellevano i rossi. Fu anche il periodo di maggior successo di critica e soprattutto di pubblico. In seguito ho avuto una lunga parentesi di esperienze creative le più diverse, tra cui di una certa importanza è stata quella del design e dell’architettura industriale. Alle soglie del nuovo millennio ho iniziato a lavorare l’argilla, naturale sbocco alla forme plastiche della mia pittura, inaugurando un ciclo di altorilievi su tavola, tra figurativo e informale, tuttora in itinere. 

 



3) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
 

- Mai come oggi il futuro appare incerto anche per un creativo per tante oggettive ragioni. L’arte non può mai essere consolatoria. Nel prossimo evento che mi vede protagonista insieme ad altri tre artisti, metteremo in campo, come tu sai, una performance a quattro in un laboratorio del MAV di Ercolano, al fine di confrontarci su un tema importante quanto attualissimo: la perdita del senso dell’umano. Insieme alla messa a nudo del processo creativo (un mia antica fissa), ogni artista sarà spinto a dar corpo a qualcosa che avrà a che fare con questa fase drammatica del nostro tempo. L’artista non può essere estraneo al proprio contesto, particolare e universale, perché e proprio in ciò che dimostra di essere non solo fisicamente nel proprio tempo ma anche e soprattutto partecipe e, se vuole, protagonista del proprio tempo. Sarà forse quest’ultima  la sfida più importante che mi propongo per il prossimo futuro. Se gli dei me lo permetteranno. 

 



4) Cosa ti aspetti, dal punto di vista emotivo, da questa esperienza al MAV?


- La citata performance al MAV, fa riferimento, come già accennato, a una mia idea da tempo coltivata, che ha preso finalmente corpo in un progetto finalizzato in collaborazione con l’amico artista Giovanni Mangiacapra. Sarà, immagino, un’esperienza forte e coinvolgente per i quattro artisti invitati, i quali, in considerazione della condivisione di uno spazio al limite della sufficienza circa l’ingombro delle postazioni, saranno costretti a un continuo confronto, visivo e non solo. La mancanza di luce artificiale, in quanto si usufruirà della sola luce naturale proiettata da una soprastante piramide di acciaio e vetro per tutto l’arco della giornata, determinerà differenti intensità e modulazioni di luce che influiranno sicuramente su stati emotivi e concentrazione. Sarà, pertanto, un esperienza inusitata per gli artisti coinvolti, e anche una sfida rispetto a un modus operandi che non mette mai a nudo i propri processi creativi.

Potrebbe interessarti anche:

Nessun commento:

Posta un commento