Cari amici di rosarydelsudArt news eccoci con il nostro amico Gaetano Marotta (Presidente dell'Associazione Oltre il Muro genitori soggetti autistici e vicepresidente del CDU - Comitato Disabilità Unite) che ci propone un nuovo ciclo di incontri dal titolo "Radici e Ali" con la sua rubrica, questa volta integrata con la rubrica LA PAROLA DEL GIORNO e intervisterà personalmente la dottoressa Viviana Hutter al terzo incontro.
Oggi parleremo della "Paura":
LA PAURA COME MOMENTO DI CRESCITA E IL CORAGGIO COME APPRENDIMENTO - La paura è una componente essenziale della crescita: è un segnale di allarme che ci protegge dai pericoli reali, ma è anche un’emozione che, se non ascoltata o affrontata nel modo giusto, può diventare un ostacolo. I bambini piccoli, ad esempio, provano paure ancestrali e concrete: il buio, il distacco dai genitori, i rumori forti. Crescendo, le paure si affinano e diventano più astratte: il fallimento, il giudizio degli altri, l’incertezza del futuro.
A volte, però, accade il contrario. Alcuni bambini e ragazzi sembrano non avere paura di nulla: si lanciano in esperienze rischiose senza valutare le conseguenze. Questo non sempre è segno di coraggio, ma può essere incoscienza, una mancata consapevolezza del pericolo. È il caso del bambino che attraversa la strada senza guardare o del ragazzo che sfida i propri limiti senza valutare i rischi. In questi casi, il ruolo dell’adulto è fondamentale per aiutarli a distinguere tra audacia e imprudenza.
Il coraggio, dunque, non è qualcosa di innato, ma si impara. Un bambino che ha paura dell’acqua può superarla solo attraverso piccole esperienze guidate, dove si sente al sicuro. Un ragazzo che teme il giudizio degli altri potrà imparare a esporsi gradualmente, scoprendo che le sue capacità valgono più delle critiche ricevute.
Dare ai bambini e ai ragazzi la possibilità di affrontare le proprie paure significa offrirgli strumenti per conoscersi, per valutare i rischi e per trovare strategie di superamento. Se proteggiamo troppo i bambini, rischiamo di privarli dell’opportunità di sperimentare il coraggio; se li esponiamo a pericoli senza guida, rischiamo di farli sentire soli di fronte alla paura.
Gli adulti hanno il compito di fare da guida, non da scudo. Questo significa accettare che il bambino possa provare paura, aiutarlo a dare un nome a ciò che sente, e offrirgli modi concreti per affrontarla. Significa anche insegnare che il coraggio non è solo saltare nel vuoto o affrontare una sfida fisica, ma anche dire “no” a un amico che spinge a fare qualcosa di sbagliato, esprimere un’idea diversa dalla massa, chiedere aiuto quando si è in difficoltà.
In un mondo che spesso confonde il coraggio con la sfrontatezza e la paura con la debolezza, educare i bambini a riconoscere e affrontare le proprie emozioni è forse la più grande forma di forza che possiamo trasmettere.
A volte, però, accade il contrario. Alcuni bambini e ragazzi sembrano non avere paura di nulla: si lanciano in esperienze rischiose senza valutare le conseguenze. Questo non sempre è segno di coraggio, ma può essere incoscienza, una mancata consapevolezza del pericolo. È il caso del bambino che attraversa la strada senza guardare o del ragazzo che sfida i propri limiti senza valutare i rischi. In questi casi, il ruolo dell’adulto è fondamentale per aiutarli a distinguere tra audacia e imprudenza.
Il coraggio, dunque, non è qualcosa di innato, ma si impara. Un bambino che ha paura dell’acqua può superarla solo attraverso piccole esperienze guidate, dove si sente al sicuro. Un ragazzo che teme il giudizio degli altri potrà imparare a esporsi gradualmente, scoprendo che le sue capacità valgono più delle critiche ricevute.
Dare ai bambini e ai ragazzi la possibilità di affrontare le proprie paure significa offrirgli strumenti per conoscersi, per valutare i rischi e per trovare strategie di superamento. Se proteggiamo troppo i bambini, rischiamo di privarli dell’opportunità di sperimentare il coraggio; se li esponiamo a pericoli senza guida, rischiamo di farli sentire soli di fronte alla paura.
Gli adulti hanno il compito di fare da guida, non da scudo. Questo significa accettare che il bambino possa provare paura, aiutarlo a dare un nome a ciò che sente, e offrirgli modi concreti per affrontarla. Significa anche insegnare che il coraggio non è solo saltare nel vuoto o affrontare una sfida fisica, ma anche dire “no” a un amico che spinge a fare qualcosa di sbagliato, esprimere un’idea diversa dalla massa, chiedere aiuto quando si è in difficoltà.
In un mondo che spesso confonde il coraggio con la sfrontatezza e la paura con la debolezza, educare i bambini a riconoscere e affrontare le proprie emozioni è forse la più grande forma di forza che possiamo trasmettere.
(Viviana Hutter)
https://www.rosarydelsudartnews.com/2025/02/autismo-ciclo-di-incontri-radici-e-ali.html
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